IL MEGAFONO

Settimanale on line dall'11 febbraio 2006


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 SPAZIO BIANCO

Hai presente una radio libera? Vuoi dire a voce alta in cosa credi? Non abbiamo microfoni, ma abbiamo questa pagina sul nostro sito. Inviaci i tuoi pensieri, le massime, i passi di libri o canzoni, che ti hanno particolarmente colpito, le tue segnalazioni su ricorrenze, manifestazioni, eventi. Ovviamente, la nostra redazione non pubblicherà mai, per nessun motivo, mail che abbiano un contenuto offensivo o lesivo della dignità della persona, della sua etnia, della razza, del sesso, dell'orientamento religioso, politico e sessuale. Non si tratta di censura, ma di un minimo di discrezionalità nella scelta del materiale da pubblicare, per tutelare tutti gli utenti. La prima citazione, non a caso, la mettiamo noi...

 

"Disapprovo ciò che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo liberamente"

Voltaire - "Trattato sulla tolleranza" (1763)

 

dalla nostra redazione: Messaggio ai nostri lettori

17 luglio 2010

ARRIVEDERCI A SETTEMBRE

La nostra redazione, per meglio concentrarsi su questioni organizzative finalizzate a preparare la nuova versione del Megafono che uscirà con il primo numero di settembre, si ferma e vi augura buona estate, invitandovi a non dimenticare che i problemi di questo Paese non si arrestano, non vanno in vacanza. Ci ritroveremo a metà settembre più motivati di prima e con una veste grafica e strutturale completamente rinnovata.

Lavoreremo sodo per questo obiettivo in questo mese e mezzo d’estate. Vi ringraziamo come sempre dell’affetto e dell’attenzione che ci mostrate e ci dedicate seguendoci e scrivendoci via mail. Anche per questo, nella nuova formula del Megafono stiamo pensando ad un modo per dare a voi uno spazio di commento diretto, così da rendere ancora più efficace ed immediato il dibattito.

Ci vediamo a settembre. Vi aspettiamo come sempre. Con affetto.

La redazione

 

mandato da: Movimento No-Triv Val di Noto

Oggetto: Prima riunione ufficiale di costituzione del Comitato NOTRIV a Scicli (RG)

 

Si è ufficializzata a Donnalucata lo scorso 13 luglio la costituzione del Comitato Notriv di Scicli, il primo in provincia di Ragusa, che ha come obiettivi principali la sensibilizzazione della cittadinanza e il riequilibrio dell’informazione sulle conseguenze che le ricerche di idrocarburi comportano per il territorio e soprattutto per un territorio a vocazione turistica come il nostro.

Un cantiere di perforazione petrolifera è una fonte permanente di inquinamento legato a diversi fattori (come oli per i motori, liquidi di raffreddamento, gasolio, che possono essere portati via con le precipitazioni con il rischio di inquinare le falde superficiali,  fanghi e detriti di perforazione, ecc…), per non parlare del rischio sismico che c’è nella nostra zona. Le finalità del comitato sono pertanto rivolte a mettere in atto ogni iniziativa utile a fermare la devastazione ambientale e di conseguenza economica e sociale che rappresenterebbero i danni derivanti dalle trivellazioni nel nostro territorio.

Invitiamo ad aderire al comitato le istituzioni, i partiti politici, i sindacati, le associazioni e i liberi cittadini, poiché l’adesione è libera e senza preclusioni di carattere politico. Anzi riteniamo che le Istituzioni debbano essere in prima linea nella lotta allo sfruttamento iniquo del nostro territorio e pertanto le invitiamo a partecipare alle prossime iniziative del Comitato NOTRIV di Scicli e quello più ampio e già esistente del Val di Noto.

Il vero interrogativo però non sono le trivellazioni in sé, ma il modello di sviluppo che si vuole dare alla Sicilia e al Val di Noto, di cui Scicli fa pienamente parte, promuovendo nel lungo periodo azioni rivolte all’utilizzo di modelli energetici rinnovabili e alternativi al petrolio. Il prossimo appuntamento sarà martedì 20 luglio alle ore 20.00 presso la sede del Partito Democratico di Scicli in Via Celestre.

 IL COMITATO promotore NOTRIV  - Scicli

Info: Valentina Gulino - Emilia Arrabito

     WWW.NOTRIV.IT

 

mandato da: Giuseppe Salerno

ARCHITETTURE DELLA MENTE

 

 

Località:                       Fabriano

Spazio:                         Pinacoteca Civica Bruno Molajoli

Indirizzo:                      Piazza della Cattedrale

Periodo:                       31 luglio- 15 agosto 2010

Orario:                         10.00/13.00 – 16.00/19.00

Titolo:                          Architetture della mente

Artista:                         Gabriele Mazzara

Organizzazione:            InArte

Testo critico:                Giuseppe Salerno

Patrocini:                     Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Fabriano

                                     Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana

Inaugurazione:              sabato 31 luglio ore 11.00

 

Architetto, per formazione orientato alla definizione degli spazi fisici, Gabriele Mazzara, nel riservare ogni possibile ambito di rappresentazione alla trattazione dell’essere umano, privilegia gli spazi mentali congiuntamente all’innata vocazione per l’arte. Estraneo a visioni utilitaristiche, l’artista si lascia tentare da mondi interiori e sogni notturni dando consistenza a scenari senza luogo dove, immersi in elementi appena sfiorati (aria, acqua, fuoco ed infine il vuoto), aleggiano presenze autoreferenziali.

A lui appartengono le magiche “tribù senza terra”, popolazioni dagli organi riproduttivi fortemente connotati le quali, eseguite in terracotta, furono oggetto di suggestive esposizioni in vasti schieramenti, statici, incombenti, permeati di sacralità. Queste memorie di mondi arcaici tornano a noi oggi ancor più stilizzate, bidimensionali, siluettes su pannelli bianchi e neri in un gioco elegante di alternanze, apparizioni, occultamenti e contiguità che fanno di ogni singolo quadro il tassello di un puzzle senza soluzione di continuità.

 Il remoto immaginifico, il dualismo cromatico, il tocco leggero dell’oro in atmosfere rarefatte che rimandano ad antiche rappresentazioni d’arte giapponese fanno di questi lavori recenti una tappa preziosa di un percorso articolato dove la coerenza del pensiero in divenire si misura con tecniche e modalità espressive sempre diverse, le meglio capaci, di volta in volta, di assicurarne visibilità.

 

                                                                                                                             Giuseppe Salerno

 

mandato da: Roberto Malini

PROFUGHI ERITREI IN LIBIA. GRUPPO EVERYONE: “PROPOSTA GOVERNO TRIPOLI È PUNITIVA E NON GARANTISCE ALCUNO DEI LORO DIRITTI. NAZIONI UNITE E CONSIGLIO D’EUROPA INVIINO DELEGAZIONE ISPETTIVA”

Il 30 giugno è giunta segnalazione dall’Agenzia Habeshia che circa 350 profughi prevalentemente di nazionalità eritrea, tra cui 80 bambini, sono stati trasferiti su camion dalla prigione di Mishratah (Misurata) a quella di Al Braq. Molti di loro hanno subito in passato respingimenti in acque territoriali italiane e maltesi, in violazione della Convenzione di Ginevra. Ad Al Braq, a partire dalla stessa notte dell’arrivo, hanno subito pestaggi e torture, un vero e proprio “bagno di sangue”, secondo i testimoni, nell’iniziale indifferenza internazionale. “Grazie ad alcuni contatti telefonici diffusi dall’Agenzia Habeshia, è stato possibile entrare in contatto con i profughi ed essere aggiornati passo dopo passo su ciò che accadeva” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani con sede in Italia. Il 2 luglio i profughi comunicavano ai difensori dei Diritti Umani di aver subito nuovi trattamenti inumani e degradanti e di essere a rischio di deportazione. Solo l’intervento di Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti Umani al Consiglio d’Europa, induceva un riluttante Ministero dell’Interno italiano a chiedere alla Libia una soluzione umanitaria.

Il 7 luglio il Ministero degli Esteri italiano comunicava la stipula di un impegno formale da parte del Governo libico per la liberazione dei profughi, in cambio di ‘lavori socialmente utili’ resi dagli stessi nei vari comuni in cui verranno smistati. “Si tratta di un accordo contrario alla legislazione internazionale in materia di diritti umani, perché i ‘lavori socialmente utili’ sono in realtà una forma di punizione alternativa al carcere”, spiegano gli attivisti di EveryOne, “che non offre garanzie per il futuro riguardanti la paga, gli orari e le condizioni di lavoro, la sistemazione in alloggi, l’esistenza di condizioni dignitose e di diritti civili”. “La Libia non è nuova a questi progetti”, continua Don Mussie Zerai, presidente di Habeshia, “che non garantiscono alcuna protezione ai rifugiati, i quali potrebbero essere imprigionati ancora e deportati fra qualche settimana.

In Libia non esiste il diritto all’asilo, quindi è necessario che i profughi siano accolti in Europa e prima di tutto in Italia, Paese da loro scelto”. Il Gruppo EveryOne e l’Agenzia Habeshia chiedono con urgenza all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navy Pillay, nonché all’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Antonio Guterres, e al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, di vigilare affinché i diritti dei profughi, e soprattutto dei minori coinvolti e delle loro rispettive famiglie, siano rispettati e che i rifugiati non vengano abbandonati a sé stessi in Libia senza garanzie di protezione internazionale. “Chiediamo loro, inoltre” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “di inviare una delegazione delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa in visita ispettiva in Libia, per assicurarsi delle buone condizioni di salute e del rispetto della dignità dei profughi eritrei”.

Per ulteriori informazioni:

Gruppo EveryOne

info@everyonegroup.com  www.everyonegroup.com

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Festival delle migrazioni Lampedusa

Festival delle migrazioni e del recupero della storia orale

“L’incontro con l’Altro”

II EDIZIONE
dal 19 al 25 luglio 2010

Un concorso per filmakers con 80 opere arrivate da tutta Italia e dall’estero, dibattiti su ambiente, informazione e immigrazione, proiezioni fuori concorso,  presentazioni di libri,  
mostre, musica, teatro e danza
 

Ad un anno dall’attuazione delle politiche del governo in tema d’immigrazione con l’introduzione del reato di clandestinità, la strategia dei respingimenti e il clima di paura che si è instaurato nei confronti dell’altro, Lampedusainfestival va avanti. Un concorso per filmakers che ha come tema principale il dramma dell’immigrazione, per il quale il comune di Lampedusa è conosciuto in tutta Italia come comunità capace di dare speranza, ma spesso anche alla ribalta delle cronache nazionali per le condizioni dei centri d’accoglienza e per il respingimento delle barche della disperazione, in violazione di quel diritto d’asilo che dovrebbe essere uno dei capisaldi della cultura giuridica europea e che la Costituzione italiana (art.10) tutela quale diritto fondamentale dell’individuo.

Tra il 19 e il 25 luglio 2010, oltre alla proiezione delle opere in concorso, saranno organizzati altri eventi: dibattiti su ambiente, informazione e immigrazione, proiezioni fuori concorso, presentazioni di libri, mostre, concerti e dj set, uno spettacolo teatrale e una performance di danza. Oltre al tema dell’immigrazione, il Festival affronta anche il tema dell’informazione attuale e delle sue anomalie, il tema della natura e della tutela della biodiversità e il tema della memoria storica delle Isole Pelagie. Questi i titoli dei cinque incontri-dibattiti organizzati con interventi di giornalisti, scrittori e importanti addetti ai lavori: “I diritti umani in Eritrea”, “La situazione socio culturale di Lampedusa”, Il ruolo delle piccole isole nella rete ecologica”, “L’informazione oggi” e “Immigrazione e possibili politiche di accoglienza”.

A tutti i dibattiti seguiranno proiezioni di cortometraggi e documentari fuori concorso relativi al tema: “Eritrea - Voices of Tortures” di Elsa Chyrum, “L’amico Isaias” di Fabrizio Gatti, “Ritorno a Lampedusa” di Dagmawi Yimer (sarà presente il regista), “Motopesca Brasilia”, “Da Trieste a Lampedusa” (1952) di Gianni Alberto Vitrotti, “Toreri del mare” (1955) di Romolo Marcellini, “Le balene” e “Migranti a Lampedusa” di Calogero Sparma, “Qui Milano Libera” di Piero Ricca. Sono previsti tre incontri con l’autore: il 21 luglio Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja presentano il loro libro “A Lampedusa”, il 23 luglio Gabriele del Grande, scrittore e giornalista di Fortress Europe, presenterà il suo libro “Il mare di mezzo” ed il 24 luglio Chiara Sasso presenta “Trasite, Favorite - Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri”.

E ancora musica con due dj set di musica etnica e con il concerto di musica reggae di Zu Luciano, una performance di danza africana con Stefania Speroni, lo spettacolo teatrale su Peppino Impastato “Un segno del tempo chiamato memoria” con Maria Teresa De Santis e la sfilata di moda dello stilista lampedusano Pier. Per il concorso sono pervenute 79 opere da tutta Italia che hanno dovuto attenersi a temi attuali e importanti per partecipare alle sezioni ”Migranti incontro con l’Altro” aperta a filmati sulle relazioni che sorgono con gli Altri che spesso vengono definiti diversi perché con un altro colore di pelle o perché fedeli di un’altra religione, ”Naturalistica: Biodiversità e Migrazioni naturali” riservata a cortometraggi che espongano come la natura ci può raccontare e Informazione”, per filmati sulla situazione attuale dell’informazione, sul ruolo e l’etica del giornalista e sulle nuove forme di comunicazione. I lavori in concorso saranno proiettati il 22, 23 e 24 luglio e la premiazione delle opere vincitrici avverrà il 25 luglio.

 

mandato da: Addiopizzo Catania

SOLIDARIETÀ A LAURA SALAFIA

L’Associazione Addiopizzo Catania esprime la sua vicinanza a Laura Salafia, ferita accidentalmente durante una sparatoria tra soggetti mafiosi, e ai suoi cari, che sicuramente staranno vivendo momenti difficili. Questa è una dimostrazione del fatto che la piaga della mafia riguarda tutti e, pertanto, occorre una partecipazione attiva della collettività, affinché fatti così gravi non si ripetano più. Con l’augurio di una pronta guarigione a Laura e la raccomandazione a chi abbia visto o notato qualcosa di farsi avanti presso le competenti forze dell’ordine.

Addiopizzo Catania

http://www.addiopizzocatania.org

E-mail: stampa@addiopizzocatania.org

 

dalla nostra redazione: Lettera alla mia terra - di Massimiliano Perna

Lettera alla mia terra

Il mare freddo l’ho bucato con il mio corpo, l’ho colpito con tutte le mie forze, sicuro che non gli avrei mai fatto male. Dietro di me una riva deserta, ancora assopita, ancora lontana dalla confusione frenetica dei mesi che verranno. Silenzio, non una voce, solo il vento di ponente, fortissimo, dispettoso, a tratti furioso, a ricordarmi che i miei pensieri non rimarranno con me in eterno, che bisogna trattenerli, maturarli, definirli prima di lasciarsi spingere da questo soffio. La sabbia bianca si muoveva, in una danza a cui la mia mente donava una musica antica, si sollevava, ruotava su sé stessa, mi sbatteva addosso, poi mi superava e si tuffava anch’essa sul dorso freddo dell’acqua cristallina. Il silenzio era sempre lì, con me. Mi seguiva, mentre nuotavo, mentre sdraiato a dorso sulla superficie del mare fissavo il sole, sentendo il suo sapore. Sì perché anche il sole ha un gusto e non è facile capirlo se non si vive o cresce al Sud, se il Meridione non ti avvolge le viscere, non ti colora il sangue. Mi sono alzato per andar via da quel vento insistente, mi sono lasciato alle spalle quel paradiso, guardandolo con occhi diversi, nonostante sapevo che lo avrei rivisto a breve.  E così, mentre pensavo ai miei prossimi mesi, alle scelte, alle loro conseguenze, guidavo la mia automobile con i finestrini aperti, in una strada con pochi spettatori, deserta anch’essa, battuta solo dal caldo torrido che rendeva l’asfalto liscio, come una pista lucida su cui lasciar rotolare i miei pensieri. Quarantacinque km tra colline chiazzate dal verde pallido degli ulivi e il marrone chiaro della terra semi-arida. Ai miei lati, dovunque, il giallo dei campi di grano, che il sole faceva brillare come tappeti d’oro sotto le fronde maestose dei carrubi. L’odore della mia Sicilia, il suo fascino, la bellezza che ti toglie il respiro, la storia che circonda ogni luogo. Storia di lavoro, di vita, di lotte, di sconfitte, di sangue.

La mia auto correva, sospinta sempre da quella musica antica che viene da un’altra terra del Sud, simile e incantevole. E così seguendo quella strada che penetra al centro le campagne, tra Pachino, Noto e Avola, immaginavo i vecchi braccianti che sudavano, guardavo le loro facce solcate dalle rughe e dal caldo asfissiante, sentivo le loro voci, le proteste, le bandiere, gli spari degli assassini di Stato, mandati in divisa a fermare brutalmente la fame di diritto del popolo, vedevo i corpi di due lavoratori con la faccia a terra e il sangue ad avvolgerli. Ho sentito il sapore della storia di questa terra, amaro come il guscio dei mandorli, dentro cui si nasconde la dolcezza del loro frutto. Ho ascoltato le parole e visto i volti di quei tanti siciliani andati via per poter esprimere se stessi, fuggiti dalle braccia morbide, dagli occhi seducenti e maliziosi, dal corpo caldo di questa terra, amata e maledetta, difficile da respingere, da allontanare. Oggi sono io a volermi allontanare da te, a volerti lasciare per evitare di odiarti. Ho capito che solo da lontano potrò amarti, potrò ricordare i tuoi occhi con malinconico affetto, potrò ascoltare ogni giorno il tuo canto senza rischiare di esserne ipnotizzato. L’amarezza che regali ai tuoi figli, quella pigra rassegnazione che si insinua nelle loro vene, che li divora poco a poco, li imprigiona, li conduce a rinunciare alle loro opportunità, non la posso più accettare. È ciò che ti maledice, che scalfisce la tua bellezza, che appesantisce il tuo abbraccio. Però, guardando tutto da un altro punto di vista, forse è proprio quel contrasto tra bellezza e amarezza, tra giallo vivo e rosso scuro, tra morte e amore, tra pigrizia e volontà, forse è proprio tutto ciò che fortifica il nostro essere, ci rende fieri, ci allena ad ogni cosa, ci prepara. Ed è quel bagaglio che ci portiamo stretto in mano quando partiamo, quando arriviamo in posti diversi, spesso anche ostili, in cui riusciamo a superare ogni cosa, perché ogni cosa ci sembra minore rispetto a quello che abbiamo vissuto.

E così, nei momenti di maggiore soddisfazione della nostra vita, non possiamo non pensarti e ringraziarti, non possiamo dimenticarti, come avviene con una madre che ti sembra severa, mentre dopo capisci che ha fatto tutto con il cuore in lacrime per spronarti, per il tuo bene. Di queste storie ne ho sentite e vissute tante, ho visto la mia città svuotarsi dei giovani migliori, tutti partiti, tutti lontani. Tutti con la voglia di tornare, ma nel frattempo capaci di sistemarsi altrove, di riuscire nei propri progetti, di crescere come uomini e come donne, perché si sono messi in gioco ed hanno avuto ragione. Ed allora, anche io, che ho scelto di restare, perché amavo a tal punto questa terra da non volerla lasciare sola, da voler provare in ogni modo a cambiare la sua prospettiva di vita, a fare qualcosa per lei, per ricompensarla della sua bellezza, per portare avanti con le mie gambe i pensieri e le idee che figli illustri finiti nella polvere di uno Stato sporco e spietato avevano dedicato e rivolto alla loro madre Sicilia, adesso ho deciso di andare. Non so dove né come, per adesso, ma devo mettermi in gioco, devo lasciare la mia amata isola. Perché da fuori posso amarla di più, perché non posso permettermi il lusso di finire annegato in uno stagno molle che soffoca chiunque voglia respirare aria nuova, pulita, pura. Non voglio finire schiacciato insieme ai miei ideali da una società che emargina e contrasta chi non cede ai compromessi, alle logiche di cocciuta autoconservazione, ad un sistema che nel marcio ci sguazza per andare avanti, confondendo normalità ed anormalità, accontentandosi felice di cose che sarebbero dovute e che non dovrebbero essere il frutto di una concessione. E se non c’è emarginazione, allora arriva l’invidia per quello che sei o che fai, specialmente se chi fa le tue stesse cose non può in cuor suo dirsi animato dagli stessi ideali…

Ma questo probabilmente accade ovunque. Ma ovunque non è la mia terra, non suscita in me quella rabbia, quella delusione. Per questo sono pronto. Ti abbandono, magari per tornare un giorno, o forse no. Forse dovremo accontentarci della serenità delle vacanze, di qualche passaggio in cui ovviamente saprò vedere solo le cose belle, in cui cercherai di suscitarmi con successo la malinconia figlia della tua incancellabile bellezza. E saranno sempre partenze con il dolore nel cuore, ma so che svanirà tutto dopo poche ore, o forse no. Ma non m’importa. Non mi lasci altra scelta. La mia vita non può essere un’isola, non posso stare fuori da tutto, ad accontentarmi della mia serenità, dei miei affetti, delle mie romantiche passioni per te. Voglio e devo stare nel mondo, immerso, senza la tua luce, senza la tua bellezza pronta a ristorarmi, a proteggermi. No. Devo stare lontano da te, amarti a distanza, sentire la tua assenza, ma non lasciarmi guidare da questo. E magari un giorno ti dedicherò qualcosa, mi presenterò al tuo cospetto con gli occhi sorridenti e la soddisfazione in corpo. Magari in dono ti porterò la mia casa, se sarò riuscito a costruirla ed a costruirmi. Adesso però perdonami se vado, non scappo, non è una fuga, non potrai mai dirlo, perché accanto a te son rimasto per anni, rinunciando a tutto.

Ma il tempo è scaduto, da questa solitudine a cui mi sono costretto per te voglio riemergere, per portare altrove tutto il tuo sapore, tutto ciò che mi hai insegnato, per condividerlo con chi vorrà scoprire la tua meravigliosa essenza. Ti difenderò dalle menzogne, dai saccenti, dalle etichette facili, dagli attacchi violenti, dai ragionamenti illogici, dai giudizi veloci, porterò in me le tue ferite ed i tuoi incanti, sentirò il dolore dei colpi che ti infliggeranno e il piacere delle glorie che conoscerai, in una simbiosi eterna a cui non potrò e non vorrò mai sottrarmi. Non mi tentare, non convincermi a desistere, perché sarà tutto inutile. Non voglio tornare indietro, non voglio ritrovarmi qui, con il peso di un’illusione svanita. Lasciami respirare il profumo del mare e della sabbia estiva, dopodiché penseremo al nostro saluto, che sia un arrivederci come mi auguro. Ma forse non ce ne sarebbe bisogno, perché in effetti noi due, anche se distanti, non ci lasceremo nemmeno per un momento. E viaggeremo insieme. Viaggerò con te e con i miei pensieri che non smetteranno mai di seguirmi. Ti amerò, ti amerò ancora e per sempre, ovunque saremo, da qualsiasi riva guarderò i tuoi occhi.

Massimiliano Perna

 

mandato da: Liberacittadinanza Acireale

COMUNICATO STAMPA 

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO E LA MORTIFICAZIONE DELLE VIE DELLA GIUSTIZIA

Liberacittadinanza Acireale esprime solidarietà verso i giornalisti che rischiano di vedere mortificata la professione dalla liberticida legge appena licenziata dal Senato con l’ennesimo abuso di fiducia da parte della Maggioranza di governo. L’Italia corre il rischio altissimo di vedere anestetizzata l’opinione pubblica, di perdere la capacità di sapere e perciò di capire e di crescere con il resto dei paesi civili.

Se questa legge dovesse entrare in vigore la magistratura verrebbe disarmata, la maggior parte dei reati troverebbero copertura, la forbice tra ricchi e poveri e tra onesti e disonesti diverrebbe sempre più larga.

Liberacittadinanza Acireale protesta con forza il suo no, sdegnata da un governo convinto di poter continuare a raccontare agli italiani menzogne dietro le quali nascondersi come quella di una tutela della privacy da salvaguardare al pari di un bene paesaggistico. Chi fra loro teme trarrà sicuro vantaggio da una legge che potrebbe distruggere la coscienza civile di una intera generazione.

Liberacittadinanza Acireale

 

mandato da: Giuseppe Salerno

Comunicato stampa

SOLA-MENTE DONNE

Località: Roma

Spazio: Caffè Emporio

Indirizzo: Piazza Emporio 2

Periodo: 8 – 30 giugno

Orario: 18.00/03.00

Titolo: SOLA-MENTE DONNE

Artista: Antonella Catini, Domin Jacqueline, Lughia, Maria Grazia Lunghi

Curatore: Giuseppe Salerno

Inaugurazione: martedì 8 giugno ore 19.30

“SOLA-MENTE DONNE” è una mostra a cura di Giuseppe Salerno nella sobria cornice del Caffè Emporio dedicata a quattro donne ciascuna a suo modo protagonista dell’arte a Roma.

 

mandato da: Generazione Italia (Sezione Diritti Umani) - Milano

COMUNICATO STAMPA

Cdm approva soggiorno a punti. La società civile lo definisce “dannoso e discriminatorio”

Secondo il Circolo milanese di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, “è un regolamento intollerante, scritto contro il parere della società civile, prodotto dalle ideologie anti-immigrazione della Lega Nord”.

Milano, 21 maggio 2010. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al “soggiorno a punti”, con un testo modificato rispetto alla stesura originale. Il comunicato diramato dal Consiglio dei Ministri precisa che lo schema del regolamento è stato elaborato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. “La premessa rivela già la natura del regolamento”, commenta in una nota il Circolo di Milano di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, “ovvero che è un regolamento intollerante promossa contro il parere della società civile e di chi crede nei valori democratici. Nei Paesi moderni le Costituzioni vietano l’approvazione di leggi discriminatorie, che impongono a una minoranza o ad un gruppo disagiato regole e stili di vita diversi o imposizioni diverse rispetto alla maggioranza. Il Canada fa eccezione, ma è un Paese all’avanguardia per il sistema di welfare che favorisce i processi di inclusione sociale e il ‘permesso a punti’ favorisce gli stranieri più orientati all’integrazione, stimolando gli altri ad avvicinarsi sempre di più alla realtà della società canadese. Non a caso il regolamento è stato preventivamente approvato dalla società civile e dalle ong, tanto che fino a oggi non ha prodotto revoche dei permessi. Le leggi canadesi sull’immigrazione, piuttosto, favoriscono lo spostamento di lavoratori verso regioni dove serve mano d’opera, come il Quebec, rispetto ad altre. In Italia, al contrario non esiste alcun sistema di sostegno agli stranieri e le politiche promosse dalla Lega Nord, che guida a piacimento la stesura di provvedimenti anti-immigrazione e anti-minoranze etniche, sono attuate per impedire al nostro Paese di diventare multietnico e accogliente, mentre né il parlamento né il governo - fatto gravissimo e antidemocratico - ascoltano il parere delle ong e degli esperti nei campi dell’immigrazione, delle dinamiche del razzismo e dei Diritti Umani”.

“Con il permesso di soggiorno a punti l’integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani”, ha commentato il presidente del Forum Immigrazione del Pd, Livia Turco. Il permesso a punti riguarda tutti gli immigrati da 16 a 65 anni di età e assegna loro un ‘bonus’ di 16 punti al momento del loro ingresso in Italia. Saranno esclusi dal percorso a punti i ragazzi che completano la scuola dell’obbligo, i disabili, le vittime di tratta. Se si scende a zero punti, si viene espulsi. Per ottenere il permesso bisognerà firmare un accordo per l’integrazione che comporterà l’adempimento a obblighi e obiettivi. L’immigrato straniero dovrà dimostrare di aver superato il corso di lingua italiana, di conoscere la Costituzione, di essersi iscritto al Servizio sanitario, di mandare i figli a scuola, di essere in regola con il fisco. “Le ong, gli operatori umanitari e gli specialisti nel campo dei Diritti Umani non hanno avuto alcun peso nella stesura del permesso”, prosegue la nota del circolo di Generazione Italia, “e questo è un caso unico al mondo”. “È come se gli ingegneri venissero esclusi dai progetti di costruzione di ponti, affidandoli invece a chi di ponti non sa nulla e anzi, li ritiene un danno per la viabilità e il paesaggio. Le leggi sull’immigrazione in Italia sono già discriminatorie e violano un’infinità di articoli della Carta europea dei diritti fondamentali. Le politiche intolleranti hanno creato paura dello straniero e per alimentare tali paure si sono sprecati miliardi di euro, rinunciando ai programmi di integrazione.

Il nostro Paese, così, è retrocesso a settant’anni fa, quando governanti senza scrupoli mantenevano il loro potere facendo leva su razzismo e pregiudizi. Nella realtà, i crimini non sono diminuiti di un solo caso, come rivelano i rapporti annuali, mentre la criminalità organizzata continua a rafforzarsi e nel 2010 sta per toccare record assoluti in tutti i campi del malaffare. Ma il governo e le autorità continuano ad accanirsi contro i rifugiati, i poveri, le persone dalla pelle scura, i diversi. Gianfranco Fini ha espresso un parere chiaro, sul soggiorno a punti: ‘Ho letto che qualcuno ha detto che intende fare il permesso di soggiorno a punti e se gli immigrati conoscono la Costituzione gli diamo 30 punti. A me piacerebbe fare quel test qui alla Camera’. Purtroppo però, nell’attuale deriva di tutti i valori civili, sociali e culturali, sono i ‘lumbard’ a fare le leggi, gli stessi ‘lumbard’ che starnazzano nelle piazze, predicando odio etnico e distruggendo, mattone dopo mattone, il progetto di un’Italia orgogliosa ed evoluta, attenta alla propria Costituzione e ai valori fondamentali dell’uguaglianza fra i popoli e della solidarietà. La sola speranza che ci resta è che chi sostituirà, speriamo presto, la classe politica al potere oggi, faccia un falò di tante leggi inique e indegne di un Paese civile e le riscriva da capo, basandosi sulle carte internazionali che tutelano i Diritti Umani e avvalendosi del contributo degli ‘Human Rights Defender’, la cui esperienza può evitare, anche nelle epoche buie, di commettere tante atrocità di Stato”.

http://www.generazioneitalia.it/

gi.milano.dirittiumani@gmail.com

 

mandato da: Rossella Lizzio (Greenpeace Catania)

Petizione popolare

Per un futuro libero da OGM!


La Commissione europea ha da poco autorizzato la coltivazione di un OGM in Europa, per la prima volta da 12 anni, ignorando le preoccupazioni dell’opinione pubblica. Ho appena firmato la petizione, promossa da Greenpeace, Avaaz e Friends of the Earth, per chiedere una moratoria sull’introduzione degli OGM in Europa. Con un milione di firme i cittadini europei possono presentare una richiesta ufficiale alla Commissione europea. Firma anche tu e arriviamo a 1 milione!

http://www.greenpeace.org/GEpetition

 

mandato da: Meetup Siracusa - Grilli Aretusei

Entro il 2020 la pista ciclabile?


Tra poco ci siamo. Iniziano i mondiali di calcio. Il che vuol dire che sono passati già 4 anni dal
trionfo italiano a Berlino. In quattro anni il Sudafrica ha completato tutti gli stadi. Durante gli stessi 4 anni, invece, la nostra città non è stata capace nemmeno di asfaltare una strada con annessa pista ciclabile. E loro sarebbero il terzo mondo. Loro! Ma insomma: “Quousque tandem abutere, Sindaco, patientia nostra?”.

Cosa ci vuole ad aprire finalmente qualche metro di strada? Quale sarà la data fatidica in cui verrà comodo alla classe politica locale, regionale e/o nazionale per fare un po’ di passerella e spacciare come immensa opera pubblica che migliorerà notevolmente la nostra misera vita, quella specie di riserva indiana per i ciclisti? A leggere, poi, la stampa locale, possiamo tuttavia stare tranquilli. Perché lo stesso sindaco che non è capace di fare asfaltare un po’ di strada (e che evidentemente non ha paura del ridicolo) ha annunciato più volte che entro l’estate libererà la Marina dai cassoni di cemento.

Siamo convinti che, utilizzando la stessa solerzia alla quale siamo abituati, l’impegno estivo sarà  mantenuto. Il nostro primo cittadino ha soltanto dimenticato di dirci dell’estate di quale anno stesse parlando. Ci faccia sapere.

Grilli Aretusei

 

mandato da: Meetup Siracusa e Associazione “Davide Contro Golia”

Le dimissioni del sindaco

Vogliamo offrire in merito alla vicenda dei cassoni della Marina di Siracusa alcune riflessioni ai nostri concittadini.

Stamani abbiamo assistito ad una sfilata della locale gerarchia pidiellina. Caporali e subordinati hanno intentato una manifestazione – per altro scarsamente riuscita –  per la rimozione di quell’orribile muro di cemento sulla banchina di ponente. La qualcosa si rivela a dir poco sbalorditiva essendo l’Amministrazione Comunale di centrodestra la responsabile politica di tale sfacelo. Difatti, non abbiamo mai visto qualcuno manifestare contro se stesso.

Tra i tanti erano presenti i signori Visentin e Bufardeci. Non sappiamo per quale motivo Fabio Granata fosse assente alla manifestazione. Ma reputandolo di gran lunga il più intelligente del resto del PDL, supponiamo che abbia fiutato  l’incongruenza di tale manifestazione.

Invero le dichiarazioni di Bufardeci da un lato non rivelavano i possibili interlocutori del messaggio della manifestazione, dall’altro assumevano toni assai scandalosi. Ha infatti sostenuto fortemente che le perizie sono state fatte senza contradditorio e che sarebbero pertanto “una follia”. Noi crediamo che non solo bisogna essere grati al Procuratore della Repubblica, Dott. Ugo Rossi, e ai magistrati inquirenti per la loro azione investigativa che ridona alla nostra città un po’ di giustizia, ma che è necessario da parte dei nostri amministratori assumersi la responsabilità politica di tutta la vicenda. Peraltro è inconcepibile un attacco così squalificante della magistratura da parte di un deputato regionale. Se questi cassoni fossero stati gettati a mare – così come voleva Visentin – al momento in cui in città girava la voce di una paventata perizia dei cassoni, avremmo rischiato nei prossimi anni un tracollo della banchina e una probabile tragedia di civili, turisti e siracusani.

Crediamo dunque che l’amministrazione si assuma la responsabilità di tale scempio, di aver sottratto ai siracusani uno dei luoghi da loro più amati, di aver addossato alle casse pubbliche il futuro spostamento dei cassoni. Sarebbe giusto che tale lavoro fosse sovvenzionato privatamente dagli amministratori e dai consiglieri comunali, essendo venuta meno la loro funzione di controllo. La giunta dovrebbe rendersi orami conto di esser collaborata da un ufficio tecnico che non ne indovina una. Sta di fatto che nell’ultimo anno abbiamo assistito a pericolosi progetti senza VAS e a pareri non concessi entro i termini previsti dalla legge,

Il PD come al solito è coinvolto da affari interni allo stesso partito e non ha il tempo di occuparsi dei problemi della città.

Noi che guardiamo invece con preoccupazione a tutto ciò, chiediamo le dimissioni di Roberto Visentin per manifesta incapacità di governo della nostra città e per il bene dei siracusani. Dall’altro ci sentiamo più sicuri sapendo che a Siracusa vi sono magistratura e forze dell’ordine neutrali e attenti all’ordine e alla giustizia.

Cristianamente la vita e l’incolumità degli uomini vale molto più di una storia politica.

                                    Prof. Andrea La Monica – Grilli Aretusei

Rev. Prof. Rosario Andrea Lo Bello – Centro Studi “Davide contro Golia”

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Rapporto Msf e Campagna “Crisi dimenticate”

MSF presenta il nuovo rapporto e lancia la campagna sulle “Crisi dimenticate”

Al via le mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica

 

21/04/2010

Roma - Medici Senza Frontiere pubblica oggi il nuovo rapporto annuale “Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009” che per la prima volta ha la forma di un libro (Marsilio Editori). La pubblicazione include il sesto rapporto con la “Top Ten” sulle crisi umanitarie più gravi e ignorate dai media nel 2009, l’analisi realizzata dall'Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi dai TG e alcuni contributi di giornalisti e rappresentanti del mondo accademico/scientifico. MSF lancia anche la campagna di sensibilizzazione sulle “Crisi dimenticate” con l’obiettivo di dare vita, per la prima volta, ad alcune mobilitazioni per coinvolgere l’opinione pubblica. La campagna viene veicolata dal nuovo sito www.crisidimenticate.it dove sono disponibili i materiali per dare vita alle azioni di mobilitazione. La campagna è stata realizzata in collaborazione con l'Istituto Europeo di Design di Milano.

MSF stila annualmente la “Top Ten”, identificando le crisi umanitarie più gravi, alcune delle quali del tutto ignorate dai media. La “Top Ten” del 2009 comprende: le malattie tropicali dimenticate; la guerra nella Repubblica Democratica del Congo (RDC); il conflitto nello Sri Lanka e in Yemen; gli scarsi finanziamenti per la lotta all’AIDS; le condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan; i fondi inadeguati per la malnutrizione; i civili intrappolati nella morsa della violenza in Pakistan, come in Somalia e Afghanistan, dove l’accesso alle cure per i civili è estremamente difficoltoso.

 

Come tutti gli anni, l’Osservatorio di Pavia ha realizzato un’analisi quantitativa e qualitativa dello spazio dedicato dai telegiornali (Rai e Mediaset) alle dieci crisi individuate da MSF e, più in generale, ai contesti di crisi in tutto il mondo. L’analisi evidenzia un dato stabile rispetto agli anni precedenti: le notizie sulle crisi umanitarie nel 2009 sono state il 6% del totale (5.216 su 82.788), un dato identico a quello del 2008 (6%), ma sempre in linea con il calo di attenzione prestato alle aree di crisi in questi anni (il 10% nel 2006 e l’8% nel 2007). Il livello di attenzione nei TG, con meno di un decimo di notizie dedicate alle crisi, non dà segni di miglioramento nemmeno nel 2009. Le cosiddette “malattie tropicali dimenticate” (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) si trovano in un totale cono d’ombra informativo. Le notizie ad esse dedicate sono state pari a zero, mentre di influenza suina, in soli 9 mesi, si è parlato in ben 1.337 notizie; 122 sono stati i servizi sui saldi e 246 quelli su tre mesi di caldo nel 2009. Eppure più di 400 milioni di persone al mondo sono a rischio a causa delle malattie tropicali. La ricerca e sviluppo di nuovi medicinali e presidi diagnostici sono privi di fondi sufficienti e ciò ha gravi conseguenze sui pazienti.

 

Alla Repubblica Democratica del Congo (RDC) sono state dedicate nel 2009 solo 7 notizie. In Congo, una delle crisi da anni presente nella “Top Ten”, è in corso un lungo conflitto che colpisce in particolare l’Est del paese. La tendenza dei TG è quella di interessarsi poco o nulla ai processi complessi delle crisi, privilegiando invece fatti straordinari e limitati nel tempo. E’ il caso dello Sri Lanka (53 notizie) con picchi di attenzione a maggio 2009, per poi sparire dal teleschermo nel secondo semestre. La crisi della Somalia (293) per i TG si consuma per lo più in mare, soprattutto per gli attacchi dei pirati a imbarcazioni italiane. Ma nel 2009 i somali hanno continuato a essere vittima della violenza indiscriminata: milioni di persone hanno bisogno urgente di cure sanitarie. In Pakistan e il Sudan è stato ostacolato l’accesso alle popolazioni intrappolate dalla guerra. Delle 225 notizie sul Pakistan, la maggior parte riguarda la cronaca di attentati e il resoconto delle violenze. Nella provincia del Balochistan, il lungo conflitto che infiamma la zona continua a rimanere nell’ombra dei riflettori dei media, la popolazione è vittima di una totale mancanza di cure mediche. Il Pakistan presenta uno dei tassi più alti di mortalità materno-infantile della zona. Il Sudan (con 112 notizie) e la situazione in Darfur è una crisi visibile a singhiozzo, concentrata sull’ordine di arresto della Corte Penale Internazionale per il presidente Bashir e sul rapimento di operatori umanitari di MSF. Proprio la riconducibilità a italiani o occidentali rende appetibile una notizia. Lo Yemen (54 notizie) appare invece nei telegiornali solo in caso di rapimento di occidentali o come possibile base terroristica.

 

La crisi più visibile della Top Ten è l’Afghanistan, il contesto di guerra più rappresentato in assoluto nei TG (1.632 notizie), con due focus principali: uno italiano (la missione militare) e l’altro statunitense. In Afghanistan la violenza colpisce il sistema sanitario già precario: solo pochi ospedali e centri di salute nei capoluoghi di provincia funzionano, ma a servizio ridotto. Si parla di AIDS e di malnutrizione solo in caso di vertici internazionali o di visite del Pontefice in Africa. Tuttavia ogni anno da 3,5 a 5 milioni circa di bambini muoiono per cause legate alla malnutrizione, un decesso ogni sei secondi. E 178 milioni di bambini, di cui 20 milioni in forma grave, soffrono di questa malattia. I fondi stanziati per la ricerca, lo sviluppo, le terapie sono del tutto inadeguati, sia per quanto riguarda la malnutrizione che per l’AIDS e ciò ha gravi conseguenze per i pazienti. Sei milioni di persone malate di HIV/AIDS hanno bisogno di terapie antiretrovirali (ARV) nei paesi in via di sviluppo. “Un’informazione esaustiva è il primo passo per MSF che da sempre crede nella testimonianza. Per questa ragione quest’anno compiamo un ulteriore passo” - spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF - “cercando di coinvolgere ancor di più l’opinione pubblica in tutta Italia per far uscire così dall’oblio le crisi umanitarie e le persone che ne sono vittime in tutto il mondo.

 

Con la campagna “Crisi dimenticate” e con la pubblicazione del libro ‘Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2009’ vogliamo stimolare i media e i cittadini italiani a porre attenzione sulla vita e le sofferenze delle popolazioni vittime di guerre, malattie e catastrofi naturali. Ai mezzi di informazione chiediamo di parlare delle crisi umanitarie in modo costante. All’opinione pubblica chiediamo di mobilitarsi per fare pressione perché questo avvenga davvero”. La campagna prevede due azioni. La prima, "Adotta una crisi dimenticata", è diretta ai media, alle Università e alle Scuole di giornalismo e gode del patrocinio della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI); l’obiettivo è di dare spazio a momenti di confronto e approfondimenti sulle crisi umanitarie. La seconda, “Accendi un riflettore sulle crisi dimenticate”, è rivolta all’opinione pubblica per attirare l’attenzione nei modi più diversi, in modo virtuale attraverso il sito crisidimenticate.it e Facebook, e attraverso iniziative concrete come i FlashMob o altre proposte.

Msf Italia

 

mandato da: EveryOneGroup

Udine: muore neonata islamica e la Lega protesta contro la sua sepoltura

Udine, 14 aprile 2010. La settimana scorsa è morta a Udine, presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia, una neonata, i cui genitori sono musulmani. È stata sepolta al camposanto di Paderno, nell'area riservata ai defunti di fede islamica: 200 fosse orientate sull’asse nordest-sudovest, in direzione della Mecca. Subito dopo la cerimonia, i rappresentanti della Lega Nord e del Pdl - sedicenti portavoce di tutti i cristiani di Udine - hanno protestato: secondo loro la sepoltura della piccola sarebbe “irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione”. È prevista sabato prossimo una macabra iniziativa della Lega ovvero una raccolta firme contro la tumulazione della neonata (secondo alcuni, chiederanno di disseppellire il suo corpicino per interrarlo altrove) e per chiedere al comune di eliminare dal cimitero l’area destinata ai morti di religione musulmana. Già nei mesi scorsi la decisione del Comune di riservare un’area del cimitero ai musulmani, come avviene in tutte le città dell’Unione europea, aveva provocato le proteste della Lega, che aveva raccolto 1.700 firme e promosso una fiaccolata contro la concessione dello spazio cimiteriale.

Gruppo EveryOne

www.everyonegroup.com - info@everyonegroup.com

 

mandato da: Antonio Beccadelli

16/4/2010

In 1500 battute (o meno)

Quando il gigante è, in realtà, solo un uomo in piedi

Smentite di prammatica a parte, è certo che ieri, durante il pranzo fra Berlusconi e Fini, sono “volati i piatti”. L’ex camerata avrebbe “minacciato” il Cavaliere 2 di dar vita a gruppi parlamentari autonomi (suoi o rinasce, sotto altre forme, Alleanza Nazionale?) se il PdL non si smarcherà, e celermente, dalla Lega. Non è arduo riconoscere in Fini un “embrione” di statista. Peraltro è stato l’unico, almeno sinora, a delineare una riforma costituzionale (il semipresidenzialismo “alla francese”) che può piacere o meno, ma che ha un’innegabile armonia tecnico-procedurale.

Sebbene mai voteremmo Fini (neanche come “male minore”), ciò non ci impedisce di riconoscergli dignità politica, suffragata da poche, non originalissime, ma chiare idee di prospettiva; il Presidente della Camera sa bene, inoltre, che, prima o poi, saranno gli stessi cosiddetti “poteri forti” - di certo non progressisti - a decretare il defenestramento dell’Incipriato: nessuno, dunque, si aspetti, o speri, “cambi di casacca” da colui che fu il “pupillo” di Almirante (e tuttavia, nelle condizioni date, la nascita, anche in Italia, di una destra di stampo europeo sarebbe una positiva evoluzione del quadro democratico).

È però bene sottolineare che la statura dello statista “embrionale” Fini, non è minimamente paragonabile a quella dei padri costituenti repubblicani: il suo principale merito è la postura eretta. Non è un gigante: appare tale solo perché i più - Partito Democratico compreso - sono genuflessi o proni.

Antonio Beccadelli

 

mandato da: Salvatore Azzaro

Contro la mafia

Forti leggere

silenziose ali

spingono,

su vorticosa

indifferenza

d’un vento

criminale.

Implosione

di un Paese

tormentato

da sete

di giustizia

giusta

e mai resa.

Sfatta

celebrazione

di se stessa.

Assolversi

vivere

morire.

Silenziose ali

scivolano

come spade

sorde al dolore,

s’addentrano

nell’orripilante

corpo

disfatto,

partorito

putrido

malvagio

da madre

sanguinaria

e assassina.

Non chiedere più,

tempo… al tempo.

Non vi sarà buio,

né un limite… al confine.

Salvatore Azzaro

 

mandato da: Comitato ProMarina Siracusa - Comunicato stampa

COMUNICATO STAMPA

 Il Comitato PROMARINA di Siracusa,

 nell’ attendere in rispettoso silenzio le risultanze delle analisi strutturali sui cassoni sottoposti a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Siracusa, di fronte  all’evidente imbarazzo del nostro Primo Cittadino (che insiste nel promettere soluzioni allo stato attuale impercorribili) ed alle molteplici dichiarazioni e prese di posizione di autorevoli (sic) esponenti politici siracusani di tutti gli schieramenti, in particolare di quelli che prima appoggiavano incondizionatamente le iniziative disastrose di questa Amministrazione e inopinatamente oggi si ergono a censori per racimolare ulteriore visibilità, intende, di nuovo, con forza rivendicare, nei confronti della cittadinanza, il ruolo di promotore e protagonista delle iniziative che hanno sconfessato lo strano inghippo amministrativo-imprenditoriale che traspare da questa vicenda.

 Confidando nella puntuale ed esaustiva risposta degli Organi Giudiziari e sperando nell’ esito negativo dei riscontri, al fine di risolvere definitivamente questo ulteriore triste capitolo del nostro attuale “vissuto” cittadino, desideriamo altresì ribadire che, qualora  dalle indagini scaturisse un reale coinvolgimento della nostra Amministrazione in atti ritenuti penalmente rilevanti, chiederemo che il nostro Sindaco, anche se non direttamente coinvolto, se ne assuma tutta la responsabilità politica e morale lasciandogli l’onere e l’onore di cedere le armi nel rispetto del suo ruolo di rappresentante di tutti i cittadini che ormai non si riconoscono più nel suo operato e nell’ operato della sua Giunta di governo.

                                                     Il Comitato ProMarina

 

mandato da:  Meetup Grilli Aretusei Siracusa - Nota stampa

Una “Marea” di guai?

Luogo del mistero: l’attività commerciale “Marea” posta sul mare di Ortigia proprio dietro l’ex Palazzo delle Poste. La definizione di attività commerciale non nasce per caso, anche perché non si capisce bene come si dovrebbe definire correttamente tale struttura. Sembra, infatti, che all’inizio, sia stata data una autorizzazione per un solarium con strutture amovibili da smontare ad ogni fine stagione. Così, almeno, esigeva la Sovrintendenza. Ora, qualcuno, durante l’inverno, ha notato la rimozione di alcunché? Mistero! Successivamente si è parlato di un fantomatico “approdo marino” con collegamenti via barca per S. Lucia ed il Plemmirio. Ora, qualcuno ha mai notato un pontile o delle barche che abbiano mai effettuato un collegamento? Altro mistero.

Poi, ad essere pignoli, l’attuale PPO non prevede nessun Solarium in quella zona, e non risulta nessuna variante in proposito. Altro mistero. A questo punto non resta che sperare che almeno i gestori siano in possesso dell’autorizzazione commerciale per gestire un ristorante sul mare. Insomma, se fossimo una città normale, con regole normali scritte da amministratori normali per il bene comune e rispettate da cittadini normali, qualcuno potrebbe dare delle risposte normali a questa “Marea” di domande.  Noi continuiamo a sperare, anche se in passato troppo spesso abbiamo assistito a situazioni che si sono trasformate in una marea di soldi per pochi ed in una marea di guai per la collettività.

                                                                                                          Grilli Aretusei

 

mandato da: Navarra editore - Comunicato stampa

Concorso letterario “Giri di parole 2010”: dal 7 aprile on line gli incipit delle prime opere in gara

Da mercoledì 7 aprile sul sito della casa editrice www.navarraeditore.it saranno pubblicati in anteprima gli incipit dei primi manoscritti in gara per il concorso letterario nazionale “Giri di Parole”. Il concorso, alla sua seconda edizione, è rivolto a scrittori di tutte le età e di tutta Italia che potranno partecipare con racconti e romanzi inediti che abbiano come focusIo e gli altri”: il tema è inteso - lasciando massima libertà alla fantasia degli scrittori - come messa a fuoco di una relazione tra se stessi e qualunque altro soggetto considerato secondo elemento di un confronto. La scelta di pubblicare gli incipit di tutte le opere pervenute, che possono essere votate e commentate sul sito, risponde alla volontà di dare massimo spazio e visibilità a tutti i partecipanti, cosa che – si augurano i responsabili della casa editrice – potrà essere considerata un primo piccolo premio e un riconoscimento per tutti. Così come l’anno scorso, in premio per il romanzo vincitore e per i primi quindici racconti classificati (raccolti in antologia) la pubblicazione nel catalogo della Navarra Editore. Il secondo e il terzo romanzo classificato saranno invece premiati con l’omaggio di un pacchetto di libri della casa editrice. In più, quest’anno si aggiunge un premio in denaro previsto per i testi classificati come primi assoluti nelle due sezioni e due speciali riconoscimenti: un premio della critica, assegnato da un gruppo di giornalisti di pagine culturali di respiro locale e nazionale, e un premio Facebook, assegnato da fondatori e amministratori di gruppi e pagine dedicate al mondo dei libri e della scrittura particolarmente attive e vitali sul social network, che si configura come una sorta di “giuria popolare di qualità”. Per il premio Facebook si segnala l’adesione dei gruppi Libri, che passione! di Chiara D’Amico, Libera il Libro di Alessandra Dalla Gassa, Io amo i libri di Stefania Parolin, Voglio raccontarvi una storia di Nadia Lisanti e Pierpaolo Bongiorno, Mondo editoriale di Alice Mauri, Libero Libro di Katia Ciarrocchi e il collettivo Libro Del Mese – Bookaholic. La lista è in continuo aggiornamento.

Il termine di scadenza per inviare le opere è fissato per il 31 maggio 2010.

Il bando completo è scaricabile dal sito www.navarraeditore.it.

Per informazioni mailto: giridiparole@navarraeditore.it  o tel. 091.6119342

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Il testo del messaggio letto da padre Carlo nella conferenza stampa dopo la sua liberazione

Sono stato accusato di reati gravissimi, ovvero di aver fatto una associazione a delinquere e che avrei dato un contributo essenziale a tale associazione  predisponendo l'elezione a domicilio di diversi stranieri e mi si accusa ancora che avrei tratto un ingiusto profitto predisponendo false storie personali e false attestazioni di domicilio. Sarei in un qualche modo, comunque essenziale, coinvolto in quelle realtà che  sono esattamente, proprio esattamente quelle in cui da sempre mi gioco in guerra aperta, senza diplomazie ipocrite e senza calcoli di convenienza: in tutte le sedi: scuole, consigli comunali e provinciali, giornali, sedi varie di  istituzioni ed associazioni laiche e religiose: da Milano a Pachino, da Bari a  Napoli

Mi sono dispiaciuto per la mia comunità parrocchiale in mezzo alla quale, tutti i giorni, alla luce del sole, senza stanze segrete, con l’apporto cordiale di innumerevoli volontari, si è svolta e si svolge laccoglienza dei poveri di strada in generale e degli immigrati in particolare che per me sono licona di coloro che soffrono una diminuzione di rispetto riguardo la loro dignità di uomini e di donne. Mi ha sostenuto lattestazione di stima che incredibilmente mi è arrivata  da ogni parte dItalia e che non capisco proprio come abbia fatto a meritarmi. Meno male, mi dico. Sennò sarei sprofondato in un gorgo di solitudine nera proprio nel momento in cui scoprivo di essere indagato quale "regista" di una trama perversa di sfruttamento e perversione, "fornitore" di una "base logistica" ad una "associazione a delinquere", "costruttore" di carte essenziali alla realizzazione di piani criminosi finalizzati al degrado fisico e morale di persone. Tutte accuse, in definitiva, che mi posizionerebbero esattamente  in quella parte del campo dove giocano le culture e le persone che da sempre ho osteggiato, condannato, additato come il cancro della società civile. Ed è così che nell'ordinanza del giudice ho letto che le mie "belle parole" erano solo un paravento ipocrita che nascondeva bassi interessi che io definisco da topi di fogna. Così come vi ho letto che il mio reale intento nell'azione che svolgevo era quello di conseguire "prestigio sociale" quale difensore dei poveri e padre dei derelitti.

Ma io ho un pizzico di quella che si definisce "fede cristiana" e mi sentirei un immenso traditore davanti al tribunale della mia coscienza se, per un qualche calcolo pur legittimo, dovessi girarmi dall'altra parte incontrando uno solo che si rivolge a me perché ha dei bisogni. I poveri sono i padroni di casa nella chiesa e io, nel rispetto delle leggi dello Stato, sono solo il loro portinaio. Se non hanno dove dormire, i banchi della chiesa diventano il loro letto. Se non hanno dove e di che mangiare, la chiesa diventa mensa pubblica. E credo che il Padreterno è contento se molto spesso, invece di odore d'incenso sente puzza di piedi o profumo di pasta con la salsa.

Un numero considerevole di stranieri, nel corso degli anni e fino a due giorni dal mio arresto, mi è stato accompagnato fino in chiesa, in modo informale, da personale della polizia di Stato, assistenti sociali del Comune di Siracusa o dellospedale cittadino, da dipendenti della prefettura, da qualche assessore comunale. E questa massa di immigrati, che nell'arco di quasi 12 anni ha raggiunto la cifra di oltre 15.000 persone, hanno mantenuto lindirizzo della parrocchia fin quando non sono riusciti ad avere una loro stabilità lavorativa e abitativa. Attualmente hanno ancora lindirizzo della parrocchia circa 800 persone. Tutti questi periodicamente tornano ad abitare in parrocchia asseconda delle loro necessità. Ad esempio, perché convocati tramite me dalla questura. Si fermano mediamente una settimana. Sempre lUfficio immigrazione della Questura di Siracusa ha saputo chi erano le persone che passavano da me. Tantè vero che era a me che si rivolgevano per contattarli. Da qualche anno, proprio sul senso preciso dell'ospitalità che davo, più di una volta, l'Ufficio immigrazione mi ha sollevato delle obiezioni facendomi notare in sostanza come io dovevo avere in parrocchia materialmente la presenza di tutti coloro che dichiaravo miei ospiti.

E io, sempre ho risposto che la legge non diceva esattamente questo ma esigeva qualcosaltro. Cioè: per avere il permesso di soggiorno è richiesto è un indirizzo preciso in Italia. Proprio questo io definisco, forse impropriamente, "legale domicilio". Questa stessa denominazione a me stesso sembra restrittiva in quanto potrebbe far pensare ad un domicilio puramente legale, senza alcun collegamento materiale alla presenza effettiva di soggetti. Mentre invece, questa presenza cera, anzi, cè a tutt'oggi ma non è stabile. È saltuaria in quanto legata alle situazioni di vita non ancora stabilizzatesi dei soggetti interessati. Davvero insomma la mia parrocchia rimane per loro un sicuro punto di riferimento e non solo sulla  carta ma anche come luogo fisico a cui accedere per mangiare, dormire, ecc. Naturalmente, le obiezioni che mi sono venute di tanto in tanto da parte dellUfficio immigrazione mi hanno portato a dubitare della correttezza della mia interpretazione della "disponibilità ad ospitare" che rilasciavo agli immigrati per allegarla alla loro pratica.

Non volendo trovarmi in difetto con la legge (come invece adesso mi si accusa), ho chiesto sempre che cosa la legge mi richiede per poter dare il mio indirizzo. Mi sono rivolto così più di una volta al Dipartimento per le libertà civili e limmigrazione del Ministero degli Interni. Ho cercato delucidazioni presso enti che hanno a che fare con il mondo della immigrazione. Tutti questi contatti mi hanno confermato nella mia opinione riguardo  il senso dellospitalità che concedevo. Senza quel foglio, delle persone entravano in grave difficoltà in relazione alla loro volontà di stare legalmente in Italia. Rischiavano di diventare clandestine, senza arte né parte per sempre, sfruttabili da chiunque, facile manovalanza di tutte quelle organizzazioni e associazioni criminali che sfruttano la debolezza dei non garantiti. Mentre invece, poco a poco, nell'arco di tanti anni, ne ho visti sistemare migliaia e migliaia, attualmente con la loro residenza, il loro lavoro, felici in tanti per il ricongiungimento familiare che hanno ottenuto e vivono la loro vita sparsi in tutta Italia. Inoltre voglio aggiungere che alla formazione della mia opinione di non essere un "fuori-legge" con quelle dichiarazioni, ma che anzi fosse (e rimane) un mio preciso dovere di cittadino fare quanto è nelle mie possibilità per accrescere il tasso di civiltà del mio Paese,si sono aggiunti altri motivi di ordine ideale e morale che molto brevemente riassumo in due punti:

1) Latteggiamento a mio parere irrispettoso che spesso gli extracomunitari dovevano subire recandosi allo sportello dellufficio immigrazione della questura di Siracusa, mi ha convinto che ci fosse molto di soggettivo nelle richieste di detto ufficio, quasi una insofferenza di tutta quellutenza che, tra laltro, parlava molte volte in modo incomprensibile. Per cui, se passava la prassi di dover dare la mia ospitalità solo a coloro che fisicamente ed in modo continuativo abitavano con me, ovviamente l'avrei potuta dare solo a qualche decina di persone lasciando nell'anticamera della clandestinità un mare di esseri umani.

2) Sono convinto che stiamo scivolando sempre più verso forme marcate di xenofobia. Verso forme di respingimento di quei valori sanciti nella Carta Costituzionale e nelle Carte internazionali (vedi la Carta dei diritti delluomo o la Convenzione di Ginevra). E' evidente il clima di sospetto e addirittura paura e quindi di rigetto verso gli stranieri. E si moltiplicano le affermazioni di autorevoli esponenti del governo italiano che oggettivamente fomentano tali sentimenti negativi: vedi ultimamente  i commenti del ministro Maroni sui fatti di Rosarno e le dichiarazioni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi a Reggio Calabria in occasione del consiglio dei ministri che lì si è tenuto. Gli stranieri sono visti solo come forza-lavoro, sono i nuovi schiavi da soggiogare psicologicamente facendogli capire, nella prassi, che i diritti appartengono al mondo delle utopie, mentre la realtà per loro è lessere figli di un dio minore. Gli stranieri sono monitorati come un "fenomeno sociale" da leggere dal punto di vista dellordine pubblico e della sicurezza sociale. Ma possono vedere bloccata la loro vita e la vita dei loro figli a causa di incapacità politica a gestire la ricchezza economica e culturale che rappresentano e a causa di una incapacità a leggere la Storia ?

Purtroppo non siamo in molti ad operare in questo modo in Italia. Purtroppo è difficilissimo che si conceda a tanti poveracci di poter godere di un indirizzo. Molti non possono  avere una stabile residenza perché legati ai lavori stagionali e formano come una transumanza, sfruttati in nero sia al nord (industria manifatturiera soprattutto) come al sud (lavori agricoli soprattutto). La mia parrocchia era fino a qualche giorno fa uno dei pochi luoghi in Italia che concedeva il proprio indirizzo dando quindi un certo qual senso di stabilità a troppa gente che a tutt'oggi sembra che sia colpevole di essere apparsa sulla terra. Al di là del mio caso personale, spero vivamente che su questo punto si faccia davvero chiarezza.

                                                                                                      Sac. Carlo D’Antoni

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Appello nazionale per padre Carlo - Associazione Senza Confine (aggiornato al 7 marzo)

In Italia non esiste ancora il “reato di solidarietà”. Giù le mani da Padre Carlo D’Antoni!

Dopo Moni Ovadia, anche Riccardo Orioles, Don Paolo Farinella e padre Alex Zanotelli hanno aderito all'appello!

Ad un mese dai domiciliari a Don Carlo e ai suoi collaboratori le firme sono più di 250...
 

Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. È a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che – come padre Carlo fa in prima persona da anni – continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l’ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell'irreperibilità dei richiedenti asilo.

Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l'ospitalità per chi – in fuga da guerre e persecuzioni – ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.

Sappiamo che il soccorso e l’assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!

Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l'Africa), Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza, Roma) Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano), Sarah Di Giglio e Caroline Chamolt (Senzaconfine, Roma), Salvatore Palidda (Università di Genova), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas, Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coordinamento Rete dei Comuni Solidali), Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese), Ines Bartoletti (Novafeltria, RN), Fausto Pellegrini (Rainews24), Anna Brambilla (Senzaconfine, Milano), Simonetta Crisci (avvocata, Roma), Matilde Di Giovanni (Avvocata, Siracusa), Angela Bellei (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Maria Grazia Rattin (Trento), Danilo Mancosu e Antonello Pabis (Associazione Sarda Contro l'Emarginazione), Alfonso Perrotta (Roma), Germana Monaldi (Senzaconfine, Roma), coordinamento nazionale Primo marzo 2010, Stefania Ragusa (giornalista, Milano), Corrado Ferulli (Milano), Emilio Rossi (CIAC, Parma), Giampaola Bellini (Roma), Simona Ferlini (Provincia di Bologna, Università di Bologna), Giovanni Serreli (Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea, CNR, Cagliari), Grazia Naletto (Lunaria, Roma), Stefano Galieni (Resp. nazionale immigrazione Prc), Patrizia Fucci (Roma), Nelly Bocchi (Casa delle donne "Dove comincia il giorno" Fidenza - PR), Marco Gaibazzi (ass. Jambo, Fidenza PR),  Fabio Testasecca (Roma), Alessandro Bresci (ingegnere), Tiziana Caparesi (Associazione Il Seme), Daniele Barbieri(Scimmie verdi, Imola), Attilio Alioli (Shiatsu Do Onlus), Mimmo Lombezzi (gionalista, Milano), Giovanni Michelon (Padova), OUTIS - Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Milano), Giovanni Busetto (Ponte in Valtellina – SO), Livia Grossi, Giuseppe Casarrubea (storico), Daria Pozzi (ATTAC), Daniele Biacchessi (giornalista), Paolo Limonta (maestro elementare, Milano), Elena Allegretti (Centro Interculturale Nawras), Abdoulaye Diene, Todo Cambia (Milano), Luigia Sommo, Simona Ferrari, Veronica Mensi (Teatro della Cooperativa – Milano), Davide Benetti, Silvia Torneri (Centro Interculturale Trama di Terre), Luca Manganella, Luciano Muhlbauer (consigliere regionale della Lombradia, PRC), Giovanna Tosi (Milano), Marco lupo Gingardi (Milano), Davide Ficarra (Rifondazione Comunista Palermo), Giovanni Maiolo (Caulonia – RC), Massimiliano Perna e la redazione de ilmegafono.org, Fabio Guarnaccia (SR), Renato Franzitta (Confederazione COBAS della Sicilia), Rosario Patanè (Liberacittadinanza, Acireale CT), circolo Nelson Mandela (Trezzano sul Naviglio – MI), Daniele Abbado, Citto Leotta (Liberacittadinanza, Acireale – CT), Daniela Antoni (CobasScuola Trieste), Andrea Tuvè, Christian Bonatesta, Maria Claudia Aiello (Catania), Vincenzo Dato, Francesco Di Martino (Noto – SR), Clara De Luca, Andrea La Monica, Donatella Perfetti (Perugia - solidarietà con il popolo curdo), Mariangela Pizzo (Messina), Adriana Piazza (SR), Simona e Stefano (RadioArchimede, Siracusa), Barbara Grimaudo (cittadini Invisibili? No, grazie! - Palermo), Riccardo Orioles (giornalista), Teresa Modafferi (Cobas scuola – Ct), Nando Grassi (PA), Licia Catania (CT), Giovanna Pannuzzo (SR), Tony Scardamaglia (Laici missionari comboniani Palermo), Mario Affronti (Medicina delle Migrazioni del Policlinico Universitario di Palermo; Presidente Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), Francesco Chinnici (AS.VO.PE.) Associazione Volontariato Penitenziario, Maria Di Benedetto, Omar Laurino, Domenico Di Stefano, Giovanni Battaglia, Stella Vizzini, Mario Guarino, Tati Sgarlata (psichiatra), Piera Biancini, Maurizia Leonelli (Milano), Donato Menna, Nicoletta Manuzzato (giornalista, Milano), Cristina Agosti – insegnante, Amalia Navoni (Milano), Angelo Reginato, Maria Timpanaro (S.Teresa di Riva – ME), Angelo De Grande (Siracusa/Parigi), Antonio Mottana (diacono), don Sandro Sozzi (parroco di S. Galdino, Milano), Nadia De Mond, Luciano Ghirardello (Cusano Milanino – MI), Ersilia Monti, Giuseppe Larovere (A.N.P.I. Sezione Martiri di Lambrate /Ortica Milano), Enrico Wieser, Marisa Chiocchetti, Mario Giovanni Carabelli (“Ceb Evangelho é Vida”, Goiás (GO) – Brasil, Roberto Catani, Maria Grazia Catani, Adele Folcia, Mirella De Gregorio (Milano), Giusy Montoneri (Siracusa), Amalia Fumagalli (Novate Milanese – MI), Anna Frigerio (Milano), Nuccia Alessandro e Barbara Fattori, Francesca Bianchi (Busto Arsizio – VA), Vittorio Bellavite (Noi Siamo Chiesa), Domenico Simone (South Media, Catania), Elena Milazzo Covini, Enrico Peyretti (Torino), Maria Rita Sibilla, don Toni Revelli (Torino), Franco Borghi (Cento – FE), Oreste Aime (Facoltà Teologica di Torino), Alessandra Forni, Giovanna Marsetti, Francesca Carabelli e Ambrogio Biglia, Ernesto Rossi, Vittoria Scotto di Vettimo, Franca Ciccòlo, Gabriele Ciapparella, Frédéric Vermorel (eremo SantIlarione, San Nicola di Caulonia – RC), Patrizia Taccani (Milano), Maurizio Dimartina, Liliana Rora, Matteo Ceresa e Lidia Tagliabue (Cormano – MI), Rita Girotti, don Angelo Cassano (Bari), Procura Missionari Monfortani (Bergamo), Maria Federica Deriu, Vito Capano, Florestana Piccoli Sfredda (Rovereto – TN), Luigi Consonni (prete operaio in pensione, Pioltello – MI), Caterina (GE), Alessandro Finzi-Contini, Chiara Cottatellucci, padre Mauro (GE), Germana Pene (TO), Giovanni Avogadri (Centro Internazionale Studenti G. La Pira), Vittorio Malucelli, Albina Cocchi (Carmagnola – TO), A. Iano Cobianchi (Torino), don Angelo Casati (Milano), Giordano Fornasier, Mariella Moresco, Alessandra Chiappini, Marina Govoni (Casumaro – FE), Simonetta Peccenini (DIPTERIS - Università di Genova), Carla Dentella, Alfredo Fumagalli (Milano), Nicola Froggio Fràncica, Carla Bosisio (Genova), Giovanna Maltese (insegnante), Romana Gardani – Parma, Graziella Merlatti, Marina Barbagli (Cento – FE), Basilio Buffoni (Milano), Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto, Mariapia Porta (Genova), Elda Biagi (San Giuliano Milanese – MI), Martina Pannuzzo, Silvia Nulli (Brescia), Mauro Castagnaro (Crema), Nadia Sereni (Foligno), Piero Colombo (Milano), Primarosa Pia (Tortona – AL), Giovanni Bonelli Rossi Filangieri (Napoli), Francesco Iacoviello (Gualdo Tadino – PG), Roberto Venturino, Pierpaolo Bettini, Paolo Vezzoni (Segrate – MI), Novella Semplici (Fucecchio – FI), Maria Carla Mancinelli, Alessandro Cremona – Roma, Patrizia Pozzi, Massimo Riccò (Mestre – VE), Elio Tocco, Germana Campagnolo, Massimo Dalla Giovanna (Genova), Christopher Garaventa, Paola Magillo (Genova), Rita Pasqualetto (Mestre – VE), Paolo Bertagnolli, Giulia Capotorto, Carlo Maria Ferraris (Genova), Mario Villa (Rho – MI), Pina Tilli, Associazione Culturale Stella Ciao - circolo ARCI (Taranto), Domenico Basile e Maria Chiara Zoffoli (Merate – LC), Franca Riggi, don Giuseppe Scapino (Parrocchia di S. Giovanni Battista, Ivrea -TO), Comunità Irene (Arluno – MI), Piero e Adriana Nasi, Pippo Manca, Mauro Di Pietro, Antonio Longo, padre Carmine Miccoli (Canosa Sannita – CH), Germana Campagnolo, Valter Del Pin, Associazione Babele (Grottaglie – TA), Maria Teresa Siri, Angelo Valle, Mario Facchini (associazione Raphael), Gianfranco Benvenuti, Renato Conte, Gabriella Maggi Mariarosa (Milano), Stefania Curti (Perugia), Franco Stagi, Filomena Laterza (Perugia), Nicoletta Negri (Milano), Giorgio M. Barlocco, Tindara Ignazzitto & Yodit Abraha, Comitato Primo Marzo Palermo, Fausto Simonetti, Carmelo Labate (Messina), Associazione Ecumenica SAE (Messina), Corrado Sciarrone, Sostine Cannata, Filippo Cavallaro (Messina), Piera Filippone (Genova), Giuseppe Restifo, Peppe Cubeta (qbeta band), Maria Gianotti, Giulia Liguori, Sidra Saqlain, Monica Mancini (Deruta – PG), Giuseppina Ficarra (Palermo), Paolo Polvani (Barletta BA), Giuseppe De Domenico, Daniela Villari, Giovanna La Maestra, Giovanni Gugliandolo (Messina)

Per adesioni: senzaconfine@libero.it

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Addiopizzo Catania esprime solidarietà e forte vicinanza, all’on. Angela Napoli, membro della commissione nazionale Antimafia, la quale, secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione, sarebbe stata destinataria di un attentato organizzato dalle cosche della Piana di Gioia Tauro. All’on. Napoli, che abbiamo avuto il piacere di conoscere ed apprezzare personalmente per il suo impegno in difesa della legalità, rinnoviamo il nostro sostegno affinché continui nella preziosa opera di denuncia dei rapporti tra politica e ‘ndrangheta portata avanti in questi anni.

Addiopizzo Catania

 

dalla nostra redazione: Accordo con il mensile “Il Clandestino con permesso di soggiorno”

Dal nostro numero di sabato 6 marzo, il primo di questo mese, parte una collaborazione di cui siamo particolarmente lieti. Ogni mese, infatti, pubblicheremo un articolo tra quelli pubblicati dal mensile cartaceo “Il Clandestino con permesso di soggiorno”, una delle realtà di controinformazione ed inchiesta più interessanti del panorama siciliano. Allo stesso modo, ogni mese sul Clandestino sarà pubblicato un articolo del Megafono. Uno scambio di forze. “Il Clandestino con permesso di soggiorno” è un giornale nato a Modica, nel ragusano, dall’impegno, dal sacrificio e dalla voglia di informare di un gruppo di ragazzi molto giovani e con le idee ben chiare.

Ne è venuto fuori un prodotto davvero interessante che ha attirato l’attenzione di tutti coloro che fanno vera informazione in Sicilia e non solo. I ragazzi del Clandestino, con cui è nata una splendida collaborazione e una spontanea amicizia dettata dalla condivisione di un’idea precisa di società e di futuro, festeggiano in questi giorni un anno di vita del loro giornale. Gli auguriamo che sia il primo di tantissimi anni di inchiesta e informazione, nella speranza che il loro progetto, come il nostro, assuma dimensioni sempre maggiori e raggiunga sempre più utenti e spazi.

Siamo convinti che questa collaborazione, che risponde anche ad un’esigenza di mettere in rete tutte le realtà che dal basso cercano di mobilitarsi e offrire un punto di vista diverso da quello ufficiale, durerà a lungo e permetterà di far camminare insieme le nostre idee e forze. Il Clandestino ha anche due siti internet che vi invitiamo a visitare:
www.ilclandestino.org
http://ilclandestinonline.blogspot.com

La redazione del Megafono

 

 

dalla nostra redazione: SIAMO TUTTI COLPEVOLI - di Massimiliano Perna

Quello che è avvenuto con l’inchiesta che ha posto in stato di arresto padre Carlo, Antonio, Aldo e alcuni migranti, è quanto di più assurdo e grottesco abbia mai visto nella mia vita. Non è questione di amicizia, né di garantismo, ma la portata delle accuse, le ricostruzioni fantasiose fatte in tv, le frasi del procuratore D’Agata contrastano con la certezza indissolubile di un’esistenza onesta, trasparente, votata generosamente agli altri. Un’accusa che non appare supportata da prove concrete, documentali, da passaggi di denaro certificati, chiari, ma da testimonianze e da qualche intercettazione che non ci dice nulla. Prostituzione? Accusa risibile che, se non fosse per il momento drammatico, susciterebbe più di una risata. Pensare al favoreggiamento della prostituzione a Bosco Minniti è diabolico e quantomeno ardito. Riduzione in schiavitù? In questa chiesa chiunque entra è padrone di casa, non ci sono capi e sottoposti, tutti insieme, italiani e stranieri, ci si siede sullo stesso tavolo, si vive insieme collaborando, ci si rispetta pienamente. Di cosa stiamo parlando? La magistratura farà il suo corso, ma mi auguro che non lo faccia con l’atteggiamento di chi vuole per forza condannare qualcuno. Le parole del procuratore D’Agata, rilasciate all’emittente catanese Telecolor, fanno rabbrividire. Il garantismo che egli ha usato per se stesso su accuse a cui nessuno di noi aveva creduto non vale quando ad essere sotto accusa sono gli altri?

Il suo sorriso, la sua certezza che si tratta di prove da cui è impossibile discolparsi, la sua convinzione che l’umanità di questa comunità e della sua guida fosse solo un paravento per loschi traffici, tutto ciò è inopportuno per chi dovrebbe usare la presunzione di innocenza come suo principio guida, ed è offensivo per tutti coloro che in quella parrocchia, ogni giorno, da anni costruiscono una società nuova, fatta di solidarietà, tolleranza, accoglienza vera, non legata a circuiti economici, ma ad uno spirito di fratellanza e di accompagnamento nei confronti di chi è rimasto indietro verso un futuro di inclusione. Se padre Carlo, Antonio e Aldo sono colpevoli, allora lo siamo tutti. Siamo colpevoli di amare l’altro come fosse nostro fratello. Siamo colpevoli di non credere che in questa società se qualcuno fa del bene lo deve  fare per forza per riceverne un tornaconto personale. Siamo colpevoli di vivere in un tempo in cui la solidarietà è eversiva. Siamo colpevoli di fare ciò che le istituzioni non fanno. Siamo colpevoli di credere in una giustizia che invece di colpire chi sbaglia si ritorce contro chi la sostiene. Siamo colpevoli di “stare sulle palle” a qualche ufficio della Questura che, qualche anno fa, con il vecchio questore, ci guardava con favore, apprezzando il fatto di essere punto di riferimento per molti migranti che altrimenti sarebbero condannati alla clandestinità e sparsi per il territorio nazionale come fantasmi senza nome.


Siamo colpevoli di non chiudere gli occhi e il cuore davanti a chi ha bisogno. Siamo colpevoli di aver denunciato e segnalato quello che non ci sembrava giusto un’istituzione facesse. Siamo colpevoli di non esser stati zitti, di aver protestato a muso duro contro l’arroganza, l’indifferenza, l’assenza delle istituzioni sul territorio e contro un clima nazionale che non ci piace e che abbiamo definito disumano, pericoloso. Siamo colpevoli di non aver chiesto la carta d’identità morale a chi entra in una Chiesa per cercare riparo e accoglienza, in piena coerenza con lo spirito cristiano di cui in tanti, troppi in questo Paese si appropriano indebitamente, quando fa comodo, per poi oltraggiarlo nella vita di tutti i giorni, nelle proprie azioni e nel proprio lavoro. Siamo colpevoli di solidarietà, di umanità, di esser soli contro un sistema più grande e forte di noi, capace di schiacciarci quando e come vuole. Siamo colpevoli di non rassegnarci ad un’Italia che declina miseramente nella sua pochezza e arretratezza, nella sua ipocrisia e violenza. Siamo colpevoli tutti, di tutto questo.

Allora che vengano ad arrestare tutti noi, con le accuse più assurde, mettendoci tutta la fantasia possibile per trovare il modo di colpirci. Ci costringano al silenzio, alla calunnia, all’esposizione al pubblico massacro, al dolore. Ma nessuno mai potrà darci quel colpo di grazia che incenerisce ogni cosa: la rassegnazione. Mai come adesso abbiamo l’obbligo di compattarci e di dare un segnale forte, consapevoli che la parte giusta, in un Paese come il nostro, non può che essere minacciata e colpita. Abbiamo fiducia nella magistratura, nonostante tutto, anche se siamo consapevoli che non abbiamo bisogno delle sentenze per conoscere l’innocenza di chi da sempre antepone l’aiuto agli altri alla propria stessa vita, senza ritorni economici, conducendo vite dure, fatte di lavoro e non di agi.  Per queste persone, per tutti coloro che ad esse somigliano, per le idee in cui crediamo allora sentiamo di dichiararci colpevoli, perché tra chi condivide questo destino di campo e questa idea di mondo, senza divise e poltrone dorate, non possono esserci distinzioni.

Profondamente indignato

Massimiliano

 

mandato da: Natura Sicula Siracusa - Mi illumino di meno

A SIRACUSA NATURA SICULA SI ILLUMINA DI MENO

Raduno: ore 19 Siracusa, Piazza Duomo

Dopo essersi illuminata con le fonti di energia rinnovabili (vedasi precedente comunicato), Natura Sicula adesso si illumina di meno! Infatti anche quest’anno, a Siracusa, l'associazione aderisce alla campagna “M’illumino di meno”, promuovendo la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2.

Dopo il successo degli anni trascorsi, l’evento, giunto quest'anno alla sesta edizione, viene celebrato in veste completamente rinnovata, in quanto l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma adesso in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.

Lappuntamento è fissato per venerdì 12 febbraio alle ore 19 a Siracusa in una Piazza Duomo che, per l’occasione, sarà completamente a luci spente. Approfittando del buio in città, prenderà vita una fiaccolata con torce alimentate ad olio vegetale esausto, utilizzando parte di quello raccolto dai soci di Natura Sicula durante gli ultimi mesi.

Dal punto di vista ambientale, le torce ad olio vegetale hanno impatto zero, in quanto la CO2 prodotta è pari a quella sottratta dalle piante dalle quali si è ricavato lolio, necessaria per il loro sostentamento, attraverso il processo di fotosintesi. Al termine della serata, i partecipanti potranno immergersi in una magica atmosfera cenando insieme a lume di candela, all’insegna del risparmio energetico.

 

mandato da: Comitato Pro Marina - Siracusa

COMUNICATO STAMPA

Il Comitato cittadino Pro Marina di Siracusa, in riferimento al sequestro cautelare dei manufatti siti presso la Marina di Siracusa, esprime il proprio plauso alle Forze dell’ordine ed alla Magistratura che, di fronte ad una vicenda costellata da annosi silenzi, roboanti proclami, timidi ripensamenti ed improvvise accelerazioni, forse per la prima volta in questa città con doverosa tempestività, segno di un apprezzabile cambio di rotta, ha ritenuto opportuno intervenire per fare chiarezza e perseguire, se necessario, eventuali illeciti dopo le molteplici rimostranze e perplessità, da noi in questi mesi palesemente evidenziate, sull’iter attuativo del progetto e sulle idoneità strutturali dei manufatti. Il Comitato Pro Marina seguirà con attenzione gli eventi augurandosi che le modalità degli accertamenti si svolgano con la dovuta speditezza, affinché la cittadinanza possa di nuovo godere di uno dei luoghi più suggestivi della nostra città con la tranquillità che proviene dalla certezza di un opera priva di lati oscuri sia amministrativi che principalmente strutturali.

Comitato Pro Marina - Siracusa

 

mandato da: Comitato No-Triv Val di Noto

I NOSTRI TIMORI SUI RISCHI PER IL VAL DI NOTO SONO SEMPRE FONDATI...

Danni ambientali considerevoli sono stati causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano in un affluente del Fiume Tellaro nei pressi della Città di Noto il 18 gennaio 2010. L’incidente ci dà una ulteriore conferma della bontà della battaglia, a suo tempo intrapresa, per evitare che avessero compimento le concessioni per le trivellazioni petrolifere in un territorio dalle forti vocazioni agricole e turistiche, patrimonio mondiale dell’Umanità. Abbiamo da sempre paventato, inoltre, il pericolo che tali interventi possono comportare per le falde acquifere e per gli eccellenti prodotti che il distretto offre (olio, mandorle, agrumi, cereali, legumi, frutta, ecc.). I nostri timori sono stati supportati da consulenze scientifiche autorevolissime. Nel recente passato la texana Panther Eureka s.r.l. aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo.

Questo scellerato tentativo, voluto dal governo regionale di allora, aveva visto una fortissima reazione delle associazioni, delle istituzioni locali e delle comunità. Dopo questo scempio, facciamo l’ennesimo appello alle Istituzioni Regionali affinché siano presi provvedimenti adeguati per evitare di imboccare una strada che comporti ulteriori danni irreversibili all’economia ed al paesaggio per poter far sì, invece, che decolli definitivamente un modello di sviluppo ecosostenibile consono alle peculiarità del territorio.

Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto assieme a tutte le organizzazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, agricole e turistiche vigilerà con grande attenzione ed è pronto a far in modo che si mobilitino tutti i soggetti interessati per impedire che ulteriori tentativi siano messi in campo. Pensiamo che siano maturi i tempi, invece, di realizzare il Parco degli Iblei poiché permetterebbe grandi vantaggi e benefici per un futuro durevole e compatibile per la gente.

Comitato No Triv Val di Noto

 

mandato da: Coordinamento Giuseppe Fava

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Qualcosa che la comunità palazzolese ha compreso valorosamente più di 20 anni fa, organizzandosi in ronde cittadine per combattere e respingere quella che era la richiesta di pizzo da parte delle cosche che in quegli anni riorganizzavano la suddivisione del territorio siracusano. Esperienza risultata vittoriosa grazie alla costituzione dell’Associazione Palazzolese Antiracket (APA). Oggi, alla luce dei fatti accaduti nelle scorse notti a Palazzolo e nella provincia di Siracusa, cosa nostra è tornata a fare la voce grossa intimidendo un territorio che aveva ritrovato la sua tranquillità.

Il Coordinamento Fava esprime la massima solidarietà ed il proprio sostegno civile nei confronti delle vittime degli attentati. Sdegnati e sinceramente preoccupati comprendiamo la gravità dei fatti e così come avvenuto nel passato invitiamo la cittadinanza tutta ad unirsi di nuovo per esprimere il proprio sostegno nei confronti delle vittime e partecipare attivamente per contrastare e combattere un “cancro che è di tutti”.

Coordinamento Fava

 

messaggio dalla nostra redazione: Noi non dimentichiamo!

LA NOSTRA MEMORIA

Sono trascorsi pochi giorni dalla Giornata della Memoria celebratasi mercoledì 27 gennaio. La nostra redazione si è unita alla riflessione e al ricordo di quella che è stata una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, nella consapevolezza dell’attualità di una terribile logica, razionale ed umana, che è sempre pronta a produrre i suoi mostri. La Shoah è un marchio indelebile di dolore e di sangue impresso sul ‘900 e sul nostro passato, un passato da cui l’Europa dovrebbe imparare, cercando di non dimenticare l’orrore, il declino dell’essere umano, la spregevole ed agghiacciante logica di discriminazione nei confronti di presunte diversità. Già, presunte, perché in realtà si tratta solo di diversità costruite ad arte, diffuse nel cervello dei popoli attraverso il vento dell’odio e della propaganda, artificiosamente fabbricate per celare le ragioni più essenziali che sono da ricercarsi nella brama di potere e di denaro che piccoli uomini di potere amplificano e rispetto a cui ogni sentimento, ogni diritto, ogni umanità vengono sacrificati e combattuti, schiacciati. Ebrei, omosessuali, zingari, oppositori politici sono stati massacrati nel silenzio ipocrita dell’intero mondo, sono stati il bersaglio di uno sterminio preparato scientificamente, prima attraverso l’ideazione di un clima culturale di odio verso coloro che la Storia del momento indicava come portatori di diversità e dunque nemici, poi attraverso la pianificazione materiale dell’eliminazione. Logiche tanto perverse, quanto umane, che non appartengono ad un’epoca piuttosto che ad un’altra e che sono sempre in agguato. Oggi ci sono ancora i “diversi”, i bersagli scelti come capro espiatorio della società del benessere: sono i migranti, che vengono accusati di tutto e che subiscono angherie e violenze quotidiane. E sono ancora gli zingari, gli omosessuali, che continuano ad essere schiacciati dal pregiudizio. Troppi sono gli atti di discriminazione, violenza, troppe le mentalità bacate e nocive a cui si deve assistere. In Italia, soprattutto, si è instaurato un clima pericoloso, che coincide con la restrizione dello spazio democratico. Contro tutto ciò dobbiamo ancora combattere, alzare la voce, far brillare le spade affilate della cultura e della verità, far camminare le nostre gambe sulle strade e sulle piazze, consapevoli che la libertà e la democrazia passano da noi. Noi ne siamo consapevoli e, nel nostro piccolo, ci proviamo. Perché il mondo, così com’è, non ci piace.

La redazione del Megafono

 

mandato da: Malastrada Film

TRE FILM PER TRE OCCASIONI

Ci facciamo più irruenti in questi giorni, o forse, semplicemente,  più presenti. Negli ultimi due anni con il progetto Cinemautonome abbiamo a lungo lavorato su un sistema di piattaforma audiovisiva che archiviasse e organizzasse tutto il materiale raccolto per la diffusione di opere cinematografiche di ricerca: film, nomi, testi, geografie, immagini e suoni. Ad oggi nonostante la mole di lavoro che ancora ci aspetta, possiamo ritenerci ad un buon punto, così abbiamo deciso di porre in “evidenza” tutto questo materiale e di rilasciare, nel tempo, diversi contenuti/film da noi raccolti e diffusi. In questa occasione particolare abbiamo pensato di condividere tre eventi per noi molto importanti.

Continuiamo dunque facendovi scoprire l’edizione dedicata al lavoro di Canecapovolto rilasciando in versione integrale “Run Hubbard Loop”, un capolavoro del 1996 al quale alleghiamo la lettura di “Attraverso lo Spettacolo, canecapovolto e la fabbricazione dell’alienazione” di Massimo Causo, un testo cardine per la comprensione del loro lavoro. Troverete inoltre sulla nostra home anche l’anteprima dell’ultimo film di animazione di Paolo Bonfiglio: “Mortale” presentato in questi giorni in anteprima internazionale al festival di Lione “Les inattendus”.

In occasione del nostro ritorno all’International Film Festival di Rotterdam, per tutti quelli che (compresi noi) non potranno ri-trovarsi in Olanda, abbiamo invece deciso di pubblicare per intero il film “OUAGA! Hommage a l’homme du 4 aout” che con nostro piacere, in autonomia, continua a rimbalzare da un punto all’altro del mappamondo. Con tutto questo, o meglio, all’inizio di tutto questo, vogliamo farvi partecipi delle scoperte e degli entusiasmi visivi che abbiamo maturato durante un lungo periodo. Ogni tipo di feedback, reazione, commento sarà  sempre cosa gradita.

Trovate tutto sul nostro sito! A presto!

P.S. Ringraziamo tutti coloro che sino ad oggi hanno voluto acquistare il cofanetto antologico di Canecapovolto. I pacchi sono già  partiti, arriveranno a giorni, fateci sapere e continuate a diffondere la notizia: ci sono ancora copie!

 

mandato da: Addiopizzo Catania

È notizia di questi giorni che Cosa Nostra è tornata a fare la voce grossa. Lo fa attraverso gli attentati progettati contro l’europarlamentare ed ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ed il gup di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, che la mafia voleva colpire attentando alla vita della cugina, scambiata per la sorella, questo a dimostrare quanto chiunque possa esserne vittima; le minacce rivolte al procuratore antimafia Piero Grasso, al giornalista Lirio Abbate, al procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, all’aggiunto Domenico Gozzo, al procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, e al sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Gaetano Paci; e i messaggi intimidatori recapitati a Claudio Risicato, presidente dell’associazione antiracket Rocco Chinnici e coordinatore delle Associazioni antiracket-antiusura di Confcommercio di Catania.

Addiopizzo Catania vuole esprimere il proprio sostegno e ringraziamento a questi professionisti che, con il loro operato conforme ai principi di legalità e integrità, stanno contrastando l’organizzazione mafiosa, e che i boss e i complici e capi della borghesia mafiosa vorrebbero far smettere di parlare, indagare, scrivere, viver Il nostro, però, oltre che una dichiarazione di solidarietà verso chi col suo lavoro dà energia e speranza ogni giorno alla nostra associazione, vuole essere anche un appello a tutti i cittadini, i siciliani, gli Italiani, di far sentire la propria vicinanza a questi uomini che fanno il loro dovere e che lavorano con impegno e professionalità per il bene comune e per combattere un cancro che è di tutti. Perché queste minacce non riguardano solo i magistrati, i giornalisti e gli imprenditori in questione: attraverso esse la mafia sta minacciando noi cittadini onesti, la nostra terra e sta attentando alla nostra libertà. Non lasciamoli soli, anche noi dobbiamo farci sentire, perché loro sono la nostra voce e la nostra forza, le nostre armi per combattere questo male chiamato mafia.

 http://www.addiopizzocatania.org

 

IL MEGAFONO SEGNALA: E ora considerate se questo è un uomo - di Adriano Sofri

E ora considerate se questo è un uomo

Di nuovo, considerate di nuovo

Se questo è un uomo,

Come un rospo a gennaio,

Che si avvia quando è buio e nebbia

E torna quando è nebbia e buio...

Di nuovo, considerate di nuovo

Se questo è un uomo,

Come un rospo a gennaio,

Che si avvia quando è buio e nebbia

E torna quando è nebbia e buio,

Che stramazza a un ciglio di strada,

Odora di kiwi e arance di Natale,

Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,

Che contende ai topi la sua cena,

Che ha due ciabatte di scorta,

Una domanda d’asilo,

Una laurea in ingegneria, una fotografia,

E le nasconde sotto i cartoni,

E dorme sui cartoni della Rognetta,

Sotto un tetto d’amianto,

O senza tetto,

Fa il fuoco con la monnezza,

Che se ne sta al posto suo,

In nessun posto,

E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,

“Ha sbagliato!”,

Certo che ha sbagliato,

L’Uomo Nero

Della miseria nera,

Del lavoro nero, e da Milano,

Per l’elemosina di un’attenuante

Scrivono grande: NEGRO,

Scartato da un caporale,

Sputato da un povero cristo locale,

Picchiato dai suoi padroni,

Braccato dai loro cani,

Che invidia i vostri cani,

Che invidia la galera

(Un buon posto per impiccarsi)

Che piscia coi cani,

Che azzanna i cani senza padrone,

Che vive tra un No e un No,

Tra un Comune commissariato per mafia

E un Centro di Ultima Accoglienza,

E quando muore, una colletta

Dei suoi fratelli a un euro all’ora

Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto

Alla sua terra – “A quel paese!”

Meditate che questo è stato,

Che questo è ora,

Che Stato è questo,

Rileggete i vostri saggetti sul Problema

Voi che adottate a distanza

Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,

E scrivete al calduccio, né di qua né di là,

Né bontà, roba da Caritas, né

Brutalità, roba da affari interni,

Tiepidi, come una berretta da notte,

E distogliete gli occhi da questa

Che non è una donna

Da questo che non è un uomo

Che non ha una donna

E i figli, se ha figli, sono distanti,

E pregate di nuovo che i vostri nati

Non torcano il viso da voi.

Adriano Sofri

 

mandato da: Natura Sicula Siracusa

COMUNICATO STAMPA POLVERI SOTTILI A SIRACUSA

La qualità dell’aria sta condizionando sempre di più la salute di chi abita nelle aree urbane. I software usati per le previsioni della qualità dell’aria, per quanto potenti, riescono a fornire solo dei dati generali sulle condizioni globali della qualità dell’aria in città, come mostrano siti internet quali www.lamiaaria.it che cerca di dare alcuni suggerimenti su come difendersi dall’inquinamento atmosferico. Oggi la comunità scientifica non solo ha ampiamente chiarito come il particolato fine sia la causa di problemi alle vie respiratorie, ma ha anche dimostrato come ci sia un rapporto di causa-effetto sull’insorgenza di forme tumorali. La pessima qualità dell’aria è uno dei problemi più gravi che attanagliano tutti i siracusani, poiché nessuno, amministratori compresi, può sentirsi immune da questo male. Fra i vari inquinanti, il PM10 e le nano polveri sono quelli più critici, perché durante la respirazione, insieme al particolato vengono assorbite e trascinate nell’apparato respiratorio metalli pesanti o altre sostanze chimiche cancerogene. Per la protezione della salute umana, la norma prevede, riguardo alla concentrazione di PM10, un valore limite di 50 microgrammi per metro cubo di aria, valore che non deve essere superato più di 35 volte in un anno. A Siracusa nel 2008 tale limite è stato superato per ben 321 giorni, cioè più di 6 giorni su 7, posizionando la nostra città all’ultimo posto nella classifica della qualità dell’aria nelle città italiane. Ed è ancor più grave la constatazione che già da diversi anni la maglia nera di questa triste classifica va alla città di Siracusa.

Le cause possono essere molteplici: tale fenomeno è originato sia da fattori di origine naturale (vulcani, polveri desertiche, ecc.), sia di origine antropica (traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività produttive, ecc.). Però, secondo uno studio condotto dal Comune di Siracusa, l’origine dei livelli di inquinamento da polveri sottili così alti e così frequenti è da ricercarsi nel deserto dell’Africa che, a causa dell’azione del vento, trascina le sue polveri fino a Siracusa. Il motivo potrebbe essere plausibile, se non che nella vicina Catania i giorni di superamento nello stesso anno sono stati solo 45. Viene, pertanto, spontaneo domandarsi come mai le polveri che hanno attraversato il deserto e tutto il Mar Mediterraneo investono la città di Siracusa e non arrivano anche a Catania? Spesso la nostra associazione raccoglie le preoccupazioni di tanti siracusani di fronte a questo annoso problema, e constata che sono ormai tanti i cittadini che vivono una situazione di forte disagio nei confronti di una amministrazione silente. Tanti siracusani vorrebbero un Sindaco che abbia un ruolo “attivo” nella soluzione di tale problema. Se non lui, che è la massima autorità sanitaria locale, chi altri ha la responsabilità di proteggere la salute dei propri concittadini?

La sezione di Siracusa di Natura Sicula spesso ha chiesto sia alla precedente amministrazione, sia all’attuale, di adoperarsi nel dare risposte “serie” ai cittadini, attuando politiche sulla mobilità sostenibile, creando una rete di piste ciclabili all’interno della città, donando alla città spazi a verde pubblico, poiché queste azioni sicuramente mitigherebbero il problema. A tal riguardo, ci auguriamo che, dopo tante parole da parte dei nostri amministratori, possano giungere finalmente i fatti, e invitiamo i cittadini siracusani ad assistere alla prossima seduta del Consiglio comunale, durante la quale sarà trattato il problema dell’inquinamento atmosferico nella nostra città. 

Fausto Campisi - Presidente Natura Sicula Siracusa

 

mandato da: Addiopizzo Catania - Comunicato stampa e solidarietà

Comunicato stampa

Addiopizzo Catania si congratula con la Procura di Catania per il duro colpo sferrato al clan Cintorino, operante nella riviera ionica, ai confini tra Calatabiano e Taormina, con estorsioni e traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, e ringrazia tutto il personale investigativo e giudiziario, nonché i militari e le forze di polizia, che lo hanno reso possibile. Esprimiamo, inoltre, vicinanza agli imprenditori e ai commercianti che sono state vittime di estorsione da parte degli appartenenti alla cosca mafiosa dei Cintorino e speriamo che questi fatti positivi diano loro coraggio e rafforzino la voglia di lottare contro chi, avvalendosi della sopraffazione e del silenzio, vive del loro lavoro.

 

Solidarietà al magistrato Ardita

Addiopizzo Catania esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza al magistrato Sebastiano Ardita, direttore generale area detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e responsabile della gestione dei detenuti 41 bis., che nei giorni scorsi è stato vittima delle minacce della mafia. Non è quantificabile il disprezzo nei confronti di chi ha comandato ed eseguito l’invio al magistrato, presso la sede del quotidiano La Sicilia, di una busta contenente una cartuccia calibro 9 e una lettera di minacce con la quale lo “invita” ad essere meno intransigente nell’applicazione del 41bis, il regime di carcere duro per i boss mafiosi. Sosteniamo e ringraziamo l’ex componente della DDA di Catania Ardita per il suo lavoro e impegno nella difesa della legalità e nell’attuazione del 41 bis, normativa che riteniamo strumento necessario per combattere la mafia e che, pertanto, non dovrebbe in alcun modo essere rivista, e ci auguriamo che l’inchiesta contro ignoti aperta dalla Procura della Repubblica di Catania conduca all’individuazione dei colpevoli di questo vile atto intimidatorio.

Addiopizzo Catania

 

Dalla nostra Redazione:  “Rosarno: La rabbia e la verità” - di Massimiliano Perna 8 gennaio 2009

Quest’Italia bacchettona e razzista ha scoperto finalmente, come svegliata da un sonno profondo, che i migranti sono uomini, molto più uomini di tanti italiani vigliacchi e servili. Lo hanno scoperto all’improvviso, solo perché la tv ha deciso di dare spazio alla notizia della ribellione dei lavoratori immigrati di Rosarno. Una ribellione non nuova. La terza ribellione in Italia dopo quella di Castel Volturno, in Campania, nel settembre del 2008, e quella successiva, sempre a Rosarno, nel dicembre dello stesso anno. Se quello campano è stato il caso più eclatante, seguito al barbaro assassinio di sei onesti lavoratori africani da parte della camorra, le due rivolte di Rosarno sono la risposta fiera e coraggiosa agli atti di violenza subiti dagli immigrati, rei di lavorare e di essere visibili, di chiedere i loro diritti. Conosco molti ragazzi africani che vivono e lavorano nelle campagne rosarnesi, alcuni hanno potuto affittare una casa, altri dormono all’addiaccio nei campi o nei casolari o dentro il famoso capannone abbandonato. Ho parlato con alcuni di loro, in questi anni e mesi, mi hanno descritto l’inferno in cui vivono, l’ambiente ostile, violento, irrimediabilmente marchiato dalla presenza capillare della ‘ndrangheta. Ho ascoltato le stesse parole che è possibile leggere nel bel libro curato dal mio amico Antonello Mangano (Gli africani salveranno Rosarno e probabilmente anche l’Italia). Non mi sono mai stupito, perché ormai so bene a quale inferno vanno incontro questi ragazzi d’Africa quando arrivano in Italia. E so bene, anche se fa male sentirglielo dire, che per molti di loro anche questo schifo è sempre meglio che la morte certa o l’assenza di opportunità a cui erano condannati nelle loro terre di origine. Molti di loro sono rifugiati politici, gente che aveva solo una scelta: scappare o morire. E l’Italia, gli italiani, quelli con l’immagine di “brava gente” esportata in ogni dove, sembravano l’appiglio migliore, l’approdo in cui trovare diritti, solidarietà, comprensione, se non altro per il recente passato di emigrazione che ancora pulsa nelle vene degli italiani. O almeno dovrebbe, visto che la realtà ci racconta di un passato di cui non si ha memoria.

Questi ragazzi vengono qui e ricominciano tutto, lontani da casa, affetti, dal profumo di una terra incantevole che sono stati costretti ad accantonare. Si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro, mentre i nostri giovani tengono le chiappe bene al caldo e frignano per un telefonino nuovo, per un amore incrinato o per una festa non riuscita. Non è una predica, una paternale, ma di fronte a questi ragazzi africani dovremmo provare vergogna. Vergogna per il silenzio a cui li costringiamo, per l’assenza di solidarietà, per l’incapacità di percepire la grandezza, la ricchezza, il privilegio di incontrare storie di vita vera, culture, linguaggi, sensibilità diverse, nuove, incantevoli. A Rosarno, e non solo lì, questa gente lavora 14 ore al giorno, duramente, senza pause e senza diritti; poi accade che chiedono la cosa più semplice e normale in un mondo civile: la paga, una paga misera ma pur sempre il prezzo del proprio lavoro, soldi utili per vivere e per far vivere i propri familiari in Africa. Un immigrato non può restare senza soldi, non può aspettare, accettare ritardi, perché per lui è una continua lotta per la sopravvivenza. A Rosarno non ci sono ritardi, c’è la ‘ndrangheta, ci sono i “padroni” delle campagne che usano il caporalato per le “assunzioni” e poi spesso, a fine lavoro, al momento di pagare, decidono di non pagare, si rifiutano. E se il lavoratore immigrato protesta ecco che spuntano le armi, le pistole ed i fucili impugnati dagli scagnozzi del capo e dal capo stesso, che circondano il lavoratore e lo “invitano” ad andarsene. Se qualcuno non obbedisce allora sparano. Oppure ci sarà qualche balordo che andrà a sparargli in serata, magari mentre il ragazzo immigrato si trova in strada e cammina verso il campo in cui dorme. A Rosarno è roba quotidiana.

Molti miei amici migranti me lo hanno raccontato più volte, continuano a raccontarmelo. Stamattina, uno di loro, mi ha spiegato cosa accade, mi ha raccontato dell’atmosfera mafiosa che opprime Rosarno. Mi ha detto che l’anno scorso anche lui ha lavorato per una settimana e non è stato pagato. E quando ha protestato sono spuntate le armi. È stato allora che ha capito una cosa che nelle zone di mafia tanti di noi sanno e in troppi accettano: “Se sei intelligente – mi spiega – e capisci la situazione, ingoi il rospo, dici che non c’è nessun problema e te ne vai, se non sei intelligente ti prenderai le pallottole addosso. Io capii la situazione e me ne andai. Adesso andrò via, qui a Rosarno non voglio stare più. Troppo brutto questo posto”. Non sempre però si decide di star zitti, di subire. C’è chi ha capito un’altra cosa: è intelligente in quel momento risparmiare la pelle, ma è ancor più intelligente, subito dopo, organizzarsi e scendere in piazza, sfidare tutti insieme l’arroganza vigliacca di questi criminali senza palle, di questi vermi mafiosi, maleodoranti e rozzi, forti con le armi in mano ma palesemente codardi quando si trovano a mani nude di fronte a chiunque, a maggior ragione di fronte a un popolo che si incazza e li sfida apertamente, nelle piazze, nelle strade, in quel territorio che i boss pensano sia loro, o almeno lo fanno credere ad una cittadinanza che accetta tutto e si chiude in casa con i calzoni sporchi di urina, marchiati da una paura illogica e incivile. I migranti, invece, non hanno paura. Tutti insieme sanno di essere più forti, possono dimostrare che il territorio è di chi lo sa difendere, di chi sa occuparlo senza timori, invadendo le vie, guardando in faccia quei mezzi uomini che pensano di comandare il mondo. Hanno avuto il coraggio di sfidare la ‘ndrangheta, da soli, senza perdere tempo con i discorsi, con le tecniche organizzative. Un moto spontaneo, rabbioso, che ha sfogato tutta la propria rabbia per strada, che ha gridato un basta che parte da lontano, dall’omicidio del rifugiato politico sudafricano Jerry Masslo, ucciso a colpi di pistola da quattro balordi nel 1989 a Villa Literno, in Campania, passando per i morti di Castel Volturno, fino a Rosarno.

Un urlo di protesta che porta con sé la voce di tutti quei migranti uccisi dall’indifferenza, dalla violenza, dal lavoro senza sicurezza, nelle campagne, nei cantieri edili, nelle baracche di fortuna, da nord a sud. Una rabbia giusta, la rabbia di esseri umani veri, che hanno vissuto un’Odissea, che hanno affrontato mille ostacoli, attraversato l’inferno, si sono aggrappati alla vita, e che ora non hanno intenzione di svenderla o sottometterla al ridicolo potere mafioso. I migranti non hanno paura delle mafie, non ne avranno mai, non possono averne. E forse saranno davvero loro, come dice il mio amico Antonello, a salvare l’Italia, a svegliare gli italiani, a far capire loro che non si può vivere nel torpore di un silenzio vigliacco, di una rassegnazione insensata, di una società che accetta tutto purché non si tocchi la propria sfera individuale e quel piccolo mondo, ricco di false certezze e di valori artificiali, che ognuno di noi si costruisce per poi rinchiudersi dentro. Quella di Rosarno è la rivolta fisica di un’Italia che non accetta le leggi disumane di un governo xenofobo, chinatosi al volere rozzo e putrido della Lega, di quel manipolo di beoni padani che vogliono assassinare la democrazia e il diritto, violentando l’umanità e la solidarietà, il rispetto per la vita umana. Il ministro dell’Interno, Roberto “Eichmann” Maroni, ha commentato la situazione di Rosarno con la sua consueta arroganza, facendo ricadere la responsabilità non sulla ‘ndrangheta, bensì sui “clandestini”, colpevoli del degrado e dell’aumento della criminalità. La stessa logica becera di quegli schifosi maschilisti che, davanti allo stupro di una donna, dicono che è la vittima che se l’è andata a cercare. Ma cosa aspettarsi da un uomo di infimo valore e spessore umano, un ex comunista che oggi si muove e opera alla stessa stregua di un gerarca nazista, drogandosi con il suo stesso potere?

Parla di troppa tolleranza? È vero, troppa tolleranza c’è stata nei confronti di una classe politica inetta, violenta, razzista. È anche su uomini come Maroni, che gli italiani hanno messo su una bella poltrona, che gli immigrati cercano di farci aprire gli occhi, di farci comprendere quanto siamo lontani, nei fatti, da quella parola che in maniera indebita appiccichiamo con troppa superficialità alla nostra storia e alla nostra società “occidentale”: quella parola è “civiltà”. I telegiornali, compreso il Tg3, parlano dei “poveri cittadini” di Rosarno, sempre buoni con i migranti, increduli davanti alla rabbia dei manifestanti, che hanno divelto cassonetti e distrutto auto e vetrine. Adesso chiedono al Commissario del governo, che guida il Comune calabrese, di cacciare via dalla città tutti gli immigrati. E dobbiamo pure definirli buoni, questi rosarnesi, perché in cuor loro la “soluzione” desiderata sarebbe di certo più truculenta. Parlano i rosarnesi, protestano, si lamentano, c’è chi addirittura ha sparato dal balcone per allontanare i manifestanti, dicono che non capiscono la reazione dei migranti in una città che li ha sempre aiutati e accolti…Sono quegli stessi cittadini che abbassano la schiena davanti alla ‘ndrangheta, che tacciono, omertosi, che amano vedere le proprie campagne ricche di schiavi a basso costo e che poi si incazzano quando li vedono camminare per strada, perché danno fastidio, perché non è accettabile che questi nuovi schiavi mostrino ai rosarnesi “civili” il fetore marcio della propria coscienza. Questa gente qui, che i media appoggiano e la politica si coccola, è il problema di questo Paese, è un problema che bisognerebbe estirpare, cacciando via loro dai posti di lavoro che occupano grazie alla mano amica di qualche boss o di qualche politico colluso. Da loro mi auguro che questa Italia si salvi e mi auguro che i migranti possano aiutarci ridandoci il senso di quello che è il mondo, sputando fuori il dolore e la sofferenza, spezzando quelle catene schiaviste, sanguinose e laceranti, che la società italiana ha attaccato ai loro polsi, alle caviglie e al futuro. Per questo, esprimo totale solidarietà ai migranti di Rosarno e a quelli di tutta Italia, che con coraggio civile stanno cercando di salvare la nostra democrazia.

Massimiliano Perna

 

 

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