Se questa è informazione…

Massimiliano Perna

Ricapitoliamo: Pino Maniaci lo avete già condannato all’ergastolo quasi tutti, fidandovi delle intercettazioni dei Carabinieri e degli articoli di Salvo Palazzolo; a me arrivano commenti privati, da forcaioli del web che non conosco e che criticano il mio articolo di sabato scorso su ilmegafono.org, chiedendomi passi indietro in quanto sarebbe ormai smentito (e dunque carta straccia), oppure frutto della fantasia complottista di un amico ingenuo o peggio di un “prezzolato”; via mail mi arriva un file pieno di calunnie su Pino e sul suo passato da una persona che, grazie alla mia buona memoria, ricordo essere un ex assessore di Partinico che aveva querelato Pino non vincendo la causa.

Allora, visto che siete tutti esperti di giornalismo, giudicate senza appello e vi aprite la bocca con nomi di cui magari non conoscete nemmeno la storia, facciamo una cosa: smetto di parlare del merito della vicenda e delle sue stranezze. Però, visto che, ripeto, siete tutti esperti di giornalismo, vi voglio far notare un paio di cose di carattere generale.

Quando si dà una notizia di cronaca, magari evitando di approfittare di una fuga di notizie che viola il segreto istruttorio e i diritti dell’indagato, di solito, soprattutto se si tratta di una indagine e non di un arresto che coinvolge un personaggio noto, si dovrebbe poi avere la professionalità di cercare di contattare quel personaggio o il suo legale e sentire anche quella campana, sentire cosa ha da dire o anche non dire.

Noto con grande sorpresa, invece, che chi ha sbattuto il mostro in prima pagina e poi pubblicato stralci di intercettazioni, immagino senza ancora aver visto le carte o letto l’ordinanza, non solo non dà minimanente voce all’accusato, ma non riporta nemmeno le gravi frasi del suo legale, che di certo non è uno sprovveduto e che lancia accuse durissime sull’operato della Procura, sulla fuga di notizie e sul fatto che soggetti sotto inchiesta a causa delle inchieste fatte dall’indagato sappiano in anticipo di queste indagini e intercettazioni, parla di atti che non contengono prove di reato e di intercettazioni montate dalle forze dell’ordine per la stampa in maniera scomposta, con molti tagli e mai sequenziali.

Come mai? Non fa notizia? Forse perché intacca la linea scelta? Ma si può scegliere una linea ossessivamente, quando in gioco ci sono la dignità e la rispettabilità di una persona, di un vissuto, di una realtà che per anni ha combattuto in prima linea la mafia e la corruzione? Si può, per la foga di condannare per mezzo stampa una persona che per la giustizia è solo indagata, negare una informazione completa, piena, trasparente?

Perché non si dà spazio alle parole di Ingroia e si dà invece enorme risalto alle parole dei due sindaci che Pino avrebbe sottoposto a estorsione e che, come si sa, non hanno mai amato Maniaci (tanto che uno dei due si costituì parte civile in un processo per diffamazione contro di lui)?

Perché si dice che Telejato ha chiuso, quando invece il tg è andato in onda regolarmente?

Perché insomma si fa informazione in questa maniera? Lo chiedo sinceramente.

Vorrei capire se chi giudica la vita intera di una persona, poi ha davvero idea di cosa sia l’etica del giornalismo e di quale sia la maniera corretta di affrontare una notizia.

A questa domanda dovreste rispondere voi, massimi esperti di giornalismo, perché altrimenti, a pensar male, dovrei cominciare a ritenervi molto meno liberi e puliti di quello che volete apparire.

Sicuramente, così, a pelle, dopo aver letto molte parole pesanti, mi viene più naturale fidarmi di Antonio Ingroia, piuttosto che di voi che ne nascondete le parole.

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Massimiliano Perna

About Massimiliano Perna

Scrittore e giornalista free-lance. Nato a Siracusa, laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche di Catania, attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho pubblicato articoli e inchieste con diverse testate, tra cui l’Unità, Micromega.net, Liberainformazione, Articolo21.org, Terre di Mezzo e Altreconomia e ho collaborato con RadioRai1. Alcune pubblicazioni: “La società aperta e lo straniero – Migranti tra demonizzazione e integrazione” (Bonanno editore, 2008); coautore de “I volti del Primo Marzo – Voci da un’altra Italia” (Marotta&Cafiero, 2011) e de “La Giusta Parte” (Caracò, 2011). Nel 2012 ho curato l’antologia “Dove Eravamo – Vent’anni dopo Capaci e via D’Amelio” (Caracò, 2012). Sono responsabile de ilmegafono.org, che ho fondato nell'ormai lontano 2006.

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