Ddl Cirinnà: gli squallidi giochi di forza che rinviano i diritti

Massimiliano Perna

Le barricate. In molti, tra coloro che attendono una legge completa sui diritti civili, adesso le invocano. Il tenore, scorrendo i social, è questo. C’è voglia di una protesta dura, una risposta decisa, non più colorata e musicale, all’ennesima umiliazione, a quel tetro oscurantismo che avvolge l’Italia e che coinvolge tutte le forze politiche che, in parlamento, stanno dando vita a una imbarazzante messa in scena. Questo Paese è in ostaggio, sequestrato da chi antepone bassi giochi di potere a una civile scelta di uguaglianza e pieno riconoscimento. Lasciando perdere le famigerate accolite di reazionari e omofobi di ogni specie che siedono tra gli scranni delle camere o del governo, la cosa che più indigna e amareggia è il doppio gioco del Pd e del Movimento 5 stelle e la consueta gara a spallate per dimostrare che l’uno sia peggio (e sottolineiamo peggio, non meglio) dell’altro. Il tutto sulla pelle di chi ancora oggi si vede negare diritti sacrosanti che altrove sono concessi.

Matteo Renzi ha bluffato, da un lato parlando di una legge che sarebbe andata avanti senza cedimenti, dall’altro non forzando troppo la mano dentro il suo partito e dentro la maggioranza (come ha invece fatto in altre occasioni), attraversati anche da molte voci contrarie alla formulazione del ddl Cirinnà, soprattutto sul tema della stepchild adoption, divenuto il terreno di battaglia di molti ignoranti e degli inviti a una incomprensibile libertà di coscienza. La stessa che Beppe Grillo ha lasciato ai suoi, nonostante la posizione originaria dei 5 stelle fosse quella dell’approvazione delle unioni civili. Il dietrofront dei grillini è assurdo, è sicuramente la cosa più grave, perché risponde a un presunto principio di coerenza (il rifiuto del cosiddetto “canguro”, indigesto al Movimento) portato a una estremizzazione quasi ottusa, ma in realtà ben lontano dall’obbedienza a principi morali o a un concetto preciso di democrazia.

La verità è una: ancora una volta non hanno avuto il coraggio di assumersi delle responsabilità politiche e di farlo in autonomia rispetto alle farneticazioni dei loro due leader, di scegliere per il bene del Paese e non sulla base di beghe di partito o per tenere buona l’anima destrorsa che occupa una parte del movimento stesso. Hanno provato a giocare su due fronti allo scopo di mettere in difficoltà il Pd, che è l’obiettivo principale dei 5 stelle, senza pensare alle conseguenze relative a un testo che andava votato senza riserve, perché avrebbe significato dare pienezza di diritti a migliaia e migliaia di persone. E quella del canguro è una scusa, perché questa volta sarebbe stato più che lecito saltare emendamenti ridicoli di gente come Giovanardi o Gasparri o Calderoli.

L’errore, poi, è duplice, in quanto viene meno anche l’obiettivo politico (discutibile) del Movimento. Il Partito Democratico, infatti, al suo interno mostra crepe evidenti sul testo Cirinnà, dal momento che le aree più conservatrici del partito (definibili ancora con l’agghiacciante etichetta di “teodem”) non avrebbero appoggiato questa formulazione della legge sulle unioni civili.  Non è dunque con questa mossa “furba” che Grillo e i suoi sono riusciti a mettere in evidenza la difficoltà del Pd. Vero è che il sostegno dei 5 stelle avrebbe coperto questa falla e favorito il governo, con Renzi che poi si sarebbe ovviamente preso tutti i meriti, ma adesso l’effetto sarà opposto: se, infatti, il testo attuale salta o magari passa ma mutilato (senza cioè la stepchild adoption), la colpa ricadrà unicamente sull’atteggiamento irresponsabile dei seguaci di Grillo. Un bel pasticcio, insomma.

In ogni caso, non è questo quel che conta, perché di fronte a certe urgenze bisognerebbe pensare solo a fare il proprio dovere e far crescere il livello di civiltà di un Paese che sul tema in questione è rimasto indietro. Il doppio dietrofront dei 5 stelle, prima con l’invito alla libertà di coscienza, poi con il rifiuto del “canguro”, è il segno che la politica, oggi, non guarda all’obiettivo comune, al risultato atteso dai cittadini, ma privilegia continuamente ed esclusivamente logiche di parte, si perde in dispetti e strategie distruttive dell’avversario, dimenticando che dietro ogni scelta simile ci sono ingiustizie quotidiane che proseguono e rimangono non sanate. Tra l’altro (e questo vale per tutti), richiamarsi alla libertà di coscienza su un tema come la stepchild adoption, che attiene al pieno godimento di un diritto e non prevede altro (tipo la storia falsa dell’utero in affitto), come hanno cercato vergognosamente di far credere i vari Adinolfi, Meloni e compagnia orribile, è una idiozia immensa.

La libertà di coscienza può essere richiamata e risultare comprensibile quando si discute di temi attinenti all’etica che possano toccare la coscienza più intima dell’essere umano, ma è completamente insensata quando si parla di diritti e della loro piena estensione. L’ipocrisia di una parte del parlamento e della politica in Italia ha davvero toccato i livelli massimi, il suo apice storico. La resistenza al cambiamento (in meglio) della società italiana assume i contorni di una cappa asfissiante, nella quale la laicità dello Stato si frantuma dentro corteggiamenti porporati, terrori elettorali, calcoli di comodo, ottuse dimostrazioni di forza e sgambetti sterili. Tutto annacquato in un tempo che passa, inesorabile, sfiancando chi prova a lavorare onestamente per garantire un passaggio di civiltà e di crescita collettiva.

Siamo all’ennesimo cedimento, al rischio di negazione o di parziale e sterile accoglimento di un diritto voluto dalla maggior parte del Paese. Una scelta che lascia rabbia e amarezza a chi vorrebbe uguaglianza tra gli esseri umani, secondo i principi sanciti dalla nostra Costituzione. Una scelta che, peraltro, genera un ghigno insopportabile sui visi marci di personaggi medievali che ora plaudono all’ottusità atavica di coloro i quali credono che far politica sia un gioco tra pochi, con il popolo che sta a guardare e a ingoiare qualsiasi menzogna e qualsiasi ingiustizia. E allora, che vengano pure le barricate, se questo testo dovesse essere sgualcito o mozzato. Questa è una battaglia che non si può perdere. Non possiamo più permetterci di tergiversare o, addirittura, fare passi indietro. Con buona pace di Renzi, Grillo e Adinolfi.

Massimiliano Perna -ilmegafono.org

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Massimiliano Perna

About Massimiliano Perna

Scrittore e giornalista free-lance. Nato a Siracusa, laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche di Catania, attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho pubblicato articoli e inchieste con diverse testate, tra cui l’Unità, Micromega.net, Liberainformazione, Articolo21.org, Terre di Mezzo e Altreconomia e ho collaborato con RadioRai1. Alcune pubblicazioni: “La società aperta e lo straniero – Migranti tra demonizzazione e integrazione” (Bonanno editore, 2008); coautore de “I volti del Primo Marzo – Voci da un’altra Italia” (Marotta&Cafiero, 2011) e de “La Giusta Parte” (Caracò, 2011). Nel 2012 ho curato l’antologia “Dove Eravamo – Vent’anni dopo Capaci e via D’Amelio” (Caracò, 2012). Sono responsabile de ilmegafono.org, che ho fondato nell'ormai lontano 2006.

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