IL
MEGAFONO
Settimanale on line dall'11 febbraio 2006
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Hai presente una radio libera? Vuoi dire a voce alta in cosa credi? Non abbiamo microfoni, ma abbiamo questa pagina sul nostro sito. Inviaci i tuoi pensieri, le massime, i passi di libri o canzoni, che ti hanno particolarmente colpito, le tue segnalazioni su ricorrenze, manifestazioni, eventi. Ovviamente, la nostra redazione non pubblicherà mai, per nessun motivo, mail che abbiano un contenuto offensivo o lesivo della dignità della persona, della sua etnia, della razza, del sesso, dell'orientamento religioso, politico e sessuale. Non si tratta di censura, ma di un minimo di discrezionalità nella scelta del materiale da pubblicare, per tutelare tutti gli utenti. La prima citazione, non a caso, la mettiamo noi...
"Disapprovo ciò che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo liberamente"
Voltaire - "Trattato sulla tolleranza" (1763)
dalla nostra redazione: Accordo con il mensile “Il Clandestino con permesso di soggiorno”
Dal nostro numero di sabato 6 marzo, il primo di questo mese, parte una collaborazione di cui siamo particolarmente lieti. Ogni mese, infatti, pubblicheremo un articolo tra quelli pubblicati dal mensile cartaceo “Il Clandestino con permesso di soggiorno”, una delle realtà di controinformazione ed inchiesta più interessanti del panorama siciliano. Allo stesso modo, ogni mese sul Clandestino sarà pubblicato un articolo del Megafono. Uno scambio di forze. “Il Clandestino con permesso di soggiorno” è un giornale nato a Modica, nel ragusano, dall’impegno, dal sacrificio e dalla voglia di informare di un gruppo di ragazzi molto giovani e con le idee ben chiare.
Ne è venuto fuori un prodotto davvero interessante che ha attirato l’attenzione di tutti coloro che fanno vera informazione in Sicilia e non solo. I ragazzi del Clandestino, con cui è nata una splendida collaborazione e una spontanea amicizia dettata dalla condivisione di un’idea precisa di società e di futuro, festeggiano in questi giorni un anno di vita del loro giornale. Gli auguriamo che sia il primo di tantissimi anni di inchiesta e informazione, nella speranza che il loro progetto, come il nostro, assuma dimensioni sempre maggiori e raggiunga sempre più utenti e spazi.
Siamo convinti
che questa collaborazione, che risponde anche ad un’esigenza di mettere in rete
tutte le realtà che dal basso cercano di mobilitarsi e offrire un punto di vista
diverso da quello ufficiale, durerà a lungo e permetterà di far camminare
insieme le nostre idee e forze. Il Clandestino ha anche due siti internet che vi
invitiamo a visitare:
www.ilclandestino.org
http://ilclandestinonline.blogspot.com
La redazione del Megafono
mandato da: Officina Rebelde Siracusa
VERITÀ E GIUSTIZIA PER STEFANO
CUCCHI
SABATO 6 MARZO - ORE 17
SALONE CGIL CAMERA DEL LAVORO - Via Crociferi 40, Catania
ASSEMBLEA-DIBATTITO
Introduce:
Sara Crescimone, Open Mind GLBT/Rifondazione Comunista
Intervengono:
Valentina Marletta, Centro Iqbal Masih
Barbara Crivelli, Rete Antirazzista
Valeria Castorina, CPO Experia
Pierpaolo Montalto, Segretario Rifondazione Comunista/avvocato
partecipano:
Giovanni e Rita Cucchi, genitori di Stefano
Organizzano
Giovani Comuniste/i Rifondazione Comunista
IL MEGAFONO SEGNALA: Appello nazionale per padre Carlo - Associazione Senza Confine
In Italia non esiste ancora il “reato di solidarietà”. Giù le mani da Padre Carlo D’Antoni!
Anche Moni Ovadia ha aderito all’appello!
Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. È a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che – come padre Carlo fa in prima persona da anni – continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l’ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell'irreperibilità dei richiedenti asilo.
Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l'ospitalità per chi – in fuga da guerre e persecuzioni – ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.
Sappiamo che il soccorso e l’assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!
Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l'Africa), Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza, Roma) Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano), Sarah Di Giglio e Caroline Chamolt (Senzaconfine, Roma), Salvatore Palidda (Università di Genova), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas, Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coordinamento Rete dei Comuni Solidali), Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese), Ines Bartoletti (Novafeltria, RN), Fausto Pellegrini (Rainews24), Anna Brambilla (Senzaconfine, Milano), Simonetta Crisci (avvocata, Roma), Matilde Di Giovanni (Avvocata, Siracusa), Angela Bellei (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Maria Grazia Rattin (Trento), Danilo Mancosu e Antonello Pabis (Associazione Sarda Contro l'Emarginazione), Alfonso Perrotta (Roma), Germana Monaldi (Senzaconfine, Roma), coordinamento nazionale Primo marzo 2010, Stefania Ragusa (giornalista, Milano), Corrado Ferulli (Milano), Emilio Rossi (CIAC, Parma), Giampaola Bellini (Roma), Simona Ferlini (Provincia di Bologna, Università di Bologna), Giovanni Serreli (Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea, CNR, Cagliari), Grazia Naletto (Lunaria, Roma), Stefano Galieni (Resp. nazionale immigrazione Prc), Patrizia Fucci (Roma), Nelly Bocchi (Casa delle donne "Dove comincia il giorno" Fidenza - PR), Marco Gaibazzi (ass. Jambo, Fidenza PR), Fabio Testasecca (Roma), Alessandro Bresci (ingegnere), Tiziana Caparesi (Associazione Il Seme), Daniele Barbieri(Scimmie verdi, Imola), Attilio Alioli (Shiatsu Do Onlus), Mimmo Lombezzi (gionalista, Milano), Giovanni Michelon (Padova), OUTIS - Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Milano), Giovanni Busetto (Ponte in Valtellina – SO), Livia Grossi, Giuseppe Casarrubea (storico), Daria Pozzi (ATTAC), Daniele Biacchessi (giornalista), Paolo Limonta (maestro elementare, Milano), Elena Allegretti (Centro Interculturale Nawras), Abdoulaye Diene, Todo Cambia (Milano), Luigia Sommo, Simona Ferrari, Veronica Mensi (Teatro della Cooperativa – Milano), Davide Benetti, Silvia Torneri (Centro Interculturale Trama di Terre), Luca Manganella, Luciano Muhlbauer (consigliere regionale della Lombradia, PRC), Giovanna Tosi (Milano), Marco lupo Gingardi (Milano), Davide Ficarra (Rifondazione Comunista Palermo), Giovanni Maiolo (Caulonia – RC), Massimiliano Perna e la redazione de ilmegafono.org, Fabio Guarnaccia (SR), Renato Franzitta (Confederazione COBAS della Sicilia), Rosario Patanè (Liberacittadinanza, Acireale CT), circolo Nelson Mandela (Trezzano sul Naviglio – MI), Daniele Abbado, Citto Leotta (Liberacittadinanza, Acireale – CT), Daniela Antoni (CobasScuola Trieste), Andrea Tuvè, Christian Bonatesta, Maria Claudia Aiello (Catania), Vincenzo Dato, Francesco Di Martino (Noto – SR), Clara De Luca, Andrea La Monica, Donatella Perfetti (Perugia - solidarietà con il popolo curdo), Mariangela Pizzo (Messina), Adriana Piazza (SR), Simona e Stefano (RadioArchimede, Siracusa), Barbara Grimaudo (cittadini Invisibili? No, grazie! - Palermo), Riccardo Orioles (giornalista), Teresa Modafferi (Cobas scuola – Ct), Nando Grassi (PA), Licia Catania (CT), Giovanna Pannuzzo (SR), Tony Scardamaglia (Laici missionari comboniani Palermo), Mario Affronti (Medicina delle Migrazioni del Policlinico Universitario di Palermo; Presidente Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), Francesco Chinnici (AS.VO.PE.) Associazione Volontariato Penitenziario, Maria Di Benedetto, Omar Laurino, Domenico Di Stefano, Giovanni Battaglia, Stella Vizzini, Mario Guarino, Tati Sgarlata (psichiatra), Piera Biancini, Maurizia Leonelli (Milano), Donato Menna, Nicoletta Manuzzato (giornalista, Milano), Cristina Agosti – insegnante, Amalia Navoni (Milano), Angelo Reginato, Maria Timpanaro (S.Teresa di Riva – ME), Angelo De Grande (Siracusa/Parigi), Antonio Mottana (diacono), don Sandro Sozzi (parroco di S. Galdino, Milano), Nadia De Mond, Luciano Ghirardello (Cusano Milanino – MI), Ersilia Monti, Giuseppe Larovere (A.N.P.I. Sezione Martiri di Lambrate /Ortica Milano), Enrico Wieser, Marisa Chiocchetti, Mario Giovanni Carabelli (“Ceb Evangelho é Vida”, Goiás (GO) – Brasil, Roberto Catani, Maria Grazia Catani, Adele Folcia, Mirella De Gregorio (Milano), Giusy Montoneri (Siracusa), Amalia Fumagalli (Novate Milanese – MI), Anna Frigerio (Milano), Nuccia Alessandro e Barbara Fattori, Francesca Bianchi (Busto Arsizio – VA), Vittorio Bellavite (Noi Siamo Chiesa), Domenico Simone (South Media, Catania), Elena Milazzo Covini, Enrico Peyretti (Torino), Maria Rita Sibilla, don Toni Revelli (Torino), Franco Borghi (Cento – FE), Oreste Aime (Facoltà Teologica di Torino), Alessandra Forni, Giovanna Marsetti, Francesca Carabelli e Ambrogio Biglia, Ernesto Rossi, Vittoria Scotto di Vettimo, Franca Ciccòlo, Gabriele Ciapparella, Frédéric Vermorel (eremo Sant’Ilarione, San Nicola di Caulonia – RC), Patrizia Taccani (Milano), Maurizio Dimartina, Liliana Rora, Matteo Ceresa e Lidia Tagliabue (Cormano – MI), Rita Girotti, don Angelo Cassano (Bari), Procura Missionari Monfortani (Bergamo), Maria Federica Deriu, Vito Capano, Florestana Piccoli Sfredda (Rovereto – TN), Luigi Consonni (prete operaio in pensione, Pioltello – MI), Caterina (GE), Alessandro Finzi-Contini, Chiara Cottatellucci, padre Mauro (GE), Germana Pene (TO), Giovanni Avogadri (Centro Internazionale Studenti G. La Pira), Vittorio Malucelli, Albina Cocchi (Carmagnola – TO), A. Iano Cobianchi (Torino)
Per adesioni: senzaconfine@libero.it
dalla nostra redazione: SIAMO TUTTI COLPEVOLI - di Massimiliano Perna
Quello che è avvenuto con l’inchiesta che ha posto in stato di arresto padre Carlo, Antonio, Aldo e alcuni migranti, è quanto di più assurdo e grottesco abbia mai visto nella mia vita. Non è questione di amicizia, né di garantismo, ma la portata delle accuse, le ricostruzioni fantasiose fatte in tv, le frasi del procuratore D’Agata contrastano con la certezza indissolubile di un’esistenza onesta, trasparente, votata generosamente agli altri. Un’accusa che non appare supportata da prove concrete, documentali, da passaggi di denaro certificati, chiari, ma da testimonianze e da qualche intercettazione che non ci dice nulla. Prostituzione? Accusa risibile che, se non fosse per il momento drammatico, susciterebbe più di una risata. Pensare al favoreggiamento della prostituzione a Bosco Minniti è diabolico e quantomeno ardito. Riduzione in schiavitù? In questa chiesa chiunque entra è padrone di casa, non ci sono capi e sottoposti, tutti insieme, italiani e stranieri, ci si siede sullo stesso tavolo, si vive insieme collaborando, ci si rispetta pienamente. Di cosa stiamo parlando? La magistratura farà il suo corso, ma mi auguro che non lo faccia con l’atteggiamento di chi vuole per forza condannare qualcuno. Le parole del procuratore D’Agata, rilasciate all’emittente catanese Telecolor, fanno rabbrividire. Il garantismo che egli ha usato per se stesso su accuse a cui nessuno di noi aveva creduto non vale quando ad essere sotto accusa sono gli altri?
Il suo sorriso, la sua certezza che si tratta di prove da cui è impossibile discolparsi, la sua convinzione che l’umanità di questa comunità e della sua guida fosse solo un paravento per loschi traffici, tutto ciò è inopportuno per chi dovrebbe usare la presunzione di innocenza come suo principio guida, ed è offensivo per tutti coloro che in quella parrocchia, ogni giorno, da anni costruiscono una società nuova, fatta di solidarietà, tolleranza, accoglienza vera, non legata a circuiti economici, ma ad uno spirito di fratellanza e di accompagnamento nei confronti di chi è rimasto indietro verso un futuro di inclusione. Se padre Carlo, Antonio e Aldo sono colpevoli, allora lo siamo tutti. Siamo colpevoli di amare l’altro come fosse nostro fratello. Siamo colpevoli di non credere che in questa società se qualcuno fa del bene lo deve fare per forza per riceverne un tornaconto personale. Siamo colpevoli di vivere in un tempo in cui la solidarietà è eversiva. Siamo colpevoli di fare ciò che le istituzioni non fanno. Siamo colpevoli di credere in una giustizia che invece di colpire chi sbaglia si ritorce contro chi la sostiene. Siamo colpevoli di “stare sulle palle” a qualche ufficio della Questura che, qualche anno fa, con il vecchio questore, ci guardava con favore, apprezzando il fatto di essere punto di riferimento per molti migranti che altrimenti sarebbero condannati alla clandestinità e sparsi per il territorio nazionale come fantasmi senza nome.
Siamo colpevoli di non chiudere gli occhi e il cuore davanti a chi ha bisogno.
Siamo colpevoli di aver denunciato e segnalato quello che non ci sembrava giusto
un’istituzione facesse. Siamo colpevoli di non esser stati zitti, di aver
protestato a muso duro contro l’arroganza, l’indifferenza, l’assenza delle
istituzioni sul territorio e contro un clima nazionale che non ci piace e che
abbiamo definito disumano, pericoloso. Siamo colpevoli di non aver chiesto la
carta d’identità morale a chi entra in una Chiesa per cercare riparo e
accoglienza, in piena coerenza con lo spirito cristiano di cui in tanti, troppi
in questo Paese si appropriano indebitamente, quando fa comodo, per poi
oltraggiarlo nella vita di tutti i giorni, nelle proprie azioni e nel proprio
lavoro. Siamo colpevoli di solidarietà, di umanità, di esser soli contro un
sistema più grande e forte di noi, capace di schiacciarci quando e come vuole.
Siamo colpevoli di non rassegnarci ad un’Italia che declina miseramente nella
sua pochezza e arretratezza, nella sua ipocrisia e violenza. Siamo colpevoli
tutti, di tutto questo.
Allora che vengano ad arrestare tutti noi, con le accuse più assurde, mettendoci tutta la fantasia possibile per trovare il modo di colpirci. Ci costringano al silenzio, alla calunnia, all’esposizione al pubblico massacro, al dolore. Ma nessuno mai potrà darci quel colpo di grazia che incenerisce ogni cosa: la rassegnazione. Mai come adesso abbiamo l’obbligo di compattarci e di dare un segnale forte, consapevoli che la parte giusta, in un Paese come il nostro, non può che essere minacciata e colpita. Abbiamo fiducia nella magistratura, nonostante tutto, anche se siamo consapevoli che non abbiamo bisogno delle sentenze per conoscere l’innocenza di chi da sempre antepone l’aiuto agli altri alla propria stessa vita, senza ritorni economici, conducendo vite dure, fatte di lavoro e non di agi. Per queste persone, per tutti coloro che ad esse somigliano, per le idee in cui crediamo allora sentiamo di dichiararci colpevoli, perché tra chi condivide questo destino di campo e questa idea di mondo, senza divise e poltrone dorate, non possono esserci distinzioni.
Profondamente indignato
Massimiliano
mandato da: Natura Sicula Siracusa - Mi illumino di meno
A SIRACUSA NATURA SICULA SI ILLUMINA DI MENO
Raduno: ore 19 Siracusa, Piazza Duomo
Dopo essersi illuminata con le fonti di energia rinnovabili (vedasi precedente comunicato), Natura Sicula adesso si illumina di meno! Infatti anche quest’anno, a Siracusa, l'associazione aderisce alla campagna “M’illumino di meno”, promuovendo la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2.
Dopo il successo degli anni trascorsi, l’evento, giunto quest'anno alla sesta edizione, viene celebrato in veste completamente rinnovata, in quanto l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma adesso in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.
L’appuntamento è fissato per venerdì 12 febbraio alle ore 19 a Siracusa in una Piazza Duomo che, per l’occasione, sarà completamente a luci spente. Approfittando del buio in città, prenderà vita una fiaccolata con torce alimentate ad olio vegetale esausto, utilizzando parte di quello raccolto dai soci di Natura Sicula durante gli ultimi mesi.
Dal punto di vista ambientale, le torce ad olio vegetale hanno impatto zero, in quanto la CO2 prodotta è pari a quella sottratta dalle piante dalle quali si è ricavato l’olio, necessaria per il loro sostentamento, attraverso il processo di fotosintesi. Al termine della serata, i partecipanti potranno immergersi in una magica atmosfera cenando insieme a lume di candela, all’insegna del risparmio energetico.
mandato da: Comitato Pro Marina - Siracusa
COMUNICATO STAMPA
Il Comitato cittadino Pro Marina di Siracusa, in riferimento al sequestro cautelare dei manufatti siti presso la Marina di Siracusa, esprime il proprio plauso alle Forze dell’ordine ed alla Magistratura che, di fronte ad una vicenda costellata da annosi silenzi, roboanti proclami, timidi ripensamenti ed improvvise accelerazioni, forse per la prima volta in questa città con doverosa tempestività, segno di un apprezzabile cambio di rotta, ha ritenuto opportuno intervenire per fare chiarezza e perseguire, se necessario, eventuali illeciti dopo le molteplici rimostranze e perplessità, da noi in questi mesi palesemente evidenziate, sull’iter attuativo del progetto e sulle idoneità strutturali dei manufatti. Il Comitato Pro Marina seguirà con attenzione gli eventi augurandosi che le modalità degli accertamenti si svolgano con la dovuta speditezza, affinché la cittadinanza possa di nuovo godere di uno dei luoghi più suggestivi della nostra città con la tranquillità che proviene dalla certezza di un opera priva di lati oscuri sia amministrativi che principalmente strutturali.
Comitato Pro Marina - Siracusa
mandato da: Comitato No-Triv Val di Noto
I NOSTRI TIMORI SUI RISCHI PER IL VAL DI NOTO SONO SEMPRE FONDATI...
Danni ambientali considerevoli sono stati causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano in un affluente del Fiume Tellaro nei pressi della Città di Noto il 18 gennaio 2010. L’incidente ci dà una ulteriore conferma della bontà della battaglia, a suo tempo intrapresa, per evitare che avessero compimento le concessioni per le trivellazioni petrolifere in un territorio dalle forti vocazioni agricole e turistiche, patrimonio mondiale dell’Umanità. Abbiamo da sempre paventato, inoltre, il pericolo che tali interventi possono comportare per le falde acquifere e per gli eccellenti prodotti che il distretto offre (olio, mandorle, agrumi, cereali, legumi, frutta, ecc.). I nostri timori sono stati supportati da consulenze scientifiche autorevolissime. Nel recente passato la texana Panther Eureka s.r.l. aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo.
Questo scellerato tentativo, voluto dal governo regionale di allora, aveva visto una fortissima reazione delle associazioni, delle istituzioni locali e delle comunità. Dopo questo scempio, facciamo l’ennesimo appello alle Istituzioni Regionali affinché siano presi provvedimenti adeguati per evitare di imboccare una strada che comporti ulteriori danni irreversibili all’economia ed al paesaggio per poter far sì, invece, che decolli definitivamente un modello di sviluppo ecosostenibile consono alle peculiarità del territorio.
Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto assieme a tutte le organizzazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, agricole e turistiche vigilerà con grande attenzione ed è pronto a far in modo che si mobilitino tutti i soggetti interessati per impedire che ulteriori tentativi siano messi in campo. Pensiamo che siano maturi i tempi, invece, di realizzare il Parco degli Iblei poiché permetterebbe grandi vantaggi e benefici per un futuro durevole e compatibile per la gente.
Comitato No Triv Val di Noto
mandato da: Coordinamento Giuseppe Fava
“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Qualcosa che la comunità palazzolese ha compreso valorosamente più di 20 anni fa, organizzandosi in ronde cittadine per combattere e respingere quella che era la richiesta di pizzo da parte delle cosche che in quegli anni riorganizzavano la suddivisione del territorio siracusano. Esperienza risultata vittoriosa grazie alla costituzione dell’Associazione Palazzolese Antiracket (APA). Oggi, alla luce dei fatti accaduti nelle scorse notti a Palazzolo e nella provincia di Siracusa, cosa nostra è tornata a fare la voce grossa intimidendo un territorio che aveva ritrovato la sua tranquillità.
Il Coordinamento Fava esprime la massima solidarietà ed il proprio sostegno civile nei confronti delle vittime degli attentati. Sdegnati e sinceramente preoccupati comprendiamo la gravità dei fatti e così come avvenuto nel passato invitiamo la cittadinanza tutta ad unirsi di nuovo per esprimere il proprio sostegno nei confronti delle vittime e partecipare attivamente per contrastare e combattere un “cancro che è di tutti”.
Coordinamento Fava
mandato da: Addiopizzo Catania
Cari Amici,
vi ricordiamo l’appuntamento con la festa NO PIZZO, SI PARTI! con concerto di François e le coccinelle e dj set di Trilateral, l’11 febbraio dalle ore 22 al Centro Zo (Piazzale Asia, accanto alle Ciminiere) di Catania, per condividere insieme un momento di divertimento, musica e ballo, ma anche per riflettere e lanciare il messaggio che c’è un’alternativa al pagamento del pizzo.
Domenica 7 Febbraio ore 18:00
appuntamento a Santa Venerina insieme a Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino presso “la Casa del vendemmiatore” con la gentile partecipazione dell’attore teatrale Francesco Russo. Parleremo della verità sull’agenda rossa di Paolo Borsellino in un incontro dal titolo “Mafia e Stato Verbo o Coniugazione?”.
Lunedì 8 Febbraio non dimenticate la nostra consueta riunione alle ore 21:00 in via Mandrà 8.
Vi aspettiamo Numerosi!
messaggio dalla nostra redazione: Noi non dimentichiamo!
LA NOSTRA MEMORIA
Sono trascorsi pochi giorni dalla Giornata della Memoria celebratasi mercoledì 27 gennaio. La nostra redazione si è unita alla riflessione e al ricordo di quella che è stata una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, nella consapevolezza dell’attualità di una terribile logica, razionale ed umana, che è sempre pronta a produrre i suoi mostri. La Shoah è un marchio indelebile di dolore e di sangue impresso sul ‘900 e sul nostro passato, un passato da cui l’Europa dovrebbe imparare, cercando di non dimenticare l’orrore, il declino dell’essere umano, la spregevole ed agghiacciante logica di discriminazione nei confronti di presunte diversità. Già, presunte, perché in realtà si tratta solo di diversità costruite ad arte, diffuse nel cervello dei popoli attraverso il vento dell’odio e della propaganda, artificiosamente fabbricate per celare le ragioni più essenziali che sono da ricercarsi nella brama di potere e di denaro che piccoli uomini di potere amplificano e rispetto a cui ogni sentimento, ogni diritto, ogni umanità vengono sacrificati e combattuti, schiacciati. Ebrei, omosessuali, zingari, oppositori politici sono stati massacrati nel silenzio ipocrita dell’intero mondo, sono stati il bersaglio di uno sterminio preparato scientificamente, prima attraverso l’ideazione di un clima culturale di odio verso coloro che la Storia del momento indicava come portatori di diversità e dunque nemici, poi attraverso la pianificazione materiale dell’eliminazione. Logiche tanto perverse, quanto umane, che non appartengono ad un’epoca piuttosto che ad un’altra e che sono sempre in agguato. Oggi ci sono ancora i “diversi”, i bersagli scelti come capro espiatorio della società del benessere: sono i migranti, che vengono accusati di tutto e che subiscono angherie e violenze quotidiane. E sono ancora gli zingari, gli omosessuali, che continuano ad essere schiacciati dal pregiudizio. Troppi sono gli atti di discriminazione, violenza, troppe le mentalità bacate e nocive a cui si deve assistere. In Italia, soprattutto, si è instaurato un clima pericoloso, che coincide con la restrizione dello spazio democratico. Contro tutto ciò dobbiamo ancora combattere, alzare la voce, far brillare le spade affilate della cultura e della verità, far camminare le nostre gambe sulle strade e sulle piazze, consapevoli che la libertà e la democrazia passano da noi. Noi ne siamo consapevoli e, nel nostro piccolo, ci proviamo. Perché il mondo, così com’è, non ci piace.
La redazione del Megafono
mandato da: Navarra Editore
Oggetto: Concorso Letterario Nazionale “Giri di parole” II Edizione “Io e gli altri” - Navarra Editore
La Navarra Editore indice la seconda edizione del concorso letterario nazionale “Giri di Parole” riservato a racconti e romanzi inediti. Il tema scelto per l’edizione 2010 è “Io e gli altri”, inteso - lasciando massima libertà alla fantasia degli aspiranti scrittori - come messa a fuoco di una relazione tra se stessi e qualunque altro soggetto considerato secondo elemento di un confronto. Così come l’anno scorso, i primi quindici racconti classificati verranno pubblicati in un’antologia e il romanzo vincitore troverà una sua collocazione tra le pubblicazioni della casa editrice mentre il secondo e il terzo romanzo classificato saranno premiati con l’omaggio di un pacchetto di libri pubblicati dalla Navarra Editore. In più, quest’anno si aggiunge un premio in denaro previsto per i testi classificati come primi assoluti nelle due sezioni.
L’edizione 2009 ha visto la partecipazione di circa cento racconti e trenta romanzi arrivati da tutta Italia. Tra questi, la giuria - presieduta da Bice Agnello e Gian Mauro Costa - ha selezionato i racconti vincitori che sono stati pubblicati nell’antologia “Parto, vieni via con me” e decretato il romanzo primo classificato, “Danlenuàr” di Giacomo Guarneri, adesso inserito nel catalogo della casa editrice. La premiazione si è svolta a Palermo il 28 novembre 2009, al Kalhesa, all’interno dell’evento “A Palermo due anni dopo...” alla presenza di centinaia di persone e con la partecipazione di scrittori da tutta Italia, giornalisti, personalità del mondo della cultura, dell’economia e dell’impegno sociale.
“Siamo molto felici e soddisfatti dei risultati raggiunti con la prima edizione di “Giri di parole” per la qualità e la varietà di scritture e personalità con cui siamo entrati in contatto - racconta l’editore Ottavio Navarra –. Il premio costituisce un’importante iniziativa nell’ambito del lavoro di scouting della Navarra Editore, ma quest’anno ci proponiamo di ampliare il dibattito e il confronto sul tema scelto e sui diversi stili di scrittura, aggiungendo allo schema della prima edizione alcune particolari iniziative”. Molte infatti le novità di questa edizione. Oltre al già citato premio in denaro, si prevedono due speciali riconoscimenti: un premio della critica, assegnato da un gruppo di giornalisti di pagine culturali, e un premio Facebook, assegnato da fondatori e amministratori di gruppi e pagine dedicate al mondo dei libri e della scrittura particolarmente attive e vitali sul social network. Gli incipit di tutte le opere pervenute saranno pubblicate sul sito della casa editrice (www.navarraeditore.it) dove potranno essere valutati e commentati, in modo da dare visibilità e spazio a tutti partecipanti.
Il termine di scadenza per inviare le opere è fissato per il 31 maggio 2010. Il bando completo è scaricabile dal sito www.navarraeditore.it.
Per informazioni mailto: giridiparole@navarraeditore.it o tel. 091.6119342.
mandato da: Malastrada Film
TRE FILM PER TRE OCCASIONI
Ci facciamo più irruenti in questi giorni, o forse, semplicemente, più presenti. Negli ultimi due anni con il progetto Cinemautonome abbiamo a lungo lavorato su un sistema di piattaforma audiovisiva che archiviasse e organizzasse tutto il materiale raccolto per la diffusione di opere cinematografiche di ricerca: film, nomi, testi, geografie, immagini e suoni. Ad oggi nonostante la mole di lavoro che ancora ci aspetta, possiamo ritenerci ad un buon punto, così abbiamo deciso di porre in “evidenza” tutto questo materiale e di rilasciare, nel tempo, diversi contenuti/film da noi raccolti e diffusi. In questa occasione particolare abbiamo pensato di condividere tre eventi per noi molto importanti.
Continuiamo dunque facendovi scoprire l’edizione dedicata al lavoro di Canecapovolto rilasciando in versione integrale “Run Hubbard Loop”, un capolavoro del 1996 al quale alleghiamo la lettura di “Attraverso lo Spettacolo, canecapovolto e la fabbricazione dell’alienazione” di Massimo Causo, un testo cardine per la comprensione del loro lavoro. Troverete inoltre sulla nostra home anche l’anteprima dell’ultimo film di animazione di Paolo Bonfiglio: “Mortale” presentato in questi giorni in anteprima internazionale al festival di Lione “Les inattendus”.
In occasione del nostro ritorno all’International Film Festival di Rotterdam, per tutti quelli che (compresi noi) non potranno ri-trovarsi in Olanda, abbiamo invece deciso di pubblicare per intero il film “OUAGA! Hommage a l’homme du 4 aout” che con nostro piacere, in autonomia, continua a rimbalzare da un punto all’altro del mappamondo. Con tutto questo, o meglio, all’inizio di tutto questo, vogliamo farvi partecipi delle scoperte e degli entusiasmi visivi che abbiamo maturato durante un lungo periodo. Ogni tipo di feedback, reazione, commento sarà sempre cosa gradita.
Trovate tutto sul nostro sito! A presto!
P.S. Ringraziamo tutti coloro che sino ad oggi hanno voluto acquistare il cofanetto antologico di Canecapovolto. I pacchi sono già partiti, arriveranno a giorni, fateci sapere e continuate a diffondere la notizia: ci sono ancora copie!
mandato da: Addiopizzo Catania
È notizia di questi giorni che Cosa Nostra è tornata a fare la voce grossa. Lo fa attraverso gli attentati progettati contro l’europarlamentare ed ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ed il gup di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, che la mafia voleva colpire attentando alla vita della cugina, scambiata per la sorella, questo a dimostrare quanto chiunque possa esserne vittima; le minacce rivolte al procuratore antimafia Piero Grasso, al giornalista Lirio Abbate, al procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, all’aggiunto Domenico Gozzo, al procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, e al sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Gaetano Paci; e i messaggi intimidatori recapitati a Claudio Risicato, presidente dell’associazione antiracket Rocco Chinnici e coordinatore delle Associazioni antiracket-antiusura di Confcommercio di Catania.
Addiopizzo Catania vuole esprimere il proprio sostegno e ringraziamento a questi professionisti che, con il loro operato conforme ai principi di legalità e integrità, stanno contrastando l’organizzazione mafiosa, e che i boss e i complici e capi della borghesia mafiosa vorrebbero far smettere di parlare, indagare, scrivere, viver Il nostro, però, oltre che una dichiarazione di solidarietà verso chi col suo lavoro dà energia e speranza ogni giorno alla nostra associazione, vuole essere anche un appello a tutti i cittadini, i siciliani, gli Italiani, di far sentire la propria vicinanza a questi uomini che fanno il loro dovere e che lavorano con impegno e professionalità per il bene comune e per combattere un cancro che è di tutti. Perché queste minacce non riguardano solo i magistrati, i giornalisti e gli imprenditori in questione: attraverso esse la mafia sta minacciando noi cittadini onesti, la nostra terra e sta attentando alla nostra libertà. Non lasciamoli soli, anche noi dobbiamo farci sentire, perché loro sono la nostra voce e la nostra forza, le nostre armi per combattere questo male chiamato mafia.
http://www.addiopizzocatania.org
IL MEGAFONO SEGNALA: E ora considerate se questo è un uomo - di Adriano Sofri
E ora considerate se questo è un uomo
Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio...
Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l’elemosina di un’attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra – “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.
Adriano Sofri
mandato da: Natura Sicula Siracusa
COMUNICATO STAMPA POLVERI SOTTILI A SIRACUSA
La qualità dell’aria sta condizionando sempre di più la salute di chi abita nelle aree urbane. I software usati per le previsioni della qualità dell’aria, per quanto potenti, riescono a fornire solo dei dati generali sulle condizioni globali della qualità dell’aria in città, come mostrano siti internet quali www.lamiaaria.it che cerca di dare alcuni suggerimenti su come difendersi dall’inquinamento atmosferico. Oggi la comunità scientifica non solo ha ampiamente chiarito come il particolato fine sia la causa di problemi alle vie respiratorie, ma ha anche dimostrato come ci sia un rapporto di causa-effetto sull’insorgenza di forme tumorali. La pessima qualità dell’aria è uno dei problemi più gravi che attanagliano tutti i siracusani, poiché nessuno, amministratori compresi, può sentirsi immune da questo male. Fra i vari inquinanti, il PM10 e le nano polveri sono quelli più critici, perché durante la respirazione, insieme al particolato vengono assorbite e trascinate nell’apparato respiratorio metalli pesanti o altre sostanze chimiche cancerogene. Per la protezione della salute umana, la norma prevede, riguardo alla concentrazione di PM10, un valore limite di 50 microgrammi per metro cubo di aria, valore che non deve essere superato più di 35 volte in un anno. A Siracusa nel 2008 tale limite è stato superato per ben 321 giorni, cioè più di 6 giorni su 7, posizionando la nostra città all’ultimo posto nella classifica della qualità dell’aria nelle città italiane. Ed è ancor più grave la constatazione che già da diversi anni la maglia nera di questa triste classifica va alla città di Siracusa.
Le cause possono essere molteplici: tale fenomeno è originato sia da fattori di origine naturale (vulcani, polveri desertiche, ecc.), sia di origine antropica (traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività produttive, ecc.). Però, secondo uno studio condotto dal Comune di Siracusa, l’origine dei livelli di inquinamento da polveri sottili così alti e così frequenti è da ricercarsi nel deserto dell’Africa che, a causa dell’azione del vento, trascina le sue polveri fino a Siracusa. Il motivo potrebbe essere plausibile, se non che nella vicina Catania i giorni di superamento nello stesso anno sono stati solo 45. Viene, pertanto, spontaneo domandarsi come mai le polveri che hanno attraversato il deserto e tutto il Mar Mediterraneo investono la città di Siracusa e non arrivano anche a Catania? Spesso la nostra associazione raccoglie le preoccupazioni di tanti siracusani di fronte a questo annoso problema, e constata che sono ormai tanti i cittadini che vivono una situazione di forte disagio nei confronti di una amministrazione silente. Tanti siracusani vorrebbero un Sindaco che abbia un ruolo “attivo” nella soluzione di tale problema. Se non lui, che è la massima autorità sanitaria locale, chi altri ha la responsabilità di proteggere la salute dei propri concittadini?
La sezione di Siracusa di Natura Sicula spesso ha chiesto sia alla precedente amministrazione, sia all’attuale, di adoperarsi nel dare risposte “serie” ai cittadini, attuando politiche sulla mobilità sostenibile, creando una rete di piste ciclabili all’interno della città, donando alla città spazi a verde pubblico, poiché queste azioni sicuramente mitigherebbero il problema. A tal riguardo, ci auguriamo che, dopo tante parole da parte dei nostri amministratori, possano giungere finalmente i fatti, e invitiamo i cittadini siracusani ad assistere alla prossima seduta del Consiglio comunale, durante la quale sarà trattato il problema dell’inquinamento atmosferico nella nostra città.
Fausto Campisi - Presidente Natura Sicula Siracusa
mandato da: Addiopizzo Catania - Comunicato stampa e solidarietà
Comunicato stampa
Addiopizzo Catania si congratula con la Procura di Catania per il duro colpo sferrato al clan Cintorino, operante nella riviera ionica, ai confini tra Calatabiano e Taormina, con estorsioni e traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, e ringrazia tutto il personale investigativo e giudiziario, nonché i militari e le forze di polizia, che lo hanno reso possibile. Esprimiamo, inoltre, vicinanza agli imprenditori e ai commercianti che sono state vittime di estorsione da parte degli appartenenti alla cosca mafiosa dei Cintorino e speriamo che questi fatti positivi diano loro coraggio e rafforzino la voglia di lottare contro chi, avvalendosi della sopraffazione e del silenzio, vive del loro lavoro.
Solidarietà al magistrato Ardita
Addiopizzo Catania esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza al magistrato Sebastiano Ardita, direttore generale area detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e responsabile della gestione dei detenuti 41 bis., che nei giorni scorsi è stato vittima delle minacce della mafia. Non è quantificabile il disprezzo nei confronti di chi ha comandato ed eseguito l’invio al magistrato, presso la sede del quotidiano La Sicilia, di una busta contenente una cartuccia calibro 9 e una lettera di minacce con la quale lo “invita” ad essere meno intransigente nell’applicazione del 41bis, il regime di carcere duro per i boss mafiosi. Sosteniamo e ringraziamo l’ex componente della DDA di Catania Ardita per il suo lavoro e impegno nella difesa della legalità e nell’attuazione del 41 bis, normativa che riteniamo strumento necessario per combattere la mafia e che, pertanto, non dovrebbe in alcun modo essere rivista, e ci auguriamo che l’inchiesta contro ignoti aperta dalla Procura della Repubblica di Catania conduca all’individuazione dei colpevoli di questo vile atto intimidatorio.
Addiopizzo Catania
Dalla nostra Redazione: “Rosarno: La rabbia e la verità” - di Massimiliano Perna 8 gennaio 2009
Quest’Italia bacchettona e razzista ha scoperto finalmente, come svegliata da un sonno profondo, che i migranti sono uomini, molto più uomini di tanti italiani vigliacchi e servili. Lo hanno scoperto all’improvviso, solo perché la tv ha deciso di dare spazio alla notizia della ribellione dei lavoratori immigrati di Rosarno. Una ribellione non nuova. La terza ribellione in Italia dopo quella di Castel Volturno, in Campania, nel settembre del 2008, e quella successiva, sempre a Rosarno, nel dicembre dello stesso anno. Se quello campano è stato il caso più eclatante, seguito al barbaro assassinio di sei onesti lavoratori africani da parte della camorra, le due rivolte di Rosarno sono la risposta fiera e coraggiosa agli atti di violenza subiti dagli immigrati, rei di lavorare e di essere visibili, di chiedere i loro diritti. Conosco molti ragazzi africani che vivono e lavorano nelle campagne rosarnesi, alcuni hanno potuto affittare una casa, altri dormono all’addiaccio nei campi o nei casolari o dentro il famoso capannone abbandonato. Ho parlato con alcuni di loro, in questi anni e mesi, mi hanno descritto l’inferno in cui vivono, l’ambiente ostile, violento, irrimediabilmente marchiato dalla presenza capillare della ‘ndrangheta. Ho ascoltato le stesse parole che è possibile leggere nel bel libro curato dal mio amico Antonello Mangano (Gli africani salveranno Rosarno e probabilmente anche l’Italia). Non mi sono mai stupito, perché ormai so bene a quale inferno vanno incontro questi ragazzi d’Africa quando arrivano in Italia. E so bene, anche se fa male sentirglielo dire, che per molti di loro anche questo schifo è sempre meglio che la morte certa o l’assenza di opportunità a cui erano condannati nelle loro terre di origine. Molti di loro sono rifugiati politici, gente che aveva solo una scelta: scappare o morire. E l’Italia, gli italiani, quelli con l’immagine di “brava gente” esportata in ogni dove, sembravano l’appiglio migliore, l’approdo in cui trovare diritti, solidarietà, comprensione, se non altro per il recente passato di emigrazione che ancora pulsa nelle vene degli italiani. O almeno dovrebbe, visto che la realtà ci racconta di un passato di cui non si ha memoria.
Questi ragazzi vengono qui e ricominciano tutto, lontani da casa, affetti, dal profumo di una terra incantevole che sono stati costretti ad accantonare. Si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro, mentre i nostri giovani tengono le chiappe bene al caldo e frignano per un telefonino nuovo, per un amore incrinato o per una festa non riuscita. Non è una predica, una paternale, ma di fronte a questi ragazzi africani dovremmo provare vergogna. Vergogna per il silenzio a cui li costringiamo, per l’assenza di solidarietà, per l’incapacità di percepire la grandezza, la ricchezza, il privilegio di incontrare storie di vita vera, culture, linguaggi, sensibilità diverse, nuove, incantevoli. A Rosarno, e non solo lì, questa gente lavora 14 ore al giorno, duramente, senza pause e senza diritti; poi accade che chiedono la cosa più semplice e normale in un mondo civile: la paga, una paga misera ma pur sempre il prezzo del proprio lavoro, soldi utili per vivere e per far vivere i propri familiari in Africa. Un immigrato non può restare senza soldi, non può aspettare, accettare ritardi, perché per lui è una continua lotta per la sopravvivenza. A Rosarno non ci sono ritardi, c’è la ‘ndrangheta, ci sono i “padroni” delle campagne che usano il caporalato per le “assunzioni” e poi spesso, a fine lavoro, al momento di pagare, decidono di non pagare, si rifiutano. E se il lavoratore immigrato protesta ecco che spuntano le armi, le pistole ed i fucili impugnati dagli scagnozzi del capo e dal capo stesso, che circondano il lavoratore e lo “invitano” ad andarsene. Se qualcuno non obbedisce allora sparano. Oppure ci sarà qualche balordo che andrà a sparargli in serata, magari mentre il ragazzo immigrato si trova in strada e cammina verso il campo in cui dorme. A Rosarno è roba quotidiana.
Molti miei amici migranti me lo hanno raccontato più volte, continuano a raccontarmelo. Stamattina, uno di loro, mi ha spiegato cosa accade, mi ha raccontato dell’atmosfera mafiosa che opprime Rosarno. Mi ha detto che l’anno scorso anche lui ha lavorato per una settimana e non è stato pagato. E quando ha protestato sono spuntate le armi. È stato allora che ha capito una cosa che nelle zone di mafia tanti di noi sanno e in troppi accettano: “Se sei intelligente – mi spiega – e capisci la situazione, ingoi il rospo, dici che non c’è nessun problema e te ne vai, se non sei intelligente ti prenderai le pallottole addosso. Io capii la situazione e me ne andai. Adesso andrò via, qui a Rosarno non voglio stare più. Troppo brutto questo posto”. Non sempre però si decide di star zitti, di subire. C’è chi ha capito un’altra cosa: è intelligente in quel momento risparmiare la pelle, ma è ancor più intelligente, subito dopo, organizzarsi e scendere in piazza, sfidare tutti insieme l’arroganza vigliacca di questi criminali senza palle, di questi vermi mafiosi, maleodoranti e rozzi, forti con le armi in mano ma palesemente codardi quando si trovano a mani nude di fronte a chiunque, a maggior ragione di fronte a un popolo che si incazza e li sfida apertamente, nelle piazze, nelle strade, in quel territorio che i boss pensano sia loro, o almeno lo fanno credere ad una cittadinanza che accetta tutto e si chiude in casa con i calzoni sporchi di urina, marchiati da una paura illogica e incivile. I migranti, invece, non hanno paura. Tutti insieme sanno di essere più forti, possono dimostrare che il territorio è di chi lo sa difendere, di chi sa occuparlo senza timori, invadendo le vie, guardando in faccia quei mezzi uomini che pensano di comandare il mondo. Hanno avuto il coraggio di sfidare la ‘ndrangheta, da soli, senza perdere tempo con i discorsi, con le tecniche organizzative. Un moto spontaneo, rabbioso, che ha sfogato tutta la propria rabbia per strada, che ha gridato un basta che parte da lontano, dall’omicidio del rifugiato politico sudafricano Jerry Masslo, ucciso a colpi di pistola da quattro balordi nel 1989 a Villa Literno, in Campania, passando per i morti di Castel Volturno, fino a Rosarno.
Un urlo di protesta che porta con sé la voce di tutti quei migranti uccisi dall’indifferenza, dalla violenza, dal lavoro senza sicurezza, nelle campagne, nei cantieri edili, nelle baracche di fortuna, da nord a sud. Una rabbia giusta, la rabbia di esseri umani veri, che hanno vissuto un’Odissea, che hanno affrontato mille ostacoli, attraversato l’inferno, si sono aggrappati alla vita, e che ora non hanno intenzione di svenderla o sottometterla al ridicolo potere mafioso. I migranti non hanno paura delle mafie, non ne avranno mai, non possono averne. E forse saranno davvero loro, come dice il mio amico Antonello, a salvare l’Italia, a svegliare gli italiani, a far capire loro che non si può vivere nel torpore di un silenzio vigliacco, di una rassegnazione insensata, di una società che accetta tutto purché non si tocchi la propria sfera individuale e quel piccolo mondo, ricco di false certezze e di valori artificiali, che ognuno di noi si costruisce per poi rinchiudersi dentro. Quella di Rosarno è la rivolta fisica di un’Italia che non accetta le leggi disumane di un governo xenofobo, chinatosi al volere rozzo e putrido della Lega, di quel manipolo di beoni padani che vogliono assassinare la democrazia e il diritto, violentando l’umanità e la solidarietà, il rispetto per la vita umana. Il ministro dell’Interno, Roberto “Eichmann” Maroni, ha commentato la situazione di Rosarno con la sua consueta arroganza, facendo ricadere la responsabilità non sulla ‘ndrangheta, bensì sui “clandestini”, colpevoli del degrado e dell’aumento della criminalità. La stessa logica becera di quegli schifosi maschilisti che, davanti allo stupro di una donna, dicono che è la vittima che se l’è andata a cercare. Ma cosa aspettarsi da un uomo di infimo valore e spessore umano, un ex comunista che oggi si muove e opera alla stessa stregua di un gerarca nazista, drogandosi con il suo stesso potere?
Parla di troppa tolleranza? È vero, troppa tolleranza c’è stata nei confronti di una classe politica inetta, violenta, razzista. È anche su uomini come Maroni, che gli italiani hanno messo su una bella poltrona, che gli immigrati cercano di farci aprire gli occhi, di farci comprendere quanto siamo lontani, nei fatti, da quella parola che in maniera indebita appiccichiamo con troppa superficialità alla nostra storia e alla nostra società “occidentale”: quella parola è “civiltà”. I telegiornali, compreso il Tg3, parlano dei “poveri cittadini” di Rosarno, sempre buoni con i migranti, increduli davanti alla rabbia dei manifestanti, che hanno divelto cassonetti e distrutto auto e vetrine. Adesso chiedono al Commissario del governo, che guida il Comune calabrese, di cacciare via dalla città tutti gli immigrati. E dobbiamo pure definirli buoni, questi rosarnesi, perché in cuor loro la “soluzione” desiderata sarebbe di certo più truculenta. Parlano i rosarnesi, protestano, si lamentano, c’è chi addirittura ha sparato dal balcone per allontanare i manifestanti, dicono che non capiscono la reazione dei migranti in una città che li ha sempre aiutati e accolti…Sono quegli stessi cittadini che abbassano la schiena davanti alla ‘ndrangheta, che tacciono, omertosi, che amano vedere le proprie campagne ricche di schiavi a basso costo e che poi si incazzano quando li vedono camminare per strada, perché danno fastidio, perché non è accettabile che questi nuovi schiavi mostrino ai rosarnesi “civili” il fetore marcio della propria coscienza. Questa gente qui, che i media appoggiano e la politica si coccola, è il problema di questo Paese, è un problema che bisognerebbe estirpare, cacciando via loro dai posti di lavoro che occupano grazie alla mano amica di qualche boss o di qualche politico colluso. Da loro mi auguro che questa Italia si salvi e mi auguro che i migranti possano aiutarci ridandoci il senso di quello che è il mondo, sputando fuori il dolore e la sofferenza, spezzando quelle catene schiaviste, sanguinose e laceranti, che la società italiana ha attaccato ai loro polsi, alle caviglie e al futuro. Per questo, esprimo totale solidarietà ai migranti di Rosarno e a quelli di tutta Italia, che con coraggio civile stanno cercando di salvare la nostra democrazia.
Massimiliano Perna
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