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MEGAFONO
Settimanale on line dall'11 febbraio 2006
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FOTO
Vi offriamo alcune immagini e delle descrizioni dei fatti importanti o curiosi della settimana
28 giugno

Uno dei manifesti su Emanuela Orlandi ricomparsi a Roma in questi giorni (Fonte foto: lastampa.it)
ROMA - Svolta nelle indagini sul caso Emanuela Orlandi, la ragazza, figlia di un commesso del Vaticano, scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno 1983, all'età di 15 anni, e mai più tornata. Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l'amante del boss della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, ha rivelato che Emanuela fu prelevata da De Pedis, su ordine del discusso monsignor Marcinkus, all'epoca dei fatti presidente della Banca Vaticana, e successivamente uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. Stessa fine avrebbe fatto un bambino di 11 anni, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda. Il bambino sarebbe stato ucciso per vendetta. Nonostante alcune discrepanze sulle date, le dichiarazioni della Minardi sono dettagliate e circostanziate, a tal punto da spingere i magistrati ad aprire nuove indagini. La donna ha affermato di avere consegnato Emanuela ad un sacerdote ed ha poi tirato in ballo Marcinkus come regista del sequestro e dell'omicidio. Sulle ragioni del rapimento e dell'assassinio della Orlandi, la testimone precisa che si sia trattato di un sequestro a scopo di soldi, nell'ambito di una guerra di potere, un rapimento fatto per dare un messaggio preciso a qualcuno. La Minardi poi racconta di un Marcinkus invischiato nel riciclaggio di denaro sporco, in rapporti molto oscuri con la malavita. La teste ha tirato in ballo anche Andreotti, specificando che non è coinvolto nel caso Orlandi, ma che aveva rapporti stretti con Marcinkus e con Renatino De Pedis, il boss della Magliana. La polizia sta cercando riscontri alle parole della testimone e sta cercando i nascondigli in cui, secondo le dichiarazioni rese, veniva tenuta Emanuela prima della sua esecuzione. I magistrati chiederanno probabilmente anche la riapertura della tomba di De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant'Apollinare, per verificare se in quella tomba vi siano i resti della Orlandi. Il Vaticano ha reagito duramente alle rivelazioni della Minardi parlando di "accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi".

Silvio Berlusconi durante l'assemblea di Confesercenti (Fonte foto: repubblica.it)
ROMA - Ancora fango sulla magistratura, ancora attacchi durissimi che provengono da uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni statali, vale a dire il presidente del Consiglio dei Ministri. In occasione dell'assemblea annuale della Confesercenti, il premier Silvio Berlusconi ha messo in atto un vero e proprio comizio tutto incentrato su accuse e calunnie nei confronti dei magistrati. Dal palco, Berlusconi ha dichiarato di essere costretto ogni sabato mattina a preparare con i suoi legali udienze in cui egli è oggetto "dell'attenzione dei pm o di giudici politicizzati che sono la metastasi della democrazia". La platea, dopo aver udito queste gravissime e farneticanti parole, ha risposto con una caterva di fischi indirizzati al premier, il quale, ha reagito con un semplice: "Mi avete invitato voi". Se Marco Venturi, presidente di Confesercenti, ha difeso vergognosamente Berlusconi, dura è stata la reazione dell'Anm, che, per bocca del suo presidente, Luca Palamara, afferma: "Gli attacchi ingiustificati rischiano di creare una delegittimazione dell'intera istituzione. Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell'Anm che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa legittimazione da entrambe le parti". Siamo all'ennesimo scontro istituzionale prodotto dalla stoltezza e dalla volgarità politica e morale del presidente del Consiglio.

Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione in Zimbabwe (Fonte foto: wikipedia.org)
HARARE -
Situazione critica nello Zimbabwe, dove il governo del dittatore Mugabe si sta
rendendo protagonista di violenze e intimidazioni nei confronti degli
oppositori. Il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, in testa al primo
turno delle presidenziali, ma costretto al ritiro vista l'impossibilità di
svolgere la campagna elettorale a causa di violenze e intimidazioni, si è
rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. Come lui, oltre 300 persone si
sono rifugiate nell'ambasciata sudafricana, affermando di essere vittime della
violenza politica. Si tratta di uomini, donne e bambini che dicono di provenire
da varie località dello Zimbabwe e di essere state vittime dei sostenitori del
presidente Robert Mugabe, dittatore del paese da 28 anni. La comunità
internazionale, con in testa l'Onu e l'Unione delle nazioni africane, ha
condannato il comportamento del presidente Mugabe, non riconoscendo l'esito
delle elezioni presidenziali, che intanto vanno avanti con il ballottaggio che
vede candidato il solo dittatore. Elezioni farsa che nessuno riconoscerà.
Intanto, mentre la comunità internazionale, ascoltando le proposte del leader
dell'opposizione, Tsvangirai, decide sulle misure da approntare, gli uomini di
Mugabe, soprattutto nelle campagne, raccolgono la popolazione perché si rechi a
votare, e votare "bene": tanto osservatori veri non ce ne
saranno.

Un identikit del boss Matteo Messina Denaro (Fonte foto: repubblica.it)
TRAPANI - La Squadra Mobile di
Trapani ha arrestato l'imprenditore edile Salvatore Di Girolamo, faccendiere al
servizio del boss di "cosa nostra", Matteo Messina Denaro, con
l'accusa di associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa di asta
pubblica. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip del tribunale di
Palermo su richiesta del procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e del
sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Piscitello. L'indagine
della Squadra mobile di Trapani ha portato alla luce la "connessione"
fra mafia ed imprenditoria a Trapani e il modo con il quale Di Girolamo avrebbe
finanziato i boss. Dalle indagini è emerso che Di Girolamo si era accreditato
come imprenditore affidabile per le famiglie mafiose della provincia di Trapani,
rette dal boss latitante Matteo Messina Denaro, garantendo alle cosche, in
cambio dell'appoggio di "cosa nostra", un pagamento in termini
percentuali del 10% del valore dei lavori delle gare aggiudicate, corrompendo
pubblici funzionari, al punto che l'indagato, secondo gli investigatori, era
solito portare al seguito una valigetta 24 ore in cui custodiva le mazzette di
denaro che dovevano essere utilizzate per le tangenti. L'imprenditore è stato
rintracciato dagli agenti della mobile sull'isola di Favignana e, con un mezzo
della squadra nautica della polizia, è stato trasferito a Trapani per essere
rinchiuso nella casa circondariale di San Giuliano. Le presunte responsabilità
di Salvatore Di Girolamo sono emerse da alcune intercettazioni, riscontrate con
le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Mariano Concetto e da
Vincenzo Laudicina, ex consigliere comunale ed esponente politico marsalese.

Marcello Lippi, il giorno della vittoria al Mondiale (Fonte foto: lastampa.it)
ROMA - Marcello
Lippi torna alla guida della nazionale italiana di calcio. Dopo il fallimentare
Europeo di Donadoni, la Federcalcio non ha rinnovato il rapporto con il tecnico
bergamasco (in virtù di una particolare clausola che prevedeva il rinnovo
automatico solo in caso di raggiungimento delle semifinali) ed ha deciso di
richiamare l'allenatore viareggino che ha portato l'Italia, due anni fa, alla
vittoria del Mondiale. Lippi proverà, dunque, a replicare il trionfo iridato.
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