IL MEGAFONO

Settimanale on line dall'11 febbraio 2006


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ARCHIVIO FOTO DELLA SETTIMANA

 

NUMERO DEL 15 NOVEMBRE

 

Una ragazza ferita, portata fuori dalla scuola Diaz a Genova, durante il G8  (Fonte foto: italy.indymedia.org)

GENOVA - Vergogna. Questa è l'unica parola che si può utilizzare all'indomani della sentenza dei giudici del Tribunale di Genova chiamati a decidere sulle atroci violenze commesse dalle forze dell'ordine nella scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001. Dei 29 imputati, solo 13 sono stati condannati a pene complessive di 35 anni e sette mesi, di cui 32 anni e sei mesi condonati. L'accusa aveva chiesto condanne per un totale di oltre 108 anni. I condannati sono tutti poliziotti del "Settimo nucleo mobile di Roma". Quattro anni (di cui tre condonati) sono stati inflitti all'allora capo del suddetto nucleo, Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè, è invece stato condannato a due anni di reclusione. Per la vicenda delle molotov introdotte alla Diaz dagli stessi poliziotti, sono stati condannati Pietro Troiani  (tre anni) e Michele Burgio (due anni e 6 mesi). Ambedue erano imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi. Infine, Luigi Fazio è stato condannato a un mese di reclusione. Nessuna condanna, ma solo assoluzioni, per i vertici delle forze dell'ordine, responsabili (diretti o indiretti poco importa) dei vuoti di democrazia emersi a Genova nel 2001, con il caso della Diaz, quello di Bolzaneto, le cariche ai pacifisti e la morte del giovane Carlo Giuliani. Assolti, dunque, Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell'Ucigos, Francesco Gratteri, attuale capo dell'Anticrimine, all'epoca dei fatti direttore dello Sco, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco. Dall'aula, dopo la lettura della sentenza, si è levato il coro "Vergogna, vergogna!". Il centro-destra, primo responsabile dei terribili giorni di Genova, gongola, mentre dure sono state le reazioni di chi a Genova c'era ed ha visto tutto, come Vittorio Agnoletto, leader del Genoa Social Forum, all'epoca dei fatti, e oggi parlamentare europeo di Rifondazione: "Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine".

 

Universitari di tutta Italia in corteo a Roma  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Erano almeno in duecentomila gli studenti e i precari dell'università che il 14 novembre sono scesi in piazza, a Roma, per protestare contro i tagli all'istruzione universitaria e alla ricerca previsti dal decreto Gelmini e contro le altre proposte di riforma del sistema che il governo intende presto trasformare in legge. Un nutrito corteo composto da giovani provenienti da tutta Italia ha sfilato per la Capitale gridando con forza il proprio no e rivendicando il diritto ad un'istruzione pubblica ed efficiente. Numerosi gli slogan scanditi dai manifestanti, indirizzati soprattutto ai ministri Gelmini e  Brunetta ed al premier Berlusconi. Alla manifestazione ha aderito la Cgil, mentre non ha aderito la Cisl. Manifestazioni anche in altre città, come Milano, Napoli, Palermo, Cagliari, e perfino all'estero, dove gli studenti Erasmus e i ricercatori in trasferta hanno protestato davanti alle sedi istituzionali per dare sostegno ai colleghi in piazza a Roma. Il ministro Gelmini, però, dichiara di non avere la minima intenzione di non cedere. La lotta sarà dura. E speriamo di essere davvero solo all'inizio. 

 

 Eluana Englaro  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - "Posso dire che questa è la conferma che viviamo in uno stato di diritto". Questo il commento di Beppe Englaro, padre di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da 17 anni, dopo che  la Cassazione, infatti, ha autorizzato i medici a sospendere l'alimentazione alla giovane, oggi 38enne. Dopo una lunga battaglia legale, finalmente il papà di Eluana potrà mettere fine al calvario straziante della figlia. Respinto quindi il ricorso presentato dalla Procura contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano (che, già nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana), che è stato giudicato "inammissibile, per difetto di legittimazione all'impugnazione". Dopo aver ricostruito la volontà di Eluana grazie a numerose testimonianze e aver stabilito che il coma è irreversibile, l'autorizzazione a sospendere l'alimentazione da parte dei giudici di Milano torna quindi valido. Immediatamente e senza la possibilità di altri ricorsi. Eluana, così, lascerà l'istituto privato di Lucca, che la accudisce dal 7 aprile del 1994, e sarà trasportata in una clinica per le ultime ore di vita. Accanto avrà un medico e, come sempre, suo padre. Ovviamente la decisione ha scatenato il solito vespaio di polemiche. Ci possiamo solo augurare, a questo punto, che si rispetti il dolore di un padre che sta cercando solo di evitare ulteriori sofferenze ad una figlia ormai da tempo senza speranze di vita.

 

Il giovane Emmanuel Bonsu, il giovane picchiato dai vigili urbani  a Parma  (Fonte foto: affaritaliani.it)

PARMA - Sono dieci i vigili indagati dalla Procura di Parma per il pestaggio di Emmanuel Bonsu, il giovane studente ghanese che ha denunciato l'aggressione, gli insulti e le umiliazioni di cui, qualche mese fa, è stato vittima nel parco antistante la scuola, scambiato per il "palo" di uno spacciatore. Otto agenti  (Mirko Cremonini, Andrea Sinisi, Marcello Frattini, Ferdinando Villani, Giorgio Albertini, Graziano Cicinato, Pasquale Fratantuono, Marco De Blasi) e due ispettrici (Stefania Spotti e Simona Fabbri) sono accusati di percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, abuso di potere, violazione dei poteri d'ufficio e sequestro di persona. In attesa degli esiti dell'inchiesta della Procura, l'amministrazione comunale ha già provveduto, tra le polemiche, a trasferire ad altri incarichi gli indagati, oltre ad azzerare i vertici della Polizia municipale, con la nomina del nuovo vice-comandante, e con l'imminente accantonamento del comandante Emma Monguidi, colei che, appena venuto alla luce il fatto, si è resa protagonista di dichiarazioni sconcertanti, tutte a difesa dei propri uomini e con toni chiaramente razzisti. Il Comune di Parma ha anche affermato di volersi costituire parte civile. Un bel gesto, che riabilita la città di Parma, sporcata nell'immagine da un nugolo di vigili violenti e razzisti.

 

  Il dr. Gero Hütter  (Fonte foto: corriere.it)

BERLINO - Una speranza concreta attraversa il mondo della ricerca sull'Aids. A farla emergere è la notizia che giunge da Berlino, dove, nel 2006, presso la clinica universitaria della Charité, un uomo sieropositivo, malato di leucemia, è stato sottoposto al trapianto di midollo osseo. Da allora, nel corpo di quest'uomo, un americano di 42 anni, non c'è più traccia del virus. Già dieci anni fa, gli scienziati hanno scoperto che certe persone sono immuni al virus Hiv nonostante siano regolarmente esposte al rischio. Ciò dipende da una mutazione genetica naturale ereditaria, che impedisce a una molecola, chiamata CCR5, di fissarsi sulle cellule: dal momento che la CCR5 agisce da porta d’ingresso del virus nella cellula, la sua assenza significa la quasi immunità della persona all’Hiv. Per tale ragione, l'ematologo tedesco Gero Hütter, nel cercare un donatore di midollo osseo si è preoccupato di trovarne uno che avesse anche ereditato la suddetta mutazione. Ricerca complessa perché in Europa solo l’1% della popolazione ha questa mutazione (soprattutto nel nord Europa). Il caso del sieropositivo americano guarito grazie a questa mutazione trasmessa per trapianto, apre nuovi scenari nella lotta all'Aids e nell'individuazione di una cura efficace contro la malattia. Si spera cioè di riuscire a produrre un farmaco che sfrutti le qualità inibitorie di tale mutazione. La strada è ancora lunga, ma siamo davanti ad una scoperta davverp molto importante.

 

Miriam Makeba  (Fonte foto: repubblica.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Miriam Makeba, nota come "Mama Africa", cantante sudafricana e voce dei diritti dei neri e della lotta all'apartheid, è morta, il 9 novembre scorso, a Castel Volturno (Ce), all'età di 76 anni, dopo aver avuto un malore, al termine della sua esibizione nella serata di solidarietà per Roberto Saviano. La Makeba si è sentita male al termine del concerto, a causa di una grave crisi cardiaca. Trasportata in ospedale, Mama Africa è morta nella notte, a seguito di una seconda crisi. Se ne va così una voce splendida, una cantante leggendaria e, soprattutto, una donna coraggiosa che ha lottato al fianco di Nelson Mandela contro il regime di apartheid. Nella sua vita, costellata da grandi successi (ha vinto anche un Grammy), dall'impegno civile e da un lungo esilio, Miriam Makeba ha anche recitato in un film, "Sarafina! Il profumo della libertà", ispirato alle sommosse di Soweto del 1976. Nel 2001 ha ricevuto la medaglia "Otto Hahn" per la pace.

 

NUMERO DELL' 8 NOVEMBRE

 

Barack Obama è il nuovo presidente degli Usa  (Fonte foto: rainews24.it)

WASHINGTON - Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Da mercoledì la storia del mondo può cambiare. Per la prima volta un afro-americano siederà alla Casa Bianca, da dove cercherà di attuare il suo ambizioso programma di riforma della politica americana e mondiale, puntando sulla giustizia sociale, sul riconoscimento dei diritti dei più deboli, delle minoranze, sulla redistribuzione della ricchezza, sull'ambiente, sulla soluzione democratica dei conflitti, su una politica di pace. Obama ha vinto perché ha convinto gli americani, messi in ginocchio da due mandati di George W. Bush, che il mondo può cambiare, che gli Usa possono tornare ad essere il Paese del sogno, del riscatto, della libertà e della democrazia. Obama ha avuto più del doppio delle preferenze dei grandi elettori e ha vinto nettamente anche sul piano nazionale, con la maggioranza netta dei voti. A votare per il senatore nero dell'Illinois non solo gli afro-americani, ma anche gli ispanici e le altre minoranze etniche e linguistiche d'America, i giovani, moltissimi bianchi, le donne. Il mondo ha salutato con gioia e speranza la vittoria di Obama, che apre nuovi scenari di dialogo e di progresso civile. Il compito è duro, ma tutti credono in questo giovane presidente di 47 anni, di origine keniota, figlio di immigrati, marito di una donna combattiva discendente di una famiglia di ex schiavi importati dall'Africa. Un sogno democratico che riscatta il dolore di tante generazioni di neri, che hanno sofferto e hanno lottato per secoli. Nelson Mandela, leader e padre della questione africana e dell'antirazzismo, ha scritto una bellissima lettera per congratularsi con Obama, il quale nel suo discorso successivo alla sua elezione ha detto: "Questa vittoria non è il cambiamento ma la possibilità del cambiamento e se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un posto dove ogni cosa è possibile, dove si può realizzare il sogno dei nostri padri e dimostrare il potere della democrazia, questa notte la risposta è arrivata. L’hanno data le donne e gli uomini che sono stati in coda per ore per poter votare". Gli Usa hanno dato al mondo una lezione di democrazia, solo il governo italiano sembra non averla capita...

 

 Silvio Berlusconi  (Fonte foto: ilsole24ore.com)

MOSCA - È polemica sulle dichiarazioni farneticanti e razziste del premier italiano, Berlusconi, il quale, a Mosca, parlando di Obama, ha affermato, con consueta arroganza e volgarità, che il neopresidente americano è "abbronzato", alludendo al colore della sua pelle. Un termine offensivo, perché usato spesso dai razzisti per denigrare e schernire la gente di colore. L'uscita di Berlusconi ha fatto il giro del mondo, facendo infuriare gli americani, i quali si sono scatenati, sul sito del NY times, scrivendo migliaia di lettere di protesta. Una brutta figura italiana, a causa di un capo del governo con poco cervello, che somiglia tanto ad uno di quei "ragazzotti" vuoti, figli di papà e ignoranti, che passano il tempo a spassarsela o a parlare nei bar e nei locali, ridendo e scherzando su tutto, anche su cose su cui non si dovrebbe fare ironia. Ma non è tutto, perché il premier italiano si è difeso dalle reazioni nei suoi confronti utilizzando altre volgarità: prima ha detto che lui stava solo scherzando e che chi si è offeso è privo di humour, poi, dopo aver letto lo sdegno espresso dai giornali di tutto il mondo, ha rincarato la dose dichiarando:  "Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi, autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma non li pensavo così tanto imbecilli". Ancora prima Berlusconi aveva risposto alle critiche mosse dall'opposizione per la frase irriguardosa su Obama, con "l'eleganza" tipica di chi rappresenta oggi l'Italia: "Perché? C'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione è buona". Un'arroganza tipica di chi ormai è certo di avere in mano il nostro Paese. Cosa aspettarsi ancora da questo fac-simile di dittatore, che prima osanna Bush, definendolo il migliore presidente della storia americana, quindi sostiene Mc Cain alle presidenziali e, poi, dopo la vittoria di Obama, dice di essere contento, promette di "aiutare e consigliare" Obama e di instaurare con lui un rapporto di amicizia, per poi offenderlo poche ore dopo? Un bel modo di fare amicizia...L'Italia perde la faccia davanti al mondo, ma non è solo colpa di Berlusconi, perché anche i suoi colleghi di governo svolgono bene il loro compito di demolitori della nostra immagine: Maurizio Gasparri, il giorno dell'elezione di Obama, ha affermato che con la sua vittoria "Al Qaeda sarà contenta". Scioccante. Cosa rispondere?  Forse che in Italia ci sono organizzazioni illegali contente della vittoria di questo centro-destra?

 

Un migrante soccorso a Lampedusa  (Fonte foto: repubblica.it)

LAMPEDUSA - Vergognoso atto del governo: il ministero dell'Interno ha deciso di non firmare un nuovo Protocollo d'Intesa e di non rilasciare così le autorizzazioni necessarie perché MSF continui ad operare adeguatamente sull'isola. A causa di questa decisione, Medici Senza Frontiere ha chiuso il 31 ottobre scorso le sue attività di soccorso medico al molo dell'isola di Lampedusa. Attività essenziale, che rende migliore il primo soccorso e la prima accoglienza ai migranti appena sbarcati. MSF era l’unica organizzazione indipendente di soccorso medico presente sul molo con un'equipe composta da medici, infermieri e mediatori culturali. Secondo il Protocollo d'Intesa, MSF era responsabile delle attività mediche sul molo in collaborazione con la ASL: visitava quindi i pazienti e ne autorizzava il trasferimento nel centro di prima accoglienza, e nei casi più gravi nel poliambulatorio di Lampedusa. Inoltre MSF era autorizzata a seguire i migranti che presentavano complicazioni direttamente nel centro di prima di accoglienza. Dal 2002, MSF garantisce cure mediche gratuite d'emergenza ai migranti che sbarcano sull'isola. Dal 2005 fino ad oggi il team di MSF ha visitato 4.550 migranti, 1.420 solo fra gennaio e ottobre di quest'anno. "La mancanza di un Protocollo d’intesa mina l'efficienza e l'efficacia dell'intervento di MSF", dichiara Loris De Filippi, responsabile progetti di MSF Italia. "Chiediamo chiarezza dopo 6 anni di lavoro svolto sul molo gratuitamente e ci piacerebbe capire se, secondo il Ministero e la ASL Palermo 6, c'è ancora bisogno di un servizio di prima assistenza sul molo di Lampedusa e, in caso affermativo, chi se ne dovrà occupare e in quali termini e con quali competenze". La risposta del governo, per voce di Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno, è stata la seguente: "Quello che dice Medici senza frontiere su Lampedusa non è vero. Noi non neghiamo niente a nessuno, semplicemente non vedo perché dovremmo firmare il rinnovo di un protocollo d'intesa quando non ci serve e non è più utile. Lampedusa è particolarmente servita sotto l′aspetto medico, con una struttura dell′Asl, quella di Lampedusa Accoglienza e altri medici. Se Msf vuole rimanere nessun divieto da parte nostra, possono stare con noi sul molo o nel centro come sempre, però, forse, nei rapporti con gli altri colleghi qualche piuma dal cappello se la devono togliere". Un atto ben preciso, una risposta arrogante, per cacciare via da Lampedusa l'unica organizzazione indipendente e capace di controllare la situazione e di denunciare le cose che non vanno. E a Lampedusa sono tante...

 

 Roberto Saviano  (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI - Continua la minaccia della camorra di uccidere Roberto Saviano e chi si oppone ai casalesi. Nelle ultime ore è circolata una voce, ritenuta fondata dagli inquirenti, secondo cui i casalesi sarebbero in possesso di una partita di esplosivo, circa 50 chilogrammi di tritolo, da utilizzare per un attentato contro uno dei simboli della lotta al potente clan camorrista. Il tritolo sarebbe già in possesso del gruppo stragista del clan, l'ala terroristica guidata dal superlatitante Giuseppe Setola. Si teme una strage sul modello di quelle organizzate in Sicilia dai corleonesi durante il loro attacco allo Stato, quando dalle bombe vennero uccisi Chinnici, Falcone e Borsellino. Una notizia che, acquisita dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, conferma e accresce il rischio già noto a tutti gli inquirenti impegnati sul fronte della lotta ai casalesi. Rafforzate immediatamente le misure di sicurezza per Saviano e per il giudice Raffaele Cantone. Confermate così le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, secondo cui lo scrittore Saviano è oggetto di un progetto di attentato da parte dei casalesi. Allerta massima. Lo Stato questa volta può e deve arrivare prima. 

 

Una veduta di Atene  (Fonte foto: wikipedia.org)

ATENE - Grave disastro ambientale in Grecia. Duecento chilogrammi di uranio impoverito sono stati sparsi nell'aria dopo la distruzione di 600 proiettili trasportati dall'elicottero dell'esercito greco precipitato mercoledì scorso vicino alla città di Kymi, a nord di Atene. Lo riferisce il quotidiano ateniese Ethnos. A quanto pare, la zona dell'incidente è stata immediatamente isolata per 15 ore e sul posto è intervenuta un'unita dell'esercito specializzata in guerra biologica e nucleare. Ma i rischi per la salute della popolazione sono elevati.

 

Un negozio della Standa  (Fonte foto: standa.net)

MILANO - Un episodio che mostra la povertà in cui parte del popolo italiano sta precipitando e, al contempo, la cattiveria, l'indifferenza, l'individualismo che caratterizzano la nostra società. A Milano, in un negozio della Standa, una giovane donna di 23 anni, al quinto mese di gravidanza, viene scoperta mentre nasconde dentro un giubbetto sgualcito tre confezioni di carne e alcune di affettati. Gli addetti alla vigilanza la conducono in direzione e chiamano i Carabinieri. La donna, incensurata e con un lavoro part-time, viene condotta in caserma, dove spiega così il suo gesto: "Era un mese che non mangiavo carne. Ne avevo davvero bisogno e non ho resistito alla tentazione". La ragazza ha fatto capire che i soldi del suo lavoro non sono sufficienti per comprare la carne. Gli addetti della Standa hanno stimato il furto per un valore di 67 euro (che pare a tutti troppo caro). La donna è stata denunciata, ma non arrestata in virtù del suo stato di gravidanza. Ci chiediamo perché denunciare una persona che ruba del cibo perché ha fame? Cosa sono 67 euro per la Standa? Perché gli addetti del negozio non hanno cercato di comprendere la situazione, evitando così di mettere la ragazza nei guai con la legge? C'era bisogno di denunciarla o era più facile mettersi una mano sul cuore e magari fare una colletta per permetterle di mangiare un po' di carne? L'Italia ha smarrito il suo senso di solidarietà. Siamo tutti burocrati dell'anima e dei sentimenti. Se ad un potente o ad un politico si fanno sconti e regali, ad un povero Cristo si riservano solo dolori e umiliazioni. Sul web qualcuno ha espresso indignazione per la mancanza di pietà per una donna in difficoltà, ma altri "valorosi cittadini" hanno condannato duramente il gesto di rubare in un supermercato! Come riporta Repubblica, c'è chi dice che "se è ridotta così male economicamente, avrebbe dovuto evitare la gravidanza" e "mi piacerebbe vederla in galera, ma purtroppo da incensurata usufruirà della condizionale...se la cavano sempre tutti, due lacrime di coccodrillo e vengono pure compatiti!". Per fortuna ci sono anche coloro che condannano il comportamento della Standa, proponendo anche boicottaggi, altri che affermano che "sembra che il mondo intero si accanisca su chi non ha mezzi e ci sono persone con ben più risorse di questa ragazza che commettono ben altri crimini e che rimangono inspiegabilmente impuniti". Insomma, mentre ci si divide, la povera Ada, intanto, è costretta dalla sua fame a subire le conseguenze di un mondo di pietra e di piccoli uomini.

 

NUMERO DEL 25 OTTOBRE

 

SPECIALE SCUOLA

 

In vista della manifestazione nazionale del 30 ottobre, alla quale vi invitiamo a partecipare anche se non fate parte del mondo della scuola, la nostra consueta pagina sulle foto-evento della settimana sarà interamente dedicata alla protesta di studenti e docenti, a cui noi aderiamo pienamente. Vi offriamo dunque alcune immagini delle proteste e delle iniziative che si sono svolte in queste settimane in tutta Italia.

 

LA SCUOLA ITALIANA IN PIAZZA PER I DIRITTI

 

ROMA

Studenti in piazza a Roma  (Fonte foto: roma.repubblica.it)

 

Studenti in piazza a Roma  (Fonte foto: roma.repubblica.it)

 

MILANO

 La polizia carica gli studenti in piazza Cadorna a Milano (Fonte foto: lastampa.it)

 

BOLOGNA

Studenti fanno lezione in piazza a Bologna   (Fonte foto: lastampa.it)

 

PISA

 Migliaia di ragazzi in assemblea a Pisa, in piazza dei Cavalieri  (Foto: Renata Schiavo)

 

 Migliaia di ragazzi in assemblea a Pisa, in piazza dei Cavalieri  (Foto: Renata Schiavo)

 

FIRENZE

La protesta a Firenze  (Fonte foto: unita.it)

 

TORINO

Assemblea a piazza Vittorio, a Torino  (Fonte foto: lastampa.it)

 

NAPOLI

Sit-in degli studenti a Napoli (Fonte foto: lastampa.it)

 

PALERMO

Universitari in corteo a Palermo  (Fonte foto: lastampa.it)

 

La protesta a Palermo  (Fonte foto: lastampa.it)

 

NUMERO DEL 18 OTTOBRE

 

Roberto Saviano  (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI - La camorra ha condannato a morte Roberto Saviano, il giornalista e scrittore autore di "Gomorra". A rivelarlo è stato un pentito, sulla cui identità non vi sono ancora certezze, il quale ha rivelato ad un funzionario dello Stato che il boss casalese latitante Giuseppe Setola ha progettato un agguato mortale contro Saviano e la sua scorta. Setola vorrebbe eliminare il giovane scrittore entro dicembre. La ragione? Ciò che ha scritto ha creato troppo clamore, cioè ha costretto uno Stato fino ad ora assente ad intervenire con forza, a stringere la morsa sui casalesi e sugli altri clan di camorra. Roberto Saviano ha reagito affermando che non intende fermarsi, che vuole continuare a scrivere e raccontare la realtà, ma ha anche dichiarato, in un'intervista a Repubblica, di voler lasciare l'Italia per un po', in modo da poter riavere la sua vita, di poter smettere per qualche tempo di vivere come un recluso, solo e senza amici. Sul web, si è scatenata una corsa di solidarietà, con gruppi e forum con migliaia di aderenti, tutti vogliosi di testimoniare a Saviano la propria vicinanza. Intanto, lo spietato boss "Sandokan" Schiavone avrebbe mandato un fax al suo legale, con un messaggio intimidatorio che abbiamo deciso di non riportare, perché, a differenza di quanto fatto dalla stampa nazionale, non vogliamo essere portatori di messaggi di capimafia o di affiliati ai clan. Vergognose le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Interno, Maroni, il quale ha affermato che "Saviano è un simbolo ma non è il simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali. Non è da oggi che si combatte la camorra, lo si fa da sempre in silenzio. Al di là della risonanza mediatica e della vicenda personale di Saviano la lotta alla criminalità organizzata si fa quotidianamente da parte di tutte le forze dello Stato, sempre più con il coinvolgimento dei cittadini. Non vorrei ridurre lo Stato nella sua azione a una personificazione". Peccato che prima di "Gomorra" i casalesi se la spassavano con l'aiuto anche di qualche esponente dell'attuale governo di cui Maroni fa pienamente parte. Meglio citare la dichiarazione dello scrittore Salman Rushdie, su cui i fondamentalisti islamici in passato hanno lanciato la fatwa, per il suo libro "I versetti satanici". Rushdie ha invitato Saviano a difendersi, a non mollare, consigliandogli di allontanarsi dall'Italia:  "Dovrà senza dubbio lasciare l'Italia, ma bisogna che scelga molto prudentemente il luogo di destinazione. La mafia pone un problema più grave di quello che io stesso ebbi ad affrontare".  

 

Studenti in piazza a Bologna contro la riforma Gelmini  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Un venerdì di scioperi, quello appena trascorso. L'Italia si è mobilitata per protestare contro la politica del governo Berlusconi. Scioperi nei trasporti, specie locali, e braccia incrociate anche nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Nella capitale, manifestazione indetta da Cub, Cobas e Sdl. Anche i Vigili del fuoco hanno protestato a Roma. Continua anche la grande mobilitazione nel mondo della scuola, dell'università e della ricerca, con migliaia di studenti in agitazione in tutto il territorio nazionale, con proteste, cortei, occupazioni ed iniziative per dire no al progetto di riforma predisposto dal ministro dell'Istruzione, Gelmini. Una protesta che continuerà, per difendere il diritto allo studio e i posti di lavoro, e per salvare la scuola pubblica dall'assalto di chi vuole favorire i privati.

 

Il boss Antonio Pelle arrestato dalla Polizia (Fonte foto: repubblica.it)

REGGIO CALABRIA - Con un blitz all'alba, giovedì scorso, la Polizia di Stato ha arrestato il boss latitante della 'ndrangheta, Antonio Pelle, capo della cosca Pelle-Vottari, contrapposta a quella dei Nirta-Strangio, protagoniste della sanguinosa faida di San Luca culminata nella strage di Duisburg del 15 agosto 2006. Pelle è stato acciuffato nelle campagne di Ardore, in provincia di Reggio Calabria, a breve distanza da San Luca. Era nascosto in un bunker iper-tecnologico. La Polizia lo ha sorpreso e lui non ha opposto resistenza. Era ricercato dall'agosto del 2007.

 

Il boss Tommaso Prestieri (Fonte foto: videocomunicazioni.com)

NAPOLI - Vasta operazione anticamorra, venerdì 17 ottobre, nel quartiere napoletano di Scampia, famigerato centro di spaccio gestito dagli scissionisti del clan Di Lauro. I Carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito perquisizioni a tappeto in diversi edifici della zona, traendo in arresto anche il capo-clan Tommaso Prestieri, boss artista e manager di alcuni cantanti neomelodici. Arresti anche in altre due operazioni, in Campania, precisamente a Caserta, contro alcuni affiliati al clan dei casalesi, e ad Avellino, contro esponenti del clan Graziano. Una dura offensiva dello Stato contro la camorra.

 

Bambini d'Africa (Fonte foto: medicisenzafrontiere.it)

LONDRA - La Ong britannica Oxfam, attraverso il rapporto "Double Edged Prices", ha affermato che più di 900 milioni di persone sono oggi a rischio denutrizione nei paesi in via di sviluppo, a causa del vertiginoso aumento dei prezzi degli alimenti di base. Secondo la denuncia di Oxfam, infatti, solo quest'anno, ben 119 milioni di persone sono state spinte alla fame a causa dell'impennata dei prezzi di riso e cereali. I dati raccolti mostrano un aumento del costo del grano, in Guatemala, del 300%, mentre nelle Filippine e in Cambogia i prezzi della farina e del riso sono raddoppiati, con effetti terribili per le popolazioni più povere. Il rapporto esce in contemporanea con la Giornata Internazionale sul Cibo delle Nazioni Unite, con cui si vuole sottolineare il problema della malnutrizione e della fame in tutto il mondo.

 

NUMERO DELL'11 OTTOBRE

 

Moussa Dita  (Fonte foto: repubblica.it)

MILANO - Non si fermano, in Italia, gli atti di razzismo nei confronti di cittadini stranieri, in particolare verso i cittadini di pelle nera. L'ultimo episodio a Milano, protagonisti in negativo ancora una volta i vigili urbani: Moussa Dita, 43 anni, cittadino senegalese residente in Italia da 16 anni, sposato con una donna italiana e operaio in una ditta di materie plastiche, stava accompagnando il figlio a scuola, quando, in seguito ad un alt che non avrebbe rispettato, i vigili urbani lo hanno fermato. Secondo quanto si apprende dal racconto di Moussa,  mentre egli  attraversava,  un vigile gli ha fatto segno con la mano di fermarsi: "Io ho tardato qualche secondo -afferma Moussa- e il vigile ha cominciato a minacciare di farmi la multa perché il bambino, secondo lui, era senza cintura, cosa non vera". Le chiavi dell'auto cadono in terra, la vigilessa le raccoglie, nuova discussione, i vigili invitano l'uomo ad andare al comando, ma lui risponde che prima avrebbe accompagnato il figlio. Quindi gli agenti hanno chiesto a Moussa di consegnare le chiavi della macchina in quanto il mezzo andava sequestrato, ma il senegalese si è rifiutato, in quanto riteneva più logico che fosse un carro attrezzi a prelevare il veicolo. Ne è scaturito un diverbio che si è concluso con Moussa steso a terra, ammanettato, con un piede di un vigile in mezzo alle spalle. Tutto ciò davanti agli occhi del figlioletto, logicamente spaventato. Gli agenti portano via Moussa, senza interessarsi delle sorti del bambino, che per fortuna viene preso in consegna dalla mamma di un compagno di scuola, mentre alcuni genitori seguono i vigili protestando per la brutalità e inveendo contro di essi. Un atto assurdo, che ovviamente non avrà giustizia, perché già il vicesindaco Riccardo De Corato ha affermato che non c'entra il razzismo e che la responsabilità è del senegalese, il quale avrebbe procurato ferite ai due agenti intervenuti. Peccato che i testimoni dicano il contrario. Ci risiamo. Come a Parma, le istituzioni non mostrano vergogna, ma si difendono e contrattaccano, escludendo sempre il movente razzista. Vorremmo vedere se ad un italiano i vigili avessero riservato lo stesso trattamento.

 

Studenti in corteo contro la riforma Gelmini  (Fonte foto: unita.it)

ROMA - Gli studenti di tutta Italia non ci stanno, non accettano la politica folle e illiberale del ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, e protestano contro il decreto di riforma del sistema scolastico italiano. Venerdì 10 ottobre, in oltre 90 città, migliaia di studenti sono scesi in piazza per manifestare tutto il loro dissenso nei confronti della riforma, in particolare nei confronti di cinque punti fondamentali: i tagli per 8 miliardi di euro all'istruzione con la riduzione del personale docente e non; il maestro unico; l'abbassamento dell'obbligo scolastico dai 16 ai 14 anni; finanziamenti alle strutture private; il voto in condotta. Da Roma a Milano, da Genova a Pisa, Firenze, Bologna, Palermo, Napoli, Bolzano, Torino, in tutta Italia migliaia di ragazzi e ragazze hanno scelto di protestare per un loro diritto, per il loro futuro. E la protesta non si fermerà, come dimostra lo slogan scelto dall'Unione degli studenti per aprire i vari cortei: "Non è che l'inizio". Intanto, le organizzazioni sindacali hanno trovato l'intesa, annunciando uno sciopero generale per giorno 30 ottobre.

 

Martti Ahtisaari, premio Nobel per la pace (Fonte foto: lastampa.it)

OSLO - Il premio Nobel 2008 per la pace è stato assegnato a Martti Ahtisaari, ex presidente della  Finlandia, diplomatico delle Nazioni Unite, protagonista di importanti mediazioni di pace in zone attraversate da gravi conflitti. Lo ha annunciato a Oslo il comitato norvegese del Nobel. Ahtisaari, 71 anni, è stato premiato "per i suoi importanti sforzi, in molti continenti e per più di tre decenni, per risolvere i conflitti internazionali". Il diplomatico finlandese, in particolare, nel 1999 e di nuovo nel 2005-2007, ha cercato in circostanze particolarmente difficili di trovare una soluzione al conflitto in Kosovo, mentre nel 2008 ha contribuito a trovare una pacifica conclusione ai problemi in Iraq. Ma la sua mediazione più importante è quella per l’accordo di pace, nel 2005, tra il governo indonesiano e i separatisti della provincia di Aceh, che mise fine a 30 anni di guerra. Insomma, Ahtisaari è un uomo che ha operato sempre per la pace e la cooperazione, attraverso un estenuante ed efficace lavoro diplomatico. Ed ora il comitato del Nobel  lo ha ricompensato. 

 

Giulio Tremonti (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - È polemica sulla norma "salva-manager" inserita nel decreto legge di modifica della legge Marzano per Alitalia. Si tratta di una norma che prevede, in caso di reati come la bancarotta fraudolenta, la bancarotta semplice o il ricorso abusivo al credito, che essi siano applicabili solo se la compagnia fallisce o nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti. Questa misura, predisposta per ampliare le garanzie del commissario Fantozzi, potrebbe essere applicata anche ai casi Cirio e Parmalat, nei quali sono coinvolti anche Callisto Tanzi, Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi. Ciò ovviamente influirebbe sui processi già in corso. A scoprire la magagna è stata la trasmissione "Report"di Milena Gabbanelli. Soltanto dopo la rivelazione di "Report", infatti, la politica è sembrata accorgersi dell'esistenza di questa misura. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è sembrato cascare dalle nuvole, affermando con una certa fermezza che si tratta di "un emendamento incompatibile con la linea del governo" aggiungendo che "qualora dovesse rimanere me ne andrei". Strano credere che il ministro dell'Economia non sapesse nulla su una misura del genere. Dopo essere stato smascherato, il governo ha annunciato che questo emendamento sarà eliminato. Vedremo...

 

Barack Obama, candidato democratico alla presidenza Usa (Fonte foto: wikipedia.org)

WASHINGTON - Dopo il secondo confronto televisivo tra Obama e McCain, a meno di un mese dalle elezioni, tutti i sondaggi danno nettamente in vantaggio il senatore democratico che, in caso di vittoria, sarebbe il primo presidente nero degli Usa. Secondo l'istituto di ricerca Gallup, Obama sarebbe in vantaggio sul rivale repubblicano di ben 11 punti percentuali. Secondo Zogby, invece, il vantaggio è di soli 4 punti percentuali, il doppio però di quanto aveva rilevato lo stesso Zogby prima del confronto televisivo. Obama è dato in vantaggio schiacciante in numerosi Stati chiave e, quindi, secondo tutti gli osservatori e gli studiosi, a meno di colpi di scena, sarà lui il prossimo presidente degli Stati Uniti. A convincere di più è la posizione di Obama in politica interna ed in economia, in un momento drammatico per il sistema economico americano. Speriamo davvero che questa volta i sondaggi non si sbaglino.

 

NUMERO DEL 4 OTTOBRE

 

Il volto tumefatto di Emmanuel  (Fonte foto: affaritaliani.it)

PARMA - Ennesimo atto di razzismo nei confronti di un cittadino di colore, ancora una volta a Parma, ancora una volta protagonisti gli agenti della polizia municipale del capoluogo parmigiano. Già nelle scorse settimane, i vigili parmigiani avevano tratto in arresto una prostituta nigeriana, lasciandola poi seminuda in cella per ore, senza cibo né acqua. Il quotidiano Il tempo, che aveva già insinuato dubbi sulla vicenda di Emmanuel, ieri ha affermato che la storia della prostituta nigeriana è stata inventata da un quotidiano nazionale, dando per buona la testimonianza di una donna sudamericana raccolta da un giornale di Parma. Un atteggiamento che pervade molti media e anche buona parte della popolazione, che manifesta un subdolo scetticismo anche nei confronti della denuncia che Emmanuel ha presentato ai Carabinieri di Parma, sulla base della quale è stata aperta un'inchiesta. La vicenda è avvenuta nel pomeriggio del 29 settembre, attorno alle 18.25, quando il giovane, studente alle lezioni serali dell'Itis di via Toscana, stava facendo due passi nel parco vicino alla scuola nell'attesa dell'inizio delle lezioni. È stato improvvisamente accerchiato da alcuni agenti in borghese: spaventato ha cominciato a correre, inseguito da sei o sette persone, tutti vigili urbani, che lo hanno raggiunto, buttato a terra e picchiato selvaggiamente al volto, mettendogli i piedi sulla testa, quindi gli hanno puntato la pistola in faccia e lo hanno ammanettato. Dopo averlo perquisito, senza trovare nulla, lo hanno portato in auto, dove uno dei vigili ha continuato a malmenarlo. Il giovane, senza una ragione, è stato portato al comando, fatto spogliare e poi rinchiuso in cella per 5 ore. Quindi è stato dimesso con una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale e con una busta con su scritto "Emmanuel negro". Durante e dopo l'aggressione lo hanno apostrofato con insulti razzisti. Il ragazzo, accompagnato dai familiari, ha denunciato l'accaduto ai Carabinieri, raccontando tutti i momenti dell'aggressione. I vigili erano impegnati in un controllo antidroga e avrebbero scambiato Emmanuel per uno spacciatore. La Procura indaga, mentre la comandante della Polizia Municipale di Parma, Emma Monguidi, afferma che il giovane ha inventato tutto, scattandosi la foto da solo e procurandosi le ecchimosi al volto con una caduta accidentale. Nessuna parola sul fatto che uno dei vigili era già stato denunciato per lesioni da un giovane italiano. Vedremo quando emergerà la verità e attendiamo giustizia, nel frattempo notiamo come la comandante sia davvero dotata di una fervida fantasia oltre che di uno scarsissimo, infimo livello di indignazione. Parma e l'Italia intera continuano a definirsi non razzisti, ma è un imbarazzante tentativo di non guardare alla propria sporca coscienza.


La piattaforma da cui sono precipitati i tre operai di Barberino  (Fonte foto: unita.it)


BARBERINO DEL MUGELLO (FI) - Ennesima strage sul lavoro in Italia. Nella sola giornata di giovedì 2 ottobre, ben sei operai sono morti mentre svolgevano il loro lavoro, un altro è in coma e altri due sono rimasti feriti. L'episodio più grave si è verificato a Barberino del Mugello (Firenze), in un cantiere autostradale, dove tre operai sono morti a causa del cedimento di una piattaforma aerea all'interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico. La piattaforma si trovava a 40 metri di altezza e gli operai stavano lavorando su alcuni piloni. Tutti e tre sarebbero morti sul colpo. Un quarto operaio si è salvato per caso, poiché si trovava nella parte della struttura che non ha avuto cedimenti. A Genova, nella discarica di Scarpino, un altro operaio è caduto dentro un pozzo per l'estrazione di biogas, profondo 18 metri e largo 70 centimetri. I vigili del fuoco hanno studiato la strategia di soccorso per recuperare l'operaio, ma non ci sono speranze di trovarlo in vita, dato che il pozzo, in profondità, è privo di ossigeno a causa dell'alta concentrazione di anidride carbonica e di gas nocivi. Il giovane, 33 anni, è sicuramente morto per asfissia. La quinta vittima di questa tremenda giornata è un operaio della zona industriale di Torgiano (Perugia), il quale, mentre lavorava dentro un capannone, è stato travolto da un carro-ponte per lo spostamento dei carichi pesanti. Infine, un altro lavoratore è deceduto, a Sesto Fiorentino (Firenze), mentre lavorava su un carrello per la manutenzione della linea ferroviaria. Nello stesso incidente altri due operai sono rimasti feriti e sono stati trasportati in ospedale. Ferito seriamente anche un altro operaio, in provincia di Brindisi, caduto da un'impalcatura da un'altezza di 10 metri. Adesso si trova in coma. 

 

Il ragazzo cinese picchiato a Roma  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Un cinese di 36 anni è stato picchiato a Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, da un gruppo di minorenni, che lo hanno accerchiato, mentre attendeva l'autobus, e malmenato per il solo motivo che si trattasse di un cinese, coprendolo di insulti razzisti. Un episodio di razzismo puro, come tanti ve ne sono stati nella Capitale negli ultimi mesi. Il malcapitato ha riportato la frattura del setto nasale, una ferita al viso, escoriazioni e tagli vari, oltre ad un grave trauma cranico. Per fortuna non è in pericolo di vita. Le forze dell'ordine, poche ore dopo, hanno agguantato i responsabili. Si tratta di sette minorenni, residenti nel quartiere, di età compresa tra i 14 ed i 17 anni. Ad inchiodarli sono stati alcuni testimoni, ma, nonostante siano stati scoperti, i giovani hanno mostrato freddezza, negando tutto e non mostrando dunque alcun segno di pentimento. Solo uno di loro (probabilmente per avere una pena minore e non certo per reale pentimento) ha chiesto scusa al ragazzo cinese. Secondo gli inquirenti, tra l'altro, questa piccola e spietata banda è la stessa che, nei giorni scorsi, ha aggredito due cittadini africani e che, in passato, si è resa protagonista di atti vandalici sulle auto dei vigili urbani e degli impiegati del municipio. Intanto Roma si segnala per un razzismo imperante, con atti quotidiani gravissimi, come le scritte offensive contro i ragazzi neri morti a Castelvolturno, contro Abdul, il giovane ucciso a Milano, contro Anna Frank, oppure come il trattamento umiliante ed ingiustificato che una cittadina italiana di origine somala di 51 anni, arrivata a Ciampino con i suoi quattro nipotini, ha denunciato di aver subito all'aeroporto. La donna ha raccontato di essere stata tenuta nuda quattro ore in una stanza dell'aeroporto di Ciampino, poi accusata di essere una ladra di bambini, poi di traffico di clandestini e per ultimo di essere un corriere della droga. La donna è stata minacciata, insultata, si è opposta ad un'ispezione corporea vaginale ed anale, quindi è stata ammanettata ad una barella e portata in ambulanza al Policlinico Casilino, coperta da cellophane per imballo. Della perquisizione non esiste alcun verbale e la donna è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale. Vergogniamoci di essere italiani. 

 

Un'immagine di un corteo anti-base a Vicenza (Fonte foto: repubblica.it)


VICENZA - Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum consultivo sull'allargamento della base Usa previsto per domenica, che fu deliberato dal consiglio comunale di Vicenza. Questa la motivazione della bocciatura: "Si tratta di una delibera illegittima nella misura in cui ha per oggetto un auspicio irrealizzabile - quale quello dell'acquisizione della zona areoportuale - sul quale si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità competenti. La sdemanializzazione dell'area non è possibile. La consultazione stessa appare comunque inutile laddove si volesse darle una connotazione di tipo patrimoniale. Non occorrono infatti sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del comune in cui vivono. Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale". La città, con in testa il sindaco Achille Variati, ha subito protestato con una grande manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre diecimila persone. Lo stesso Variati ha affermato che il referendum di domenica si farà ugualmente perché "Vicenza non può essere imbavagliata". Intervistato su Repubblica il primo cittadino ha detto: "Il Consiglio di Stato ha dato un ordine a Vicenza, Vicenza domenica darà un consiglio allo Stato".

 

Paul Newman in una scena de "Lo spaccone" (Fonte foto: lastampa.it)

NEW YORK - È morto sabato scorso il grande attore americano Paul Newman, uno dei miti del cinema mondiale. Aveva 83 anni, era malato di cancro da tempo. Si è spento nella propria casa di New York, assistito dalla moglie Joanne Woodward e dalle figlie. Newman è stato protagonista di film epocali come "Lassù qualcuno mi ama", "La gatta sul tetto che scotta", "Lo spaccone", "Intrigo a Stoccolma", "Nick mano fredda", "Butch Cassidy", "La stangata", oltre a "Il colore dei soldi" che gli valse l'Oscar come migliore attore.

 

NUMERO DEL 27 SETTEMBRE

 

Migranti protestano a Castel Volturno  (Fonte foto: unità.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Dopo la strage di extracomunitari di giovedì scorso a Castel Volturno, continua la stretta delle forze dell'ordine sul clan dei casalesi.  Un'operazione anticamorra degli agenti della Squadra mobile di Caserta e della sezione distaccata di Casal di Principe, ha portato all'arresto di quattro pregiudicati legati ai boss latitanti Alessandro Cirillo e Giuseppe Setola. I quattro sono accusati di estorsione aggravata ai danni di imprenditori del litorale domizio. È sfuggito invece all'arresto, Oreste Spagnuolo, latitante da tempo e considerato uno degli esecutori della strage di giovedì nella sartoria di Castel Volturno, nonché dell'omicidio, avvenuto lo stesso giorno, di Antonio Celiento, gestore di una sala giochi a Baia Verde. Il buon esito dell'operazione giunge all'indomani delle proteste della comunità di migranti, i quali hanno avuto il coraggio di mostrare la loro rabbia ed il loro dissenso ed hanno costretto le istituzioni ad intervenire in una terra dove per l'ennesima volta vengono calpestati diritti inviolabili quali quelli alla vita ed alla legalità.


Auto incidentata (Fonte foto: repubblica.it)


CASERTA - Francesco Alighieri e Gabriele Rossi, agenti di Polizia trasferiti da una settimana a Caserta per combattere l'emergenza camorra, sono morti nella loro volante cappottata mentre inseguivano un'auto che non si era fermata al posto di blocco. Erano stati trasferiti dalla questura di Torino, insieme ad altri 400 poliziotti, per dare manforte ai colleghi campani nella guerra contro la malavita organizzata. Avevano raggiunto la Campania da poco più di una settimana, provenienti dal reparto prevenzione crimine del Piemonte. Con loro a bordo c'era un terzo collega, Davide Venerando Fiaschetti, ricoverato per alcune fratture. Erano appostati sulla provinciale Casapesenna-Villa Literno, quando, poco prima delle dieci, avevano imposto l'alt ad una vettura che non si è fermata ed è fuggita proseguendo la corsa. È iniziato un inseguimento che si è interrotto tragicamente sulla rampa di un cavalcavia dal quale la vettura dei poliziotti è precipitata.

 

Vista di Crotone (Fonte foto: repubblica.it)

CROTONE - Scuole, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiale di scarto industriale, rifiuti tossici e sostanze cancerogene. È quanto emerge dall'operazione della polizia denominata "Black Mountains", che ha portato al sequestro di ben 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese fino a Cutro e Isola Capo Rizzuto, aree ad alta densità mafiosa dell'entroterra calabro. La procura della Repubblica di Crotone, coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha provveduto a sequestrare le strutture al centro dell'indagine. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati, alcune delle quali per associazione a delinquere.

 

Silvio Berlusconi (Fonte foto: rainews24.it)


ROMA - Dopo che il pm Fabio De Pasquale, del tribunale di Milano, ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano, che stabilisce l'immunità del premier, il giudice ha sospeso il dibattimento che vede imputato, fra gli altri, Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Il pm aveva chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l'imputato Berlusconi e di procedere per gli altri 11 imputati. I giudici della prima sezione penale si erano poi riuniti in camera di consiglio per decidere se inviare o meno alla Consulta gli atti del processo in relazione alla costituzionalità del Lodo Alfano. E in serata è arrivata la decisione che blocca l'intero procedimento. L'eccezione di De Pasquale riguarda la presunta violazione dell'art.3 della Costituzione, che garantisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Secondo il pm, il lodo Alfano è incostituzionale perché sospende i processi alle più alte cariche dello Stato per tutti i reati e automaticamente, senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm riguarda il trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri ed il trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall'altra.

 

Due dei turisti rapiti  (Fonte foto: unità.it)

EGITTO- Dopo il rapimento di 19 turisti, avvenuto venerdì scorso in Egitto,  sono giunte notizie secondo cui gli ostaggi sarebbero stati trasferiti dal Sudan in Libia. A dirlo è il ministero degli Esteri sudanese il quale ha affermato: "Il gruppo si è avvicinato al confine libico e poi lo ha attraversato e ora sono tra i 13 e i 15 chilometri all'interno del territorio libico". Negli ultimi giorni, in effetti, anche secondo quanto risulta all'ambasciata italiana a Tripoli, sarebbero stati registrati movimenti dei rapitori e degli ostaggi nelle loro mani nel sud della Libia. Secondo quanto riportato dalla tv satellitare Al Arabiya, il governo del Cairo, in coordinamento con sudanesi e tedeschi, ha avviato negoziati diretti con i sequestratori. Le fonti sotto anonimato hanno riferito che "una squadra di negoziatori egiziani, con funzionari sudanesi e tedeschi, sta svolgendo il suo lavoro con l'obiettivo di ottenere la liberazione degli ostaggi". La richiesta di riscatto sarebbe di 6 milioni di euro e, a quanto pare, ci sarebbe la possibilità di un rapido e felice esito della vicenda.

 

NUMERO DEL 20 SETTEMBRE

 

Migranti protestano a Castel Volturno  (Fonte foto: unità.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Sei cittadini africani sono stati barbaramente assassinati a Castel Volturno, in provincia di Caserta, in un agguato di stampo camorristico. I sicari dei casalesi sono entrati in azione giovedì 18 settembre davanti ad una sartoria gestita da cittadini africani. Centotrenta colpi che hanno spezzato sei vite. Gli inquirenti non hanno dubbi sull'origine di tanta ferocia: con molta probabilità le vittime hanno pagato per uno sgarro al clan camorristico nella gestione dello spaccio di droga. Ma gli inquirenti e, soprattutto, i giornalisti che hanno narrato la vicenda, hanno commesso un grave errore: se in quella sartoria qualcuno gestiva anche altri affari meno puliti, tra le sei vittime c'erano di certo anche lavoratori per bene, gente onesta che lavorava per poter vivere, ignara di quanto accadeva, che ha avuto la sola colpa di trovarsi nel posto di lavoro al momento dell'agguato. La stampa ha poi esagerato, come sempre, parlando più dei possibili legami tra africani e spaccio che della inaudita violenza dei casalesi. Questo ha portato gli immigrati presenti nella cittadina del casertano, in primis i parenti e gli amici delle vittime, a protestare, scendere in piazza in corteo per ribadire l'onestà dei migranti, chiedendo di non fare di tutta l'erba un fascio. Durante la marcia, alcuni manifestanti hanno sfogato la propria rabbia su alcune vetrine e cassonetti. Poi, i dimostranti si sono fermati dopo un incontro tra il sindaco e cinque delegati degli immigrati, con il sindaco che li ha tranquillizzati sulla celerità delle indagini. Come gesto di distensione i manifestanti si sono proposti di aiutare gli addetti del Comune nel ripulire le strade di Castel Volturno dopo la manifestazione. Forse hanno ecceduto un po', ma hanno le loro ragioni, cosa che, invece, il questore Carmelo Casabona ha affermato di non tollerare, come riportato da Repubblica: "Hanno sbagliato e noi su questo saremo molto duri perché chi si è reso responsabile dei reati sarà identificato e denunciato. Non abbiamo tentennamenti. Non è possibile che si possa ricondurre tutto ad una contrapposizione gratuita e razziale. Non è la cultura del cittadino campano, è fuori da ogni logica. A Castevolturno non c'è ostilità dei residenti con la comunità ghanese". Queste le parole "illuminate" di chi si ostina a difendere in maniera sdegnante un'immagine di italiano che non è mai esistita. Il nostro è un paese razzista, con un mondo politico razzista, con istituzioni razziste e con una stampa razzista. E la morte di sei africani non viene considerata uguale a quella di sei italiani. È ora che si prenda coscienza della vergogna morale degli italiani!

 

L'ambulante trascinato dai vigili e l'immigrato ammanettato ad una colonna (Fonti foto: frammentidimondo.it e informazione.it)


MONZA - Risale a qualche giorno fa la denuncia del Siap, il sindacato italiano appartenenti polizia, relativa al trattamento riservato agli immigrati arrestati e trattenuti nel commissariato di Monza. Grazie ad una foto scattata con un telefonino si è potuta documentare la condizione di un immigrato arrestato ed ammanettato ad una colonna del commissariato a causa della mancanza di disponibilità di celle. "E' un'immagine vergognosa, ogni uomo ha diritto alla propria dignità, nonostante abbia le manette ai polsi", commenta Michele Prichiazzi, segretario locale del Siap. Purtroppo il caso di Monza pare non essere per nulla isolato: solo nell'ultimo mese e mezzo si registrano almeno altri due casi vergognosi. Ha fatto il giro dei media la foto di una giovane nigeriana, fermata  sulla via Emilia  dalla Polizia Municipale di Parma nell'ambito di un'operazione antiprostituzione sollecitata dal Comune. Una volta rinchiusa in cella, stremata e senza alcuna forza, la giovane nigeriana si è rannicchiata a terra vestita solo di una maglietta rossa, ed è rimasta sdraiata sul freddo pavimento per almeno mezz'ora. Una scena indecorosa alla quale hanno assistito fotografi e giornalisti, invitati a seguire il  blitz anti prostituzione. Un altro caso si è registrato a Termoli, dove degli scatti fotografici hanno documentato l'arresto di un ambulante trentaduenne del  Bangladesh. L'uomo è stato trascinato a forza da tre vigili i quali non hanno esitato ad infilarlo nel portabagagli della macchina stando alle dichiarazioni di alcuni passanti che hanno assistito alla scena. Alcuni hanno raccontato: "Lo straniero non voleva lasciare la sua merce ed è finito a terra , urlava e piangendo chiedeva aiuto, aveva gli occhi terrorizzati. Un ragazzo si è avvicinato agli agenti dicendogli che era un avvocato e che la loro reazione era stata eccessiva. Ma loro hanno trascinato il venditore, assieme alla sua cassetta di legno, fino alla vettura. L’intenzione era quella di infilarlo nel bagagliaio e i vigili hanno cercato di alzarlo di peso, mentre continuavano a tenergli la testa con forza dentro il cofano". Esprimiamo sgomento per il comportamento tenuto da quanti dimenticano di avere di fronte a sé degli esseri umani ed incoraggiamo chiunque a denunciare pubblicamente episodi simili.

 

Un aereo dell'Alitalia  (Fonte foto: economiaefinanza.it)

ROMA - Mentre le diplomazie sono al lavoro per tentare la ripresa del dialogo con Cai, che ha ritirato l'offerta per Alitalia, dal Consiglio dei ministri, per voce di Gianni Letta, è emerso che la stessa Cai rimane l'unico potenziale acquirente di Alitalia. Intanto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, intervistato da Repubblica, è tornato sulla questione dichiarando che o il governo e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con Cai sollecitando proposte più eque per i lavoratori, oppure l'unica  strada percorribile è la vendita immediata a una grande compagnia straniera, che possa assicurare un know how industriale più forte e condizioni finanziarie più solide.

 

Padre Pino Puglisi (Fonte foto: libera.it)


PALERMO - Quindici anni fa, nel giorno del suo 56°compleanno, veniva ucciso dalla mafia nel quartiere palermitano di Brancaccio, Padre Pino Puglisi.  Don Pino aveva fondato a Brancaccio il Centro Padre Nostro, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Aveva inoltre intrapreso una dura battaglia contro la criminalità e l'indifferenza delle istituzioni in favore della legalità e di un'educazione seria delle coscienze. La nostra redazione vuole ricordarlo per il suo esempio di coraggio ed amore per la giustizia e per i più deboli.

 

Spazzatura per le vie di Catania  (Fonte foto: repubblica.it)

CATANIA- Sono trenta i cassonetti dell'immondizia distrutti dalle fiamme la notte scorsa a Catania. Gli incendi si sono verificati in quasi tutti i quartieri della città. Da lunedì scorso, nella città etnea, sono in sciopero i dipendenti di diverse imprese e cooperative che si occupano della raccolta di rifiuti, i quali protestano per il mancato pagamento degli stipendi. Secondo alcune stime sarebbero 1.500 le tonnellate di immondizia che si sono accumulate sulle strade del capoluogo.

 

NUMERO DEL 26 LUGLIO

 

Marcello Dell'Utri  (Fonte foto: wikipedia.org)

REGGIO CALABRIA - In un'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, in collaborazione con i Ros dei Carabinieri, sono stati eseguiti 21 arresti nei confronti di affiliati e vertici delle cosche Piromalli e Molè di Gioia Tauro. L'operazione è stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha ricostruito, nel corso delle indagini, la storia delle due famiglie criminali (una volta molto coese, anche in virtù di rapporti di parentela) che controllano da anni gli affari nella piana di Gioia Tauro, in particolare il porto della località calabrese. Dall'inchiesta che ha portato al provvedimento di arresto per i 21 affiliati, sarebbero emersi particolari scottanti che riguarderebbero anche due politici di primo piano: l'ex ministro Mastella e il senatore Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi. Secondo quanto risulta dalle intercettazioni, infatti, sembra che i Piromalli si siano mossi per agganciare i due politici. Motivo: la richiesta di interventi per modificare il 41 bis, ammorbidendo il regime del carcere duro, vero cruccio dei mafiosi. In cambio, ovviamente, la 'ndrangheta offriva pieno sostegno elettorale. Mastella, all'epoca ministro, dopo aver ricevuto la prima telefonata, avrebbe chiuso ogni contatto con loro probabilmente per paura di essere intercettato, mentre Dell'Utri avrebbe incontrato i membri della cosca in almeno due occasioni: una prima volta nel dicembre 2007 a Milano, una seconda volta tre giorni prima delle politiche del 13 aprile scorso a Roma. In quell'occasione il clan Piromalli avrebbe promesso, in cambio di alcuni favori ai membri della cosca, voti e aiuto ai circoli del senatore nel territorio di Gioia Tauro. I magistrati della Dda stanno cercando ancora di chiarire il ruolo di Dell'Utri e la natura di tali incontri e il senatore sarà presto sentito come testimone.


Radovan Karadzic, il boia di Sarajevo (Fonte foto: rainews24.it)


BELGRADO - L'ex leader dei serbo-bosniaci, Radovan Karadzic, è stato arrestato, lunedì 21 luglio, a Belgrado. Karadzic è stato bloccato nella capitale serba dopo una latitanza lunga 13 anni. Era irriconoscibile grazie ad una fitta barba bianca, baffi e capelli lunghi. Viveva facendo il medico di periferia. Karadzic è accusato di genocidio per l'assedio di Sarajevo, durato oltre tre anni e mezzo e costato la vita a 12.000 persone, e per la strage di Srebrenica del 1995, che ha portato all'eccidio di 8.000 musulmani. Il boia di Sarajevo era ricercato dal 25 luglio del 1995, quando il Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi) aveva emesso un ordine di cattura nei confronti degli ex leader politico e militare dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic appunto e Ratko Mladic, secondi solo ai vertici del terrorismo mondiale nella lista dei grandi ricercati dalla comunità internazionale, con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità. Adesso Karadzic sarà estradato in Olanda, per essere giudicato dal Tribunale internazionale dell'Aja. Intanto emergono particolari sconcertanti sulla latitanza del boia serbo: fino al 2000 egli ha vissuto a Belgrado come un normale cittadino, andando allo stadio ogni domenica, mentre dopo l'avvento della democrazia nel paese balcanico ha addirittura trovato editori per alcune sue discusse opere, un libro di poesie e una sorta di romanzo autobiografico. Karadzic ha vissuto sotto falso nome (Dragan Dabic) e ha esercitato la professione medica, recandosi, come sembra, anche in Italia per intervenire su alcuni pazienti. A riferirlo è stata una donna di origine serba che ha raccontato di essersi rivolta a questo medico per riuscire ad avere un figlio. La notizia dell'arresto è stata salutata con soddisfazione dalla Bosnia e dalla comunità internazionale. 

 

Jolanda Occhipinti, uno dei tre cooperanti rapiti in Somalia  (Fonte foto: lastampa.it)


MOGADISCIO - Sono ancora vivi Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani dell'Ong Cooperazione Italiana Nord Sud (Cins), rapiti in Somalia, vicino Mogadiscio, il 21 maggio scorso, insieme ad un loro collega somalo, Abderahman Yusuf. A riferirlo è stato  il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il quale però chiede di mantenere il massimo riserbo, come stabilito sin dall'inizio e d'accordo con i familiari degli ostaggi. Già subito dopo il rapimento, infatti, la Farnesina aveva chiesto il silenzio stampa per non compromettere la situazione, già particolarmente delicata. Il ministero degli Esteri, quindi, ha rotto un silenzio durato due mesi per far sapere che gli ostaggi sono in buone condizioni, continuando però a chiedere la massima riservatezza. Il rapimento dei cooperanti sembra comunque non essere legato alla travagliata fase politica somala, come ha fatto intendere di recente il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha parlato di un sequestro a scopo esclusivamente ricattatorio. Nessuna notizia invece è stata fornita sulle condizioni del cooperante somalo Yusuf.

 

Bruno Contrada  (Fonte foto: repubblica.it)

NAPOLI - Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, ha ricevuto la sospensione della pena dal Tribunale di sorveglianza di Napoli, a causa delle sue cattive condizioni di salute. Per Contrada sono stati disposti gli arresti domiciliari, che avranno una "durata di sei mesi dalla data di esecuzione" e saranno a casa della sorella in provincia di Napoli. L'ex numero tre del Sisde così non potrà vedere la moglie, cardiopatica, residente a Palermo ed impossibilitata a raggiungere il marito a Napoli. Per tale ragione, Contrada, non ancora soddisfatto, tramite il proprio legale ha fatto sapere di voler lottare per ottenere anche il differimento della pena o lo spostamento dei domiciliari a Palermo, in caso contrario si dice pronto a tornare in carcere. Egli, infatti, sostiene che i domiciliari a casa della sorella lo danneggiano in quanto ciò non gli permetterebbe di vedere moglie e figli, che non si possono muovere da Palermo. Inoltre, l'ex funzionario del Sisde ha annunciato di voler combattere per dimostrare la sua innocenza e difendere il suo onore. Al di là delle presunzioni di innocenza, la decisione del Tribunale di sorveglianza di Napoli è più che discutibile, in quanto consente ad un condannato per mafia di godere di una misura che non gli spetta. E fa ancora più rabbia che il legale di Contrada definisca '"farneticanti e non meritevoli di ciascun commento" le dichiarazioni del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che aveva duramente commentato la concessione degli arresti domiciliari, e che Vittorio Contrada, fratello di Bruno, annunci l'intenzione di querelare il fratello del magistrato ucciso dalla mafia.  

 

Il luna park di Milano, teatro della squallida vicenda (Fonte foto: adnkronos.com)


MILANO - Uno spettacolo macabro e vergognoso in un paese che si dice civile e soprattutto che è da sempre in prima linea nella battaglia contro la pena di morte. All'interno del luna park dell'Idroscalo di Milano, fino a qualche giorno fa era possibile, con un euro, assistere alla simulazione di un'esecuzione capitale con un manichino in lattice posto su una sedia elettrica. Il macchinario, proveniente dagli Usa, è diventato una vera e propria attrazione: il manichino fissato alla sedia inizia prima a muoversi in maniera convulsa, poi a friggere e infine ad avvolgersi nel fumo, simulando con grande realismo come si muore su una sedia elettrica. Una vicenda incredibile, vergognosa. Uno scenario violento e macabro in un luogo di divertimento frequentato in maggioranza da bambini. Per fortuna, la magistratura, venuta a conoscenza del fatto, ha provveduto a sequestrare il macchinario incriminato, ai sensi dell'articolo 725 del codice penale. Il proprietario della giostra è stato infatti indagato per atti contro la pubblica decenza. Lo stesso proprietario ha difeso la sua scelta e si è detto fiero del suo manichino dando ottima dimostrazione di idiozia e di cattivo gusto, oltre che di reiterata offesa all'intelligenza ed al buon senso. Ma d'altra parte, se questo spettacolo di morte è diventato un'attrazione vuol proprio dire che nella testa della gente qualcosa si è davvero guastato irreparabilmente. Ci chiediamo perché movimenti che si dicono a tutela dei minori, come ad esempio il Moige, sempre pronti a bacchettare qualche battuta di spirito o qualche scena di sesso in tv, non abbiano usato la stessa indignazione per qualcosa che è di gran lunga peggiore.  

 

NUMERO DEL 19 LUGLIO

 

Ottaviano Del Turco  (Fonte foto: senato.it)

PESCARA - Scandalo nella sanità abruzzese: il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, è stato arrestato dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara. Le accuse sono: associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità. Insieme all'ex ministro sono finiti in carcere l'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzotta, il segretario generale alla presidenza, Lamberto Quarta, l'assessore Antonio Boschetti, l'ex assessore alla Sanità del centrodestra Vito Domenici e l'ex presidente della finanziaria regionale Giancarlo Masciarelli. Secondo l'accusa vi sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro, di cui 12,8 già consegnati. L'Abruzzo è una delle regioni italiane con il più alto debito nella sanità. Il governatore, in particolare, avrebbe ricevuto somme  per un totale di cinque milioni e ottocentomila euro. Durante il suo interrogatorio, presso il carcere di Sulmona, Del Turco si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha prodotto una dichiarazione spontanea in cui non ha fatto alcun riferimento alla vicenda che lo riguarda, preferendo lasciarsi andare, per 20 minuti, ad una digressione squisitamente politica sulla Regione e sul modo sano in cui è stata gestita. Del Turco si è anche auto-sospeso dal Pd.


Il giornalista Pino Maniaci (Fonte foto: liberapalermo.blogspot.com)


PALERMO - Ancora un'intimidazione nei confronti di Pino Maniaci, direttore di Telejato, un'emittente televisiva di Partinico, in provincia di Palermo. Nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 luglio ignoti hanno incendiato la sua auto, parcheggiata a pochi metri dalla sede dell'emittente tv. Maniaci si trova già sotto la tutela dei Carabinieri, dopo aver ricevuto numerose minacce dal figlio del boss Vito Vitale, che pochi mesi fa lo ha anche aggredito per strada. Il giornalista conduce un coraggioso telegiornale contro la mafia in un paese ad alta densità mafiosa come Partinico. Già nei mesi scorsi, le associazioni antimafia hanno espresso la propria solidarietà a Maniaci, con in testa Addiopizzo e Libera che hanno dato vita alla campagna "Siamo tutti Pino Maniaci", una staffetta televisiva antimafia condotta dalle associazioni. Un modo per non lasciare solo questo coraggioso giornalista finito nel mirino di "cosa nostra".

 

Omar al-Bashir, presidente del Sudan  (Fonte foto: lastampa.it)


L'AJA - Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha chiesto che la Camera della Corte chieda il mandato d'arresto per il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir per genocidio e crimini di guerra. Il procuratore infatti ha in mano le prove che mostrano che il presidente sudanese ha commesso genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur. Secondo l'accusa, al-Bashir "ha diretto e applicato un piano per distruggere in modo sostanziale i gruppi Fur, Masalit e Zaghawa, sulla base della  loro etnia". Gli uomini del presidente sudanese hanno ucciso almeno 35 mila civili e causato la  morte di un numero di persone compreso tra 80.000 e 265.000 che sono state sradicate dalle loro case. Interi villaggi sono stati distrutti. Il Sudan, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, Ali Al  Sadig, ha affermato di non riconoscere le decisioni della Corte penale internazionale.

 

Migranti sbarcano a Lampedusa (Fonte foto: repubblica.it)

LAMPEDUSA - Ancora tragedia nel mar Mediterraneo: all'alba di lunedì 14 luglio un gommone con a bordo almeno 76 persone si è ribaltato, a largo di Lampedusa, a causa delle cattive condizioni del mare e dell'agitazione scoppiata tra i passeggeri che hanno visto avvicinarsi la nave "Fenice" della Marina militare italiana. Tre i cadaveri recuperati dalla stessa "Fenice", 48 le persone tratte in salvo. Circa 25 i dispersi, per cui rimangono residue speranze vista la difficoltà dei soccorsi dovuta alle difficili condizioni del mare. Intanto proseguono gli sbarchi.

 

Una ragazza viene trasportata fuori dalla scuola Diaz durante il G8 di Genova  (Fonte foto: italy.indymedia.org)


GENOVA - Nell'ambito del processo sulle violenze commesse dalle forze di polizia all'interno della scuola Diaz, durante il G8 di Genova del 2001, i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno chiesto pene complessive per circa 110 anni nei confronti di 28 poliziotti, tra cui i vertici della Polizia, Francesco Gratteri (Direzione anticrimine centrale) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti). Per un solo poliziotto, Alfredo Fabbrocini, è stata chiesta l'assoluzione. Le richieste variano da cinque anni a tre mesi di reclusione. La pena più alta è stata chiesta per Pietro Troiani, all'epoca vicequestore, accusato di aver portato, insieme all'autista Michele Burgio (per il quale i pm hanno chiesto 4 anni di reclusione), due molotov nella scuola nel tentativo di farle passare come armi trovate in possesso ai no global. Per Luperi e Gratteri, accusati di falso ideologico, calunnia ed arresto illegale, i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno. "Non sono rimasti dietro la scrivania ad aspettare - ha sottolineato il pm Zucca - ma sono generali scesi in campo con casco e manganello a fianco della truppa". Zucca ha poi aggiunto: "Comportamenti come questi minacciano di più la democrazia che il lancio delle molotov". Interpellato dall'Ansa, Vittorio Agnoletto, eurodeputato, portavoce del "Genoa Social Forum" ai tempi del G8, ha commentato così la notizia: "Le richieste dei pm sembrano proporzionate all'estrema gravità dei fatti contestati ai rappresentanti delle forze dell'ordine". La sentenza è attesa per ottobre.

 

Gianfranco Funari  (Fonte foto: ilsole24ore.com)


MILANO - Gianfranco Funari, popolare presentatore ed autore televisivo romano, è morto sabato 12 luglio all'ospedale San Raffaele di Milano, dove si trovava ricoverato da cinque mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari. Aveva 76 anni. Funari aveva iniziato come cabarettista per poi approdare in tv nel 1970. La sua prima conduzione, però, risale al 1980, mentre l'approdo in Rai avviene nel 1984, con Aboccaperta, programma in onda su Raidue che gli darà la notorietà. Era un uomo ironico e intelligente, ma soprattutto libero e capace di parlare apertamente a tutti, dall'uomo della strada al politico potente. Memorabili le sue trasmissioni politiche, dove con il sorriso incalzava i politici, costringendoli a parlare in modo chiaro e diretto, senza troppi giri di parole.

 

NUMERO DEL 28 GIUGNO

 

Uno dei manifesti su Emanuela Orlandi ricomparsi a Roma in questi giorni  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Svolta nelle indagini sul caso Emanuela Orlandi, la ragazza, figlia di un commesso del Vaticano, scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno 1983, all'età di 15 anni, e mai più tornata. Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l'amante del boss della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, ha rivelato che Emanuela fu prelevata da De Pedis, su ordine del discusso monsignor Marcinkus, all'epoca dei fatti presidente della Banca Vaticana, e successivamente uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. Stessa fine avrebbe fatto un bambino di 11 anni, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda. Il bambino sarebbe stato ucciso per vendetta. Nonostante alcune discrepanze sulle date, le dichiarazioni della Minardi sono dettagliate e circostanziate, a tal punto da spingere i magistrati ad aprire nuove indagini. La donna ha affermato di avere consegnato Emanuela ad un sacerdote ed ha poi tirato in ballo Marcinkus come regista del sequestro e dell'omicidio. Sulle ragioni del rapimento e dell'assassinio della Orlandi, la testimone precisa che si sia trattato di un sequestro a scopo di soldi, nell'ambito di una guerra di potere, un rapimento fatto per dare un messaggio preciso a qualcuno. La Minardi poi racconta di un Marcinkus invischiato nel riciclaggio di denaro sporco, in rapporti molto oscuri con la malavita. La teste ha tirato in ballo anche Andreotti, specificando che non è coinvolto nel caso Orlandi, ma che aveva rapporti stretti con Marcinkus e con Renatino De Pedis, il boss della Magliana. La polizia sta cercando riscontri alle parole della testimone e sta cercando i nascondigli in cui, secondo le dichiarazioni rese, veniva tenuta Emanuela prima della sua esecuzione. I magistrati chiederanno probabilmente anche la riapertura della tomba di De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant'Apollinare, per verificare se in quella tomba vi siano i resti della Orlandi. Il Vaticano ha reagito duramente alle rivelazioni della Minardi parlando di "accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi".

 

Silvio Berlusconi durante l'assemblea di Confesercenti  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Ancora fango sulla magistratura, ancora attacchi durissimi che provengono da uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni statali, vale a dire il presidente del Consiglio dei Ministri. In occasione dell'assemblea annuale della Confesercenti, il premier Silvio Berlusconi ha messo in atto un vero e proprio comizio tutto incentrato su accuse e calunnie nei confronti dei magistrati. Dal palco, Berlusconi ha dichiarato di essere costretto ogni sabato mattina a preparare con i suoi legali udienze in cui egli è oggetto "dell'attenzione dei pm o di giudici politicizzati che sono la metastasi della democrazia". La platea, dopo aver udito queste gravissime e farneticanti parole, ha risposto con una caterva di fischi indirizzati al premier, il quale, ha reagito con un semplice: "Mi avete invitato voi". Se Marco Venturi, presidente di Confesercenti, ha difeso vergognosamente Berlusconi, dura è stata la reazione dell'Anm, che, per bocca del suo presidente, Luca Palamara, afferma: "Gli attacchi ingiustificati rischiano di creare una delegittimazione dell'intera istituzione. Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell'Anm che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa legittimazione da entrambe le parti". Siamo all'ennesimo scontro istituzionale prodotto dalla stoltezza e dalla volgarità politica e morale del presidente del Consiglio.

 

Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione in Zimbabwe  (Fonte foto: wikipedia.org)


HARARE - Situazione critica nello Zimbabwe, dove il governo del dittatore Mugabe si sta rendendo protagonista di violenze e intimidazioni nei confronti degli oppositori. Il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, in testa al primo turno delle presidenziali, ma costretto al ritiro vista l'impossibilità di svolgere la campagna elettorale a causa di violenze e intimidazioni, si è rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. Come lui, oltre 300 persone si sono rifugiate nell'ambasciata sudafricana, affermando di essere vittime della violenza politica. Si tratta di uomini, donne e bambini che dicono di provenire da varie località dello Zimbabwe e di essere state vittime dei sostenitori del presidente Robert Mugabe, dittatore del paese da 28 anni. La comunità internazionale, con in testa l'Onu e l'Unione delle nazioni africane, ha condannato il comportamento del presidente Mugabe, non riconoscendo l'esito delle elezioni presidenziali, che intanto vanno avanti con il ballottaggio che vede candidato il solo dittatore. Elezioni farsa che nessuno riconoscerà. Intanto, mentre la comunità internazionale, ascoltando le proposte del leader dell'opposizione, Tsvangirai, decide sulle misure da approntare, gli uomini di Mugabe, soprattutto nelle campagne, raccolgono la popolazione perché si rechi a votare, e votare  "bene": tanto osservatori veri non ce ne saranno.

 

Un identikit del boss Matteo Messina Denaro  (Fonte foto: repubblica.it)


TRAPANI - La Squadra Mobile di Trapani ha arrestato l'imprenditore edile Salvatore Di Girolamo, faccendiere al servizio del boss di "cosa nostra", Matteo Messina Denaro, con l'accusa di associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa di asta pubblica. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e del sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Piscitello. L'indagine della Squadra mobile di Trapani ha portato alla luce la "connessione" fra mafia ed imprenditoria a Trapani e il modo con il quale Di Girolamo avrebbe finanziato i boss. Dalle indagini è emerso che Di Girolamo si era accreditato come imprenditore affidabile per le famiglie mafiose della provincia di Trapani, rette dal boss latitante Matteo Messina Denaro, garantendo alle cosche, in cambio dell'appoggio di "cosa nostra", un pagamento in termini percentuali del 10% del valore dei lavori delle gare aggiudicate, corrompendo pubblici funzionari, al punto che l'indagato, secondo gli investigatori, era solito portare al seguito una valigetta 24 ore in cui custodiva le mazzette di denaro che dovevano essere utilizzate per le tangenti. L'imprenditore è stato rintracciato dagli agenti della mobile sull'isola di Favignana e, con un mezzo della squadra nautica della polizia, è stato trasferito a Trapani per essere rinchiuso nella casa circondariale di San Giuliano. Le presunte responsabilità di Salvatore Di Girolamo sono emerse da alcune intercettazioni, riscontrate con le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Mariano Concetto e da Vincenzo Laudicina, ex consigliere comunale ed esponente politico marsalese.

 

Marcello Lippi, il giorno della vittoria  al Mondiale (Fonte foto: lastampa.it)


ROMA - Marcello Lippi torna alla guida della nazionale italiana di calcio. Dopo il fallimentare Europeo di Donadoni, la Federcalcio non ha rinnovato il rapporto con il tecnico bergamasco (in virtù di una particolare clausola che prevedeva il rinnovo automatico solo in caso di raggiungimento delle semifinali) ed ha deciso di richiamare l'allenatore viareggino che ha portato l'Italia, due anni fa, alla vittoria del Mondiale. Lippi proverà, dunque, a replicare il trionfo iridato.

 

NUMERO DEL 21 GIUGNO

 

Un'immagine delle operazioni di soccorso in mare (Fonte foto: lastampa.it)

TRIPOLI - Si continua a morire nel Mediterraneo: in settimana, da fonti di sicurezza egiziane si è appresa la notizia di un tragico naufragio avvenuto il 7 giugno scorso al largo della Libia. A bordo del barcone, partito dal porto libico di Zuwarah, al confine con la Tunisia, c'erano circa 150 migranti, diretti in Italia. I morti sono 40 e almeno 100 sono i dispersi, mentre solo due migranti sono sopravvissuti: un cittadino del Bangladesh ed un egiziano. È stato proprio quest'ultimo a raccontare all'Ambasciata egiziana che sul barcone si trovavano circa 150 persone, una cinquantina di nazionalità egiziana e il resto originari di Marocco, Algeria e Bangladesh. I corpi delle 40 vittime sono stati riportati a terra dalle autorità libiche. Intanto, risulta che almeno quattro imbarcazioni siano partite da Zuwarah alla volta dell'Italia e soltanto due di queste risultano approdate. Il Mediterraneo continua ad inghiottire silenziosamente le vite di persone costrette a rischiar tutto pur di sperare in un futuro migliore.

 

Uno striscione del movimento contro l'ampliamento della base americana di Vicenza  (Fonte foto: repubblica.it)

VICENZA - Il Tar del Veneto ha sospeso l'ampliamento della base Usa di Vicenza, progettata presso l'aeroporto militare vicentino Dal Molin. Il Tar ha dunque accolto il ricorso presentato, nel settembre 2007, dal Codacons Veneto e dall'Ecoistituto "Alex Langer" di Mestre. Nell'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale si afferma che nessuna traccia documentale di supporto "è stata riscontrata" sull'atto di consenso "presentato dal Governo Italiano a quello degli Stati Uniti d'America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali. "Nel motivare la decisione - spiega il Codacons in una nota - il Tar Veneto sottolinea che è mancata la consultazione della popolazione interessata, nonostante fosse prevista dal memorandum Usa-Italia". L'associazione dei consumatori elenca poi "i danni gravi" che, con la richiesta di pronunciamento da parte del Tar, ha voluto impedire, a partire dal "forte impatto sulla situazione ambientale ed urbanistica e rischi di danneggiamento delle falde acquifere" che l'allargamento della base avrebbe potuto creare. Il Tar rileva anche che l'assenso del governo italiano "risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del Ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione e competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all'altissimo rilievo della materia". Nel procedimento per l'ampliamento della base Usa di Vicenza sussistono anche "altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea". Inoltre, l'autorizzazione è stata rilasciata "non solo per quanto riguarda l'insediamento delle nuove strutture della base militare, ma anche per la realizzazione delle relative opere, senza procedere alla verifica ex ante, del rispetto delle condizioni esplicitamente apposte". Insomma, il Tar ha fatto vincere la giustizia e ha dato ragione ad una battaglia lunga che ha coinvolto la quasi totalità della cittadinanza di Vicenza e non solo. Per il presidente Codacons, Carlo Rienzi, "é una vittoria di tutti i cittadini", per quello dell'Ecoistituto, Michele Boato, "Davide ha fermato Golia". Una sentenza "che difende la legalità più volte calpestata", questo il commento dei rappresentati del Presidio Permanente No Dal Molin.

 

Lo scrittore Roberto Saviano  (Fonte foto: wikipedia.org)


NAPOLI - I giudici della Corte d'Assise d'appello di Napoli, nell'ambito del processo "Spartacus" contro il clan dei casalesi, hanno inflitto sedici condanne all'ergastolo nei confronti dei massimi esponenti del clan. Ad essere condannati al carcere a vita sono stati i boss detenuti Francesco Schiavone, soprannominato "Sandokan", e Francesco Bidognetti, i due superlatitanti Antonio Iovine e Michele Zagaria, poi il cugino ominimo di "Sandokan", Giuseppe Caterino, Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Cipriano D'Alessandro, Raffaele Diana, Enrico Martinelli, Alfredo Zara, Mario Caterino, Sebastiano Panaro e Luigi Venosa. Ergastolo anche nei confronti di Giuseppe Diana, che in primo grado era stato condannato a 9 anni, mentre, rispetto al primo processo, Giuseppe Russo si è visto ridurre la pena dall'ergastolo a 30 anni di reclusione. Per altri tredici imputati condanne comprese tra i 2 e 30 anni di reclusione. Una sentenza esemplare. Lo scrittore Roberto Saviano, che con il suo libro "Gomorra" ha denunciato il sistema camorrista in Campania, era presente in aula. Dopo la lettura della sentenza Saviano ha dichiarato ai cronisti: "E' una bella vittoria dello Stato, ma è solo il primo atto di una partita da vincere fino in fondo. Bisognerà non far calare l'attenzione sui Casalesi e su quello che il loro potere criminale è riuscito a realizzare in questi anni...Dobbiamo soprattutto rendere omaggio, in queste ore, all'impegno di tanti magistrati e investigatori, e al lavoro oscuro di tanti cronisti che hanno raccontato queste cose esponendosi in prima persona".

 

Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu  (Fonte foto: unmultimedia.org)


NEW YORK - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, su proposta degli Usa, ha approvato all'unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l'Italia, che condanna fortemente l'uso dello stupro come arma di guerra, minacciando azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne.  Il testo, minacciando indirettamente di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L'Aja (Cpi), chiede "a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato". La risoluzione, definita dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch un "atto storico", chiede al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, di preparare un rapporto per individuare "i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili".

 

Nicola Calipari  (Fonte foto: calipari.it)


ROMA - La Prima sezione penale della Cassazione ha deciso che non ci sarà alcun processo, in Italia, per Mario Lozano, il marines americano accusato dell'omicidio di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso il 4 marzo 2005 a Baghdad nell'incidente in cui rimasero feriti la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, e un altro agente del Sismi. La magistratura italiana dunque non potrà chiarire, con un proprio processo, le circostanze dell'assassinio del nostro valoroso funzionario. Amara la reazione di Rosa Villecco, vedova di Nicola Calipari: "Sono profondamente addolorata e delusa: si è resa evidente l'impotenza delle nostre istituzioni. Questa sentenza riduce la morte di mio marito ad una vicenda e ad un dolore strettamente privati. Nicola era un funzionario dello Stato ed era in Iraq per svolgere un compito affidatogli dal Governo italiano. Che doveva difenderci mentre oggi l'Avvocato dello Stato, facendo marcia indietro rispetto alla precedente richiesta di processare Lozano in Italia, ha scelto una posizione agnostica rimettendosi ai giudici!".

 

Carlo Vizzini, uno dei due relatori del vergognoso emendamento "salva-premier"  (Fonte foto: senato.it)


ROMA - Il 18 giugno, l'aula del Senato ha approvato l'emendamento al decreto legge sulla sicurezza presentato dai senatori della maggioranza Vizzini e Berselli. L'emendamento è stato ribattezzato "salva-premier", in quanto sospende tutti i processi per reati commessi fino al 30 giugno 2002, tra cui quello in cui il premier è imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari. Dopo un dibattito infuocato, una parte dell'opposizione (Pd e Idv) ha abbandonato l'aula per protesta, mentre Udc e Radicali sono rimasti in aula per votare il loro no. Alla fine, i voti a favore sono stati 160, mentre 11 sono stati i contrari. Viene così approvata un'altra misura ad personam, introdotta per garantire al premier Berlusconi la possibilità di uscire indenne dall'ennesimo processo per corruzione. Dura la reazione del leader di Idv, Antonio Di Pietro: "L'emendamento congela-processi non c'entra nulla con la difesa della sicurezza. Cosa c'è di più pericoloso di un premier accusato di corruzione in atti giudiziari?". Intanto, finalmente, si ritorna a parlare proteste di piazza per difendere la democrazia, nuovamente e più seriamente minacciata dal tentativo di instaurare un nuovo regime.

 

NUMERO DEL 14 GIUGNO

 

Soccorritori e colleghi davanti al depuratore di Mineo  (Fonte foto: lastampa.it)

CATANIA - Un bollettino di guerra, una settimana tragica. Sei operai sono morti, mercoledì 11 giugno, all'interno di una vasca del depuratore di Mineo, in provincia di Catania. Un'altra terribile strage del lavoro, in una giornata che ha visto morire, oltre ai sei lavoratori di Mineo, altri quattro operai in diverse zone d'Italia. Ieri, poi, a due giorni dalla tragedia, altri tre incidenti mortali: all'interno della centrale Enel di Termini Imerese (Palermo), un operaio è deceduto cadendo da un'impalcatura; a Settimo Milanese due lavoratori edili egiziani sono morti allo stesso modo, dopo un volo di 15-20 metri, mentre un terzo è rimasto gravemente ferito e, al momento, si trova ricoverato in stato di coma, così come un altro lavoratore edile, caduto da un ponteggio all'Idroscalo di Milano quasi nello stesso momento in cui a Settimo Milanese i due egiziani morivano. Nel giro di due giorni, dunque, sono stati tredici i morti sul lavoro, più due in gravissime condizioni. Il bilancio totale, dall'inizio dell'anno, è salito a 373 vittime. Sul caso Mineo la magistratura sta indagando per capire la dinamica dell'incidente, mentre pare quasi certa la causa della morte: asfissia dovuta all'esalazione di sostanze tossiche. Dai primi accertamenti risulta la totale assenza di misure di sicurezza e di dispositivi di protezione individuale. Pare che due operai di una ditta di Ragusa, Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, si siano calati all'interno di una vasca di depurazione per controllare la presenza di un guasto o più probabilmente per svolgere attività di pulizia della vasca. I due sono stati i primi a trovarsi in difficoltà, mentre gli altri quattro, Giuseppe Zaccaria, Giovanni Natale Sofia, Giuseppe Palermo e Salvatore Pulici, tutti dipendenti del Comune di Mineo, sono scesi per cercare di salvare i colleghi. I sei sono stati completamente sommersi da fango e melma, forse fuoriusciti da un bocchettone del depuratore. Sette persone sono state indagate dalla Procura di Caltagirone per omicidio colposo plurimo: sono il sindaco di Mineo, il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale, quattro assessori comunali e il titolare della ditta Carfì srl, impegnata nella manutenzione dell'impianto. Alcuni di loro avevano detto che non è prevista alcuna attività all'interno di quella vasca, ma le indagini e le testimonianze contraddicono tali affermazioni. Un operaio, rimanendo in anonimo, ha raccontato a Repubblica la situazione terribile di illegalità all'interno del depuratore, con la totale inadempienza degli obblighi imposti dalla legge in materia di sicurezza, l'assenza di formazione e di specializzazione, le condizioni di lavoro disumane.

 

La disumana condizione dei prigionieri di Guantanamo (Fonte foto: articolo11.org)


WASHINGTON - La Corte Suprema degli Stati Uniti dà ragione ai detenuti di Guantanamo, riconoscendo che le modalità con cui Casa Bianca e Pentagono hanno deciso di custodire e processare i detenuti vanno contro la Costituzione e i valori stessi su cui sono fondati gli Stati Uniti. E' la terza volta in quattro anni che la Corte punisce la strategia di Bush e dei repubblicani e la loro idea assurda di derogare ad alcuni principi fondamentali in nome della guerra al terrorismo islamico, avviata dopo i fatti dell'11 settembre 2001. In passato, il governo Bush aveva reagito facendo passare una legge dal Congresso (all'epoca controllato dai repubblicani) per legittimare Guantanamo. Ma ora il Congresso è in mano ai democratici ed è improbabile che si possa ricorrere nuovamente ad una soluzione del genere. La Corte Suprema ha dunque sancito l'inviolabilità dei diritti civili ed umani dei detenuti di Guantanamo, al di là delle accuse che ricadono su di essi. Gli Usa dovranno garantire ai prigionieri un trattamento umano e tutte le prerogative necessarie per un giusto processo ed una giusta difesa. 

 

L'ingresso della clinica "Santa Rita" di Milano  presidiato dalla Guardia di Finanza  (Fonte foto: lastampa.it)


MILANO- La Procura di Milano e la Guardia di Finanza, dopo un'indagine durata un anno, hanno smascherato un sistema criminale all'interno della clinica privata convenzionata "Santa Rita" di Milano. Sedici le persone arrestate e circa una ventina quelle indagate. L'accusa è di truffa al Sistema Sanitario Nazionale e di omicidio volontario aggravato da crudeltà e lesioni personali gravissime. Si tratta di primari, ex primari, medici e anestesisti. Uno scenario terribile, squallido, spaventoso. Un sistema di potere criminale che lucrava sulla salute e sulla vita dei pazienti. Sono oltre novanta gli episodi contestati: operazioni non necessarie condotte solo per ottenere il rimborso dal SSN e dalla Regione Lombardia, pazienti sani operati, spesso senza il loro consenso e contro il parere del medico curante, polmoni e mammelle asportati senza motivo, tendini sinistri impiantati al posto di quelli destri, operazioni plurime nonostante ne bastasse una sola. In cinque casi, con persone anziane, questi interventi sarebbero stati fatali, provocando la morte dei pazienti. I particolari che emergono dall'inchiesta e dalle testimonianze dei pazienti sono agghiaccianti. Tutto questo orrore solo per denaro, per averne sempre di più e condurre stili di vita da nababbo. Fondamentale per il successo delle indagini il contributo delle intercettazioni, senza le quali la verità non sarebbe mai venuta a galla. Il governo rifletta, se ne è capace.

 

Un'immagine dello Stretto di Messina  (Fonte foto: wikipedia.org)


MESSINA - Gli agenti del commissariato di Capo D'Orlando, coordinati dalla Dda di Messina, hanno eseguito diciannove ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del clan Bontempo Scavo di Tortorici (Messina). Il clan agiva in piena simbiosi con la famiglia palermitana degli Aglieri-Rinella (che vanta legami con Bernardo Provenzano) e con la cosca catanese dei Santapaola. L'indagine, durata più di un anno e basata su un'intensa attività di intercettazione, ha consentito di scoprire decine di casi di estorsione e danneggiamento ai danni di imprenditori della provincia di Messina. Gli arresti sono stati eseguiti anche a Catania e Siracusa.

 

Una vecchia foto di Dino Risi durante le riprese di un film  (Fonte foto: ilsole24ore.com)


ROMA - Il grand