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Crisi idrica, raccolti a rischio soprattutto al Nord

Siamo agli inizi della primavera, ma stando al regime idrico registrato lungo il corso del Po, sembra quasi estate inoltrata. Un’estate anche torrida, nonostante le temperature non proprio elevate. La colpa è dell’allarme siccità scoppiato già lo scorso inverno, un’emergenza dovuta alla scarsità di precipitazioni che risultano addirittura dimezzate, con una percentuale scesa addirittura oltre il 47%. Nelle regioni del Nord la situazione appare ancor più critica, con un calo delle precipitazioni pari al 72,3%, un dato che parla chiaramente di crisi idrica. La stagione invernale si è portata dietro anche gli strascichi dell’autunno, che pure è stato carente di precipitazioni.

A complicare la situazione ci si mettono anche le gelate degli ultimi mesi, che hanno colpito in modo particolare i vigneti che ad oggi registrano circa 100 milioni di danni.

La notizia è stata diffusa da Coldiretti, che evidenzia anche il calo di livello del Po: al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, siamo ad un calo di 2,62 metri, come accade ad inizio agosto, in estate inoltrata. Le precipitazioni, come dichiarano dalla Coldiretti, sono necessarie per rinvigorire i bacini idrici, essenziali e vitali per le coltivazioni, che altrimenti, come in questo caso, boccheggiano in stato di urgenza. Altra spia negativa è stata la segnalazione sullo stato di riempimento dei principali laghi del Nord Italia, scesa ai minimi storici, in particolare su Lago d’Iseo, Lago Maggiore e Lago di Como che detiene il record negativo con appena il 14% di portata. Soltanto il Lago di Garda si mantiene su livelli rassicuranti, con il 78% di portata.

I dati sulle precipitazioni relativi allo scorso inverno parlano di un calo delle precipitazioni generale su tutta la penisola, con un picco negativo registrato a dicembre (-67%). Alcune regioni del Nord hanno dichiarato lo stato d’emergenza siccità, mentre il Trentino Alto Adige ha addirittura optato per lo svuotamento dei bacini idrici per le dighe idroelettriche, in modo da incrementare la scarsa portata del fiume Adige. Le ricadute negative sull’agricoltura locale sono inevitabili: si contano, infatti, ingenti danni nelle produzioni vinicole di Pinot, Cabernet, Chardonney e Prosecco nel Veneto, ad esempio, ma anche dei vini piemontesi e lombardi.

I raccolti e i vigneti del Centro Sud, tuttavia, non restano a guardare, registrando i danni più evidenti in Toscana, e Campania, dove i vigneti del beneventano e dell’avellinese hanno subito il colpo delle temperature scese sotto lo zero, e nei raccolti del Lazio. Questa crisi idrica, ma potremmo dire anche climatica, mette in seria difficoltà anche le fioriture, essenziali per rinnovare i raccolti e per la produzione di nuovi frutti.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org

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