Inchiesta Consip: errore, macchinazione o cos’altro?

Dell’inchiesta Consip sentiamo parlare da diverse settimane. Nell’occhio del ciclone, mediatico e giudiziario, sono finiti il ministro Lotti e il padre di Matteo Renzi. Grande bailamme e titoli di rito in piazza. Tutti colpevoli e tutti condannati, come d’abitudine nel trattamento di questi temi. Mentre inizia il processo mediatico e la tarantella di opinioni/retroscena, nel rumore bianco del chiacchiericcio quotidiano arriva in settimana una notizia abbastanza sconvolgente. L’intercettazione che più di tutte (o comunque una delle più citate) sembrava provare un pressing per un incontro con Renzi affinché questi potesse fare “pressione” per l’aggiudicazione di appalti è falsa. Quello che parla non è Romeo ma Italo Bocchino.

Sarebbe stato quindi un errore nella redazione del brogliaccio dell’intercettazione a far individuare nell’imprenditore attualmente in carcere la voce che diceva di aver incontrato Renzi. A parlare era invece Italo Bocchino e, a quanto dichiara, si riferiva a Renzi “figlio (leggi qui). Pare legittimo a questo punto, visto che di errore per quanto riguarda l’intercettazione si parla apertamente e visto che c’è un’indagine in corso, chiedersi come esso si sia creato.

Si legge chiaramente sulla stampa la parola “progetto eversivo”. nonostante venga citata come ipotesi, è comunque un segnale. Sono forse quasi 30 anni che non sentiamo parlare apertamente di progetti eversivi. Se ci sia stato dolo o meno saranno l’inchiesta aperta e l’eventuale processo a stabilirlo. Non possiamo però nascondere l’ombra inquietante, adesso solo ipotesi remota e puro sospetto, che si possano manomettere ad hoc delle prove a carico di imputati.  Peraltro a carico di un cittadino non proprio comune.

Viene il dubbio di cosa possa accadere, questa volta sì, a un cittadino comune. Per il momento ci rassicura il fatto che l’errore sia stato intercettato e corretto.  Se di macchinazione si è trattato, allora il pensiero corre inevitabile ad altri tempi e altri momenti e a anche a vari universi distopici che la produzione culturale dell’ultimo periodo ha prodotto. A questo proposito stupisce anche il capo d’imputazione che vorrebbe che l’ufficiale del NOE avesse anche sostenuto il coinvolgimento dei servizi segreti (“redigeva nell’esercizio delle sue funzioni l’informativa n.246/557 nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti, ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito delle indagini esperite”).

Abbiamo come l’impressione che non capiremo mai nulla di questa vicenda fino in fondo, ma che ha tutti gli elementi per andare a alimentare il vasto spettro di elementi per le puntate di un Lucarelli più canuto tra qualche anno.

Penna Bianca -ilmegafono.org

Cecenia e le altre. Golinelli: “Qualcosa sta cambiando, ma lotta per diritti degli omosessuali è durissima”
La sicurezza reale e la percezione distorta
LinkedInTumblrGoogle Gmail

About Penna Bianca

Alberto Agostini è nato a Massa Marittima giusto in tempo per vedere i Mondiali in Italia anche se allora non aveva ancora assaggiato le tagliatelle. Ha conseguito la maturità classica su un colle toscano la cui bellezza l’ha talmente traumatizzato che da qualche anno vive all’ombra di Torre Velasca. Gucciniano convinto, maremmano inurbato, lettore di noir messicani, musicopatico, si è lasciato affascinare dall’art. 2423 del Codice Civile ma senza perdere la tenerezza. Collabora con il megafono.org da quando è stato fondato occupandosi principalmente di musica e attualità. Ha pubblicato un racconto nell’antologia “Italian Shorts” edita da Caracò e collabora dal 2007 con il gruppo di scrittura creativa della città natale. Quando gli eventi della quotidianità si rivelano infausti redige una Gazzetta del Disturbo per il gusto, forse toscano, di sorridere in faccia alle piccole disgrazie della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *