Il masochismo senza fine del ministro Poletti

Sulle parole del ministro Poletti hanno scritto tutti e molto è già stato detto. Il fatto che vale ancora la pena di sottolineare è che il ministro pare non avere nulla da imparare dai propri errori. Non si capisce infatti la necessità di sparare sentenze, con uno stile che ricorda un po’ quello del saccente giocatore di scopone scientifico che distribuisce a destra e a manca consigli non richiesti, che si dimostrano costantemente fonte di polemiche.

Chiaramente non è un invito al silenzio, ma a misurare le parole sì. Che il proverbiale calcetto sia metafora delle relazioni interpersonali lo possiamo anche capire. Che le relazioni interpersonali nel mondo del lavoro siano importanti è un dato. Da qui a tirare in ballo il curriculum ce ne passa, e parecchio. Soprattutto verso i giovani, che tutti dicono essere il futuro del Paese, ma che guadagnano meno dei propri genitori e hanno meno prospettive di chi li ha preceduti, pur essendo più qualificati.

Bisognerebbe poi rendersi conto che, in un momento storico di nervi tesissimi del Paese – e le vergognose minacce al figlio del ministro stesso ne sono purtroppo un esempio – queste dichiarazioni sono ettolitri di benzina su un fuoco ben avviato. Ma c’è di più. Bisognerebbe che il ministro si rendesse conto della figura pubblica che incarna e della situazione in cui ci troviamo.

E dire che l’esercizio non sembra così difficile. Oltre a fare un passaggio tra i laureati disoccupati, tra l’eroismo dei ricercatori con stipendi da secondo mondo, basterebbe leggere qualche dato e contare fino dieci (a proposito di consigli da bar). L’iperbole, l’esagerazione, la metafora sono semplicemente fuori luogo. E non fanno del bene neanche al partito che si rappresenta. Questa ostentazione masochista a offrire sempre il fianco, tipica di una certa sinistra a tratti buontempona, ricorda tanto Bersani, maestro di metafora ma non certo un esempio in termini di popolarità.

Certi che il discorso non verrà ascoltato invitiamo quindi il ministro a proseguire nel tentativo di farsi impallinare e screditare a ogni piè sospinto a discapito di qualsiasi discorso che voglia essere un minimo serio sulle cose che, in fondo, contano davvero: cioè le riforme e le linee guida sul lavoro del Governo.

Penna Bianca -ilmegafono.org

Il profumo d’aprile
Diritto all’aborto: diritto da difendere ogni giorno
LinkedInTumblrGoogle Gmail

About Penna Bianca

Alberto Agostini è nato a Massa Marittima giusto in tempo per vedere i Mondiali in Italia anche se allora non aveva ancora assaggiato le tagliatelle. Ha conseguito la maturità classica su un colle toscano la cui bellezza l’ha talmente traumatizzato che da qualche anno vive all’ombra di Torre Velasca. Gucciniano convinto, maremmano inurbato, lettore di noir messicani, musicopatico, si è lasciato affascinare dall’art. 2423 del Codice Civile ma senza perdere la tenerezza. Collabora con il megafono.org da quando è stato fondato occupandosi principalmente di musica e attualità. Ha pubblicato un racconto nell’antologia “Italian Shorts” edita da Caracò e collabora dal 2007 con il gruppo di scrittura creativa della città natale. Quando gli eventi della quotidianità si rivelano infausti redige una Gazzetta del Disturbo per il gusto, forse toscano, di sorridere in faccia alle piccole disgrazie della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *