IL MEGAFONO

Settimanale on line dall'11 febbraio 2006


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 ARCHIVIO SPAZIO BIANCO

 

messaggio della nostra Redazione: Messaggio di fine anno

La redazione del Megafono, in occasione del numero speciale del 28 dicembre, l’ultimo numero del 2009, approfitta per augurarvi buon anno nella speranza che il 2010 possa essere migliore e possa regalare all’Italia e al mondo scenari diversi, in cui l’umanità prevalga sul profitto e sulla ottusa violenza che governi che si ritengono democratici perpetrano ai danni degli ultimi, di coloro che non hanno mezzi, non hanno nessuno a dar loro tutela, non hanno altro che i loro sogni, miscugli di speranza e paura, testimonianza di eroismo silenzioso che vive vicino a noi, troppo spesso respinto e umiliato. Siamo vicini a chi in questo momento lotta per un diritto, per vivere, per sopravvivere. A tutti coloro che non conoscono feste, ma vivono tra angoscia e speranza. Per questa ragione, il nostro pensiero, come ogni giorno, va principalmente a loro. Ai lavoratori, ai migliori giovani, ai padri di famiglia che non si arrendono, agli immigrati, ai poveri, a tutte le persone sole che vengono accecate dal bagliore indifferente dei lustrini e del benessere altrui. A tutti loro va la nostra solidarietà e la nostra promessa di non smettere mai di essere la loro voce.

Il 2009 è stato un anno cupo, pieno di incertezze e di momenti bui, un anno in cui in Italia abbiamo conosciuto una svolta vergognosa nel campo dei diritti umani, violati e distrutti, frantumati in nome di un autoritarismo che offende i principi fondanti della democrazia, principi che i nostri padri costituenti vollero difendere e sancire nella  nostra Costituzione, che oggi qualcuno vorrebbe invece usare come carta straccia. Il 2010 ci accoglie con scenari di certo non più rosei, ma dandoci la possibilità, proprio per la natura di un lustro che si apre, di sperare in qualcosa di meglio e di impegnarci sempre di più per far fronte alle nuove dure sfide che ci attendono. Per quanto riguarda la nostra redazione, questo è stato un altro anno di impegno e sacrificio, di compattezza e solidarietà, con tanti momenti di rabbia per quello che è accaduto e accade, con tante parole dure e con la convinzione sempre più radicata in noi di proseguire in questa strada, nella consapevolezza di stare dalla parte giusta, con coraggio e senza timori reverenziali nei confronti di alcuno. Stiamo dalla parte della verità.

Siamo felici ed onorati, inoltre, dell’invito a partecipare al prestigioso premio di giornalismo Giuseppe Fava, compianto giornalista e fondatore de I Siciliani, ucciso dalla mafia a cui contrapponeva la difesa e la forza della verità. A lui ed al suo storico giornale molti di noi, giornalisti in erba, ci ispiriamo. Per tale ragione, questo riconoscimento ci rende particolarmente orgogliosi. Vogliamo condividere con voi utenti e lettori, che ci sostenete da ormai quasi 4 anni, questo ennesimo momento di gioia e soddisfazione, con la certezza che ciò ci spingerà a continuare con maggiore impegno e dedizione ed a crescere sempre di più. Speriamo che il nuovo anno ci permetta di realizzare tutti i nostri progetti. Buon anno a tutti!

Ci rivediamo il 9 gennaio 2010 con un nuovo numero del Megafono.

                                               La redazione de ilmegafono.org

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Premio giornalistico “Giuseppe Fava”- Palazzolo Acreide (Sr), 2-3-4 gennaio 2010

PROGRAMMA

02-01-2010

PALAZZOLO ACREIDE (Sala ex Biblioteca Comunale):

 

ore 15.30 – “Step by step LAB”, laboratorio dell’informazione a cura di:

- Fabio Chisari – Impaginazione e testi giornalistici

- Maurizio Parisi – Fotografia e immagini

- Sonia Giardina – Realizzare un cortometraggio

- Gabriele Zaverio – Realizzare una radio streaming in casa con l’open source

 

ore 18.00 – “Giornali, informazione e opinione pubblica”, dibattito con la presenza di:

- Fabio Chisari, docente di Storia sociale dei media presso l’Università di Catania

- Pino Maniaci, direttore di “Telejato”

- Gaetano Liardo, giornalista di “Libera Informazione – Osservatorio delle Legalità contro le mafie”

- Pippo Guerrieri, responsabile del mensile “Sicilia Libertaria”, La Fiaccola e Sicilia Punto L

- Marco Benanti, direttore di “Catania Possibile” e “Magma”

- Fabio D’Urso, giornalista de “Ucuntu – I Siciliani Giovani”

- Massimiliano Perna, “ilmegafono.org”

Coordina: Gianluca Floridia e Gabriella Galizia

 

PALAZZOLO ACREIDE (Sala ex Biblioteca Comunale):

ore 21:30 Spettacolo teatrale “La mafia è un’idea” di Massimo Tuccitto a cura dell’Associazione Culturale Siracusa in Movimento

 

03-01-2010

PALAZZOLO ACREIDE (Sala Consiliare Comunale)

ore 16:30 – Intervento a cura:

Damiano Chiaramonte, segretario provinciale “Asso Stampa Siracusa”

Franco Oddo, direttore “La civetta di Minerva”

Paolo Caligiore, presidente “Associazione Palazzolese Antiracket – Pippo Fava”

 

ore 17:30 – “Il rapporto tra mafie, potere ed informazione”, dibattito con la presenza di:

- On. Benedetto Fabio Granata, vicepresidente Commissione Parlamentare Antimafia

- Sen. Giuseppe Lumia, componente Commissione Parlamentare Antimafia

- Rosa Maria Di Natale, giornalista e docente a contratto di “Comunicazione, giornalismo e nuovi media”
- Antonella Mascali, cronista giudiziaria a “Radio Popolare di Milano” e giornalista collaboratrice del “Il Fatto Quotidiano”

Coordina Pino Finocchiaro, giornalista di “Rai News 24”

 

PALAZZOLO ACREIDE (Sala ex Biblioteca Comunale):

ore 21.30 – Giulio Cavalli in  “Monologando: Giuseppe Fava, un uomo.  500 euro, tutto a posto. A 100 passi dal Duomo”

 

04-01-2010

PALAZZOLO ACREIDE (Sala Consiliare Comunale)

Reading di alcuni pezzi scritti da Giuseppe Fava, da parte di Jasmine Trinca.

ore 16:30 – “Scritture e immagini contro le mafie”, parliamone con gli autori:

- Francesco Di Martino e Sebastiano Adernò – “U stissu Sangu. Storie più a sud di Tunisi.”

- Antonello Mangano – “Gli africani salveranno Rosarno e, probabilmente, anche l’Italia.”

- Gigi Ermetto, giornalista di canale 9 e collaboratore di La7

- Lorenzo Tondo, giornalista collaboratore Gruppo Espresso

Coordina Nuccio Gibilisco

 

Ore 17.30 – IV° Premio G. Fava Giovani 2010: “Il Teatro della Verità”, dibattito con la presenza di:

- Giulio Cavalli, attore, scrittore e regista

- Mario Gelardi, direttore artistico festival di teatro civile “Presente indicativo” e della rassegna “Teatri della legalità”

- Luigi Marsano, direttore organizzativo festival di teatro civile “Presente indicativo” e della rassegna “Teatri della legalità”

- Claudio Fava, scrittore e giornalista

- Dott. Carmelo Petralia, Procuratore Capo di Ragusa

Coordina Elena Fava

Premiazione dei vincitori del I° Concorso Scuole G. Fava: “La verità in immagini e scritti”

Consegna del IV° Premio G. Fava Giovani: “Scritture e immagini contro le mafie”

 

mandato da: Salvatore Azzaro

Gridando in quel megafono… adelante!

 

E se gridare forte io potessi

credetemi non so cosa farei

per far girare la gente in questo niente

e far capire che son disubbidiente.

 

Anche se un megafono io avessi

no non so proprio se ci  riuscirei

a imprimere giustizia ai miei schiamazzi

a miscelare idee di savi e pazzi.

 

Sarei soltanto l’Uomo che grida al vento

che urla le passioni ed il suo pianto

che sbatte a terra  i piedi da cretino

che stacca la marmitta al motorino.

 

Ma sì ambisco a fare un gran casino

svegliare il mondo intero poverino…

ma mi basterebbe poi scuotere un passante

gridandogli col megafono… adelante!...

adelante!... adelante!... adelante!... adelante!...

adelante!... adelante!...

 

Salvatore Azzaro

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Lettera di Pier Luigi Celli, direttore generale della “Luiss di Roma”, a suo figlio

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.  Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. È anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,

tuo padre

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Lettera aperta di padre Alex Zanotelli

MALEDETTI VOI….!

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi: “Maledetti voi ricchi….!”. Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua. Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano. È la più clamorosa sconfitta della politica. È la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. È la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business. A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese (bollette del 30-40% in più, come minimo), ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “ Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita, per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.

Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.

Per questo chiediamo:

AI CITTADINI di


- protestare contro il decreto Ronchi, inviando e-mail ai propri parlamentari; -creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale; -costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.


AI COMUNI di


- indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua; -dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’; -fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.


LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE.

AGLI ATO


- ai 64 ATO (Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.


ALLE REGIONI di


- impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia; -varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.


AI SINDACATI di


- pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua; -mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.


AI VESCOVI ITALIANI di


- proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’“accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27); -protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi.


ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di

- informare i propri fedeli sulla questione acqua;

- organizzarsi in difesa dell’acqua.


AI Partiti di

- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua; -farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.


L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria, l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese: “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili - sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto, e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile”.


ALEX ZANOTELLI, missionario comboniano


Note: Chi vuole aderire alla Lettera di Zanotelli scriva una e-mail all’indirizzo:
beni_comuni@libero.it con la scritta: “Aderisco”.

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Addiopizzo Catania esprime profondo apprezzamento per l’ottimo lavoro della Procura distrettuale antimafia di Catania e della Squadra Mobile etnea per l’operazione Morus che ha visto eseguite 25 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti presunti esponenti della famiglia dei Piacenti, portando di fatto all’azzeramento del nucleo mafioso che da sempre operava a Picanello. Addiopizzo Catania confida nell’attenzione della cittadinanza tutta nei confronti di queste operazioni, che dimostrano come il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura sia incessante ed efficiente. Ci auguriamo dunque che risultati come quelli di questi giorni portino ad un contestuale movimento della società civile, affinché operi in fiduciosa sinergia con le istituzioni, in questa battaglia per la legalità che deve essere portata avanti sotto tutti i profili, con costanza e responsabilità.

Addiopizzo Catania

http://www.addiopizzocatania.org

E-mail: stampa@addiopizzocatania.org

 

mandato da: Salvatore Azzaro

I bambini non si toccano!  

Morire dentro al grembo

da bambino.

Accovacciarsi dietro

un comodino.

Scappare via lontano

nel mattino.

Tenere stretto in mano

un Santino…

Salvatore Azzaro

 

mandato da: Federazione Provinciale Verdi - Siracusa

Comunicato Stampa

Esprimiamo grande soddisfazione per il risultato della Conferenza di Servizi Regionale che ha bocciato il rigassificatore di Priolo-Melilli accogliendo le motivazioni ripetutamente addotte dai Comitati, dai Verdi e dai referendum dei cittadini di Priolo e Melilli che si erano espressi con larghissima maggioranza contro la costruzione di un enorme rigassificatore, in zona ad altissimo rischio sismico, chimico e vicina a basi militari. La nostra contrarietà derivava dal fatto che abbiamo ritenuto più importante la sicurezza dei cittadini, la salute e l’adozione di un MODELLO ECONOMICO EQUILIBRATO e DUREVOLE, che punta al risparmio energetico ed alle energie rinnovabili sicure e pulite (che apportano occupazione) e che rifiuta la crescita all’infinito dei consumi  e  l’assurdo ed insostenibile modello di sviluppo che ne consegue.

È STATA RISPETTATA LA VOLONTÀ POPOLARE ed ora vi è l’occasione, finalmente, per una svolta energetica  più  economica e più autonoma in  Sicilia. Siamo stati in pochi a crederci. La maggioranza delle forze politiche e sindacali e gran parte della stampa hanno sostenuto la follia dell’impianto, ma i fautori della paranoia energetica da combustibili fossili, che non si curano dei costi sociali e sanitari delle popolazioni, sono stati sconfitti. La Sicilia punti ora ad un modello energetico che non dipenda dall’estero, ma produca  autonomamente  l’energia; si punti, ora, ad una graduale riconversione industriale veramente moderna, abbandonando definitivamente un modello che si fonda su una nostalgica ed ingenua visione industriale degli anni ‘50.

Il nostro ringraziamento va sopratutto ai giovani di Prioloparla, ai comitati no-rigassificatore, alle  emittenti ed ai pochi giornalisti veramente indipendenti, a tutte le associazioni che hanno sostenuto la scelta della saggezza, della precauzione e di un’economia che guarda alle future generazioni e non al passato.

Fed. Prov. Verdi Siracusa

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Firmiamo contro l’emendamento vergogna

Venerdì 13 novembre il Senato ha approvato a maggioranza un emendamento alla legge finanziaria per il 2010 che modifica la legge Rognoni-La Torre sull’assegnazione dei beni  confiscati ai mafiosi. L’emendamento prevede che tali beni, se non assegnati entro sei mesi, possano essere acquistati dai privati. Poche righe per assestare un colpo durissimo alla lotta alla mafia, cancellare e tradire la volontà di un milione di italiani che nel ’96 firmarono l’appello dell’associazione Libera che portò all’approvazione della legge 109/96, meglio nota come Rognoni-La Torre.

Se la Camera approverà questo emendamento i mafiosi, come già avvenne nel 1992, probabilmente stapperanno altre bottiglie di spumante, brindando, questa volta, alla possibilità di riappropriarsi dei propri illegittimi beni. L’enorme disponibilità finanziaria, la fitta rete di “amici” e fiancheggiatori consentirebbe infatti alle famiglie mafiose, in maniera piuttosto semplice e sotto la parvenza di una apparente legalità, di rientrare in possesso dei beni confiscati.

Verrebbe in tal modo calpestato lo spirito che portò all’approvazione della legge109/96: il riutilizzo a fini sociali dei beni sottratti alla criminalità organizzata, ma, soprattutto, verrebbe accolta la richiesta di Totò Riina, contenuta nel presunto “papello”, di una revisione della legge Rognoni-La Torre. Addiopizzo Catania invita quindi tutti i cittadini che credono fermamente in una lotta alla mafia che esula dalla retorica e dal facile populismo e guarda ai fatti concreti di chi ci governa a sostenere l’appello lanciato da Libera firmando, sul sito www.libera.it, la petizione on line o recandosi in uno dei banchetti per la raccolta delle firme che saranno allestiti nella nostra città.

www.addiopizzocatania.org

E-mail: stampa@addiopizzocatania.org

 

mandato da: Roberto Malini

Pesaro. Dopo sgombero, tragedia umanitaria Rom

Pesaro, 16 novembre 2009. A Pesaro, con un blitz orchestrato da Comune e Prefettura, decine di agenti di forza pubblica e poliziotti municipali hanno evacuato in data odierna l’edificio di via Solferino in cui erano rifugiati circa 30 Rom romeni, fra cui malati di patologie gravissime, in cura presso l’Ospedale San Salvatore. Nessuna assistenza è stata fornita, se non da alcuni cittadini che non hanno perso la loro umanità. Si sono perse le tracce di alcune persone, che si sono allontanate in preda al panico e alla disperazione. Sono state allertate le strutture sanitarie dopo che gli individui più deboli hanno subito malesseri dovuti al maltempo e alla tensione. Il Gruppo EveryOne sta cercando di identificare soluzione alternative per accoglienza urgente, prima che scenda il gelo notturno, che metterebbe in serio pericolo di vita i malati di tumori (fra cui Mia Copalea, in condizioni gravissime) e i pazienti cardiopatici. È una lotta disperata contro il tempo e ricordiamo che durante il precedente sgombero di via Fermo, sempre a Pesaro, si sono registrate vittime (vedi http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/6/1_La_fabbrica_della_morte.html).

L’Ospedale San Salvatore ha offerto supporto sanitario ai casi gravi, mentre alcuni cittadini stanno organizzandosi per fornire agli sfollati coperte e viveri (ed eventualmente identificare un terreno, anche agricolo, su cui creare un accampamento di soccorso). Alcuni parlamentari si stanno mobilitando perché non si aggiungano abusi agli abusi, ma la priorità è un piano di soccorso urgente, a cui chiamiamo le componenti antirazziste di Pesaro (e non solo). Stiamo allertando Istituzioni nazionali ed europee, Commissario ONU per i Diritti Umani, Corte europea dei Diritti Umani, Corte Internazionale de L’Aja. Tuttavia le loro posizioni richiedono tempo, tempo che la comunità Rom di Pesaro, in condizioni tragiche dopo i molti eventi persecutori, non ha. Chiunque abbia idee o volontà di partecipare all’azione urgente di soccorso, ci contatti senza indugi.

Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne

EveryOne Group

info@everyonegroup.com

www.everyonegroup.com

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Testo dell’intervento di Antonio Ingroia al convegno di Idv di Napoli il 7 novembre 2009

Io credo che siamo in una situazione di emergenza. Emergenza vera, effettiva, non le emergenze fittizie, create ad hoc per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica. Non l’emergenza immigrazione, non l’emergenza magistratura, non l’emergenza intercettazioni. Noi in Italia abbiamo un’emergenza democratica. E l’emergenza democratica che abbiamo nel nostro Paese nasce da una situazione attuale, contingente, che ha a che fare con l’attacco sistematico che si avvia verso una sorta di, passatemi il termine che riconosco un po’ enfatico, soluzione finale - ma questa sensazione mi dà quel che sta accadendo negli ultimi mesi – sui due punti che poi sono cruciali, rimasti in qualche modo a presidio, che sono costituiti dagli unici presidi di controllo rimasti in piedi: la magistratura e la libera informazione. Su questi snodi, in modo lucido e sistematico, si muovono le iniziative legislative attuali e all’orizzonte: quella sulle intercettazioni, ad esempio, ne costituisce soltanto l’ultimo anello. Non se ne è parlato per mesi, ma è stato messo nuovamente all’ordine del giorno presto al Senato perché venga rapidamente approvata la legge, così com’era stata approvata alla Camera. Ma quel che sta accadendo in Italia, che è accaduto negli ultimi dieci anni – ripeto, è una mia opinione ma credo assistita da una serie di fatti – e che rende non enfatica, anzi direi quasi un eufemismo, l’espressione che ho usato prima di emergenza democratica, è che noi non ci troviamo soltanto di fronte a una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato di Diritto. Noi ci troviamo di fronte a una sistematica demolizione dello Stato.

Quello che è accaduto negli ultimi anni è una progressiva e radicale rimodulazione del modello istituzionale, nel quale la differenza tra quella che in Italia chiamiamo la cosiddetta Prima e Seconda Repubblica è che nella Prima Repubblica c’era una politica che svolgeva un ruolo di mediazione, talvolta inquinata da interessi privati e talvolta inquinata anche da interessi criminali, ruolo di mediazione svolto dalla politica che nella Seconda Repubblica semplicemente non esiste più. Il problema, il modo col quale noi talvolta approcciamo il tema politica contro giustizia, guerra tra politica e giustizia...questo è un luogo comune facile ed è inutile smontarlo, ma noi abbiamo detto spesso nel passato che è errata l’immagine dello scontro tra politica e giustizia perché c’era una sola parte che picchiava contro l’altra, cioè la politica contro la giustizia. Ma io direi un’altra cosa: noi, invece, non abbiamo avuto un assedio della politica contro la giustizia, abbiamo semplicemente perso la politica, perché le istituzioni e la politica sono state occupate dagli interessi privati, quindi è il privato che ha sostituito il pubblico. La differenza, quindi, tra la Prima Repubblica e la Seconda è che è saltato qualsiasi ruolo di mediazione che, prima, la politica svolgeva nella cosiddetta Prima Repubblica.

Questo è quello che mi allarma e mi preoccupa. In realtà quel che accade in Italia  (secondo la mia valutazione ovviamente dal punto di vista di cittadino e non da magistrato che poi fa indagini e sostiene l’accusa nei processi: lì vale la prova e non le considerazioni), come ci ricordavano uomini come Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia non la puoi fare soltanto dentro i palazzi di giustizia, con le indagini e i processi: quelli si fanno con le prove, se ci sono e se non ci sono non fai né l’uno né l’altro. Ma per affrontare la mafia, che non è soltanto un’organizzazione criminale ma un sistema di potere criminale, la magistratura da sola non può vincere questo scontro. Occorre un movimento ampio, di opinione, nella società. Ed è quello che Paolo Borsellino diceva con una frase che se dicessimo oggi saremmo accusati di essere politicamente schierati, che il nodo – diceva Borsellino – per la lotta alla mafia è essenzialmente politico, perché prima di una magistratura antimafia occorre una politica antimafia.

 

mandato da: Ufficio stampa “’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”

Novembre si prospetta per “’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi” come un mese dedicato ai festival cinematografici, con particolare riguardo a quelli rivolti al genere del documentario. Mercoledì 11 Novembre, a partire dalle ore 10:00, il nostro docu-film verrà proiettato all’interno del programma predisposto in occasione del “Levante International Film Festival”, rassegna organizzata a Bari, e sarà visibile presso le aule della Facoltà di Scienze della Comunicazione della locale Università degli Studi. Domenica 15 Novembre, invece, “’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”, valicherà i confini nazionali per essere protagonista dell’importante “Queens International Film Festival”, giunto alla sua settima edizione: rassegna newyorchese dedicata al cinema indipendente proveniente da ogni parte del globo terrestre; il nostro lavoro, rientrante nella categoria delle opere in concorso, sarà visibile agli spettatori interessati alle 13:30 locali, presso la “White Room” della “Frank Sinatra School of the Arts”, con tagliandi già in prevendita ed eventualmente acquistabili online accedendo al sito internet della rassegna; partecipazione che ripaga i molteplici sforzi di realizzazione e proiezione di un così complesso prodotto visivo. Ben due, inoltre, gli appuntamenti programmati dal “Festival del Cinema Africano” di Verona, oramai alla ventinovesima edizione: il primo fissato per martedì 17 Novembre alle ore 20:30, presso le sale del cinema “Mazziano”, site in Via Madonna del Terraglio n. 10; il secondo, allo scopo di garantire una necessaria replica, si svolgerà nei medesimi luoghi a partire, però, dalle ore 17:30. Ma “’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi” verrà proiettato durante questo lungo mese che preannuncia la stagione invernale anche al di fuori delle sedi ufficiali dei festival

cinematografici. Venerdì 13 Novembre, infatti, alle ore 14:00, verrà ospitato presso l’aula C4 occupata del Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo facente parte dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con la partecipazione del regista ed autore, Francesco Di Martino: un’esperienza, quella dell’occupazione, attiva oramai da quasi un anno e finalizzata alla creazione di uno spazio di socialità e cultura antagoniste entro i meandri di un’istituzione universitaria sempre più distante dalle vere esigenze di formazione degli studenti. Alle 18:30 del medesimo giorno, invece, il nostro lavoro verrà offerto all’attenzione degli spettatori del Cineforum organizzato dal Gruppo Risveglio dal Sonno (Gridas), svolto in un quartiere, Scampia, capace di offrire contenuti diversi da quelli mediaticamente messi in risalto; l’appuntamento è fissato in Via Monterosa n. 90/b, vi invitiamo a partecipare convinti che “la tv isola mentre il cinema unisce”. Sabato 14 Novembre il tour campano prosegue con una proiezione che si terrà a Caserta (località Farciano) alle ore 18:00, presso il Laboratorio Sociale Mille Piani, ex Caserma Sacchi, in Via San Gennaro n.4, accompagnata da un aperitivo esclusivamente precario. Domenica 22 Novembre sarà la volta, invece, della capitale, allo scopo di un incontro programmato presso la struttura del Volturno Occupato, sita in Via Volturno n. 37, zona Termini, alle ore 21:30, nel contesto della rassegna denominata “A occhio crudo”. Mercoledì 25 Novembre, “’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”, verrà ricevuto a Limbiate (MI), all’interno dei locali dell’oratorio San Giorgio, anche se l’orario di inizio è ancora da definire.“’U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”, grazie alla presenza di Sebastiano Adernò, ha fatto tappa sia a Padova che a Treviso riscuotendo un notevole successo. Ancora grazie a tutti.

Volete organizzare una proiezione di U STISSO SANGU ? Per farlo è sufficiente contattarci al nostro indirizzo e-mail info@ustissosangu.com, concordando con gli autori la data ed il luogo della proiezione. Tutte le informazioni e le specifiche tecniche sono presenti sul sito web.

 

Rosario Cauchi - Ufficio stampa U STISSO SANGU

ufficiostampa@ustissosangu.com

www.ustissusangu.com

 

mandato da: Coordinamento Giuseppe Fava

Alla Cortese Attenzione,

Inviamo comunicato stampa riguardante il Premio Nazionale G. Fava, “scritture e immagini contro le mafie” – Giovani edizione 2010 di cui gradiremmo diffusione. Si svolgerà a Palazzolo Acreide (SR), il 4 gennaio 2010, la cerimonia di consegna del Premio Giornalistico Pippo Fava - “scritture e immagini contro le Mafie” sezione GIOVANI. Nella sua città di origine, si celebra così l’omaggio al vizio della memoria per il giornalista e scrittore, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 e direttore del “Giornale del Sud e de “I siciliani”. ll Premio Giuseppe Fava - Giovani è riservato a tutti coloro i quali si muovono nei circuiti meno noti e alternativi dell’informazione portando avanti con parole o immagini la lotta alle mafie: articoli, reportage, documentari televisivi, cinematografici, libri d’inchiesta, opere teatrali che con lo stesso coraggio della verità, ripercorrano il giornalismo d’inchiesta di Pippo Fava. La giuria è formata dalla Fondazione Giuseppe Fava e dal Coordinamento Giuseppe Fava - Palazzolo A. , organizzatori del premio, e si pone come un osservatorio di coloro i quali, durante l’anno, nel panorama dell’informazione alternativa, si siano distinti per impegno alla lotta contro le mafie.

Il 2, 3, 4 gennaio a Palazzolo, nell'ambito del Premio Fava Giovani, si svolgerà una serie di conferenze e dibattiti durante le quali verranno affrontate tematiche inerenti l’informazione, il giornalismo e la lotta alle mafie. Questa tre giorni all'insegna del giornalismo, si conclude il 4 gennaio con la cerimonia di consegna del Premio Fava. In ciascuna delle tre giornate, verrà affrontata una specifica tematica, approfondita da relatori esperti del settore. Quest’anno, oltre i dibattiti pomeridiani, saranno proposte anche tre serate di teatro, inerenti le tematiche del premio. Alla sezione “Giovani” di Palazzolo è collegato il Premio nazionale G. Fava, “scritture e immagini contro le mafie” la cui consegna avviene a Catania il 5 gennaio 2010 e riservato a chi, già affermato nel proprio ambito, abbia prodotto inchieste e opere che avendo ad oggetto storie e personaggi legati alle mafie, uniscano al coraggio della verità, la capacità di costruire testimonianza e memoria.

Per il Primo anno, in concomitanza al Premio Fava, è stato indetto un concorso riservato alle scuole di Palazzolo e della vicina zona montana che si concluderà con l’allestimento di una mostra e la premiazione dei lavori migliori sempre in occasione della cerimonia conclusiva. L’intento è quello di coinvolgere i giovani attraverso percorsi di ricerca su Pippo Fava e sul suo giornalismo d’inchiesta. Nascono così: “TI racconto Pippo Fava: per le vie della città a chiedere di lui” e “La Verità in Immagini e Scritti”. Tutti i regolamenti, le scadenze e gli approfondimenti sul Premio G. Fava “scritture e immagini contro le mafie” ed i concorsi per le scuole sono visionabili sul sito: www.coordinamentofava.org Ringraziando per la diffusione che cortesemente vorrete dare, si porgono cordiali saluti.

 

Coordinamento G. FAVA - Palazzolo A.

 

mandato da: Centro studi Davide contro Golia - Siracusa

COMUNICATO STAMPA

In merito alla devastazione dell’Epipoli

Ambulate, dum lucem habetis, ut non tenebrae vos comprehendant (Gv XII, 35)

Finché vi sarà una sembianza di civiltà e una parvenza di giustizia in questa disumana Siracusa, noi marceremo per difendere il patrimonio paesaggistico e civile della nostra città. Il centro studi Davide contro Golia, in merito all’azione giudiziaria promossa dalla Società OPEN LAND contro funzionari del Comune di Siracusa, ritiene che l’Amministrazione Comunale debba dare la più assoluta chiarezza di intenti in relazione alle gravi insinuazioni contenute nell’atto di citazione, insinuazioni tese manifestamente ad intimidire i funzionari chiamati a garantire alla città il rispetto delle prescrizioni di piano e la tutela del territorio comunale da aggressioni speculative.

Riteniamo che la questione debba essere oggetto di una indagine consiliare – di una commissione di inchiesta - che accerti  approfonditamente i termini della questione, e prenda spunto ed occasione da tali iniziative per dare quel segnale di discontinuità rispetto al recente passato, tenendo conto delle intenzioni espresse da autorevoli esponenti della maggioranza in ordine alla tutela della città dalla cementificazione selvaggia in corso (o forse in ordine ad altro? Prove di forza tese a raggiungimento di incarichi di sottogoverno o timore di alcuni consiglieri di venir scaricati dopo esser stati adoperati e spremuti?).

Invitiamo poi il difensore civico ad esperire ogni iniziativa del proprio ufficio al fine di garantire alla cittadinanza il migliore funzionamento delle istituzioni comunali e degli uffici, e rendere conto dell’operato degli amministratori coinvolti nella vicenda. Nei prossimi giorni chiederemo al Comune di visionare copia tutti gli atti relativi al progetto presentato dall’Open Land, dall’istanza fino all’atto di diniego dell’amministrazione. Dichiariamo che interverremmo – insieme ad altre associazioni – nel giudizio civile a contrasto delle posizioni dell’Open Land, anche per dare iniziativa concreta alle manifestazioni di volontà di autorevoli esponenti della maggioranza di modificare il PRG vigente in quelle parti che pongono a maggior rischio di cementificazione i patrimoni paesaggistici della città, primo fra tutti proprio l’area dell’Epipoli oggetto delle iniziative speculative per le quali è giudizio.

Il centro studi “Davide contro Golia”

 

mandato da: Antonio De Carlo - Ass. Arrakkè Centro per i diritti umani

IL SOGNO DI ARRAKKÈ

In un clima sempre più  sfiduciato la qualità della vita vive un vero e proprio declino e chi ne fa le spese sono purtroppo i giovani che devono rinunciare ai loro sogni. Molti giovani non conoscono nemmeno il proprio sogno, e pertanto tutti dobbiamo aiutarli a cercarlo nei cassetti della loro anima, a respirarli affinché  riempiano il loro corpo e li indirizzi nel mondo, dia loro la passione che animerà le loro scelte e darà senso alla loro vita. Quel sogno deve essere il linguaggio con cui parlare al mondo, il codice d’accesso alla società, non ci si deve fare appiattire dalla società o farsi rubare il sogno di una vita. La società ha bisogno della passione dei giovani, del loro sguardo sulle cose vecchie e del loro amore rigenerante. Si ha bisogno di riconoscersi in persone che testimoniano la voglia di coltivare un sogno per stimolare la curiosità, l’energia appassionata con cui ognuno trova il proprio posto nel mondo, la capacità di adattarsi alle circostanze, l’interesse. Il danno più grande che si può fare a un giovane è privarlo del proprio sogno, dell’interesse verso la vita, perché così non si sente degno di “raccontare un romanzo su di se”.

Molti sono inebetiti, rassegnati alle ingiustizie, non vogliono perdere i privilegi che questo assetto sociale gli ha dato, la colpa non è solo della politica, ma è in parte nostra, ci dobbiamo impegnare a cercare di ritrovare il nostro sogno, in qualunque posizione sociale o professionale siamo, il sogno della nostra persona che vuole essere utile alla società. La vita che ha un sogno è lieta, ha un impegno per il futuro e questo apre possibilità impossibili. A questo scopo è nata l'associazione Arrakkè – Centro per i diritti umani,  che oltre a raggiungere delle finalità come da statuto, vuole farsi incubatrice di sogni per i giovani, gli stranieri e tutte quelle persone che vivono un disagio sociale. Arrakkè sogna una società  multi-etnica, che permette di ritrovare la luce negli occhi di chi è relegato ai margini, non vuole perdere questa ricchezza umana, non vuole restare indifferente o accettare le condizioni che annientano la società. Partendo da questi punti,  Arrakkè  si farà promotore di iniziative che caratterizzeranno il prossimo anno sociale, e spero che molti si uniranno per portare avanti una giusta causa, ridare la luce alla vita del singolo per poter illuminare la nostra cupa società. 

                                                                                                                    Antonio De Carlo

 

mandato da: Addiopizzo Catania

COMUNICATO STAMPA

Addiopizzo Catania esprime grande soddisfazione per la brillante operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguita dalla Squadra mobile di Catania che ha consentito il fermo di 50 appartenenti alle cosche mafiose Cappello e Santapaola, evitando sul nascere una nuova, cruenta guerra di mafia tra i due principali gruppi criminali della città. Risultati come quello di oggi testimoniano come il livello di attenzione ed operatività delle istituzioni competenti, sia sempre massimo e costante.  Ci auguriamo che a ciò faccia seguito una rinnovata fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine da parte di tutta la cittadinanza e di quanti vogliono continuare a sperare in una svolta della Sicilia.

Addiopizzo Catania

 

mandato da: Rosso Cinabro - Palombara Sabina (RM)

L’IMMAGINAZIONE SENZA FILI

dal 24 ottobre al  8 novembre 2009

Si inaugura sabato 24 ottobre la mostra dal titolo: L’IMMAGINAZIONE SENZA FILI. Celebrazione dell’inventiva che produce libertà assoluta delle immagini, per cogliere in un’ampia sintesi la vasta e complessa capacità della mente umana di fantasticare, scoprire, inventare, costruire. Un dono che gli artisti hanno per farci immergere affascinati nella vita. L’esposizione si avvale delle opere di: Manuela Andreoli, Rossana Bartolozzi, Alda Berera, Alice Burato, Elisabetta Losi, Donato Lotito, Mirella Orlandini, Stefania Rizzelli. All’interno una sezione dedicata a: SI, IO MI RICORDO. Il rapporto con il passato e il recupero o la nostalgia legati ad avvenimenti, persone o alle proprie radici. Opere di Claude Bonanno, Giuseppe Cascella e Roberta Gherardi.

dalle 12:00 – 16:00

Ingresso libero

vernice ore 12

Piazza Mazzini, 6

00018 Palombara Sabina (RM)

info evento 334-3422616

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

 

da redazione: Solidarietà a Sandro Ruotolo

La nostra redazione esprime piena solidarietà al giornalista Sandro Ruotolo, esempio assoluto di giornalismo verità, autore di importanti inchieste su mafia e camorra. Sandro non mollare, vai avanti, attorno a te c’è il calore di migliaia di persone oneste.

 

mandato da: Fausto Campisi - Natura Sicula

LETTERA DI PADRE ROSARIO LO BELLO

Gentili signori,

deputati, assessori,

presidenti degli ordini,

qui a Milano dove mi trovo per un contratto lavorativo, ho saputo dell’incontro di oggi sul Piano regolatore della città. Non nascondo l’impressione che provo nel veder intervenire lungo questo dibattito persone che hanno grandi responsabilità sul destino di Siracusa e del suo assetto urbanistico, vuoi come tecnici, vuoi come rappresentanti della giunta, vuoi come esponenti di punta dei partiti. Vorrei ricordare ai presenti un racconto che mi sta a cuore e che potrebbe illuminare – come vedremo più avanti – le vicende attuali che la nostra città attraversa. I Santi Vangeli raccontano di come i farisei si fossero lamentati che Gesù non pagava il tributo. Storicamente i galilei non usavano denaro ma praticavano il baratto. Tuttavia Gesù preferì rivolgere a Simone una domanda: “I potenti di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?”. E Simone rispose: “Dagli estranei”. E il Signore concluse: “Quindi i figli sono esenti”. Poi per non creare scandalo inviò Pietro nel lago a gettare l’amo per reperire il pesce che aveva dentro di sé il talento d’argento per il tributo. Difatti tanta gente comune, tante associazioni, sono in attesa che sempre più persone pubbliche prendano posizione sul Piano regolatore generale. Anche tra i loro figli e parenti.

Oggi, ai detrattori dello scempio di Siracusa si risponde che questo piano ha finalmente colmato una carenza progettuale quasi cronica dal dopoguerra ad oggi. Io non nego che dal punto di vista tecnico questa dose di progettualità possa costituire un vanto. Si tratta sempre di un piano. E tuttavia da un punto di vista morale e umano tante scelte seppur programmate si rivelano biasimevoli. Innanzitutto perché non corrispondono ad un vero progetto organico in vista del bene di tutti. Basterebbe richiamare a Siracusa il professore Bruno Gabrielli e chiedergli a quali pressioni fu sottoposto, lui e i suoi collaboratori. Basterebbe capire quali varianti furono aggiunte, quali imposte forzatamente; quali progetti stravolsero l’impianto originario, mortificando in tal modo i paesaggi più belli della nostra città, che pian piano non offrirà più niente ai turisti se non la zona archeologica o Ortigia. In tutto ciò si rivelano profetiche le parole di Gesù: la nostra ricchezza, il bene il lusso delle nostre famiglie vengono fatti pagare agli estranei, agli altri,

Voglio riportare a proposito un caso emblematico. Non credo che esista a Siracusa un luogo più bello della Pillirina. Questo probabilmente sarà un mio giudizio soggettivo. Tuttavia pensare di costruire lì gigantesche strutture alberghiere solo per accontentare alcuni privati, sottraendo questo paesaggio e questo mare ai cittadini, è una scelta immorale, un progetto criminoso. E la responsabilità morale di ciò cadrà su tutti quelli che lo hanno attuato: lerci imprenditori affamati di denaro, politici marionette, pavidi consiglieri comunali di qualsiasi partito, che votano tali progetti per poi – avendo le carte apposto – ottenere piccoli favori personali. Terminando, giungo a due conclusioni.

Primo. Se da un lato, tanti pensano al paesaggio e al territorio di questa città come un mero bene da sfruttare o da modificare in vista di ricompense da consegnare ai soliti palazzinari, dall’altro, molti di noi, molti cittadini in gamba pensano all’ambiente come bellezza e come identità che rimanda alla nostra nazione italiana. I primi nominati sono barbari, i secondi sono patrioti. Tutti quelli che amano il paesaggio, che non si accontentano di stare dietro al gioco clientelare, anche se pochi numericamente, vanno ascoltati di più, perché non sono feccia che si vende per un litro di benzina, né appartengono a questa borghesia siracusana, pavida e decadente. E infine questa considerazione introduce ad una mia seconda ed ultima conclusione.

Un piano regolatore inadeguato e frutto di interessi clientelari è specchio della nostra scarsa forza morale, della nostra poca coscienza. Tanti borghesi siracusani, tante persone ricche, quelli che mandano i figli al Gargallo, che li portano alla pallanuoto o al tennis, che frequentano i circoli più esclusivi (almeno nella loro testa), ecco queste persone non hanno tempra morale, non hanno cultura. Sono degli incolti Sono probabilmente “in vista”; andranno a tutte le conferenze mondane, ma non hanno idea di cosa voglia dire impegno e civiltà. Ma soprattutto hanno paura: si mettono in vista, tessono legami perché in fondo in fondo hanno paura di rimanere isolati. Hanno paura dell’isolamento e della miseria, di non avere più consulenze o di essere inseriti negli affari più redditizi, di non essere più nel giro giusto.

E anche tanti nostri politici hanno paura. In sin dei conti sono schiavizzati e avvinghiati nelle reti dei gruppi economici, da quel grande imprenditore o da quel piccolo geometra. Ma soprattutto dalla loro paura. Se non avessero paura, non sarebbero più così avidi; non avrebbero bisogno di comandare, di litigare, di guadagnare a tutti i costi. Non si sbranerebbero tra loro come belve. Non avrebbero bisogno di controllare tutto e tutti ad ogni costo. Dietro tanta boria, dietro tanto cinismo si nasconde un uomo deluso dalla vita, non amato, e probabilmente incapace di amare. E che proprio per questo cerca nella politica il dominio e l’esaltazione con cui compensare la propria infelicità e i propri insuccessi giovanili. Cerca nei paesaggi da distruggere, nei terreni da far lucrare, nella pretesa di farsi unico giudice del destino di tante creature – di tanti animali, di tante piante –, l’esaltazione della propria persona, che mai ha ricevuto vera letizia cristiana.

Pertanto è importante che i nostri politici si avvicinino a Dio. Noi pregheremo per questo. Se il pensiero degli amministratori del nostro amato Paese si innalzerà al di sopra delle risposte clientelari, solo allora avranno il coraggio di mettere in atto una revisione della politica che rovina la nostra società, politica che ha portato a cancellare Dio, la religione e l’autonomia degli altri esseri viventi, per mettervi al posto: denaro, sperpero, ostentazione, disprezzo per la creazione, materialismo disastroso. Solo allora Siracusa, città del cemento, potrà tornare un giardino fiorito, una casa, un paradiso per tutti noi e per le altre creature.

Siracusa, 26 Settembre 2009

Padre Rosario Andrea Lo Bello (Centro Studi Davide contro Golia)

 

mandato da: Saverio Tommasi

Un gommone a Piazzale Michelangelo (Firenze)

Carissimi/e,

dal 22 luglio sono a digiuno: ho deciso di rappresentare un viaggio dalla Libia a Lampedusa, vivendo sopra un gommone a piazzale Michelangelo, uno dei cuori storici e simbolici di Firenze: sette giorni senza mangiare, sotto il sole, con una presenza sul gommone di 24h su 24h, senza mai scendere.
Quello che vorrei è una società  fondata sugli scambi culturali e il dialogo. Non un mondo fondato sulla paura e la repressione ma sull’informazione e la condivisione. Contro le espulsioni di massa, in contrasto con il diritto internazionale e la possibilità  di richiedere asilo politico. Del resto “siamo tutti sulla stessa barca”. Con tutti/e i promotori abbiamo realizzato un video che spiega l’iniziativa:
http://www.youtube.com/watch?v=ReWTDy59jPY

In questo viaggio, non sono solo. Moltissimi/e mi accompagneranno con un digiuno a staffetta. Fra questi, appunto, i promotori: Marco Bazzichi, Antonio Berti, Andrea Bigalli, Lisa Clark, Ornella De Zordo, Tommaso Fattori, Mercedes Frias, Marco Romoli e Alessandro Santoro (che invece digiunerà, come me, per tutti e sette i giorni). Su http://www.saveriotommasi.it trovate le foto e gli aggiornamenti riguardanti l’iniziativa, compreso il programma completo degli incontri/dibattiti che ogni giorno, alle 18:30, serviranno da confronto con la cittadinanza. Il 29 luglio, termine del digiuno e della manifestazione/proposta, un grande ritrovo collettivo. Venite?

Saverio Tommasi

 

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Addiopizzo Catania condivide le perplessità e lo stupore del Questore di Caltanissetta, Dr.Guido Marino, di fronte alla mancata costituzione di Comune e Provincia come parte civile nel processo contro i dodici presunti uomini del “disonore” che gestivano a Caltanissetta il racket del pizzo. Alle brillanti ed incisive operazioni che negli ultimi mesi hanno inferto colpi durissimi alle cosche nissene e gelesi fa da contraltare il colpevole silenzio di chi ha la responsabilità politica di stare a fianco degli imprenditori e dei cittadini onesti che hanno il coraggio di denunciare. In questo senso non si può non rilevare che la mancata costituzione di parte civile in processi così delicati, da parte del Comune e della Provincia di Caltanissetta,costituisce una censurabile inversione di tendenza rispetto alle coraggiose scelte di altri amministratori pubblici. Ci auguriamo che i cittadini nisseni facciano tesoro dell’assenza dalle aule dei tribunali dei loro amministratori.

Associazione Addiopizzo Catania

 

mandato da: Salvatore Azzaro

Sempri ccà t’aspiettu

Curri quantu vuoi,

sempri ccà t’aspiettu.

Comu lu cacciaturi

a posta,

aspetta lu cunigniu.

 

Traduzione

(Corri quanto vuoi,

sempre qui ti aspetto.

Come il cacciatore

appostato,

aspetta il coniglio).

Salvatore Azzaro

 

mandato da: Centro studi “Davide contro Golia”

COMUNICATO STAMPA

BENVENUTI A SIRACUSA, CITTA’ DEL CEMENTO!

Benvenuti a Siracusa, città del cemento!

Queste sono le parole che meglio si addicono nei cartelli di benvenuto alla città aretusea per descrivere di ciò che si vuole fare della nostra città. Il Viale Epipoli sarà sommerso da una colata di cemento che arriverà, fra poco, quasi fino alle mura dionigiane ed inoltre, con l’approvazione del piano di lottizzazione del villaggio turistico “Acquamarina Club 2” da 900 posti, si è dato il via anche alla cementificazione di tutto il litorale della Penisola Maddalena, proprio dove sorge l’Area Marina Protetta del Plemmirio. Infatti, seguendo la stessa linea, verranno approvati dal Consiglio Comunale anche i piani di lottizzazione di altri sette villaggi turistici che, a breve, verranno discussi nell’aula consiliare. E se questo villaggio turistico è stato approvato, con il beneplacito del Sindaco, senza che venga fatta nessuna diminuzione della volumetria né della dislocazione, come invece richiesto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, non osiamo immaginare a quali condizioni verranno approvati anche gli altri 7 villaggi turistici, “sviluppo insostenibile” che non porteranno alcun beneficio all’economia locale. Infatti, non crediamo alle parole del consigliere Salvatore Cavarra che annuncia la creazione di ben 300 posti di lavoro per ogni villaggio turistico, perché sappiamo che negli altri villaggi già esistenti non ci sono queste cifre. Ma non è questo il punto.

Il punto è che per legge (Decreto Legislativo 152/06, Testo Unico dell’Ambiente), bisogna tener conto della presenza della Riserva Naturale Marina (che nello specifico è l'Area Marina Protetta del Plemmirio) ed invece il NO INTEGRALE dell’Area Marina Protetta non è stato preso assolutamente in considerazione, così come non è stata mai data la possibilità ai cittadini di esprimersi attraverso un referendum, chiesto innumerevoli volte dal Consiglio di Quartiere Neapolis. Insomma, ai nostri Amministratori del parere dei cittadini non interessa proprio un bel nulla! Il Comune non ha mai tenuto conto neanche che il Piano Regolatore è oggetto di ricorso al TAR, quando invece la Comunità Europea sancisce il principio di precauzione. Come mai il suo uso non ha subito nessuna sospensiva? Inoltre, all’interno del Consiglio Comunale ci sono delle forze occulte che costringono all’astensione consiglieri da sempre contrari al villaggio turistico, come Rodante. Delle forze che coinvolgono non solo la maggioranza, ma anche una parte dell’opposizione, creando un partito trasversale, che lascia fuori i pochi che l’opposizione la vogliono fare davvero. E ci dispiace anche usare la parola “opposizione”, perché l’esame attento e obiettivo della legge non dovrebbe essere lasciato a pochi, visto che riguarda tutti!

L’Italia ha un Ministro dell’Ambiente, la siracusana Prestigiacomo, che a conclusione dei lavori del G8 Ambiente ha sottoscritto, insieme agli altri Ministri, la Carta di Siracusa a protezione della biodiversità, e che poi non ha speso nemmeno una parola per salvare la flora e la fauna che verrà devastata a Terrauzza. La nostra città ha un Sindaco che ha letteralmente inventato che il Piano Regolatore Generale per due anni non si poteva toccare, mentre invece è stato scoperto che non esiste legge che dica così. Al Consiglio Comunale ci sono consiglieri, come Sorbello, Liuzzo e Bonafede, che da un lato condividono le parole del Vescovo che, in occasione dell’ultima festa di Santa Lucia, ha detto basta allo sfruttamento indiscriminato del territorio, mentre dall’altro sono favorevoli allo scempio che si vuole fare nella nostra città. Infine, ci chiediamo dove erano quei Consiglieri Comunali, come Mastriani (guida naturalistica) e Di Stefano, che si erano proclamati strenui difensori dell’ambiente e che poi disertano l’assemblea quando è stato approvato il villaggio Acquamarina Club 2. I siracusani hanno l’obbligo di sapere se l’Amministrazione e il Consiglio Comunale hanno davvero intenzione di difendere gli interessi collettivi di tutta la comunità siracusana e non quello di pochi privati. La zona del Plemmirio, oltre ad essere Area Marina Protetta, è anche un SIC Sito d’Interesse Comunitario e questo fa nascere l’obbligo della Valutazione di Incidenza Ambientale, disciplinata dall'art. 6 del DPR 12 marzo 2003.

La Valutazione d’Incidenza Ambientale, da non confondere con la Valutazione di Impatto Ambientale e con la VAS (che va invece applicata all’intero Piano Regolatore, cosa che non è stata fatta), è il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito della rete Natura 2000 a cui fanno parte sia i SIC (Siti d'Interesse Comunitario) sia le ZPS (Zone Protezione Speciale). La Valutazione d'Incidenza si applica sia agli interventi che ricadono all'interno delle aree Natura 2000 sia a quelli che, pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. Ai fini della Valutazione di Incidenza, i proponenti di piani e interventi, non finalizzati unicamente alla conservazione di specie e habitat di un sito Natura 2000, devono presentare uno studio, redatto  secondo gli indirizzi dell'allegato G al DPR 357/97, volto ad individuare e valutare i principali effetti che il piano o l'intervento può avere sul sito interessato. Perché, essendo tale strumento preliminare, come stabilito anche una sentenza del TAR del Friuli Venezia-Giulia, n° 38, del 23 febbraio 2002, nell'approvare il villaggio Acquamarina Club 2 non è stata mai esperita tale Valutazione di Incidenza Ambientale? A tal motivo, il Centro Studi “Davide contro Golia” sabato pomeriggio 27 Giugno, nei pressi della chiesa di S. Paolo Apostolo, inizierà la raccolta dei fondi necessari per procedere alle vie legali in modo da assicurare che i diritti di tutti i concittadini non vengano lesi.

Centro Studi “Davide contro Golia”

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Addiopizzo Catania ha trovato nuova sede nei locali della ASCOM Confcommercio Catania. Pertanto, da lunedì 15 giugno, le nostre riunioni si terranno in via Mandrà 8, nell’attesa di poter usufruire del bene confiscato insieme a Libera. Ringraziamo di vero cuore, oltre alla Confcommercio nella persona del presidente Galimberti per la grande disponibilità e ospitalità, tutti coloro che hanno risposto al nostro appello: la Chiesa di SS Pietro e Paolo di via Siena e la CGIL, che ci hanno permesso di non restare neanche per un attimo senza un tetto sopra la testa, gli amici del Gapa, della Fondazione Fava e di Talità Kum, La Periferica, il sindaco Crocetta, Acli, Pd, ASAEE, il Centro Astalli, il CSVE e il Centro di Iniziativa Omosessuale Politica e Culturale PEGASO, che ci hanno subito offerto ospitalità concretamente, e tutti gli amici e sostenitori che l’hanno fatto simbolicamente. La scelta della sede della Confcommercio non risponde solo a precise esigenze logistiche, di spazi e di organizzazione, ma vuole essere anche fortemente simbolica, essendo la collaborazione con i commercianti e gli esercenti della nostra città di fondamentale importanza per la nostra attività di lotta al racket delle estorsioni.

Addiopizzo Catania

 

mandato da: Centro studi “Davide contro Golia”

COMUNICATO STAMPA

LA LEGGE È LEGGE

Sono quasi due anni che il Centro Studi “Davide contro Golia” e tutte le associazioni rappresentative della cittadinanza che credono nella legalità, nel rispetto della vita e nella fruizione intelligente del territorio, si battono contro l’imminente scempio che comporterà la realizzazione del villaggio turistico “Acquamarina club 2” nella contrada di Terrauzza. Il Centro Studi ha più volte ribadito di essere araldo di una volontà costruttiva seria, rispettosa ed intelligente, non di un estremismo del no ad ogni costo, a differenza di quanto travisano consapevolmente i nostri detrattori. L’approvazione in consiglio comunale di un villaggio di queste dimensioni e fattezze sarà un obbrobrio paesaggistico e un colpo mortale all’Area Marina Protetta del Plemmirio.

Ci domandiamo inoltre se si tratti un atto problematico, per usare un eufemismo! L’ufficio tecnico del Comune sembra confermare una interpretazione restrittiva della VAS, che andrebbe applicata ai piani di settore di livello regionale. Tenendo conto che il PRG non ha avuto la VAS, obbligatoria adesso per legge, e che quindi la condizione che impediva alla circolare regionale di ritenere operativa la VAS anche per i piani comunali è venuta meno, si pone fortemente la questione che non c’è dubbio che versiamo nella ipotesi in cui il piano può avere un forte impatto ambientale.

Considerato il vincolo paesaggistico e la perimetrazione dell’UNESCO, la domanda che nasce spontaneamente è se per legge il Comune non debba applicare la VAS prima del piano di lottizzazione. Adesso sembra certo che il villaggio verrà approvato. Già in precedenza i consiglieri comunali Corrado Grasso, Lo Manto e Cavarra hanno dichiarato di essere favorevoli al progetto. Eppure gli ultimi due consiglieri erano poco tempo addietro vicini all’on. Vinciullo, che è contrario all’approvazione; mentre Grasso è da sempre vicino all’area dell’on. Granata, il quale anche lui ha manifestato apertamente di essere contrario alla realizzazione del villaggio turistico.

La domanda è questa: perchè questi tre consiglieri hanno deciso abbandonare i loro onorevoli e schierarsi dalla parte di Bufardeci che si è espresso a favore del progetto dichiarandosi un “ambientalista convinto”? Il Centro Studi “Davide contro Golia” annuncia l’avvio di una raccolta di fondi per sostenere le spese legali necessarie ad adire un ricorso contro l’ormai sommessamente annunciata approvazione di questo villaggio, che spianerebbe la strada all’uccisione di quanto rimane ancora di naturale e liberamente fruibile nella nostra terra! Ogni cittadino siracusano che sente in cuor suo di dover fare qualcosa lo può fare versando 3 euro in una cassa del Centro Studi, appositamente aperta, che verrà utilizzata solo per le spese legali. Verrà rilasciata a ciascun contribuente una ricevuta nominativa, che servirà ad avere restituiti i soldi se l’approvazione del villaggio non dovesse esserci, ovvero nel caso in cui (speriamo davvero!) democrazia e legalità esistano ancora nel nostro territorio.

Il Centro Studi “Davide contro Golia”

 

mandato da: Addiopizzo Catania

LETTERA APERTA AL SINDACO

Il 25 maggio Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ai microfoni di Canale 5 ha dichiarato con orgoglio che a Buccinasco un immobile confiscato alla ‘ndrangheta è stato convertito in un asilo capace di ospitare 60 bambini. Il presidente della Regione Lombardia ha sottolineato con soddisfazione questo importante risultato voluto e realizzato in pochissimo tempo. Questo succede in Lombardia, appunto. A Catania accade, invece, che un immobile confiscato alla mafia da un anno attende di essere consegnato ad Addiopizzo Catania e a Libera e questo nonostante la nostra associazione sia attualmente senza una sede propria, nonostante l’impegno profuso all’epoca dal prefetto Finazzo e dal suo staff, nonostante il presidente Lo Bello si sia dichiarato disponibile a rinunciare all’ipoteca che grava sull’immobile in questione qualora effettivamente assegnato alle due associazioni. Poche banali clausole di un altrettanto banale contratto di comodato d’uso vanificano, di fatto, il lavoro di quanti credono nella legalità e lottano quotidianamente per rendere migliore questa nostra terra. Noi riteniamo che il riscatto e la rinascita di questa città passino anche attraverso piccoli gesti concreti dall’alto valore simbolico. Dare la possibilità a due associazioni di usufruire di un immobile confiscato alla mafia in un quartiere come Picanello sarebbe un segnale forte ed importante da parte di questa amministrazione comunale. Per questo siamo sicuri che tale richiesta non sarà seguita da un fragoroso silenzio.

Chiara Barone, vice presidente Addiopizzo Catania

 

pubblicato da: redazione

La nostra redazione, nel 17esimo anniversario della terribile strage di Capaci, ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, vittime della crudeltà e della vigliaccheria mafiosa. Il loro sacrificio non sarà mai vanificato solo se si continuerà a ricordare e a non abbassare mai la guardia nella lotta contro ogni mafia. Le idee di giustizia che il giudice Falcone ha propagato nel nostro Paese sono ancora vive e camminano con le nostre gambe. Non dimentichiamo mai!

 

pubblicato da: redazione

Tre minorenni, di cui uno di appena 9 anni, a Canicattì (Agrigento), hanno impiccato un cane ad un albero. Per gioco, per pura violenza, lasciandolo agonizzare e fotografandosi con il cellulare accanto alla povera e indifesa bestiola. I Carabinieri hanno scoperto e denunciato questi tre assassini. Un atto vergognoso, spietato, che merita una punizione severa, anche nel rispetto delle nuove leggi contro i maltrattamenti sugli animali. La nostra redazione condanna fortemente questo come qualsiasi atto di violenza contro gli animali. Il nostro vignettista, Ade, esprime il suo sdegno e la sua condanna attraverso una vignetta che pubblichiamo su questa pagina.

 

mandato da: Movimento per la Sinistra - Caltagirone

LETTERA DI UNA PRECARIA

Caro Silvio,
mi permetto di darti del tu perché tu sei l’amico di tutti, di tutto il popolo italiano. Sono un’insegnante di 45 anni, precaria storica nella scuola Primaria, che vive il dramma della Riforma Gelmini: tagli di insegnanti a più non posso. Da 13 anni mi spendo volentieri, dando il massimo di me stessa,  nella Scuola Pubblica e per lo Stato. Ho superato 3 concorsi pubblici, ma non ho avuto mai la fortuna di entrare di ruolo perché penalizzata sempre da rimescolamenti di graduatorie, mantenendo però la certezza di lavorare almeno da precaria. OGGI NO! Mi viene tolto anche questo. Vorrei, per favore, che informassi Renato, che i miei dirigenti non hanno avuto mai da ridire sul mio operato. Non ho mai supera i 5/6 giorni di malattia l'anno, quindi, non solo non rientro nella fascia dei tanto ricercati e perseguitati “fannulloni” della pubblica amministrazione, ma non posso neanche usufruire dei plausi o meriti, visto che ogni anno vengo sistematicamente licenziata e costretta a cambiare scuola..almeno fino ad ora. Mi capita ogni anno, in questo periodo, che i genitori dei miei alunni, mi chiedono se sarò l'insegnante dei loro figli anche l’anno successivo e io dico che non dipende da me e che anzi sarei felicissima di esserlo. NON È MAI COSÌ! Ogni anno scuola nuova, colleghi nuovi, alunni nuovi! Ti prego Silvio di informare anche Maria Stella che MAI nessuna Riforma ha creato una tale atmosfera di panico diffuso come la SUA RIFORMA. Dille anche che le tanto odiate ore di compresenza, oltre che per sostituire i colleghi assenti, ci hanno permesso di svolgere un progetto sul nostro paese, che altrimenti non avremmo mai potuto fare. Inoltre ci permettono di fare uscite nel nostro territorio, altrimenti  non fattibili: non puoi condurre 30 bambini di 6 anni in giro per la città da SOLA! Silvio, anche tu sei separato da poco, ma non credo che tua moglie  abbia il problema di come mantenere lei e i vostri figli, oppure di come pagare il mutuo per l'acquisto della prima casa. IO SÌ, ce li ho  entrambi! Bene Silvio, infondi ottimismo e sicurezza ogni giorno, ma prova solo per un attimo a metterti nei miei panni e poi mi dici cosa si prova. Sbaglio o qualche anno fa avevi promesso un milione di posti di lavoro?!? In meno forse...Mi chiedo e ti chiedo come faremo alle prossime europee a votare per te?


 Rita Carella

 

pubblicato da: redazione

FAIRTRADE: ZUCCHERO EQUO E SOLIDALE

Lo zucchero, il prodotto più dolce in natura, ha un retrogusto amaro per molti lavoratori. Nel Sud del mondo chi è occupato nella raccolta della canna da zucchero è sottoposto a condizioni di lavoro inaccettabili, il salario non è neanche sufficiente a comprare il cibo per coprire le calorie bruciate durante il lavoro, l’aspettativa di vita dei lavoratori si riduce, le condizioni lavorative peggiorano e i diritti legati al lavoro si riducono tanto che aumenta il numero di bambini che, muniti di machete e coltelli, vengono impiegati nella raccolta della canna. La coltivazione della canna coinvolge circa 18 milioni di lavoratori, per i quali non vi è altra alternativa: questa è l’unica occupazione possibile. Nel nord del Pianeta, i lavoratori sono maggiormente garantiti, ma il settore dello zucchero di barbabietola ha subito un duro contraccolpo in seguito alla riforma varata dall’Unione Europea ed entrata in vigore il 1° luglio 2006, che ha portato alla riduzione amministrativa del prezzo e la conseguente riduzione dei posti di lavoro. In Italia, quindici delle diciannove aziende saccarifere sono state chiuse. Lo zucchero, elemento importante nella nostra alimentazione perché ci fornisce energia, è tutto uguale, non c’è alcuna differenza significativa tra quello prodotto dalla barbabietola e quello prodotto dalla canna. L’unica differenza che ci può permettere di fare la scelta giusta è quella di acquistare lo zucchero con il marchio “Fairtrade”. Acquistando lo zucchero che adotta tale marchio, siamo sicuri di fare un acquisto etico, poiché tale marchio implica il rispetto dei diritti dei lavoratori, il sostegno alle comunità locali e il rispetto per l’ambiente. Sarebbe auspicabile che il sapore dolce dello zucchero lo fosse per tutti, da chi lo consuma a chi è impegnato nella sua produzione.

Antonio De Carlo

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Articolo-inchiesta di Francesco Viviano (Repubblica) sulle violenze subite dai migranti in Libia

REPUBBLICA.IT 8 MAGGIO 2009

Il racconto. Tra le reduci del Pinar: meglio morire che tornare lì. “Voi italiani siete buoni, come potete fare una cosa del genere?”

“Li avete mandati al massacro

in quei lager stupri e torture”

Le lacrime di Hope e Florence per i disperati riportati in Libia: i nostri mesi all’inferno
 

dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO

LAMPEDUSA – “Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no”. Hanno le lacrime agli occhi le donne nigeriane, etiopi, somale, le “fortunate” che sono arrivate a Lampedusa nelle settimane scorse e quelle reduci dal mercantile turco Pinar. Hanno saputo che oltre 200 disgraziati come loro sono stati raccolti in mare dalle motovedette italiane e rispediti “nell’inferno libico”, dove sono sbarcati ieri mattina. Tra di loro anche 41 donne. Alcuni hanno gravi ustioni, altri sintomi di disidratazione. Ma la malattia più grave, è quella di essere stati riportati in Libia. Da dove “erano fuggite dopo essere state violentati e torturati. Non solo le donne, ma anche gli uomini”.


I visi di chi invece si è salvato, ed è a Lampedusa raccontano una tragedia universale. La raccontano le ferite che hanno sul corpo, le tracce sigarette spente sulle braccia o sulla faccia dai trafficanti di essere umani. Storie terribili che non dimenticheranno mai. Come quella che racconta Florence, nigeriana, arrivata a Lampedusa qualche mese fa con una bambina di pochissimi giorni. L’ha battezzata nella chiesa di Lampedusa e l’ha chiamata “Sharon”, ma quel giorno i suoi occhi, nerissimi, e splendenti come due cocci di ossidiana, erano tristi. Quella bambina non aveva un padre e non l’avrà mai.

“Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace”. Accanto a Florence, c'è una ragazza somala. Anche lei ha subito le pene dell’inferno. “Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse”. Raccontano il loro peregrinare nel deserto in balia di poliziotti e trafficanti. “Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro”.

Il racconto s’interrompe spesso, le donne piangono ricordando quei giorni, quei mesi, dentro i capannoni nel deserto. Vicino alle spiagge nella speranza che un giorno o l’altro potessero partire. E ricordano un loro cugino, un ragazzo di 17 anni, che è diventato matto per le sevizie che ha subito e per i colpi di bastone che i poliziotti libici gli avevano sferrato sulla testa. “È ancora lì, in Libia, è diventato pazzo. Lo trattano come uno schiavo, gli fanno fare i lavori più umilianti. Gira per le strade come un fantasma. La sua colpa era quella di essere nero, di chiamarsi Abramo e di essere “israelita”. Lo hanno picchiato a sangue sulla testa, lo hanno anche stuprato. Quel ragazzo non ha più vita, gli hanno tolto anche l’anima. Preghiamo per lui. Non perché viva, ma perché muoia presto, perché, finalmente, possa trovare la pace”.


Le settimane, i mesi, trascorsi nelle “prigioni” libiche allestite vicino alla costa di Zuwara, non le dimenticheranno mai. “Molte di noi rimanevano incinte, ma anche in quelle condizioni ci violentavano, non ci davano pace. Molti hanno tentato di suicidarsi, aspettavano la notte per non farsi vedere, poi prendevano una corda, un lenzuolo, qualunque cosa per potersi impiccare. Non so se era meglio essere vivi o morti. Adesso che siamo in Italia siamo più tranquille, ma non posso non stare male pensando che molte altre donne e uomini nelle nostre stesse condizioni siano state salvate in mare e poi rispedite in quell’inferno, non è giusto, non è umano, non si può dormire pensando ad una cosa del genere. Perché lo avete fatto?”.

“Noi eravamo sole, ma c’erano anche coppie. Spesso gli uomini morivano per le sevizie e le torture che subivano. Le loro mogli imploravano di essere uccise con loro. La rabbia, il dolore, l’impotenza, cambiavano i loro volti, i loro occhi, diventavano esseri senza anima e senza corpo. Aiutateci, aiutateli. Voi italiani non siete cattivi. Non possiamo rischiare di morire nel deserto, in mare, per poi essere rispediti come carne da macello a subire quello che cerchiamo inutilmente di dimenticare”. Hope, 22 anni, nigeriana è una delle sopravvissute ad una terribile traversata. Con lei in barca c’era anche un’amica con il compagno. Viaggiavano insieme ai loro due figlioletti. Morirono per gli stenti della fame e della sete, i corpi buttati in mare. “Come possiamo dimenticare queste cose?”. Anche loro erano in Libia, anche loro avevano subito torture e sevizie, non ci davano acqua, non ci davano da mangiare, ci trattavano come animali. Ci avevano rubati tutti i soldi. Per mesi e mesi ci hanno fatto lavorare nelle loro case, nelle loro aziende, come schiavi, per dieci, venti dollari al mese. Ma non dovevamo camminare per strada perché ci trattavano come degli appestati. Schiavi, prigionieri in quei terribili capannoni dove finiranno quelli che l’Italia ha rispedito indietro. Nessuno saprà mai che fine faranno, se riusciranno a sopravvivere oppure no e quelli che sopravviveranno saranno rispediti indietro, in Somalia, in Nigeria, in Sudan, in Etiopia. Se dovesse accadere questo prego Dio che li faccia morire subito”.

 

mandato da: Centro studi “Davide contro Golia”

COMUNICATO STAMPA

Monsignor Pappalardo: Basta allo sfruttamento indiscriminato del territorio

“Basta allo sfruttamento indiscriminato del territorio!”. Così ha tuonato Monsignor Salvatore Pappalardo, vescovo di Siracusa, nel  tradizionale discorso dal balcone dell’Arcivescovado in occasione della festa di Santa Lucia. L’Evangelo, la potenza del Cristo Risorto è presente in coloro che “amministrano con saggezza il bene comune non cercando il proprio tornaconto, in coloro che si prendono cura e rispettano il creato superando le logiche dello sfruttamento indiscriminato del territorio”. Parole chiare che aiutano tutti noi a guardare con attenzione quanto sta accadendo a Siracusa. Un Piano regolatore generale approvato a colpi di maggioranza, in una notte, sta legittimando la devastazione del nostro paesaggio. Nei prossimi giorni, un’altra zona di Siracusa, Terrauzza, sarà destinata ad essere orribilmente cementificata, dinanzi all’insensibilità della Soprintendenza  e di tutti coloro che dovrebbero, secondo la Costituzione, proteggere il paesaggio italiano.

Centro Studi “Davide contro Golia”

 

mandato da: Addiopizzo Catania

 Solidarietà a Crocetta

Addiopizzo Catania esprime solidarietà e vicinanza agli imprenditori gelesi e al sindaco Crocetta nel mirino della mafia per aver collaborato con le forze dell’ordine e la magistratura nella lotta al racket delle estorsioni e per le iniziative prese per riaffermare la legalità a Gela. Li ringraziamo per il loro coraggio, la loro onestà e il loro esempio.

Invitiamo lo Stato, le Istituzioni e le forze dell’ordine a proteggerli, a continuare con forza e determinazione, e a rispondere con adeguate soluzioni alla carenza di magistrati sottolineata dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari: “Non per essere ripetitivo ma siamo rimasti tre-quattro ad indagare. Al nuovo collaboratore di giustizia Carmelo Barbieri (le cui dichiarazioni sono risultati importanti ai fini dell’operazione, ndr) possiamo solo dedicare un pomeriggio alla settimana”.


Invitiamo i siciliani onesti a lottare, a non arrendersi, a non lasciare da soli questi nostri conterranei che, per fare una cosa giusta e affermare il diritto di tutti alla legalità e alla libertà dall’imposizione mafiosa che attanaglia l’economia non solo della nostra isola, si trovano minacciati e in pericolo. Chi può prenda esempio e aiuti le forze dell’ordine nella lotta: prendiamo atto che noi siciliani onesti siamo molti più di “loro”! Chi vuole potrà scrivere nel nostro sito messaggi di solidarietà che porteremo con noi agli imprenditori gelesi, alle loro famiglie e a Rosario Crocetta....

Addiopizzo Catania

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Vi informiamo che Addiopizzo Catania, da due anni ospite presso i locali della Confesercenti di Catania, dal 31 marzo scorso non ha più una sede. Allo stato attuale, per motivi di natura burocratica e tecnica, non è possibile utilizzare il bene confiscato che circa un anno fa, grazie al fattivo interessamento della Prefettura di Catania, è stato assegnato alla nostra associazione e a Libera. Facciamo, quindi, appello a tutti coloro che, credendo nel nostro lavoro, vorranno aiutarci a risolvere questo grave problema logistico, che inevitabilmente ha ripercussioni negative sulle nostre attività e i nostri progetti, segnalandoci la disponibilità di locali adatti ad ospitare le nostre riunioni operative, che si svolgono solitamente in orari serali, via mail all’indirizzo stampa@addiopizzocatania.org o telefonando al numero 329/9203410. Vi ringraziamo per l’attenzione e vi chiediamo di diffondere il presente appello.
 

Addiopizzo Catania

 

mandato da: Giada Luna

“Sbirri” racconta la storia di un giornalista che, in seguito alla morte del figlio di 16 anni dovuta all’assunzione di una pasticca di ecstasy,decide di andare a Milano per un servizio. O forse per capire PERCHÉ i giovani, giovanissimi ragazzi di oggi si ritrovano per assumere cocaina, chetamina, ecstasy, e il meno peggio, cannabis, marjuana, hashish… È un bel film perché mostra come quelli che spesso vengono considerati bastardi, figli di buona donna, ai quali tanti augurano la morte, lo sterminio, si fanno un culo così per quattro soldi, ma lo fanno perché ci credono davvero! Perché sentono questo problema più di altri. Perché  molti non lo fanno né per la carriera né per campare. E questo gli altri non lo capiscono. Per loro son tutti uguali. È un film pesante, dovuto soprattutto alla storia che fa da collante alle vere operazioni di polizia. Alla fine del film guardavo i titoli di coda e pensavo: ma perché? Ma possibile che la gente non è mai felice, non si diverte e, per farlo, deve per forza sballarsi, bruciarsi il cervello con quella merda che ormai trovi ovunque, anche nelle scuole, dove si compra e si consuma. Ma perché io riesco a divertirmi con un concerto, una serata con le amiche, una telefonata con una persona cara che abita lontano…e loro no, non ci riescono? Son io sbagliata? Non credo… Forse son gli altri che sono talmente annoiati, perché han tutto e subito, perché forse son circondati da persone cosiddette sbagliate, o semplicemente non amiche, che non han altro modo di vivere.  E mi fa arrabbiare. Mi fa incazzare come una iena! Perché non è possibile che gente come questa vive buttando la propria esistenza, e che poi muoiono ragazzi senza che se la siano andati a cercare. È quello che mi chiedo ogni volta che vado al cimitero a trovare mio fratello, morto a 19 anni per thalassemia. Lui che aveva fatto di male? Niente! Aveva avuto solo la sfortuna di nascere con questa malattia. Aveva i suoi problemi, quelli di tutti i ragazzi, qualcuno in più dovuto alla sua patologia, ma non ha MAI, MAI, MAI, MAI pensato né di sniffare, né di bucarsi...Niente di tutto ciò. E allora perché lui si trova sotto terra e gli altri son vivi?

CONSIGLIATO A: quelli che pensano che sniffare e bucarsi sia divertente e utile, FORSE capiranno che stanno buttando la propria vita nel cesso; quelli che dicono di non fare di rumeni ed extracomunitari di “un’erba tutto un fascio” ma poi sono i primi che considerano gli SBIRRI (e per i poliziotti e i carabinieri non è un’offesa, è un orgoglio) tutti dei bastardi. Un po’ contraddittorio, non credete?

 Giada Luna

 

IL MEGAFONO PER IL 25 APRILE: Il grande messaggio di Calamandrei

La nostra redazione, fermamente legata ai principi ed ai valori della Resistenza, consapevole dell’immenso contributo dato dal movimento partigiano e dall’antifascismo alla nascita della democrazia e al trionfo della libertà, vuole ricordare, attraverso le parole dell’illustre intellettuale Piero Calamandrei, tutti gli uomini e le donne che si sacrificarono per consegnare a noi tutti un’Italia libera e democratica. Pubblichiamo pertanto la sua splendida risposta al comandante in capo delle truppe tedesche in Italia, quel Kesserling che si macchiò dei crimini peggiori e che, tornato in patria nel 1952, dopo essere stato scarcerato per motivi di salute, dichiarò che gli italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento! Questa la risposta di Calamandrei:

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costituirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA

P. Calamandrei

 

mandato da: Comitato Siracusa Rifiuti Zero

RIFIUTI ZERO: WE CAN, PAROLA DI OBAMA


Adesso “Rifiuti Zero” non è più il “sogno idealistico” di qualche visionario ma è inserito nel PROGRAMMA DEL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, come potete vedere cliccando su questo link:


http://my.barackobama.com/page/group/ReduceReuseRecycle

dal blog di Barack Obama:

“Reduce the amount and toxicity of trash you discard. Reuse containers and products; repair what is broken or give it to someone who can repair it. Recycle as much as possible, which includes buying products with recycled content. I think we, as a nation, should set federal standards with achievable target dates requiring all states to recycle plastic, aluminium, paper, et cetera, incrementally working toward a goal of zero waste. Come on! All non-human animals do it every day. Are we not supposedly the smartest animals?”.

……………………………

"Ridurre quantità e tossicità dei rifiuti che produciamo. Riusare contenitori e prodotti; Riparare ciò che si è rotto o donarlo a qualcuno che sia in grado di ripararlo. Riciclare il più possibile, includendo l'acquisto di beni prodotti con materiali riciclati. Io penso che, come nazione, dobbiamo approvare norme federali, con scadenze reali, che impongano a tutti gli stati di riciclare plastica,alluminio,carta, ecc. lavorando ad un processo incrementale che ci porti al traguardo rifiuti zero. Avanti! Tutti gli animali eccetto l’uomo lo fanno ogni giorno. Non pensiamo noi di essere la specie più evoluta?”.


Il Ministro On. Stefania Prestigiacomo che inneggia alla realizzazione in Sicilia di ben 4 inceneritori, adesso non può da un lato, durante il G8 Ambiente che si sta svolgendo a Siracusa, adulare OBAMA e dall’altro negare il suo sostegno alla STRATEGIA RIFIUTI ZERO.

Comitato Siracusa Rifiuti Zero

 

Contrada Zisola - Noto
Tel: 0931 838472
bioagritur.moscuzza@simail.it
www.terradipace.eu

 

IL MEGAFONO COMUNICA: Solidarietà a Vauro, Santoro ed alla redazione di AnnoZero

 

COMUNICATO STAMPA

La redazione de il megafono.org esprime piena solidarietà e sostegno a Vauro Senesi, a Michele Santoro ed all’intera redazione di Annozero, ingiustamente posti sotto accusa per il solo fatto di avere raccontato la verità, squarciando l’insopportabile retorica del dolore dietro a cui il governo e parte del mondo politico ed imprenditoriale si sono trincerati per celare gravissime responsabilità istituzionali.

Giudichiamo gravissimi gli attacchi posti in essere dal mondo politico-istituzionale, dall’arcivescovo dell’Aquila e da tutti quei giornalisti, in primis Bruno Vespa, che hanno gettato fango su colleghi seri e professionali, al solo scopo di nascondere, peraltro goffamente, la propria coscienza e le proprie magagne. Che Vespa, ad esempio, accusi qualcuno di essere un privilegiato è ridicolo, se si pensa al suo contratto blindato firmato con il precedente governo Berlusconi, contratto che lo ha garantito da qualsiasi idea di rinnovamento del palinsesto Rai, anche in epoca di centro-sinistra.

Per tale ragione, ci uniamo all’indignazione di chi in questo Paese ancora non si arrende a quello che ormai è diventato un regime autoritario, che si avvale anche della disinformazione e dei suoi servi per zittire tutto il resto dei cittadini. Il dissenso va difeso e Vauro, Santoro e gli ottimi giornalisti della redazione di Annozero sono strenui difensori di quel dissenso vitale per la democrazia, quello che permette ancora ad un Paese di non cadere interamente nella droga autoritaria del populismo e dunque nel sonno della democrazia e dei diritti.

La redazione

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Comunicato stampa Associazione Antimafia Rita Atria

 

SALTATA LA COPERTURA DI PIERA AIELLO

La nostra Associazione, come non molti sanno, è presieduta dalla Testimone di Giustizia Piera Aiello, che con sua cognata Rita Atria affidò al giudice Borsellino la sua determinazione di denuncia delle attività criminose dei suoi stessi familiari. La vita dei Testimoni di Giustizia, lontana dall’attenzione sociale e dai mezzi di informazione (che pur dovrebbero esserci, sebbene con la discrezione imposta dalla delicatezza delle loro situazioni e vicende), è resa spesso ancor più difficile e ardua dalla superficiale disattenzione e dalla inaffidabilità di rappresentanti dello Stato preposti alla Sicurezza dei cittadini, quando non direttamente coinvolti negli stessi programmi di Protezione dei Testimoni di Giustizia. Oggi siamo tenuti a rendere pubblico, per espressa volontà di Piera Aiello, che la faticosa copertura che ha comunque consentito a Piera di ricostruire in questi anni una sua vita di relazione in località segreta, è saltata per la sprovvedutezza (e vogliamo sperare non sia per collusione con gli interessi dei suoi potenziali attentatori, sta allo Stato accertare questa eventualità scellerata) di due uomini dell’Arma dei Carabinieri, che presumibilmente hanno consentito che le famiglie mafiose denunciate da Piera Aiello venissero a conoscenza della sua attuale collocazione territoriale. Piera, in tutti questi anni, non si è nascosta come “una serpe sotto le pietre”, ma mentre continuava instancabile la sua attiva presenza di testimone con cittadini e giovani studenti, si aspettava la doverosa riservatezza e tutela dello Stato. Ai non pochi problemi che ha dovuto fronteggiare in questi anni anche con funzionari del Servizio Protezione, si aggiunge oggi questa devastante circostanza sulla quale Piera, e noi con lei, chiediamo un chiaro e severo intervento dello Stato.

Piera si è anche rivolta al Presidente della Repubblica con una lettera personale (che renderemo nota solo dopo la certezza della ricezione) per ribadire la sua fiducia nelle Istituzioni, il suo affetto per i tanti uomini della sicurezza che hanno condiviso con lei il rischio della vita per garantirle protezione, ed il suo convincimento che lo Stato e l’Arma dei Carabinieri (al di là del delicatissimo ed arduo compito di tornare a costruire condizioni di sicurezza a lei ed ai suoi familiari senza tornare ad aggredirne la condizione umana e sociale faticosamente ricostruita) vorranno intervenire esemplarmente e severamente per difendere la propria dignità istituzionale contro i responsabili di un simile scempio. Il legale di Piera Aiello sta studiando le forme opportune di garanzia della sua assistita e noi confermiamo la nostra disponibilità ad esserle accanto in qualsiasi momento ed in qualsiasi passaggio di questa ennesima battaglia di dignità umana per una Testimone di Giustizia, che - vogliamo ricordarlo con forza - è tutt’altra cosa dai pentiti e quindi dai collaboratori di Giustizia. Preghiamo gli organi di informazione di non rimanere indifferenti a questo passaggio cruciale di una persona esposta a rischio mortale oggi ancor più di sempre, per non disertare il proprio compito di contribuire alla coscienza sociale ed alla passione civile dei cittadini di questo Paese.

Oggi forse più che mai i riflettori dell’informazione accesi su Piera (in una maniera più consapevole e non speculativamente invasiva come purtroppo è già accaduto sempre a Piera) possono costituire l’unica vera forma di garanzia per la sicurezza di Piera, cui due scellerati personaggi delle Istituzioni hanno portato una pesantissima aggressione di stampo e di effetti terroristici. Ad oggi, martedì 14 aprile (la relazione dell’accaduto risale a domenica 5 e a lunedì 6), nessuna notizia. Piera Aiello lasciata nel limbo dell’incertezza senza che nessun esponente dello Stato abbia sentito il dovere di fare una telefonata di conforto. Anche se quella telefonata dovesse arrivare un secondo dopo la diramazione del nostro comunicato ci sembrerebbe tardiva. Non possiamo nascondere l’ennesima delusione e l’ennesimo senso di abbandono da parte di quello Stato sempre presente ad onorare i morti e sempre più assente nello stare accanto a chi oggi resiste da vivo.

Associazione Antimafia “Rita Atria”

 

 

mandato da: Addiopizzo Catania

Si comunica che l’Associazione Addiopizzo Catania, insieme alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, ha organizzato un ciclo di seminari dal titolo “Mafia, Giustizia e Informazione” che si terranno al Coro di notte del Monastero dei Benedettini come dal seguente programma:
 

6.4.2009 ore 10-13

L’organizzazione territoriale delle famiglie mafiose catanesi
relatore: Dott.ssa Agata Santonocito, Sost. Proc. Direzione Distrettuale Antimafia

15.4.2009 ore 10-13

Il reato di estorsione
relatore: Maresciallo Paolo Curcio del Nucleo provinciale dei Carabinieri di Catania


24.4.2009 ore 10-13

Il ruolo dell’informazione e la responsabilità della cd. Società civile nella lotta alla mafia
Relatore: Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore


30.4.2009 ore 10-13

Giustizia:quale riforma?
Relatore: Felice Lima, giudice presso il Tribunale di Catania


Per la partecipazione ai seminari da parte degli studenti è prevista l’assegnazione di un totale di 3 CFU validi per ciascun corso di laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia.  Il ciclo di seminari si lega al progetto più ampio del consumo critico portato avanti da Addiopizzo Catania. Per ulteriori informazioni sull’associazione e le iniziative consultare il sito:
http://www.addiopizzocatania.org.

Distinti saluti
Gabriele Lauretta - Addiopizzo Catania

 

mandato da: Salvatore Azzaro

Non c’è il mare

Nella mia terra non c’è il mare

solo miseria guerra e fame

oltre questo mare devo arrivare

su questa carretta in balia del mare

anche ammassato come un animale

con il mio corpo e il mio sangue ti potrò pagare

vai scafista  non ti fermare                              

questo Mar d’Africa devo attraversare

la terra sicula piena di sole voglio abbracciare

non ho più niente dietro le onde                     

taglia le onde e le mie pene                             

lacrime amare solcano il viso

l’acqua salata schiaffeggia il mio viso

non vedo terra oltre il mare                            

non vedo luce in questo mare                          

perché scafista ti vuoi fermare

tintinnio di manette ad aspettare

nella mia terra non c’è il mare                      

la nuova America voglio trovare                    

ti prego no non buttarmi in mare

è freddo e buio questo mare

quanta miseria in fondo al mare                     

quanta ingiustizia in fondo al mare                              

non c’è più sole in questo mare

non c’è amore in questo mare

nella mia terra noc’è il mare        

nella mia terra no, non c’è il mare

Salvatore Azzaro

 

IL MEGAFONO SEGNALA: Un incontro per non dimenticare i migranti morti in mare

Centinaia di esseri umani, tra cui nostri amici e conoscenti, sono morti in questi giorni e giacciono in fondo al mare. Erano spinti, come noi, dal legittimo desiderio di un futuro senza fame né violenza.

I lupi del mondo che anche a Siracusa si riuniscono sotto il nome di G8 o G20 e altre sigle, e discutono come meglio curare i loro interessi globalizzati, stanno svuotando e desertificando interi continenti. E mentre allungano sempre di più le mani sulle risorse della terra, sull’ acqua, sui diritti di tutti, innalzano muri di cadaveri e concimano il mare con la disperazione inascoltata di intere generazioni del terzo mondo.


La comunità multietnica che abita nella chiesa di Bosco Minniti, insieme ai cittadini che ancora credono nel primato della Persona Umana invitano ad un incontro di riflessione e di preghiera multi religiosa che avrà luogo a Siracusa, lunedì 6 aprile alle ore 21 presso il campo sportivo adiacente alla chiesa di Bosco Minniti. Faremo memoria delle donne, uomini e bambini trattati e morti come C l a n d e s t i n i.

Parrocchia di Bosco Minniti

Associazione Arrakké- Centro per i diritti umani

 

IL MEGAFONO SEGNALA: PROSPETTIVE INATTESE. La natura entra in scena”

Comunicato stampa

PROSPETTIVE INATTESE

La natura entra in scena

 

Mostra Personale di Martino Dissegna

Inaugurazione: Sabato 18 Aprile ore 18,30

In mostra fino al 3 Maggio 2009

Ingresso libero

Orario di visita: da martedì a domenica dalle ore 15:30 alle 19:30; chiuso il lunedì ed il 1° maggio

Presso: Galleria Il Borgo

Dal 18 aprile, in occasione dell’XI Settimana della Cultura indetta dal Ministero dei Beni Culturali, la Galleria Il Borgo di Milano presenta “PROSPETTIVE INATTESE. La natura entra in scena”, mostra personale d’arte di Martino Dissegna, eclettico artista bassanese che riesce a esprimere l’elegia dell’universo in immagini di ancestrale bellezza. L’esposizione di pittura contemporanea, curata dai critici d’arte Sabrina Falzone e Antonella Iozzo, libera il suono dell’immenso in scenografiche ripartizioni spaziali, non a caso Sabrina Falzone ha definito l’autore un “raffinato cantore dell’arte cosmogonica, capace di ripercorrere le sfumate traiettorie dell’inconscio in attimi di quiete sensoriale”.  Nella suggestiva cornice dei Navigli alla presenza di giornalisti, critici e numerosi intellettuali del panorama culturale nazionale sarà inaugurata la Galleria Il Borgo, a cui seguirà la presentazione di Antonella Iozzo, direttrice della rivista Bluarte, che afferma a proposito delle opere di Martino Dissegna: “percezioni materiche sulla pelle dell’infinito comunicano il soffio vitale, librano la bellezza poetica del cielo e sfiorano la profondità del mare per risalire poi le vertigini dell’esistenza. Nel purismo sensibile di Dissegna l’orografia dell’anima si dispiega in ambienti che offrono diversi piani di lettura fino a riassumere l’idea della vita, della  memoria, della natura. L’eterno si congiunge con il tempo, l’invisibile si veste di luce, l’Arte incontra la Natura, si aprono prospettive inattese: Martino Dissegna entra in scena”.

 

mandato da: Navarra editore

PUBBLICATO IL BANDO DEL CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE “GIRI DI PAROLE”

Ami leggere e scrivere? Sei un autore emergente? Il tuo manoscritto potrebbe diventare un libro della Navarra Editore! Sul nostro sito finalmente pubblicato il bando del I concorso letterario nazionale indetto dalla Navarra Editore, “Giri di Parole”.

La prima edizione del concorso sarà dedicata al tema del “viaggio”,  inteso sia in senso realistico e concreto, sia in senso simbolico. Potranno partecipare scrittori di tutte le età, con racconti e romanzi inediti. I primi dieci racconti classificati verranno pubblicati in  un’antologia e il romanzo vincitore troverà una sua collocazione tra le  pubblicazioni della casa editrice; il secondo e il terzo romanzo classificato saranno invece premiati con un pacchetto di libri Navarra  Editore. Hai tempo per inviare la tua opera fino al 30 maggio 2009, ma la selezione è già iniziata!

Il bando completo è scaricabile dal sito www.navarraeditore.it

PARTECIPATE, PARTECIPATE, PARTECIPATE!!! (E diffondete!)

Navarra Editore

via F. Crispi, 108

Palermo 90139

tel /fax 091.6119342

www.navarraeditore.it

 

mandato da: Viviane Faria

Otto marzo, giorno delle donne.

Le donne sono un po’ più tollerate attualmente, rispetto a qualche secolo fa. Prima la donna non poteva parlare davanti agli uomini. Il suo posto dentro all’organizzazione sociale era soltanto quello di  prendersi cura dalla casa, dei figli e del marito. Esse non potevano esprimere i propri pensieri, il proprio punto di vista davanti al mondo ed a loro veniva sconsigliato di studiare, leggere e andare all’università. Per la società, la donna rispettabile era quella che non parlava molto ed era sottomessa agli ordini del marito. La prima legge italiana favorevole alla donna e ai minori fu creata nel 1902 dal Partito Socialista. Le masse chiesero maggiore e migliore rappresentazione politica e cosi nacquero i primi partiti di massa. Dentro questi partiti le donne hanno fatto sentire, per la prima volta, la loro voce sulla scena politica. Nel 1908 in Italia si svolse il primo congresso delle donne italiane. Nel 1919 si ottenne l’emancipazione giuridica e l’ampliamento delle funzioni di tutela, venne riconosciuta la facoltà commerciale e si abolì l’obbligo dell’autorizzazione del marito tanto per gestioni dei propri beni quanto per testimoniare in giudizio. Nel 1922 la donna ottenne il diritto di voto alle elezioni amministrative, anche se il fascismo abolì poi le elezioni.

Già nel corso dell’Ottocento, in alcuni paesi europei, le lotte per la libertà degli schiavi, delle classi oppresse, ecc., fecero sorgere anche i movimenti femministi. Questi movimenti hanno proposto una serie di riforme giuridiche e politiche, tra cui il divorzio, il diritto delle donne alle decisioni nella vita coniugale e nella creazione dei figli. Attualmente, anche se tanti progressi sono state fatti nella lotta per i diritti delle donne, esse sono ancora vittime della violenza e della codardia di tanti uomini. Basti vedere nei mezzi di comunicazione, tv, giornali, internet, oppure tante volte anche vicino casa nostra, atti di disprezzo che mostrano la mancanza di comprensione per la donna e quanto ella è ancora maltrattata. Purtroppo, sono vari i segni della malvagità maschile, di uomini senza scrupolo. Gli atti di violenza sono vari: violenza fisica e sessuale, lavoro sottopagato, sfruttamento psicologico e emozionale della donna. Questo è il ritratto veridico di come tanti uomini si sentono superiori. Ma le sofferenze non finiscono, basta pensare alle tante donne vittime di guerra, che restano senza supporto, sole e costrette a sottomettersi, per istinto di sopravvivenza, a tante regole ingiuste e disumane.

Queste donne vivono in questa situazione terribile e sono costrette a seguire la loro vita, mutilate da un destino crudele e sanguinario che gli viene imposto. Pensate un po’ alla moglie che fa un lavoro pesantissimo, molte volte in mezzo all’umidità, a odori schifosi, eppure lo fa perché è l’unico modo di dare da mangiare ai suoi figli. Pensate alla presunzione ed ignoranza di tanti uomini e purtroppo anche di alcune donne che associano l’immagine dalla donna a quella del sesso fragile, meno capace, oppure meno intelligente rispetto ad un uomo, non permettendo spesso che una donna sia assunta per un incarico di coordinatrice oppure di presidente di un’azienda. Pensate alla rovina della dignità delle donne che in tante nazioni non possono neanche scegliere il marito oppure avere amicizia con ragazzi e pensate ai tanti e tanti insulti all’universo femminile. Tanto già è stato fatto per i diritti dalla donna, però ancora c’è tanto da fare e non possiamo mai fermarci oppure mollare nella lotta per i nostri diritti. Noi donne non possiamo mai dimenticare che siamo responsabili per la costruzione di un mondo migliore dove la nostra partecipazione è indispensabile e dove la parte che è compito nostro costruire non può essere delegata a nessun altro.

Viviane Faria

 

pubblicato da: redazione

In memoria di Abdellah e del suo amico John

Abdellah l’ho conosciuto una sera, alla festa di fine Ramadan. Mi colpì il suo sorriso gentile e dolce, la sua immediata voglia di fare amicizia. Lo avevo visto un po’ in disparte, mentre sorridendo osservava me e gli altri ragazzi che ci salutavamo affettuosamente, scherzando, abbracciandoci con i sorrisi aperti sul viso. Mi sono avvicinato a lui, mi aveva colpito il suo sguardo tranquillo e un po’ timido. Ci siamo presentati, abbiamo parlato un po’, poi è venuto il momento delle foto insieme agli altri ragazzi. Una serata insieme, a parlare di noi, ma soprattutto di lui, del suo viaggio, delle sue speranze, della voglia di iscriversi a scuola guida, di trovare un lavoro stabile. Lui viveva nel mio quartiere, in un appartamento affittato insieme ad altri amici. Aveva lavorato un po’, ma in quel momento preciso non aveva un lavoro. Eppure era fiducioso, perché era ancora giovane, appena 18 anni. Aveva gli occhi pieni di dolce ingenuità, parlava bene italiano, ma voleva migliorarsi ancora. Mi disse: “Fai scuola di italiano qui? Allora, dimmi quando sono le lezioni che cerco di venire”. Era passato spesso da scuola nei giorni successivi, anche se parlava già bene voleva provare a studiare ancora. Aveva partecipato solo a una lezione perché l’orario di scuola coincideva con le sue lezioni di guida. Gli avevo detto: “Va bene, non preoccuparti, quando avrai tempo verrai”.

Era piccolo, era un uomo bambino, uno dei tanti che la storia ha costretto a crescere in fretta, a sobbarcarsi il peso di un viaggio verso un futuro con meno povertà, con meno stenti. Lo vedevi arrivare in motorino, con il suo giubbotto pesante, con il suo sorriso garbato che accompagnava il suo abbraccio caloroso con cui ti salutava. Anche a Capodanno ci siamo visti e ci siamo augurati un buon anno, scambiandoci reciproche speranze per un futuro migliore. Ma Abdellah il suo futuro non lo conoscerà mai più. Un braciere, le esalazioni di monossido di carbonio lo hanno ucciso, strappandogli via i sogni e quel sorriso innocente di ragazzino, fermando le sue aspirazioni tra le mura di una casa affittata a qualche centinaio di euro al mese, senza porte e finestre, una casa abusiva con un padrone di casa abusivo, che di certo non sarà punito. Abdellah è morto con un suo amico, John, un altro ghanese, un altro che ha visto bruciare in un solo istante il suo futuro. Così adesso non resta nient’altro che rabbia e lacrime, un dolore immenso e pieno di domande.

Adesso resta la solitudine di due corpi chiusi dentro un obitorio, in attesa che qualcuno disponga di loro. Lontani da tutto, lontani da chi ti ha visto andare via sperando di vederti tornare. Morire in terra straniera, da straniero, da invisibile, senza che il mondo si fermi a ricordare gli occhi di un ragazzino, il dramma di un lungo viaggio finito nel momento peggiore, cioè quando stavi per farcela, quando avevi sistemato i documenti e stavi iniziando a costruire qualcosa. Le mie lacrime sono per te, per voi, la mia rabbia è per tutti quelli che in silenzio soffrono e subiscono un destino ingiusto, in cui non riesci a trovare Dio nemmeno se ti sforzi di cercarlo. Addio ad entrambi, addio a te John, sfortunata anima venuta da lontano, addio a te Abdellah, anima pura ed amica incontrata per caso e svanita d’improvviso in un plumbeo pomeriggio di febbraio tra l’indifferente incedere di una città che non ha avuto l’onore e la capacità di conoscere il tuo dolcissimo essere, una città cocciuta e ignorante che sa solo ignorare te e i tuoi fratelli, o al massimo fare elemosina, senza capire la ricchezza, la bellezza, la spiritualità e la vita che batte dentro il cuore di chi spera e cerca solo diritti e amicizia.

Massimiliano Perna

 

 mandato da: Maria Grazia Armone

Seduti sulla superficie della facciata

Abbandonati in un inferno di

urla che si contrastano

fra loro, io sto raggomitolata in posizione

fetale.

 

Ogni ranocchia gracida la propria verità, come la lumaca

avventurosa di Garcia Lorca anch’io mi chiedo perché ho voluto vedere

dove porta il sentiero?

Le formiche non vedono le luci al di sopra

delle loro teste, vogliono uccidere come eretica la formica che ha

visto le stelle.

 

Salendo sull’albero più alto ha visto ha visto mille

occhi

nelle tenebre.

Nell’aria dolce

È volata un’ape.

 

La formica in

agonia

avverte l’immensa sera

e dice: “Ecco chi viene

a portarmi su una

stella”.

Lasciamo che ognuno possa volare sulla propria stella.

Maria Grazia Armone

 

mandato da: Maria Grazia Armone

Caro Dio 

Caro Dio,

com’è difficile essere nei tuoi panni!

Tu che sei l’Altissimo, l’Amore, il Creatore.

Colui che è il tutto ed il contrario,

ti chiedo

perché non riusciamo a guardare, verso Te,

senza distruggerci?

 

È l’uomo che fa guerra in tuo nome, è

l’uomo che non comprende la

Tua essenza Infinita.

È sempre l’uomo che vuole frammentarti

in tanti nomi; in tanti Dio:

uno migliore dell’altro.

 

In Tuo nome ci ammazziamo,

ci condanniamo,

neghiamo, giudichiamo, preghiamo per ottenere

la grazia del male altrui, la lotta per la Tua supremazia.

Tu sei Dio, sai bene

che l’odio non nasce dall’amore

per Te.

 

Com’è difficile essere nei tuoi

panni!

Le nostre preghiere contrastanti con il Tuo Amores

sono un

fastidioso brusio?

Maria Grazia Armone

 

mandato da: Associazione Perle a Quattro zampe

La morte di Boldo

A Palazzolo Acreide (Sr), all’interno della struttura comunale adibita ad ambulatorio veterinario, nella serata di venerdì 30 Gennaio 2009, è stato avvelenato il cane di nome Boldo. Boldo era un cane dolcissimo, da qualche mese randagio, conosciuto da tutti per il suo “spirito libero”.

Si trovava eccezionalmente e da pochi giorni all’interno dell’ambulatorio veterinario comunale per consentire ad un cittadino di Palazzolo A., che lo ha adottato secondo legge, di costruire una recinzione all’interno della propria campagna al fine di evitare la fuga di Boldo, lo “spirito libero”. La mano che lo ha avvelenato è entrata all’interno della struttura comunale munita di chiavi e senza necessità di effrazione.

Chi lo ha avvelenato e ucciso ha fatto patire a Boldo atroci sofferenze costringendolo a vivere e subire una lenta, lunga e straziante agonia. Quanto accaduto è inquietante e raccapricciante, sia per il luogo in cui è avvenuto che per le brutali modalità utilizzate per uccidere Boldo. Perché Boldo ha dovuto patire tutto questo?

Perché infliggere a BOLDO “SPIRITO LIBERO”, cane dolcissimo ed indifeso, tutto questo? Le istituzioni non sono state né presenti, né solidali, né hanno agito in base a quanto stabilito dall’ultima ordinanza  ministeriale sui “bocconi killer” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.13 del 17 Gennaio 2009.

 

Associazione di Volontariato Protezione Animali “Perle a quattro zampe”

email: perleaquattrozampe@libero.it

La Presidente Dott. Viviana Nastasi

 

La nostra redazione in memoria delle vittime della Shoah. Per non dimenticare.

Primo Levi

Se questo è un uomo


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d
inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

 

mandato da: Andrea Zammitti

Lettera alla redazione de ilmegafono.org

Sono andato di recente, per motivi familiari, a Milano e nella Brianza ho notato un fatto che mi ha reso imbarazzato circa le mie origine sicule. Il fatto di cui mi vergogno riguarda la mancanza di un efficiente sistema di raccolta differenziata dei rifiuti. Mentre a Milano la raccolta dei rifiuti é imposta dal comune, pena una sanzione di 40,00 euro, da noi è facoltativa o a discrezione del buon cittadino dotato di pazienza e alto senso civico. Nel mese di giugno dell’anno appena trascorso lessi la notizia, relativamente piacevole, che Siracusa deteneva il primato di provincia siciliana sulla raccolta differenziata da parte dei cittadini. Ovviamente non siamo alle percentuali di una qualsiasi provincia del nord Italia, ma lasciava comunque ben sperare. Ora se c’è una cosa di cui mi vanto e mi si lasci vantare, è quella di essere un buon osservatore. Cos’è che ho osservato? Ho osservato con dispiacere che molti cassonetti adibiti al riciclo di carta, vetro e plastica, oggi non ci sono più, rendendo Me e Altri rispettabili e rispettosi cittadini, impossibilitati nel perseguire il nostro impegno (che invece dovrebbe essere dovere) etico e civile verso l’ambiente, la città e il prossimo. In una mia visita nella città di Berlino, mi capitò di entrare nella Bunde Uniiversitet (maggio 2007) e notai (impossibile per me non notarlo) che in ogni aula vi erano posti non un solo cestino, come da noi nelle nostre attrezzature scolastiche, ma 4 cestini. Inutile che vi dica il perché di questa abbondante scelta di cestini che sicuramente non servono ad arredare né ad abbellire, dato che tutti avevano un colore diverso, né a giocare a basket. Ora io mi domando e chiedo ma perché la nostra giunta comunale non fa nulla per risolvere questa malsana e incivile situazione? È cosi difficile mettere egli uffici pubblici 3 cestini per stanza? È cosi costoso? Non credo che questa proposta comporti spese di guerra insostenibili. Un’altra proposta è quella di rimettere i cassonetti per la raccolta differenziata o di mettere per la prima volta in alcune zone della città e sanzionare chi non si impegna a mantenere decorosa la città in cui vive. Sono sicuro che quest’ultima proposta farebbe entrare (almeno in un primo periodo) diversi danari nelle casse del Comune. Per non parlare del prestigio e dell’alta considerazione che si guadagnerebbe il sindaco Visentin e tutto il suo staff, che gli sarebbe riconosciuto anche dall’opposizione. Ma mi chiedo se è cosi difficile per i nostri politici locali concepire ciò? Sono cosi poco accorti al tema dell’ambiente (che non dovrebbe essere né di destra né di sinistra) che un porto turistico, in una città turistica, che vive di turismo, famosa per il turismo e meta turistica, è più importante della salute della città? Cosi non solo, e non occorre Mannheimer per capirlo, si rischia di perdere il primato di cui parlavo all’inizio ma anche di perdere attrattiva turistica e non è un porto nuovo che ci può salvare da una fine non troppo lontana da quella di Napoli e Catania. Concludo che ci sarebbero tante altre cose da dire, ma per ora mi fermo qui, con il triste pensiero di un’opposizione comunale che né si oppone né propone, e con la speranza che voi del MEGAFONO possiate far sentire il mio messaggio e quello di altri ai diretti interessati. Vi saluto.

    Andrea Zammitti 

 

mandato da: Salvatore Azzaro

E venne il tempo della non ragione

 

...sospiri pianti e feroci grida

 

uomini strani  sordi ciechi e muti

 

non riconoscono gli esseri umani.

 

Tormenti forti di guerre lontane

 

pensieri grami sconvolgono l’uomo

 

riviste storie di sangue innocente

 

dai lager nazisti  alla Striscia di Gaza

 

dal fiume Sand Creek  al Chiapas di Marcos.

 

Feroci  incubi gridano vendetta

 

pensieri di tregua avvolgono il mondo

 

guerriero Tsistsistas (.)  ispira poesia

 

il volo dell’aquila nel rosso tramonto

 

la freccia  scagliata fra tuonanti tamburi.

 

Rivoluzione degli ultimi, verità e pace.

 

(.) Cheyenne

 

Salvatore Azzaro

 

mandato da: Umberto Calabrese -agoramagazine.it

ABRAMO: “IO CHE SONO STRANIERO FRA DI VOI”

...dalla guerra fratricida di Gaza un richiamo ...

“Custodisca Iddio una casa di Noto, e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole! Con nostalgia filiale anèlo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle donne. E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno… Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei tracce e le rovine! Io anèlo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi”.

No non è mia, io sono di Catania e la mia famiglia è originaria della vicina Modica... No, non è mia. È la poesia di Ibn Hamdis ((Noto 1056 - Maiorca 1133)), poeta arabo, in cui ricorda la sua città natale Noto (Sr) in Sicilia.

In altri tempi, vi avrei intrattenuto sulle bellezze della mia e sua terra, la Sicilia. Oggi mi preme porre la vostra attenzione, sul tema: "siamo tutti stranieri in questa terra", Abramo il sumero di Ur, era emigrato da Ur a Hebron in Palestina, e quando comprò la grotta a Macpela, vicino a Hebron, nel paese di Canaan, dagli Hittiti, scrisse nell’atto di acquisto "io che sono straniero fra di voi". Abramo è il capostipite degli ebrei, e degli islamici appunto tali da Isacco/Israele o Ismāˁīl), e quindi anche dei cristiani. Il poeta arabo-siculo...magari i suoi discendenti sono sotto le bombe israelite a Gaza e...Vedete come è semplice affermare che a Gaza si stanno scannando fra fratelli, dei nostri fratelli, siamo di nuovo a Caino e Abele, perché siamo discendenti di Caino ci piaccia o no! Siamo peggio delle bestie.

E mi imbarazza! sapere che dei simili a noi sono in realtà delle bestie feroci cosí, come il nazismo, come li comunismo, il nazionalismo, terrorismo e integralismo, come tutto ciò che finisce in ismo. Il menefreghismo di chi osserva e si fa i propri interessi, certo degli ismo è il più pericoloso, il più bieco e vigliacco, quanti stanno a far cassa, con petrolio, armi, e non sottovalutate, medicine, alimenti ecc... Io anèlo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi”..., che la ragione, illumini le menti dei figli di Abramo, ovunque sparsi sulla terra, che si ricordino delle parole di Abramo: "io che sono straniero fra di voi" a significare che siamo stranieri in questa terra che è del Dio di Abramo e che noi, non abbiamo nessun motivo per distruggere qualcosa che non è nostro, ma che ci ospita...se solo i suoi discendenti si ricordassero...

Umberto Calabrese –agoramagazine.it

 

mandato da: Salvatore Azzaro

 Una poesia in ricordo di quattro ragazzi della mia città, Giarratana (Ragusa), vittime di un incidente stradale.

 

 Strada statale Ragusa- Catania... assassina e puttana

 

Sono disperato confuso e stanco
è da tre notti che non piango
vivo prestato alla rinfusa
con in mano una fiaccola... ora si usa.

Tutti allineati tutti presenti
mancano soltanto i committenti
di questa strage di giovani vite
di questo oltraggio alle dipartite.

Strada statale Ragusa- Catania, che cosa dirti? Sei una assassina...
sul tuo nero manto riscende la morte
mietendo vite cambiando la sorte.

Ora no, non ci sono più scuse
per quei politici colpevoli e infami
che ti hanno sfruttato da vecchia puttana.

Come la lebbra ti squarcia il volto
una Piazza Grande silente a torto
tutti increduli pallidi e confusi
occhi di pianto sospiri lunghi diffusi.

Ma, dove sono quelle giovani vite
di questa immagine rimarrà memoria
per Giarratana triste è la storia.
Sconsolate madri copriranno col pianto
quel presepe vivente angosciato e infranto.

L'albero verde con luci e palline
riflette l'anima di quel Bambino
il Santo Natale qui deve ancora arrivare
ci son quattro Angeli vicino all
altare.

Salvatore Azzaro

 

 

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