Tony Drago: dalla Procura di Roma un’inspiegabile inerzia

È passato un mese dall’udienza del 15 marzo scorso, in cui le perizie disposte dal Gip di Roma, Angela Gerardi, sono giunte alla conclusione che la morte di Tony Drago, caporale dell’esercito in forza ai Lancieri di Montebello, trovato senza vita il 6 luglio 2014 all’interno della caserma Sabatini di Roma, non è avvenuta per suicidio. Un risultato importante, a cui però è seguito un inconcepibile stallo. Non si muove niente, da trenta giorni, inspiegabilmente. La Procura di Roma, infatti, non ha ancora concluso le indagini, nonostante il termine previsto dalla legge sia scaduto. Un fatto strano, visto che nemmeno il pm ha chiesto una proroga del termine stesso.

A denunciare questa inerzia è l’avvocato Dario Riccioli, legale della famiglia Drago, il quale afferma appunto che, “nonostante le conclusioni dei periti nominati dal Gip siano state inequivocabili, ad oggi, inspiegabilmente, l’Ufficio del Procuratore della Repubblica non ha notificato né l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, né l’eventuale richiesta di archiviazione”. Per altro, va detto che eventuali ulteriori indagini svolte oltre il termine sarebbero inutilizzabili. Un simile ritardo, insomma, soprattutto davanti a un caso di un omicidio efferato e, a maggior ragione, dopo quanto emerso anche dalle perizie che hanno escluso in via definitiva che le lesioni e soprattutto la dinamica possano essere compatibili con il suicidio, non trova motivi che lo giustifichino.

Una stranezza che inevitabilmente fa sorgere parecchi dubbi, non fosse altro per la particolarità del caso che vede, da una parte, una famiglia in cerca di verità e giustizia e dall’altra l’esercito che, fin dal momento del ritrovamento di Tony, non è sembrato molto disponibile all’accertamento di quella verità. A tale stranezza poi se ne aggiunge un’altra: dopo l’udienza del 15 marzo scorso e le relative conclusioni non è stata fatta, come fa notare l’avvocato Riccioli, alcuna iscrizione a carico di ignoti nel registro delle notizie di reato per il delitto di omicidio volontario. Allo stesso modo, stupisce anche la mancata comunicazione di conclusione delle indagini del procedimento a carico degli otto indagati per la vicenda di Tony.

Tutto ciò basta a spiegare le perplessità del legale, che sono le stesse della famiglia e di chiunque stia seguendo il caso Drago e i suoi sviluppi. Non ci sono motivi, procedurali o giuridici, che possano far comprendere questo tergiversare da parte della Procura. Ecco perché lo stesso avvocato Riccioli ha annunciato che, in settimana, presenterà al pm “formale denunzia per omicidio volontario a carico di ignoti e istanza di chiusura delle indagini a carico dei militari già denunziati”, aggiungendo inoltre che “l’eventuale inerzia da parte dell’organo inquirente” lo costringerà ad avanzare al Procuratore Generale presso il Tribunale di Roma “istanza di avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale”.

Una presa di posizione forte e necessaria per fare in modo che non vi siano ostacoli di alcun tipo all’accertamento della verità sulla sorte di questo ragazzo che sognava di fare il poliziotto e di combattere contro la mafia e che, invece, è stato barbaramente ucciso dentro una caserma dello Stato. Di tempo, a causa anche dell’iniziale comportamento dell’esercito, ne è stato sprecato fin troppo. Non se ne può concedere altro, dal momento che, come ha dimostrato anche la storia di Emanuele Scieri, in casi come questi è proprio il tempo a giocare a favore dell’omertà e di chiunque voglia seppellire la verità.

Lo sa bene anche Riccioli, il quale è giustamente convinto che il nostro Paese non possa “tollerare che, dopo l’omicidio di Emanuele Scieri, anche l’omicidio avvenuto lo scorso 6 luglio 2014 all’interno della Caserma Sabatini di Roma diventi l’ennesimo ‘delitto di Stato’ irrisolto e che i presunti responsabili rimangano impuniti”. Speriamo allora che qualcosa si muova e che questa inerzia assurda venga sbloccata quanto prima. Naturalmente, su queste pagine, continueremo a seguire ogni sviluppo di questa triste storia, fatta di ingiustizia e omertà.

Massimiliano Perna -ilmegafono.org

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About Massimiliano Perna

Scrittore e giornalista free-lance. Nato a Siracusa, laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche di Catania, attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho pubblicato articoli e inchieste con diverse testate, tra cui l’Unità, Micromega.net, Liberainformazione, Articolo21.org, Terre di Mezzo e Altreconomia e ho collaborato con RadioRai1 per due puntate speciali sui fatti di Rosarno e sull’immigrazione, tematica a cui ho dedicato e dedico particolare attenzione, con riferimento al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera straniera nell’agricoltura. Tra le mie pubblicazioni: “La società aperta e lo straniero – Migranti tra demonizzazione e integrazione” (Bonanno editore, 2008); “Exodus: dal deserto al mare, tra morte e speranza”, in Bioetica e cultura, (Istituto siciliano di Bioetica edizioni, 2009). Sono coautore del saggio “I volti del Primo Marzo – Voci da un’altra Italia” (Marotta&Cafiero, 2011) e de “La Giusta Parte” (Caracò, 2011). Nel 2012 ho curato l’antologia “Dove Eravamo – Vent’anni dopo Capaci e via D’Amelio” (Caracò, 2012), una raccolta di prestigiose testimonianze sulle stragi del 1992. Sono responsabile de ilmegafono.org, che ho fondato nell'ormai lontano 2006.

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