IL MEGAFONO

Settimanale on line dall'11 febbraio 2006


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ARCHIVIO FOTO DELLA SETTIMANA

 

NUMERO SPECIALE DEL 29 DICEMBRE 2008

SPECIALE 2008

GLI EVENTI PIÙ SIGNIFICATIVI DELL'ANNO IN FOTO

 

Israele dà il via all'operazione "Piombo fuso" contro Hamas e la Palestina

Raid aerei e missili provocano centinaia di vittime innocenti nella Striscia di Gaza

Le esplosioni su Gaza dopo i raid israeliani (Fonte foto:repubblica.it)

 

 

Barack Obama vince le elezioni presidenziali in Usa accendendo

 la speranza in un mondo attraversato dalla crisi economica e dalle guerre

Barack Obama, neopresidente degli Usa  (Fonte foto:wikipedia.org)

 

Il governo italiano minaccia la scuola pubblica con una riforma vergognosa

La grande Onda degli studenti si ribella, manifesta e costringe il governo a fermarsi

Studenti in piazza a Roma  (Fonte foto: roma.repubblica.it)

 

Un terribile attentato terroristico mette in ginocchio l'India per oltre 60 ore

Colpiti gli alberghi pieni di stranieri: 195 i morti, 300 i feriti

L'albergo Taj Mahal in fiamme, durante l'assedio dei terroristi (Fonte foto: repubblica.it)

 

Roberto Saviano continua a scrivere contro la camorra

Minacciato dai clan e acclamato dai giovani di tutto il mondo

Roberto Saviano (Fonte foto: lastampa.it)

 

Dopo l'eccidio di sei lavoratori africani per mano della camorra

gli immigrati presenti a Castel Volturno sono scesi in piazza contro razzismo e violenza

Gli immigrati in rivolta contro la camorra ed il razzismo a Castel Volturno (Fonte foto: unita.it)

 

Clementina Forleo e Luigi De Magistris privati delle loro indagini sui rapporti tra

politica e poteri forti. Sul caso De Magistris scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro

Clementina Forleo e Luigi De Magistris (Fonti foto: repubblica.it e ammazzatecitutti.it)

 

L'Italia e il suo razzismo dilagante: un anno di episodi di violenza razzista

Abdul, ucciso a sprangate a Milano, Emmanuel pestato dai vigili urbani

Emmanuel, il giovane pestato a Parma e Abdul, il giovane ucciso a Milano (Fonti foto: affaritaliani.it e repubblica.it)

 

Dopo sei lunghi anni di prigionia nella mani delle FARC

Ingrid Betancourt viene liberata da un blitz dell'esercito colombiano

Ingrid Betancourt  (Fonte foto: wikipedia.org)

 

Un maggio infernale per Cina e Birmania: in Cina, un terremoto provoca

60 mila vittime, mentre in Birmania, un uragano uccide 30 mila persone

Soccorsi in una scuola in Cina e i danni dell'uragano in Birmania  (Fonti foto:repubblica.it e lastampa.it)

 

Ancora un anno di morte e stragi sul lavoro in Italia

A Mineo (6 morti) e a Molfetta (5 morti) gli incidenti con più vittime

Operai davanti al depuratore di Mineo (Fonte foto: lastampa.it)

 

Dopo 49 anni al potere, il leader maximo cubano, Fidel Castro

si ritira dalla politica e lascia il ruolo di presidente al fratello Raul

Fidel Castro (Fonte foto: wikipedia.org)

 

 

 

NUMERO DEL 20 DICEMBRE

 

L'imprenditore Alfredo Romeo, arrestato a Napoli (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI - Una bufera si abbatte sulla politica italiana, una sorta di seconda "Mani pulite" sembra avere preso inizio. Dopo le indagini e gli arresti eccellenti in Abruzzo e Basilicata, ad essere travolta è la giunta comunale di Napoli. Dopo una lunga indagine, condotta anche attraverso l'uso fondamentale delle intercettazioni, la Dia di Napoli e i carabinieri di Caserta hanno arrestato 13 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli appalti, abuso d'ufficio e corruzione. Protagonisti del sistema di malaffare erano Alfredo Romeo, imprenditore, l'ex assessore comunale alle Scuole, Giuseppe Gambale, l'ex assessore comunale al Bilancio, Enrico Cardillo, l'assessore Laudadio e l'ex provveditore alle Opere pubbliche per Campania e Molise, Mauro Mautone, oltre alla collaboratrice di Romeo, Paola Grittani. Tra i principali accusati figura anche il colonnello della Guardia di Finanza, Vincenzo Mazzucco, fino ad un anno fa in forza proprio alla Dia. L'ufficiale avrebbe "tentato di incidere maldestramente sull'azione degli organi inquirenti attraverso clamorose condotte di vero e proprio depistaggio". A lui si sarebbero rivolti Romeo e Gambale. Gli indagati avevano messo su un sistema di appalti "blindati" e truccati, nell'ambito del provvedimento "Global Service",  relativo all'affidamento di appalti per la manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico, nonché la gestione di mense scolastiche. Un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. Con il provvedimento, il comune di Napoli intendeva affidare a un unico gestore, come in altre città, l'appalto per una serie di lavori pubblici e manutenzioni di competenza del Comune. Romeo, secondo i magistrati, pilotava l'appalto del "Global Service" per la manutenzione delle strade di Napoli, ottenendo una griglia blindata per la gara in modo da vincerla. Nell'indagine, sono coinvolti anche due parlamentari: Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (Pdl). In particolare, per quel che riguarda Bocchino è spuntata una telefonata in cui, il portavoce del Pdl, diceva a Romeo: "Quindi poi ormai...siamo una cosa...quindi...consolidata, un sodalizio, una cosa solida...una fusione di due gruppi". Entrambi i parlamentari si sarebbero prodigati per favorire e aiutare Romeo nel perseguimento dei suoi fini illeciti. Dalle intercettazioni risulta anche l'attivo coinvolgimento dell'ex ministro Cirino Pomicino, il quale, per aiutare Romeo, avrebbe minacciato l'autorità giudiziaria inquirente. Intanto, l'inchiesta punta anche sugli appalti della Regione Campania, su cui il sistema Romeo potrebbe aver messo le mani. Le indagini della magistratura sui rapporti illeciti tra politica e imprese hanno scatenato un vero terremoto, specialmente nel Pd, partito particolarmente toccato dalle inchieste. Dopo l'arresto del governatore Del Turco e del sindaco di Pescara, D'Alfonso, in Abruzzo, e l'arresto del deputato Margiotta in Basilicata, Veltroni chiede un cambiamento di rotta e ragiona sul futuro del partito, mentre l'Italia dei Valori attacca e abbandona tutte le giunte toccate dall'indagine. Il settimanale "L'espresso" aveva anticipato una nuova "Mani pulite" che avrebbe coinvolto Pd e Pdl, sempre più uguali anche sul piano della condotta morale. Staremo a vedere.

 

Ancora scontri tra manifestanti e polizia in Grecia (Fonte foto: lastampa.it)

ATENE - Ancora scontri nella capitale ellenica, tra il movimento di protesta guidato dagli studenti e la polizia greca. Nel corso della manifestazione di "Resistenza" del 18 dicembre, a cui hanno partecipato diecimila persone (studenti, universitari, docenti, genitori e anche semplici cittadini), appena giunti in piazza del Parlamento, alcuni manifestanti hanno provato ad incendiare di nuovo il grande albero di Natale posto di fronte al Parlamento in sostituzione dell'altro già bruciato nei giorni scorsi. Il movimento non ha gradito che, in questo clima di crisi e disoccupazione, la politica abbia deciso di piazzare un nuovo albero, nella convinzione che nel Paese ci sia ben poco da festeggiare al momento. Un fatto simbolico, ma importante. Così, quando qualche studente ha provato ad accendere nuovamente il fuoco, è scattata la reazione della polizia determinata ad impedire disordini. Si è accesa così l'ennesima giornata di scontri, l'ennesimo scenario di guerra. Lanci di pietre, molotov, cariche della polizia a forza di lacrimogeni. Atene brucia ancora, la Grecia continua a vivere in un clima di grande tensione sociale, alimentato da un governo conservatore ottuso e autoritario. E la resistenza del movimento sembra non indietreggiare di un millimetro.

 

Il colonnello Théoneste Bagosora (Fonte foto: repubblica.it)

ARUSHA - Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda ha condannato all'ergastolo il colonnello Théoneste Bagosora, considerato il principale ideatore del genocidio dei Tutsi nel 1994.  È la prima condanna di un responsabile del massacro ruandese comminata dalla corte. Bagosora, 67 anni, è accusato di essere stato a capo delle truppe e delle milizie "Interahamwe Hutu" che sterminarono 800.000 persone, tra membri della minoranza Tutsi e moderati Hutu. Il colonnello era capo di gabinetto del ministero della Difesa negli anni del genocidio. La stessa corte ha riconosciuto colpevoli degli stessi capi di imputazione altri due accusati, il maggiore Aloys Ntabakuze ed il colonnello Anatole Nsengiyumva, anch'essi condannati all'ergastolo. Il tribunale ha invece assolto il generale Gratien Kabiligi, ex capo delle operazioni militari.

 

 

Eluana Englaro (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Aspra polemica tra il ministro del Welfare, Sacconi, e i vertici della clinica "Città di Udine", la struttura sanitaria friulana che, dopo il sì della Cassazione, si è resa disponibile a interrompere l'alimentazione e l'idratazione che tengono in vita Eluana Englaro. Dopo l'atto di indirizzo del ministero del Welfare, con cui si stabiliva il divieto di interruzione, l'amministratore delegato della clinica ha denunciato di avere "ricevuto da un ministro della Repubblica intimidazioni che hanno cercato di colpire l'azienda nel suo interesse vitale". L'atto di indirizzo non ha alcun valore legale, ma è servito comunque a creare polemiche ulteriori sul trasferimento di Eluana nella clinica friulana dove dovrà essere interrotta l'alimentazione e dove la giovane, in coma irreversibile da 16 anni, dovrà finire i suoi giorni. Sulla questione è intervenuta anche la Corte di Cassazione, secondo cui la lettera del ministro del Welfare "non può vanificare una sentenza esecutiva". Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Marcello Matera, infatti, ha affermato che "l'atto di indirizzo emanato dal ministro del Welfare Sacconi è destinato solo alle strutture amministrative degli ospedali pubblici e privati e non può vanificare, in nessun modo, gli effetti di una sentenza esecutiva come quella con la quale la Corte d'appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro. È teoricamente possibile il ricorso alla forza pubblica per ottenere l'esecuzione della sentenza, ma un passo del genere è affidato alla valutazione dei legali della famiglia Englaro". Mentre i Radicali hanno annunciato di denunciare alla Procura di Roma il ministro Sacconi, per violenza privata aggravata, sembra imminente l'arrivo di Eluana nella clinica "Città di Udine".

 

Guido Bertolaso (Fonte foto: wikipedia.org)

ROMA - Clamoroso annuncio di Guido Bertolaso, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al dipartimento della Protezione Civile, intervenendo in audizione alla Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera. Secondo quanto riferito  da Guido Dussin e Walter Togni, parlamentari della Lega Nord in commissione, Bertolaso avrebbe annunciato di volersi dimettere il 5 gennaio, a causa della mancanza di fondi per la protezione civile. "I primi di gennaio me ne vado perché i tagli alla finanziaria sono davvero inaccettabili", queste le parole testuali di Bertolaso, il quale, per dare la notizia ai deputati presenti, ha chiesto che venissero spenti i microfoni che trasmettevano in diretta il suo intervento.

 

NUMERO DEL 13 DICEMBRE

 

Proteste contro la riforma dell'istruzione (Fonte foto: unita.it)

ROMA - Slitta al primo settembre 2010 l'applicazione della riforma Gelmini del secondo ciclo, inizialmente prevista per settembre dell'anno prossimo. Ciò, a dire del Ministero, avviene "per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi", ma in realtà si tratta della vittoria delle proteste messe in atto dagli studenti e dal mondo della scuola. Il governo continua a dire che non è una marcia indietro, ma che di fatto lo sia lo confermano anche altre modifiche. Ad esempio, il cosiddetto "maestro unico" alle elementari sarà attivato solo facoltativamente, quindi su richiesta delle famiglie. Ciò è confermato nel verbale conclusivo dell'incontro svoltosi  a Palazzo Chigi tra i sindacati della scuola (Cgil, Cisl e Uil, Gilda e Snals) ed il governo, rappresentato dal sottosegretario Letta e dai ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi. Il governo si è impegnato a recepire i regolamenti che verranno presentati al Consiglio dei ministri la prossima settimana e i pareri espressi dalle commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato. Oltre a questa marcia indietro, si è anche prevista la possibilità per le famiglie di scegliere il tempo prolungato, facendo retromarcia anche sul provvedimento che voleva eliminarlo, creando disagi enormi. Un risultato, questo, che si deve all'unità dimostrata nel far fronte unico contro un governo che metteva in discussione diritti irrinunciabili di ogni cittadino. La democrazia ha ancora strumenti per fermare qualsiasi velleità autoritaria e di regime. E ciò vale in ogni settore della società.

 

Il magistrato Luigi De Magistris (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA- L'inchiesta "Why Not" della procura di Catanzaro e quella di Salerno su presunti illeciti legati sempre alle inchieste del pm Luigi De Magistris proseguiranno nelle rispettive competenze. Dopo il vergognoso scontro tra le due procure, l'impasse è stata sbloccata grazie ad un doppio dissequestro degli atti compiuto innanzitutto dalla procura generale di Catanzaro e successivamente da quella di Salerno, in seguito all'intesa raggiunta tra i responsabili dei due uffici giudiziari.  Dopo i duri scontri dei giorni scorsi, rispetto alle due inchieste e al relativo caso De Magistris, i giudici dei due uffici inquirenti si sono dunque accordati per superare la situazione venutasi a creare tra le procure. A dare la notizia, con una nota stampa, è stato il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito.  La nota richiama il comunicato del Quirinale del 4 dicembre scorso in cui il capo dello Stato fece sentire la sua voce su una situazione che definì "senza precedenti". Da quell'invito è derivato il faccia a faccia tra le procure di Catanzaro e Salerno, entrambe consapevoli della estrema delicatezza e gravità della situazione venutasi a determinare.

 

Marcianò, presunto assassino di Fortugno (Fonte foto: lastampa.it)

REGGIO CALABRIA - È durato pochi minuti l’intervento del procuratore capo di Reggio Calabria e coordinatore della direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Pignatone, in corte d’assise a Locri, per le richieste di condanna nell’ambito del processo per il delitto di Francesco Fortugno. Pignatone ha chiesto la condanna all’ergastolo per Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, presunti mandanti del delitto del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, per Salvatore Ritorto, considerato l’esecutore materiale dell’agguato, e per Domenico Audino, accusato di associazione mafiosa e favoreggiamento nel delitto. Il procuratore reggino ha poi chiesto la condanna a 16 anni di reclusione per Vincenzo Cordì, considerato il capo dell’omonimo clan, per associazione mafiosa ed altri reati, 12 anni di carcere per Carmelo Dessì, 8 anni per Antonio Dessì e 3 anni per Alessio Scali.

 

 

Scontri ad Atene (Fonte foto: repubblica.it)

ATENE - Finiscono nel sangue gli scontri scoppiati ad Atene tra giovani anarchici e polizia. Un ragazzo di 15 anni è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente nel quartiere di Exarchia. In seguito a tale tragico evento, nella città si è accesa una sorta di guerriglia, unita ad altre manifestazioni di protesta contro lo Stato, a seguito della difficilissima condizione del popolo greco. Circa 4.000 manifestanti si sono riuniti davanti all'Università di Atene per prendere parte a un corteo conclusosi di fronte alla sede del Parlamento. "Sangue chiama vendetta" e "Uno sottoterra, migliaia per le strade" sono alcuni degli slogan intonati dai dimostranti, tra cui studenti di tutte le età e insegnanti, che si sono schierati attorno ad uno striscione con su scritto "Stato assassino". La città è blindata, le strade attorno al Parlamento sono state chiuse ed è imponente la presenza delle forze dell'ordine.

 

NUMERO DEL 29 NOVEMBRE

 

L'Hotel Taj Mahal sotto assedio (Fonte foto: repubblica.it)

MUMBAI - Terrore nel cuore della nuova India, a Mumbai, l'antica Bombay. Nel mirino gli stranieri: almeno nove gli attacchi con granate e armi automatiche. Colpiti gli alberghi più belli, la zona turistica, tra cui lo storico TaJ Mahal e l'Oberoi Trident. Solo alle prime ore di oggi i commando indiani hanno messo fine all'assedio del Taj Mahal, uccidendo gli ultimi  estremisti asserragliati nello storico hotel, chiudendo così 60 ore di battaglia. Una tragedia terminata con un bilancio di almeno 195 morti, tra cui 22 stranieri, e 295 feriti, secondo quanto riferito dall'unità di crisi della città indiana. "I combattimenti sono finiti, tutti i terroristi sono stati uccisi", ha detto il capo della polizia, Hassan Gafoor, che poco prima aveva riferito dell'abbattimento di altri due estremisti. Nell'assalto finale si sono uditi colpi di arma da fuoco ed esplosioni dentro l'albergo, poi è seguito un intensificarsi degli spari e l'incendio. Il piano terra del Taj Mahal è andato a fuoco, mentre dal primo piano saliva un denso fumo nero. I commando indiani stanno ancora perlustrando camera per camera lo storico albergo teatro dell'assalto finale. Il Taj Mahal, sebbene tutti gli ostaggi fossero stati liberati già giovedì, è stato l'ultima roccaforte dei terroristi. La polizia aveva annunciato venerdì sera di aver terminato le operazioni all'Oberoi Trident e sempre venerdì le forze speciali indiane erano riuscite a espugnare il centro ebraico ultra ortodosso Chabad Lubavitch, anch'esso occupato dai terroristi, con un pesante tributo di sangue: sono sei gli ebrei uccisi nel centro fra cui il rabbino Gavriel Holtzberg e sua moglie Rifka (il figlioletto Moshe, 2 anni, è stato salvato dalla baby-sitter). Il ministero degli Esteri indiano ha affermato che "elementi che avevano legami con il Pakistan" sarebbero coinvolti negli attentati, ma Islamabad ha respinto le accuse invitando la nazione vicina a "stringere le mani per sconfiggere il nemico". Nelle esplosioni presso l'hotel Taj Mahal è morto anche un imprenditore italiano, Antonio De Lorenzo. Tutti salvi gli altri connazionali coinvolti, circa una quarantina, tra cui i sette ostaggi dell'Oberoi.

 

Roberto Saviano (Fonte foto: corriere.it)

BUCCINASCO (MI) - La proposta di Rino Pruiti, consigliere comunale dei Verdi, nonché figlio di un poliziotto morto mentre prestava servizio, non poteva non scatenare un putiferio: nominare Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, cittadino onorario di Buccinasco, nel milanese. Una proposta motivata dal fatto che, secondo i magistrati dell’Antimafia, il comune di Buccinasco può essere considerato la "Platì del Nord": un posto dove la presenza della 'ndrangheta è opprimente, secondo quanto detto dal sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Enzo Macrì. E così la proposta, discussa in consiglio comunale, non è passata. Dopo un duro scontro, la maggioranza di centrodestra, guidata dal sindaco Loris Cereda, ha abbandonato l’aula, facendo mancare il numero legale per ben due sedute. Formalmente dunque la questione è nuovamente rimandata ad un altro consiglio, ma sostanzialmente è evidente l'ostruzionismo attuato dalla maggioranza di centro-destra e la mancanza di volontà di mettere in atto un gesto simbolico, non solo di sostegno allo scrittore, ma anche di condanna della criminalità organizzata.

 

Il latitante Giuseppe Nirta (Fonte foto: corriere.it)

REGGIO CALABRIA - È stato arrestato dalla Polizia, ad Amsterdam, Giuseppe Nirta, considerato il capo dell'omonima cosca di San Luca, latitante da 10 anni. L'operazione che ha portato all'arresto di Nirta, 35 anni, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo. Giuseppe Nirta era stato condannato a 15 anni di carcere per traffico di sostanze stupefacenti ed è considerato elemento di spicco del clan Nirta-Strangio. Il blitz è scattato nei pressi di Amsterdam, dove gli investigatori del Servizio centrale operativo, dell'Interpol e della Squadra Mobile di Reggio Calabria hanno fatto scattare la trappola. Nel corso dell'operazione, da fonti della polizia olandese è trapelato che è stato eseguito un ulteriore fermo, riguardante la moglie di Giuseppe Nirta, Aurelia. Anche per lei sarebbe scattato l'arresto per il reato di favoreggiamento.

 

Ricercatori (Fonte foto: repubblica.it)

CATANIA - Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano. Emanuele Patanè, giovane ricercatore dell'Università di Catania lo chiamava "il laboratorio della morte". Alla fidanzata e al padre aveva detto più volte che quel laboratorio sarebbe stato la sua tomba. Dentro quel laboratorio di farmacia dell'Università di Catania, nel quale Emanuele sognava di costruire il suo futuro, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l'altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all'encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all'esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone. Il suo diario, adesso, è finito agli atti dell'inchiesta che tre settimane fa ha portato al sequestro e all'immediata chiusura del laboratorio di farmacia dell'Università e alla notifica di avvisi di garanzia per disastro colposo ed inquinamento ambientale all'ex rettore dell'Università ed attuale deputato dell'Mpa, Ferdinando Latteri, e al preside della facoltà, Angelo Vanella, ad altri sette tra docenti e responsabili del laboratorio di farmacia.

 

NUMERO DEL 22 NOVEMBRE

 

Sandro Curzi  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - È morto stamattina a Roma, dopo una lunga malattia, Sandro Curzi. Aveva 78 anni. Militante del Partito Comunista, poi di Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80 (dal 1987 al 1993), quindi direttore del quotidiano ''Liberazione". Attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai, carica che ricopriva dal 2005. Per tre mesi -in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilanza- ne è stato anche presidente, in quanto consigliere anziano. Curzi ha partecipato attivamente alla Resistenza antifascista, entrando nel movimento già a 13 anni, iscritto al Pci già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci). Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale "Pattuglia" insieme a Gillo Pontecorvo e, nel '49, a "la Repubblica d'Italia", fino a diventare capo redattore di "Gioventù nuova", diretta da Enrico Berlinguer. Nel '56 fonda "Nuova generazione" e nel '59 passa a "l'Unità", di cui sarà anche direttore. Nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio "Oggi in Italia", che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani. Nei primi anni '70 seguirà la calda stagione politica da vice direttore di "Paese sera". Nel 1975 entra in Rai, nel Gr1. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai, mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste scopre Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma "Samarcanda". Lascia la Rai nel 1993 per contrasti con il Cda del tempo e approda a TeleMontecarlo, dove sarà direttore del Tg. Nel 1998 passa alla direzione di "Liberazione", incarico che ricoprirà fino al 2005, quando entrerà nel Cda della Rai. Con Sandro Curzi se ne va un pezzo della cultura politica del '900, una persona dotata di senso critico, cultura, onestà intellettuale e apertura mentale. La nostra redazione lo vuole ricordare come esempio di giornalismo libero e di qualità, consapevoli che in questo momento storico la mancanza di un uomo come Curzi si sentirà ancora di più. 

 

Il boss camorrista Francesco Bidognetti, al momento del suo arresto (Fonte foto: lastampa.it)

CASAL DI PRINCIPE (CE) - Gianluca Bidognetti, 20 anni, figlio del sanguinario boss del clan dei casalesi, Francesco Bidognetti (detto Cicciotto e mezzanotte), oggi in carcere, è stato arrestato ieri a Casal di Principe. Ad eseguire il fermo sono stati i Carabinieri dei comandi provinciali di Napoli e Caserta. Gianluca Bidognetti è accusato di aver fatto parte del gruppo di fuoco che nel maggio scorso tentò di uccidere a colpi di pistola, a Villaricca (Napoli), Maria Carrino e la figlia Francesca, rispettivamente sorella e nipote di Anna Carrino, ex convivente del padre, diventata collaboratrice di giustizia. Secondo gli inquirenti, Bidognetti junior e altri esponenti di spicco del clan casalese, tra cui il superlatitante Giuseppe Setola, fingendo di essere funzionari della Dia (Direzione investigativa antimafia), convinsero le due donne ad uscire in strada e aprirono il fuoco. Per fortuna non riuscirono ad ucciderle. Il provvedimento di fermo emesso nei confronti di Gianluca Bidognetti è stato emesso anche nei confronti di Setola, che rimane però latitante, anche se il cerchio si stringe sempre di più.

 

Un raduno della Lega Nord  (Fonte foto: la7.it)

ROMA - Non si è ancora placata l'onda razzista che sta invadendo le istituzioni italiane. Nonostante le polemiche e le voci di dissenso, il premier Berlusconi sembra voler accontentare ancora una volta la Lega, avallando una delle sue proposte xenofobe e discriminatorie. Mentre si discute sulla possibilità di bloccare i flussi di immigrazione per due anni (cosa tra l'altro impossibile e puramente propagandistica), sembra essere arrivata ad un punto di svolta la proposta di creare delle classi ponte per bambini immigrati. Si tratta cioè di realizzare, nella scuola elementare, classi formate solo da bambini immigrati, con la scusa formale di insegnare loro l'italiano, ma con l'unico concreto obiettivo di evitare contatti tra bimbi italiani e bimbi stranieri, in modo da scoraggiare qualsiasi forma di integrazione. Una scelta che riporta in Italia il fantasma delle leggi razziali, dando libera diffusione a logiche da Apartheid. Nel corso della giornata per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, Berlusconi ha dato dimostrazione di come sia fuori luogo la sua presenza e quella di qualunque esponente del suo governo a manifestazioni su temi che riguardano i diritti umani. Il premier ha, infatti, sottolineato, a proposito delle classi ponte, come "non ci sia nessuna discriminazione, ma che sia una cosa logica e doverosa a vantaggio dei bambini e delle maestre. L'insufficiente conoscenza della lingua italiana fa si che l'insufficienza dei bambini stranieri sia tripla rispetto a quella italiana e quindi abbiamo pensato a questa mozione, seguendo tra l'altro l'esempio di altri Paesi, di fare non classi separate ma tese all'insegnamento dell'italiano". Con queste parole farneticanti Berlusconi si è guadagnato il plauso del rozzo popolo leghista, scatenando però le proteste, oltre che dell'opposizione, anche dell'importante rivista cattolica Famiglia Cristiana, che parla di classi ghetto e della necessità di unire piuttosto che separare: "Sappiamo per esperienza che l'italiano, come tutte le lingue, si impara prima se mettiamo i ragazzi stranieri a contatto con gli italiani il prima possibile: separando, l'apprendimento linguistico rallenta. Per i bambini è questione di pochi mesi". Intanto, c'è un'altra proposta che fa  rabbrividire chi ancora ha una coscienza e una sensibilità. La Lega vuole modificare la normativa attuale che, in sintonia con le convenzioni internazionali sui diritti umani e con la nostra Costituzione, prevede la possibilità anche per l'immigrato clandestino di ricevere assistenza medica di pronto soccorso, senza che il medico denunci alla polizia il migrante non in regola. Le camice verdi chiedono adesso di rovesciare le cose, imponendo al medico l'obbligo di denunciare. Se ciò passasse sarebbe un colpo durissimo alla salute ed alla vita di migliaia di persone.

 

 Il senatore Riccardo Villari  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Una farsa tutta italiana, l'ennesima vergogna che squalifica il nostro Paese agli occhi del mondo e che aggiunge ulteriori conferme al fatto che in Italia siamo vicini al tramonto della democrazia. La vicenda assurda dell'elezione del presidente della Commissione di vigilanza Rai, che spetta da sempre all'opposizione, è stata gestita in modo da imporre la persona gradita alla maggioranza. Dopo le resistenze vergognose sul nome di Leoluca Orlando, all'improvviso, a sorpresa, la maggioranza compatta vota per il senatore del Pd, Riccardo Villari, che viene così eletto. Immediatamente si dimettono i due esponenti di Italia dei Valori (il partito di Orlando) mentre il Pd protesta e intima a Villari di dimettersi, in quanto scelto ("comprato", preferisce specificare Di Pietro) dalla maggioranza e non dall'opposizione. Ma Villari, richiamandosi al suo "senso istituzionale", afferma di volerci pensare e di essere pronto a lasciare in caso di un accordo maggioranza-opposizione su un altro nome. A quel punto, dopo molte polemiche si raggiunge il consenso bipartisan sul nome del senatore del Pd, Sergio Zavoli. Tutti allora si aspettano le dimissioni di Villari...e invece lui dice no. Vuole rimanere attaccato alla sua poltrona, richiamandosi agli insegnamenti dei padri democristiani, tradizione a cui si sente di appartenere fortemente. La maggioranza, che lo aveva vergognosamente difeso e che secondo tutti lo aveva anche "assoldato", adesso lo scarica e lo invita a dimettersi. Ma Villari resiste. Uno spettacolo osceno, l'ennesima prova di una politica senza più valori e senza più rispetto per le istituzioni democratiche. Villari, intanto, è stato espulso immediatamente dal Pd.     

 

Beppe Englaro, papà di Eluana  (Fonte foto: repubblica.it)

MILANO - Continua il calvario di Eluana Englaro. La Corte europea di giustizia a Strasburgo ha aperto un fascicolo, dopo il ricorso presentato da 34 associazioni contro il pronunciamento della Cassazione che aveva dato ragione, la settimana scorsa, al padre di Eluana, Beppe Englaro, autorizzando definitivamente la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata a cui è sottoposta da anni la giovane. L'apertura del fascicolo è comunque solo un atto formale che non può avere ricadute sulla decisione della Cassazione, ma è chiaro che si tratta dell'ennesima ingerenza su una vicenda che forse meriterebbe un po' più di silenzio e discrezione, dato che la famiglia di Eluana sta vivendo momenti di dolore, dopo anni di dolore. Questo è il sentimento che traspare anche dalle parole di Beppe Englaro: "È un vortice infinito dal quale si rischia di non uscire più. Sono sicuro che faranno di tutto per ostacolarmi fino all'ultimo istante. Io vado avanti per la mia strada, impegnando tutte quelle poche forze che mi rimangono, per fare quello che devo fare. Prendo atto di questo nuovo ostacolo. Ho sempre agito con trasparenza e onestà intellettuale. Fanno di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote. Facciano quello che vogliono. Abbiamo un decreto esecutivo. Dal punto di vista umano non ho più nulla da aggiungere". Il padre di Eluana, così,  proprio in risposta alle tante voci che si stanno levando, specialmente nell'alveo delle associazioni cattoliche, del mondo ecclesiastico e di parte del mondo politico e istituzionale (il presidente del Consiglio Superiore di Sanità ha addirittura parlato di eutanasia e omicidio, dando di fatto dell'assassino al signor Englaro), ha annunciato il suo inderogabile silenzio stampa.

 

  La conferenza stampa dell'equipe che ha eseguito il trapianto  (Fonte foto: lastampa.it)

WASHINGTON - Un'equipe guidata dal medico italiano Marco Ricci ha portato a termine con successo un trapianto cardiaco su una ragazza di 14 anni, la quale è rimasta per 118 giorni senza cuore, sopravvivendo solo grazie ad una macchina che per quasi tre mesi le ha pompato sangue nell'organismo. È avvenuto a Miami negli Usa. È il primo caso al mondo su una paziente così giovane. La paziente, D'Zhama Simmons, con un filo di voce ha detto in una conferenza stampa, tenutasi al Miami/Jackson Memorial Medical Center, di aver vissuto un'esperienza "spaventosa", ma anche di sentirsi ora "abbastanza bene". La giovane soffriva di una cardiomiopatia dilatata, una patologia tale per cui il cuore si dilata senza avere la forza di pompare il sangue. Sottoposta ad un primo trapianto cardiaco a luglio, D'Zhama Simmons ha rigettato l'organo, che è stato rimosso. Da allora le sono state collegate due pompe cardiache esterne, che sono rimaste in funzione fino al 29 ottobre, giorno in cui è stata sottoposta ad un nuovo trapianto. Soddisfatto il professor Marco Ricci: "Lei ha vissuto per 118 giorni senza cuore, con la sua circolazione sanguigna consentita solo grazie a due pompe esterne. A quanto ci risulta un intervento così, soprattutto su un paziente così giovane, non era mai avvenuto".

 

NUMERO DEL 15 NOVEMBRE

 

Una ragazza ferita, portata fuori dalla scuola Diaz a Genova, durante il G8  (Fonte foto: italy.indymedia.org)

GENOVA - Vergogna. Questa è l'unica parola che si può utilizzare all'indomani della sentenza dei giudici del Tribunale di Genova chiamati a decidere sulle atroci violenze commesse dalle forze dell'ordine nella scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001. Dei 29 imputati, solo 13 sono stati condannati a pene complessive di 35 anni e sette mesi, di cui 32 anni e sei mesi condonati. L'accusa aveva chiesto condanne per un totale di oltre 108 anni. I condannati sono tutti poliziotti del "Settimo nucleo mobile di Roma". Quattro anni (di cui tre condonati) sono stati inflitti all'allora capo del suddetto nucleo, Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè, è invece stato condannato a due anni di reclusione. Per la vicenda delle molotov introdotte alla Diaz dagli stessi poliziotti, sono stati condannati Pietro Troiani  (tre anni) e Michele Burgio (due anni e 6 mesi). Ambedue erano imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi. Infine, Luigi Fazio è stato condannato a un mese di reclusione. Nessuna condanna, ma solo assoluzioni, per i vertici delle forze dell'ordine, responsabili (diretti o indiretti poco importa) dei vuoti di democrazia emersi a Genova nel 2001, con il caso della Diaz, quello di Bolzaneto, le cariche ai pacifisti e la morte del giovane Carlo Giuliani. Assolti, dunque, Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell'Ucigos, Francesco Gratteri, attuale capo dell'Anticrimine, all'epoca dei fatti direttore dello Sco, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco. Dall'aula, dopo la lettura della sentenza, si è levato il coro "Vergogna, vergogna!". Il centro-destra, primo responsabile dei terribili giorni di Genova, gongola, mentre dure sono state le reazioni di chi a Genova c'era ed ha visto tutto, come Vittorio Agnoletto, leader del Genoa Social Forum, all'epoca dei fatti, e oggi parlamentare europeo di Rifondazione: "Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine".

 

Universitari di tutta Italia in corteo a Roma  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Erano almeno in duecentomila gli studenti e i precari dell'università che il 14 novembre sono scesi in piazza, a Roma, per protestare contro i tagli all'istruzione universitaria e alla ricerca previsti dal decreto Gelmini e contro le altre proposte di riforma del sistema che il governo intende presto trasformare in legge. Un nutrito corteo composto da giovani provenienti da tutta Italia ha sfilato per la Capitale gridando con forza il proprio no e rivendicando il diritto ad un'istruzione pubblica ed efficiente. Numerosi gli slogan scanditi dai manifestanti, indirizzati soprattutto ai ministri Gelmini e  Brunetta ed al premier Berlusconi. Alla manifestazione ha aderito la Cgil, mentre non ha aderito la Cisl. Manifestazioni anche in altre città, come Milano, Napoli, Palermo, Cagliari, e perfino all'estero, dove gli studenti Erasmus e i ricercatori in trasferta hanno protestato davanti alle sedi istituzionali per dare sostegno ai colleghi in piazza a Roma. Il ministro Gelmini, però, dichiara di non avere la minima intenzione di non cedere. La lotta sarà dura. E speriamo di essere davvero solo all'inizio. 

 

 Eluana Englaro  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - "Posso dire che questa è la conferma che viviamo in uno stato di diritto". Questo il commento di Beppe Englaro, padre di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da 17 anni, dopo che  la Cassazione, infatti, ha autorizzato i medici a sospendere l'alimentazione alla giovane, oggi 38enne. Dopo una lunga battaglia legale, finalmente il papà di Eluana potrà mettere fine al calvario straziante della figlia. Respinto quindi il ricorso presentato dalla Procura contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano (che, già nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana), che è stato giudicato "inammissibile, per difetto di legittimazione all'impugnazione". Dopo aver ricostruito la volontà di Eluana grazie a numerose testimonianze e aver stabilito che il coma è irreversibile, l'autorizzazione a sospendere l'alimentazione da parte dei giudici di Milano torna quindi valido. Immediatamente e senza la possibilità di altri ricorsi. Eluana, così, lascerà l'istituto privato di Lucca, che la accudisce dal 7 aprile del 1994, e sarà trasportata in una clinica per le ultime ore di vita. Accanto avrà un medico e, come sempre, suo padre. Ovviamente la decisione ha scatenato il solito vespaio di polemiche. Ci possiamo solo augurare, a questo punto, che si rispetti il dolore di un padre che sta cercando solo di evitare ulteriori sofferenze ad una figlia ormai da tempo senza speranze di vita.

 

Il giovane Emmanuel Bonsu, il giovane picchiato dai vigili urbani  a Parma  (Fonte foto: affaritaliani.it)

PARMA - Sono dieci i vigili indagati dalla Procura di Parma per il pestaggio di Emmanuel Bonsu, il giovane studente ghanese che ha denunciato l'aggressione, gli insulti e le umiliazioni di cui, qualche mese fa, è stato vittima nel parco antistante la scuola, scambiato per il "palo" di uno spacciatore. Otto agenti  (Mirko Cremonini, Andrea Sinisi, Marcello Frattini, Ferdinando Villani, Giorgio Albertini, Graziano Cicinato, Pasquale Fratantuono, Marco De Blasi) e due ispettrici (Stefania Spotti e Simona Fabbri) sono accusati di percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, abuso di potere, violazione dei poteri d'ufficio e sequestro di persona. In attesa degli esiti dell'inchiesta della Procura, l'amministrazione comunale ha già provveduto, tra le polemiche, a trasferire ad altri incarichi gli indagati, oltre ad azzerare i vertici della Polizia municipale, con la nomina del nuovo vice-comandante, e con l'imminente accantonamento del comandante Emma Monguidi, colei che, appena venuto alla luce il fatto, si è resa protagonista di dichiarazioni sconcertanti, tutte a difesa dei propri uomini e con toni chiaramente razzisti. Il Comune di Parma ha anche affermato di volersi costituire parte civile. Un bel gesto, che riabilita la città di Parma, sporcata nell'immagine da un nugolo di vigili violenti e razzisti.

 

  Il dr. Gero Hütter  (Fonte foto: corriere.it)

BERLINO - Una speranza concreta attraversa il mondo della ricerca sull'Aids. A farla emergere è la notizia che giunge da Berlino, dove, nel 2006, presso la clinica universitaria della Charité, un uomo sieropositivo, malato di leucemia, è stato sottoposto al trapianto di midollo osseo. Da allora, nel corpo di quest'uomo, un americano di 42 anni, non c'è più traccia del virus. Già dieci anni fa, gli scienziati hanno scoperto che certe persone sono immuni al virus Hiv nonostante siano regolarmente esposte al rischio. Ciò dipende da una mutazione genetica naturale ereditaria, che impedisce a una molecola, chiamata CCR5, di fissarsi sulle cellule: dal momento che la CCR5 agisce da porta d’ingresso del virus nella cellula, la sua assenza significa la quasi immunità della persona all’Hiv. Per tale ragione, l'ematologo tedesco Gero Hütter, nel cercare un donatore di midollo osseo si è preoccupato di trovarne uno che avesse anche ereditato la suddetta mutazione. Ricerca complessa perché in Europa solo l’1% della popolazione ha questa mutazione (soprattutto nel nord Europa). Il caso del sieropositivo americano guarito grazie a questa mutazione trasmessa per trapianto, apre nuovi scenari nella lotta all'Aids e nell'individuazione di una cura efficace contro la malattia. Si spera cioè di riuscire a produrre un farmaco che sfrutti le qualità inibitorie di tale mutazione. La strada è ancora lunga, ma siamo davanti ad una scoperta davvero molto importante.

 

Miriam Makeba  (Fonte foto: repubblica.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Miriam Makeba, nota come "Mama Africa", cantante sudafricana e voce dei diritti dei neri e della lotta all'apartheid, è morta, il 9 novembre scorso, a Castel Volturno (Ce), all'età di 76 anni, dopo aver avuto un malore, al termine della sua esibizione nella serata di solidarietà per Roberto Saviano. La Makeba si è sentita male al termine del concerto, a causa di una grave crisi cardiaca. Trasportata in ospedale, Mama Africa è morta nella notte, a seguito di una seconda crisi. Se ne va così una voce splendida, una cantante leggendaria e, soprattutto, una donna coraggiosa che ha lottato al fianco di Nelson Mandela contro il regime di apartheid. Nella sua vita, costellata da grandi successi (ha vinto anche un Grammy), dall'impegno civile e da un lungo esilio, Miriam Makeba ha anche recitato in un film, "Sarafina! Il profumo della libertà", ispirato alle sommosse di Soweto del 1976. Nel 2001 ha ricevuto la medaglia "Otto Hahn" per la pace.

 

NUMERO DELL' 8 NOVEMBRE

 

Barack Obama è il nuovo presidente degli Usa  (Fonte foto: rainews24.it)

WASHINGTON - Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Da mercoledì la storia del mondo può cambiare. Per la prima volta un afro-americano siederà alla Casa Bianca, da dove cercherà di attuare il suo ambizioso programma di riforma della politica americana e mondiale, puntando sulla giustizia sociale, sul riconoscimento dei diritti dei più deboli, delle minoranze, sulla redistribuzione della ricchezza, sull'ambiente, sulla soluzione democratica dei conflitti, su una politica di pace. Obama ha vinto perché ha convinto gli americani, messi in ginocchio da due mandati di George W. Bush, che il mondo può cambiare, che gli Usa possono tornare ad essere il Paese del sogno, del riscatto, della libertà e della democrazia. Obama ha avuto più del doppio delle preferenze dei grandi elettori e ha vinto nettamente anche sul piano nazionale, con la maggioranza netta dei voti. A votare per il senatore nero dell'Illinois non solo gli afro-americani, ma anche gli ispanici e le altre minoranze etniche e linguistiche d'America, i giovani, moltissimi bianchi, le donne. Il mondo ha salutato con gioia e speranza la vittoria di Obama, che apre nuovi scenari di dialogo e di progresso civile. Il compito è duro, ma tutti credono in questo giovane presidente di 47 anni, di origine keniota, figlio di immigrati, marito di una donna combattiva discendente di una famiglia di ex schiavi importati dall'Africa. Un sogno democratico che riscatta il dolore di tante generazioni di neri, che hanno sofferto e hanno lottato per secoli. Nelson Mandela, leader e padre della questione africana e dell'antirazzismo, ha scritto una bellissima lettera per congratularsi con Obama, il quale nel suo discorso successivo alla sua elezione ha detto: "Questa vittoria non è il cambiamento ma la possibilità del cambiamento e se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un posto dove ogni cosa è possibile, dove si può realizzare il sogno dei nostri padri e dimostrare il potere della democrazia, questa notte la risposta è arrivata. L’hanno data le donne e gli uomini che sono stati in coda per ore per poter votare". Gli Usa hanno dato al mondo una lezione di democrazia, solo il governo italiano sembra non averla capita...

 

 Silvio Berlusconi  (Fonte foto: ilsole24ore.com)

MOSCA - È polemica sulle dichiarazioni farneticanti e razziste del premier italiano, Berlusconi, il quale, a Mosca, parlando di Obama, ha affermato, con consueta arroganza e volgarità, che il neopresidente americano è "abbronzato", alludendo al colore della sua pelle. Un termine offensivo, perché usato spesso dai razzisti per denigrare e schernire la gente di colore. L'uscita di Berlusconi ha fatto il giro del mondo, facendo infuriare gli americani, i quali si sono scatenati, sul sito del NY times, scrivendo migliaia di lettere di protesta. Una brutta figura italiana, a causa di un capo del governo con poco cervello, che somiglia tanto ad uno di quei "ragazzotti" vuoti, figli di papà e ignoranti, che passano il tempo a spassarsela o a parlare nei bar e nei locali, ridendo e scherzando su tutto, anche su cose su cui non si dovrebbe fare ironia. Ma non è tutto, perché il premier italiano si è difeso dalle reazioni nei suoi confronti utilizzando altre volgarità: prima ha detto che lui stava solo scherzando e che chi si è offeso è privo di humour, poi, dopo aver letto lo sdegno espresso dai giornali di tutto il mondo, ha rincarato la dose dichiarando:  "Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi, autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma non li pensavo così tanto imbecilli". Ancora prima Berlusconi aveva risposto alle critiche mosse dall'opposizione per la frase irriguardosa su Obama, con "l'eleganza" tipica di chi rappresenta oggi l'Italia: "Perché? C'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione è buona". Un'arroganza tipica di chi ormai è certo di avere in mano il nostro Paese. Cosa aspettarsi ancora da questo fac-simile di dittatore, che prima osanna Bush, definendolo il migliore presidente della storia americana, quindi sostiene Mc Cain alle presidenziali e, poi, dopo la vittoria di Obama, dice di essere contento, promette di "aiutare e consigliare" Obama e di instaurare con lui un rapporto di amicizia, per poi offenderlo poche ore dopo? Un bel modo di fare amicizia...L'Italia perde la faccia davanti al mondo, ma non è solo colpa di Berlusconi, perché anche i suoi colleghi di governo svolgono bene il loro compito di demolitori della nostra immagine: Maurizio Gasparri, il giorno dell'elezione di Obama, ha affermato che con la sua vittoria "Al Qaeda sarà contenta". Scioccante. Cosa rispondere?  Forse che in Italia ci sono organizzazioni illegali contente della vittoria di questo centro-destra?

 

Un migrante soccorso a Lampedusa  (Fonte foto: repubblica.it)

LAMPEDUSA - Vergognoso atto del governo: il ministero dell'Interno ha deciso di non firmare un nuovo Protocollo d'Intesa e di non rilasciare così le autorizzazioni necessarie perché MSF continui ad operare adeguatamente sull'isola. A causa di questa decisione, Medici Senza Frontiere ha chiuso il 31 ottobre scorso le sue attività di soccorso medico al molo dell'isola di Lampedusa. Attività essenziale, che rende migliore il primo soccorso e la prima accoglienza ai migranti appena sbarcati. MSF era l’unica organizzazione indipendente di soccorso medico presente sul molo con un'equipe composta da medici, infermieri e mediatori culturali. Secondo il Protocollo d'Intesa, MSF era responsabile delle attività mediche sul molo in collaborazione con la ASL: visitava quindi i pazienti e ne autorizzava il trasferimento nel centro di prima accoglienza, e nei casi più gravi nel poliambulatorio di Lampedusa. Inoltre MSF era autorizzata a seguire i migranti che presentavano complicazioni direttamente nel centro di prima di accoglienza. Dal 2002, MSF garantisce cure mediche gratuite d'emergenza ai migranti che sbarcano sull'isola. Dal 2005 fino ad oggi il team di MSF ha visitato 4.550 migranti, 1.420 solo fra gennaio e ottobre di quest'anno. "La mancanza di un Protocollo d’intesa mina l'efficienza e l'efficacia dell'intervento di MSF", dichiara Loris De Filippi, responsabile progetti di MSF Italia. "Chiediamo chiarezza dopo 6 anni di lavoro svolto sul molo gratuitamente e ci piacerebbe capire se, secondo il Ministero e la ASL Palermo 6, c'è ancora bisogno di un servizio di prima assistenza sul molo di Lampedusa e, in caso affermativo, chi se ne dovrà occupare e in quali termini e con quali competenze". La risposta del governo, per voce di Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno, è stata la seguente: "Quello che dice Medici senza frontiere su Lampedusa non è vero. Noi non neghiamo niente a nessuno, semplicemente non vedo perché dovremmo firmare il rinnovo di un protocollo d'intesa quando non ci serve e non è più utile. Lampedusa è particolarmente servita sotto l′aspetto medico, con una struttura dell′Asl, quella di Lampedusa Accoglienza e altri medici. Se Msf vuole rimanere nessun divieto da parte nostra, possono stare con noi sul molo o nel centro come sempre, però, forse, nei rapporti con gli altri colleghi qualche piuma dal cappello se la devono togliere". Un atto ben preciso, una risposta arrogante, per cacciare via da Lampedusa l'unica organizzazione indipendente e capace di controllare la situazione e di denunciare le cose che non vanno. E a Lampedusa sono tante...

 

 Roberto Saviano  (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI - Continua la minaccia della camorra di uccidere Roberto Saviano e chi si oppone ai casalesi. Nelle ultime ore è circolata una voce, ritenuta fondata dagli inquirenti, secondo cui i casalesi sarebbero in possesso di una partita di esplosivo, circa 50 chilogrammi di tritolo, da utilizzare per un attentato contro uno dei simboli della lotta al potente clan camorrista. Il tritolo sarebbe già in possesso del gruppo stragista del clan, l'ala terroristica guidata dal superlatitante Giuseppe Setola. Si teme una strage sul modello di quelle organizzate in Sicilia dai corleonesi durante il loro attacco allo Stato, quando dalle bombe vennero uccisi Chinnici, Falcone e Borsellino. Una notizia che, acquisita dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, conferma e accresce il rischio già noto a tutti gli inquirenti impegnati sul fronte della lotta ai casalesi. Rafforzate immediatamente le misure di sicurezza per Saviano e per il giudice Raffaele Cantone. Confermate così le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, secondo cui lo scrittore Saviano è oggetto di un progetto di attentato da parte dei casalesi. Allerta massima. Lo Stato questa volta può e deve arrivare prima. 

 

Una veduta di Atene  (Fonte foto: wikipedia.org)

ATENE - Grave disastro ambientale in Grecia. Duecento chilogrammi di uranio impoverito sono stati sparsi nell'aria dopo la distruzione di 600 proiettili trasportati dall'elicottero dell'esercito greco precipitato mercoledì scorso vicino alla città di Kymi, a nord di Atene. Lo riferisce il quotidiano ateniese Ethnos. A quanto pare, la zona dell'incidente è stata immediatamente isolata per 15 ore e sul posto è intervenuta un'unita dell'esercito specializzata in guerra biologica e nucleare. Ma i rischi per la salute della popolazione sono elevati.

 

Un negozio della Standa  (Fonte foto: standa.net)

MILANO - Un episodio che mostra la povertà in cui parte del popolo italiano sta precipitando e, al contempo, la cattiveria, l'indifferenza, l'individualismo che caratterizzano la nostra società. A Milano, in un negozio della Standa, una giovane donna di 23 anni, al quinto mese di gravidanza, viene scoperta mentre nasconde dentro un giubbetto sgualcito tre confezioni di carne e alcune di affettati. Gli addetti alla vigilanza la conducono in direzione e chiamano i Carabinieri. La donna, incensurata e con un lavoro part-time, viene condotta in caserma, dove spiega così il suo gesto: "Era un mese che non mangiavo carne. Ne avevo davvero bisogno e non ho resistito alla tentazione". La ragazza ha fatto capire che i soldi del suo lavoro non sono sufficienti per comprare la carne. Gli addetti della Standa hanno stimato il furto per un valore di 67 euro (che pare a tutti troppo caro). La donna è stata denunciata, ma non arrestata in virtù del suo stato di gravidanza. Ci chiediamo perché denunciare una persona che ruba del cibo perché ha fame? Cosa sono 67 euro per la Standa? Perché gli addetti del negozio non hanno cercato di comprendere la situazione, evitando così di mettere la ragazza nei guai con la legge? C'era bisogno di denunciarla o era più facile mettersi una mano sul cuore e magari fare una colletta per permetterle di mangiare un po' di carne? L'Italia ha smarrito il suo senso di solidarietà. Siamo tutti burocrati dell'anima e dei sentimenti. Se ad un potente o ad un politico si fanno sconti e regali, ad un povero Cristo si riservano solo dolori e umiliazioni. Sul web qualcuno ha espresso indignazione per la mancanza di pietà per una donna in difficoltà, ma altri "valorosi cittadini" hanno condannato duramente il gesto di rubare in un supermercato! Come riporta Repubblica, c'è chi dice che "se è ridotta così male economicamente, avrebbe dovuto evitare la gravidanza" e "mi piacerebbe vederla in galera, ma purtroppo da incensurata usufruirà della condizionale...se la cavano sempre tutti, due lacrime di coccodrillo e vengono pure compatiti!". Per fortuna ci sono anche coloro che condannano il comportamento della Standa, proponendo anche boicottaggi, altri che affermano che "sembra che il mondo intero si accanisca su chi non ha mezzi e ci sono persone con ben più risorse di questa ragazza che commettono ben altri crimini e che rimangono inspiegabilmente impuniti". Insomma, mentre ci si divide, la povera Ada, intanto, è costretta dalla sua fame a subire le conseguenze di un mondo di pietra e di piccoli uomini.

 

NUMERO DEL 25 OTTOBRE

 

SPECIALE SCUOLA

 

In vista della manifestazione nazionale del 30 ottobre, alla quale vi invitiamo a partecipare anche se non fate parte del mondo della scuola, la nostra consueta pagina sulle foto-evento della settimana sarà interamente dedicata alla protesta di studenti e docenti, a cui noi aderiamo pienamente. Vi offriamo dunque alcune immagini delle proteste e delle iniziative che si sono svolte in queste settimane in tutta Italia.

 

LA SCUOLA ITALIANA IN PIAZZA PER I DIRITTI

 

ROMA

Studenti in piazza a Roma  (Fonte foto: roma.repubblica.it)

 

Studenti in piazza a Roma  (Fonte foto: roma.repubblica.it)

 

MILANO

 La polizia carica gli studenti in piazza Cadorna a Milano (Fonte foto: lastampa.it)

 

BOLOGNA

Studenti fanno lezione in piazza a Bologna   (Fonte foto: lastampa.it)

 

PISA

 Migliaia di ragazzi in assemblea a Pisa, in piazza dei Cavalieri  (Foto: Renata Schiavo)

 

 Migliaia di ragazzi in assemblea a Pisa, in piazza dei Cavalieri  (Foto: Renata Schiavo)

 

FIRENZE

La protesta a Firenze  (Fonte foto: unita.it)

 

TORINO

Assemblea a piazza Vittorio, a Torino  (Fonte foto: lastampa.it)

 

NAPOLI

Sit-in degli studenti a Napoli (Fonte foto: lastampa.it)

 

PALERMO

Universitari in corteo a Palermo  (Fonte foto: lastampa.it)

 

La protesta a Palermo  (Fonte foto: lastampa.it)

 

NUMERO DEL 18 OTTOBRE

 

Roberto Saviano  (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI - La camorra ha condannato a morte Roberto Saviano, il giornalista e scrittore autore di "Gomorra". A rivelarlo è stato un pentito, sulla cui identità non vi sono ancora certezze, il quale ha rivelato ad un funzionario dello Stato che il boss casalese latitante Giuseppe Setola ha progettato un agguato mortale contro Saviano e la sua scorta. Setola vorrebbe eliminare il giovane scrittore entro dicembre. La ragione? Ciò che ha scritto ha creato troppo clamore, cioè ha costretto uno Stato fino ad ora assente ad intervenire con forza, a stringere la morsa sui casalesi e sugli altri clan di camorra. Roberto Saviano ha reagito affermando che non intende fermarsi, che vuole continuare a scrivere e raccontare la realtà, ma ha anche dichiarato, in un'intervista a Repubblica, di voler lasciare l'Italia per un po', in modo da poter riavere la sua vita, di poter smettere per qualche tempo di vivere come un recluso, solo e senza amici. Sul web, si è scatenata una corsa di solidarietà, con gruppi e forum con migliaia di aderenti, tutti vogliosi di testimoniare a Saviano la propria vicinanza. Intanto, lo spietato boss "Sandokan" Schiavone avrebbe mandato un fax al suo legale, con un messaggio intimidatorio che abbiamo deciso di non riportare, perché, a differenza di quanto fatto dalla stampa nazionale, non vogliamo essere portatori di messaggi di capimafia o di affiliati ai clan. Vergognose le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Interno, Maroni, il quale ha affermato che "Saviano è un simbolo ma non è il simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali. Non è da oggi che si combatte la camorra, lo si fa da sempre in silenzio. Al di là della risonanza mediatica e della vicenda personale di Saviano la lotta alla criminalità organizzata si fa quotidianamente da parte di tutte le forze dello Stato, sempre più con il coinvolgimento dei cittadini. Non vorrei ridurre lo Stato nella sua azione a una personificazione". Peccato che prima di "Gomorra" i casalesi se la spassavano con l'aiuto anche di qualche esponente dell'attuale governo di cui Maroni fa pienamente parte. Meglio citare la dichiarazione dello scrittore Salman Rushdie, su cui i fondamentalisti islamici in passato hanno lanciato la fatwa, per il suo libro "I versetti satanici". Rushdie ha invitato Saviano a difendersi, a non mollare, consigliandogli di allontanarsi dall'Italia:  "Dovrà senza dubbio lasciare l'Italia, ma bisogna che scelga molto prudentemente il luogo di destinazione. La mafia pone un problema più grave di quello che io stesso ebbi ad affrontare".  

 

Studenti in piazza a Bologna contro la riforma Gelmini  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Un venerdì di scioperi, quello appena trascorso. L'Italia si è mobilitata per protestare contro la politica del governo Berlusconi. Scioperi nei trasporti, specie locali, e braccia incrociate anche nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Nella capitale, manifestazione indetta da Cub, Cobas e Sdl. Anche i Vigili del fuoco hanno protestato a Roma. Continua anche la grande mobilitazione nel mondo della scuola, dell'università e della ricerca, con migliaia di studenti in agitazione in tutto il territorio nazionale, con proteste, cortei, occupazioni ed iniziative per dire no al progetto di riforma predisposto dal ministro dell'Istruzione, Gelmini. Una protesta che continuerà, per difendere il diritto allo studio e i posti di lavoro, e per salvare la scuola pubblica dall'assalto di chi vuole favorire i privati.

 

Il boss Antonio Pelle arrestato dalla Polizia (Fonte foto: repubblica.it)

REGGIO CALABRIA - Con un blitz all'alba, giovedì scorso, la Polizia di Stato ha arrestato il boss latitante della 'ndrangheta, Antonio Pelle, capo della cosca Pelle-Vottari, contrapposta a quella dei Nirta-Strangio, protagoniste della sanguinosa faida di San Luca culminata nella strage di Duisburg del 15 agosto 2006. Pelle è stato acciuffato nelle campagne di Ardore, in provincia di Reggio Calabria, a breve distanza da San Luca. Era nascosto in un bunker iper-tecnologico. La Polizia lo ha sorpreso e lui non ha opposto resistenza. Era ricercato dall'agosto del 2007.

 

Il boss Tommaso Prestieri (Fonte foto: videocomunicazioni.com)

NAPOLI - Vasta operazione anticamorra, venerdì 17 ottobre, nel quartiere napoletano di Scampia, famigerato centro di spaccio gestito dagli scissionisti del clan Di Lauro. I Carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito perquisizioni a tappeto in diversi edifici della zona, traendo in arresto anche il capo-clan Tommaso Prestieri, boss artista e manager di alcuni cantanti neomelodici. Arresti anche in altre due operazioni, in Campania, precisamente a Caserta, contro alcuni affiliati al clan dei casalesi, e ad Avellino, contro esponenti del clan Graziano. Una dura offensiva dello Stato contro la camorra.

 

Bambini d'Africa (Fonte foto: medicisenzafrontiere.it)

LONDRA - La Ong britannica Oxfam, attraverso il rapporto "Double Edged Prices", ha affermato che più di 900 milioni di persone sono oggi a rischio denutrizione nei paesi in via di sviluppo, a causa del vertiginoso aumento dei prezzi degli alimenti di base. Secondo la denuncia di Oxfam, infatti, solo quest'anno, ben 119 milioni di persone sono state spinte alla fame a causa dell'impennata dei prezzi di riso e cereali. I dati raccolti mostrano un aumento del costo del grano, in Guatemala, del 300%, mentre nelle Filippine e in Cambogia i prezzi della farina e del riso sono raddoppiati, con effetti terribili per le popolazioni più povere. Il rapporto esce in contemporanea con la Giornata Internazionale sul Cibo delle Nazioni Unite, con cui si vuole sottolineare il problema della malnutrizione e della fame in tutto il mondo.

 

NUMERO DELL'11 OTTOBRE

 

Moussa Dita  (Fonte foto: repubblica.it)

MILANO - Non si fermano, in Italia, gli atti di razzismo nei confronti di cittadini stranieri, in particolare verso i cittadini di pelle nera. L'ultimo episodio a Milano, protagonisti in negativo ancora una volta i vigili urbani: Moussa Dita, 43 anni, cittadino senegalese residente in Italia da 16 anni, sposato con una donna italiana e operaio in una ditta di materie plastiche, stava accompagnando il figlio a scuola, quando, in seguito ad un alt che non avrebbe rispettato, i vigili urbani lo hanno fermato. Secondo quanto si apprende dal racconto di Moussa,  mentre egli  attraversava,  un vigile gli ha fatto segno con la mano di fermarsi: "Io ho tardato qualche secondo -afferma Moussa- e il vigile ha cominciato a minacciare di farmi la multa perché il bambino, secondo lui, era senza cintura, cosa non vera". Le chiavi dell'auto cadono in terra, la vigilessa le raccoglie, nuova discussione, i vigili invitano l'uomo ad andare al comando, ma lui risponde che prima avrebbe accompagnato il figlio. Quindi gli agenti hanno chiesto a Moussa di consegnare le chiavi della macchina in quanto il mezzo andava sequestrato, ma il senegalese si è rifiutato, in quanto riteneva più logico che fosse un carro attrezzi a prelevare il veicolo. Ne è scaturito un diverbio che si è concluso con Moussa steso a terra, ammanettato, con un piede di un vigile in mezzo alle spalle. Tutto ciò davanti agli occhi del figlioletto, logicamente spaventato. Gli agenti portano via Moussa, senza interessarsi delle sorti del bambino, che per fortuna viene preso in consegna dalla mamma di un compagno di scuola, mentre alcuni genitori seguono i vigili protestando per la brutalità e inveendo contro di essi. Un atto assurdo, che ovviamente non avrà giustizia, perché già il vicesindaco Riccardo De Corato ha affermato che non c'entra il razzismo e che la responsabilità è del senegalese, il quale avrebbe procurato ferite ai due agenti intervenuti. Peccato che i testimoni dicano il contrario. Ci risiamo. Come a Parma, le istituzioni non mostrano vergogna, ma si difendono e contrattaccano, escludendo sempre il movente razzista. Vorremmo vedere se ad un italiano i vigili avessero riservato lo stesso trattamento.

 

Studenti in corteo contro la riforma Gelmini  (Fonte foto: unita.it)

ROMA - Gli studenti di tutta Italia non ci stanno, non accettano la politica folle e illiberale del ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, e protestano contro il decreto di riforma del sistema scolastico italiano. Venerdì 10 ottobre, in oltre 90 città, migliaia di studenti sono scesi in piazza per manifestare tutto il loro dissenso nei confronti della riforma, in particolare nei confronti di cinque punti fondamentali: i tagli per 8 miliardi di euro all'istruzione con la riduzione del personale docente e non; il maestro unico; l'abbassamento dell'obbligo scolastico dai 16 ai 14 anni; finanziamenti alle strutture private; il voto in condotta. Da Roma a Milano, da Genova a Pisa, Firenze, Bologna, Palermo, Napoli, Bolzano, Torino, in tutta Italia migliaia di ragazzi e ragazze hanno scelto di protestare per un loro diritto, per il loro futuro. E la protesta non si fermerà, come dimostra lo slogan scelto dall'Unione degli studenti per aprire i vari cortei: "Non è che l'inizio". Intanto, le organizzazioni sindacali hanno trovato l'intesa, annunciando uno sciopero generale per giorno 30 ottobre.

 

Martti Ahtisaari, premio Nobel per la pace (Fonte foto: lastampa.it)

OSLO - Il premio Nobel 2008 per la pace è stato assegnato a Martti Ahtisaari, ex presidente della  Finlandia, diplomatico delle Nazioni Unite, protagonista di importanti mediazioni di pace in zone attraversate da gravi conflitti. Lo ha annunciato a Oslo il comitato norvegese del Nobel. Ahtisaari, 71 anni, è stato premiato "per i suoi importanti sforzi, in molti continenti e per più di tre decenni, per risolvere i conflitti internazionali". Il diplomatico finlandese, in particolare, nel 1999 e di nuovo nel 2005-2007, ha cercato in circostanze particolarmente difficili di trovare una soluzione al conflitto in Kosovo, mentre nel 2008 ha contribuito a trovare una pacifica conclusione ai problemi in Iraq. Ma la sua mediazione più importante è quella per l’accordo di pace, nel 2005, tra il governo indonesiano e i separatisti della provincia di Aceh, che mise fine a 30 anni di guerra. Insomma, Ahtisaari è un uomo che ha operato sempre per la pace e la cooperazione, attraverso un estenuante ed efficace lavoro diplomatico. Ed ora il comitato del Nobel  lo ha ricompensato. 

 

Giulio Tremonti (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - È polemica sulla norma "salva-manager" inserita nel decreto legge di modifica della legge Marzano per Alitalia. Si tratta di una norma che prevede, in caso di reati come la bancarotta fraudolenta, la bancarotta semplice o il ricorso abusivo al credito, che essi siano applicabili solo se la compagnia fallisce o nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti. Questa misura, predisposta per ampliare le garanzie del commissario Fantozzi, potrebbe essere applicata anche ai casi Cirio e Parmalat, nei quali sono coinvolti anche Callisto Tanzi, Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi. Ciò ovviamente influirebbe sui processi già in corso. A scoprire la magagna è stata la trasmissione "Report"di Milena Gabbanelli. Soltanto dopo la rivelazione di "Report", infatti, la politica è sembrata accorgersi dell'esistenza di questa misura. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è sembrato cascare dalle nuvole, affermando con una certa fermezza che si tratta di "un emendamento incompatibile con la linea del governo" aggiungendo che "qualora dovesse rimanere me ne andrei". Strano credere che il ministro dell'Economia non sapesse nulla su una misura del genere. Dopo essere stato smascherato, il governo ha annunciato che questo emendamento sarà eliminato. Vedremo...

 

Barack Obama, candidato democratico alla presidenza Usa (Fonte foto: wikipedia.org)

WASHINGTON - Dopo il secondo confronto televisivo tra Obama e McCain, a meno di un mese dalle elezioni, tutti i sondaggi danno nettamente in vantaggio il senatore democratico che, in caso di vittoria, sarebbe il primo presidente nero degli Usa. Secondo l'istituto di ricerca Gallup, Obama sarebbe in vantaggio sul rivale repubblicano di ben 11 punti percentuali. Secondo Zogby, invece, il vantaggio è di soli 4 punti percentuali, il doppio però di quanto aveva rilevato lo stesso Zogby prima del confronto televisivo. Obama è dato in vantaggio schiacciante in numerosi Stati chiave e, quindi, secondo tutti gli osservatori e gli studiosi, a meno di colpi di scena, sarà lui il prossimo presidente degli Stati Uniti. A convincere di più è la posizione di Obama in politica interna ed in economia, in un momento drammatico per il sistema economico americano. Speriamo davvero che questa volta i sondaggi non si sbaglino.

 

NUMERO DEL 4 OTTOBRE

 

Il volto tumefatto di Emmanuel  (Fonte foto: affaritaliani.it)

PARMA - Ennesimo atto di razzismo nei confronti di un cittadino di colore, ancora una volta a Parma, ancora una volta protagonisti gli agenti della polizia municipale del capoluogo parmigiano. Già nelle scorse settimane, i vigili parmigiani avevano tratto in arresto una prostituta nigeriana, lasciandola poi seminuda in cella per ore, senza cibo né acqua. Il quotidiano Il tempo, che aveva già insinuato dubbi sulla vicenda di Emmanuel, ieri ha affermato che la storia della prostituta nigeriana è stata inventata da un quotidiano nazionale, dando per buona la testimonianza di una donna sudamericana raccolta da un giornale di Parma. Un atteggiamento che pervade molti media e anche buona parte della popolazione, che manifesta un subdolo scetticismo anche nei confronti della denuncia che Emmanuel ha presentato ai Carabinieri di Parma, sulla base della quale è stata aperta un'inchiesta. La vicenda è avvenuta nel pomeriggio del 29 settembre, attorno alle 18.25, quando il giovane, studente alle lezioni serali dell'Itis di via Toscana, stava facendo due passi nel parco vicino alla scuola nell'attesa dell'inizio delle lezioni. È stato improvvisamente accerchiato da alcuni agenti in borghese: spaventato ha cominciato a correre, inseguito da sei o sette persone, tutti vigili urbani, che lo hanno raggiunto, buttato a terra e picchiato selvaggiamente al volto, mettendogli i piedi sulla testa, quindi gli hanno puntato la pistola in faccia e lo hanno ammanettato. Dopo averlo perquisito, senza trovare nulla, lo hanno portato in auto, dove uno dei vigili ha continuato a malmenarlo. Il giovane, senza una ragione, è stato portato al comando, fatto spogliare e poi rinchiuso in cella per 5 ore. Quindi è stato dimesso con una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale e con una busta con su scritto "Emmanuel negro". Durante e dopo l'aggressione lo hanno apostrofato con insulti razzisti. Il ragazzo, accompagnato dai familiari, ha denunciato l'accaduto ai Carabinieri, raccontando tutti i momenti dell'aggressione. I vigili erano impegnati in un controllo antidroga e avrebbero scambiato Emmanuel per uno spacciatore. La Procura indaga, mentre la comandante della Polizia Municipale di Parma, Emma Monguidi, afferma che il giovane ha inventato tutto, scattandosi la foto da solo e procurandosi le ecchimosi al volto con una caduta accidentale. Nessuna parola sul fatto che uno dei vigili era già stato denunciato per lesioni da un giovane italiano. Vedremo quando emergerà la verità e attendiamo giustizia, nel frattempo notiamo come la comandante sia davvero dotata di una fervida fantasia oltre che di uno scarsissimo, infimo livello di indignazione. Parma e l'Italia intera continuano a definirsi non razzisti, ma è un imbarazzante tentativo di non guardare alla propria sporca coscienza.


La piattaforma da cui sono precipitati i tre operai di Barberino  (Fonte foto: unita.it)


BARBERINO DEL MUGELLO (FI) - Ennesima strage sul lavoro in Italia. Nella sola giornata di giovedì 2 ottobre, ben sei operai sono morti mentre svolgevano il loro lavoro, un altro è in coma e altri due sono rimasti feriti. L'episodio più grave si è verificato a Barberino del Mugello (Firenze), in un cantiere autostradale, dove tre operai sono morti a causa del cedimento di una piattaforma aerea all'interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico. La piattaforma si trovava a 40 metri di altezza e gli operai stavano lavorando su alcuni piloni. Tutti e tre sarebbero morti sul colpo. Un quarto operaio si è salvato per caso, poiché si trovava nella parte della struttura che non ha avuto cedimenti. A Genova, nella discarica di Scarpino, un altro operaio è caduto dentro un pozzo per l'estrazione di biogas, profondo 18 metri e largo 70 centimetri. I vigili del fuoco hanno studiato la strategia di soccorso per recuperare l'operaio, ma non ci sono speranze di trovarlo in vita, dato che il pozzo, in profondità, è privo di ossigeno a causa dell'alta concentrazione di anidride carbonica e di gas nocivi. Il giovane, 33 anni, è sicuramente morto per asfissia. La quinta vittima di questa tremenda giornata è un operaio della zona industriale di Torgiano (Perugia), il quale, mentre lavorava dentro un capannone, è stato travolto da un carro-ponte per lo spostamento dei carichi pesanti. Infine, un altro lavoratore è deceduto, a Sesto Fiorentino (Firenze), mentre lavorava su un carrello per la manutenzione della linea ferroviaria. Nello stesso incidente altri due operai sono rimasti feriti e sono stati trasportati in ospedale. Ferito seriamente anche un altro operaio, in provincia di Brindisi, caduto da un'impalcatura da un'altezza di 10 metri. Adesso si trova in coma. 

 

Il ragazzo cinese picchiato a Roma  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Un cinese di 36 anni è stato picchiato a Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, da un gruppo di minorenni, che lo hanno accerchiato, mentre attendeva l'autobus, e malmenato per il solo motivo che si trattasse di un cinese, coprendolo di insulti razzisti. Un episodio di razzismo puro, come tanti ve ne sono stati nella Capitale negli ultimi mesi. Il malcapitato ha riportato la frattura del setto nasale, una ferita al viso, escoriazioni e tagli vari, oltre ad un grave trauma cranico. Per fortuna non è in pericolo di vita. Le forze dell'ordine, poche ore dopo, hanno agguantato i responsabili. Si tratta di sette minorenni, residenti nel quartiere, di età compresa tra i 14 ed i 17 anni. Ad inchiodarli sono stati alcuni testimoni, ma, nonostante siano stati scoperti, i giovani hanno mostrato freddezza, negando tutto e non mostrando dunque alcun segno di pentimento. Solo uno di loro (probabilmente per avere una pena minore e non certo per reale pentimento) ha chiesto scusa al ragazzo cinese. Secondo gli inquirenti, tra l'altro, questa piccola e spietata banda è la stessa che, nei giorni scorsi, ha aggredito due cittadini africani e che, in passato, si è resa protagonista di atti vandalici sulle auto dei vigili urbani e degli impiegati del municipio. Intanto Roma si segnala per un razzismo imperante, con atti quotidiani gravissimi, come le scritte offensive contro i ragazzi neri morti a Castelvolturno, contro Abdul, il giovane ucciso a Milano, contro Anna Frank, oppure come il trattamento umiliante ed ingiustificato che una cittadina italiana di origine somala di 51 anni, arrivata a Ciampino con i suoi quattro nipotini, ha denunciato di aver subito all'aeroporto. La donna ha raccontato di essere stata tenuta nuda quattro ore in una stanza dell'aeroporto di Ciampino, poi accusata di essere una ladra di bambini, poi di traffico di clandestini e per ultimo di essere un corriere della droga. La donna è stata minacciata, insultata, si è opposta ad un'ispezione corporea vaginale ed anale, quindi è stata ammanettata ad una barella e portata in ambulanza al Policlinico Casilino, coperta da cellophane per imballo. Della perquisizione non esiste alcun verbale e la donna è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale. Vergogniamoci di essere italiani. 

 

Un'immagine di un corteo anti-base a Vicenza (Fonte foto: repubblica.it)


VICENZA - Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum consultivo sull'allargamento della base Usa previsto per domenica, che fu deliberato dal consiglio comunale di Vicenza. Questa la motivazione della bocciatura: "Si tratta di una delibera illegittima nella misura in cui ha per oggetto un auspicio irrealizzabile - quale quello dell'acquisizione della zona areoportuale - sul quale si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità competenti. La sdemanializzazione dell'area non è possibile. La consultazione stessa appare comunque inutile laddove si volesse darle una connotazione di tipo patrimoniale. Non occorrono infatti sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del comune in cui vivono. Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale". La città, con in testa il sindaco Achille Variati, ha subito protestato con una grande manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre diecimila persone. Lo stesso Variati ha affermato che il referendum di domenica si farà ugualmente perché "Vicenza non può essere imbavagliata". Intervistato su Repubblica il primo cittadino ha detto: "Il Consiglio di Stato ha dato un ordine a Vicenza, Vicenza domenica darà un consiglio allo Stato".

 

Paul Newman in una scena de "Lo spaccone" (Fonte foto: lastampa.it)

NEW YORK - È morto sabato scorso il grande attore americano Paul Newman, uno dei miti del cinema mondiale. Aveva 83 anni, era malato di cancro da tempo. Si è spento nella propria casa di New York, assistito dalla moglie Joanne Woodward e dalle figlie. Newman è stato protagonista di film epocali come "Lassù qualcuno mi ama", "La gatta sul tetto che scotta", "Lo spaccone", "Intrigo a Stoccolma", "Nick mano fredda", "Butch Cassidy", "La stangata", oltre a "Il colore dei soldi" che gli valse l'Oscar come migliore attore.

 

NUMERO DEL 27 SETTEMBRE

 

Migranti protestano a Castel Volturno  (Fonte foto: unità.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Dopo la strage di extracomunitari di giovedì scorso a Castel Volturno, continua la stretta delle forze dell'ordine sul clan dei casalesi.  Un'operazione anticamorra degli agenti della Squadra mobile di Caserta e della sezione distaccata di Casal di Principe, ha portato all'arresto di quattro pregiudicati legati ai boss latitanti Alessandro Cirillo e Giuseppe Setola. I quattro sono accusati di estorsione aggravata ai danni di imprenditori del litorale domizio. È sfuggito invece all'arresto, Oreste Spagnuolo, latitante da tempo e considerato uno degli esecutori della strage di giovedì nella sartoria di Castel Volturno, nonché dell'omicidio, avvenuto lo stesso giorno, di Antonio Celiento, gestore di una sala giochi a Baia Verde. Il buon esito dell'operazione giunge all'indomani delle proteste della comunità di migranti, i quali hanno avuto il coraggio di mostrare la loro rabbia ed il loro dissenso ed hanno costretto le istituzioni ad intervenire in una terra dove per l'ennesima volta vengono calpestati diritti inviolabili quali quelli alla vita ed alla legalità.


Auto incidentata (Fonte foto: repubblica.it)


CASERTA - Francesco Alighieri e Gabriele Rossi, agenti di Polizia trasferiti da una settimana a Caserta per combattere l'emergenza camorra, sono morti nella loro volante cappottata mentre inseguivano un'auto che non si era fermata al posto di blocco. Erano stati trasferiti dalla questura di Torino, insieme ad altri 400 poliziotti, per dare manforte ai colleghi campani nella guerra contro la malavita organizzata. Avevano raggiunto la Campania da poco più di una settimana, provenienti dal reparto prevenzione crimine del Piemonte. Con loro a bordo c'era un terzo collega, Davide Venerando Fiaschetti, ricoverato per alcune fratture. Erano appostati sulla provinciale Casapesenna-Villa Literno, quando, poco prima delle dieci, avevano imposto l'alt ad una vettura che non si è fermata ed è fuggita proseguendo la corsa. È iniziato un inseguimento che si è interrotto tragicamente sulla rampa di un cavalcavia dal quale la vettura dei poliziotti è precipitata.

 

Vista di Crotone (Fonte foto: repubblica.it)

CROTONE - Scuole, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiale di scarto industriale, rifiuti tossici e sostanze cancerogene. È quanto emerge dall'operazione della polizia denominata "Black Mountains", che ha portato al sequestro di ben 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese fino a Cutro e Isola Capo Rizzuto, aree ad alta densità mafiosa dell'entroterra calabro. La procura della Repubblica di Crotone, coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha provveduto a sequestrare le strutture al centro dell'indagine. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati, alcune delle quali per associazione a delinquere.

 

Silvio Berlusconi (Fonte foto: rainews24.it)


ROMA - Dopo che il pm Fabio De Pasquale, del tribunale di Milano, ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano, che stabilisce l'immunità del premier, il giudice ha sospeso il dibattimento che vede imputato, fra gli altri, Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Il pm aveva chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l'imputato Berlusconi e di procedere per gli altri 11 imputati. I giudici della prima sezione penale si erano poi riuniti in camera di consiglio per decidere se inviare o meno alla Consulta gli atti del processo in relazione alla costituzionalità del Lodo Alfano. E in serata è arrivata la decisione che blocca l'intero procedimento. L'eccezione di De Pasquale riguarda la presunta violazione dell'art.3 della Costituzione, che garantisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Secondo il pm, il lodo Alfano è incostituzionale perché sospende i processi alle più alte cariche dello Stato per tutti i reati e automaticamente, senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm riguarda il trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri ed il trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall'altra.

 

Due dei turisti rapiti  (Fonte foto: unità.it)

EGITTO- Dopo il rapimento di 19 turisti, avvenuto venerdì scorso in Egitto,  sono giunte notizie secondo cui gli ostaggi sarebbero stati trasferiti dal Sudan in Libia. A dirlo è il ministero degli Esteri sudanese il quale ha affermato: "Il gruppo si è avvicinato al confine libico e poi lo ha attraversato e ora sono tra i 13 e i 15 chilometri all'interno del territorio libico". Negli ultimi giorni, in effetti, anche secondo quanto risulta all'ambasciata italiana a Tripoli, sarebbero stati registrati movimenti dei rapitori e degli ostaggi nelle loro mani nel sud della Libia. Secondo quanto riportato dalla tv satellitare Al Arabiya, il governo del Cairo, in coordinamento con sudanesi e tedeschi, ha avviato negoziati diretti con i sequestratori. Le fonti sotto anonimato hanno riferito che "una squadra di negoziatori egiziani, con funzionari sudanesi e tedeschi, sta svolgendo il suo lavoro con l'obiettivo di ottenere la liberazione degli ostaggi". La richiesta di riscatto sarebbe di 6 milioni di euro e, a quanto pare, ci sarebbe la possibilità di un rapido e felice esito della vicenda.

 

NUMERO DEL 20 SETTEMBRE

 

Migranti protestano a Castel Volturno  (Fonte foto: unità.it)

CASTEL VOLTURNO (CE) - Sei cittadini africani sono stati barbaramente assassinati a Castel Volturno, in provincia di Caserta, in un agguato di stampo camorristico. I sicari dei casalesi sono entrati in azione giovedì 18 settembre davanti ad una sartoria gestita da cittadini africani. Centotrenta colpi che hanno spezzato sei vite. Gli inquirenti non hanno dubbi sull'origine di tanta ferocia: con molta probabilità le vittime hanno pagato per uno sgarro al clan camorristico nella gestione dello spaccio di droga. Ma gli inquirenti e, soprattutto, i giornalisti che hanno narrato la vicenda, hanno commesso un grave errore: se in quella sartoria qualcuno gestiva anche altri affari meno puliti, tra le sei vittime c'erano di certo anche lavoratori per bene, gente onesta che lavorava per poter vivere, ignara di quanto accadeva, che ha avuto la sola colpa di trovarsi nel posto di lavoro al momento dell'agguato. La stampa ha poi esagerato, come sempre, parlando più dei possibili legami tra africani e spaccio che della inaudita violenza dei casalesi. Questo ha portato gli immigrati presenti nella cittadina del casertano, in primis i parenti e gli amici delle vittime, a protestare, scendere in piazza in corteo per ribadire l'onestà dei migranti, chiedendo di non fare di tutta l'erba un fascio. Durante la marcia, alcuni manifestanti hanno sfogato la propria rabbia su alcune vetrine e cassonetti. Poi, i dimostranti si sono fermati dopo un incontro tra il sindaco e cinque delegati degli immigrati, con il sindaco che li ha tranquillizzati sulla celerità delle indagini. Come gesto di distensione i manifestanti si sono proposti di aiutare gli addetti del Comune nel ripulire le strade di Castel Volturno dopo la manifestazione. Forse hanno ecceduto un po', ma hanno le loro ragioni, cosa che, invece, il questore Carmelo Casabona ha affermato di non tollerare, come riportato da Repubblica: "Hanno sbagliato e noi su questo saremo molto duri perché chi si è reso responsabile dei reati sarà identificato e denunciato. Non abbiamo tentennamenti. Non è possibile che si possa ricondurre tutto ad una contrapposizione gratuita e razziale. Non è la cultura del cittadino campano, è fuori da ogni logica. A Castevolturno non c'è ostilità dei residenti con la comunità ghanese". Queste le parole "illuminate" di chi si ostina a difendere in maniera sdegnante un'immagine di italiano che non è mai esistita. Il nostro è un paese razzista, con un mondo politico razzista, con istituzioni razziste e con una stampa razzista. E la morte di sei africani non viene considerata uguale a quella di sei italiani. È ora che si prenda coscienza della vergogna morale degli italiani!

 

L'ambulante trascinato dai vigili e l'immigrato ammanettato ad una colonna (Fonti foto: frammentidimondo.it e informazione.it)


MONZA - Risale a qualche giorno fa la denuncia del Siap, il sindacato italiano appartenenti polizia, relativa al trattamento riservato agli immigrati arrestati e trattenuti nel commissariato di Monza. Grazie ad una foto scattata con un telefonino si è potuta documentare la condizione di un immigrato arrestato ed ammanettato ad una colonna del commissariato a causa della mancanza di disponibilità di celle. "E' un'immagine vergognosa, ogni uomo ha diritto alla propria dignità, nonostante abbia le manette ai polsi", commenta Michele Prichiazzi, segretario locale del Siap. Purtroppo il caso di Monza pare non essere per nulla isolato: solo nell'ultimo mese e mezzo si registrano almeno altri due casi vergognosi. Ha fatto il giro dei media la foto di una giovane nigeriana, fermata  sulla via Emilia  dalla Polizia Municipale di Parma nell'ambito di un'operazione antiprostituzione sollecitata dal Comune. Una volta rinchiusa in cella, stremata e senza alcuna forza, la giovane nigeriana si è rannicchiata a terra vestita solo di una maglietta rossa, ed è rimasta sdraiata sul freddo pavimento per almeno mezz'ora. Una scena indecorosa alla quale hanno assistito fotografi e giornalisti, invitati a seguire il  blitz anti prostituzione. Un altro caso si è registrato a Termoli, dove degli scatti fotografici hanno documentato l'arresto di un ambulante trentaduenne del  Bangladesh. L'uomo è stato trascinato a forza da tre vigili i quali non hanno esitato ad infilarlo nel portabagagli della macchina stando alle dichiarazioni di alcuni passanti che hanno assistito alla scena. Alcuni hanno raccontato: "Lo straniero non voleva lasciare la sua merce ed è finito a terra , urlava e piangendo chiedeva aiuto, aveva gli occhi terrorizzati. Un ragazzo si è avvicinato agli agenti dicendogli che era un avvocato e che la loro reazione era stata eccessiva. Ma loro hanno trascinato il venditore, assieme alla sua cassetta di legno, fino alla vettura. L’intenzione era quella di infilarlo nel bagagliaio e i vigili hanno cercato di alzarlo di peso, mentre continuavano a tenergli la testa con forza dentro il cofano". Esprimiamo sgomento per il comportamento tenuto da quanti dimenticano di avere di fronte a sé degli esseri umani ed incoraggiamo chiunque a denunciare pubblicamente episodi simili.

 

Un aereo dell'Alitalia  (Fonte foto: economiaefinanza.it)

ROMA - Mentre le diplomazie sono al lavoro per tentare la ripresa del dialogo con Cai, che ha ritirato l'offerta per Alitalia, dal Consiglio dei ministri, per voce di Gianni Letta, è emerso che la stessa Cai rimane l'unico potenziale acquirente di Alitalia. Intanto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, intervistato da Repubblica, è tornato sulla questione dichiarando che o il governo e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con Cai sollecitando proposte più eque per i lavoratori, oppure l'unica  strada percorribile è la vendita immediata a una grande compagnia straniera, che possa assicurare un know how industriale più forte e condizioni finanziarie più solide.

 

Padre Pino Puglisi (Fonte foto: libera.it)


PALERMO - Quindici anni fa, nel giorno del suo 56°compleanno, veniva ucciso dalla mafia nel quartiere palermitano di Brancaccio, Padre Pino Puglisi.  Don Pino aveva fondato a Brancaccio il Centro Padre Nostro, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Aveva inoltre intrapreso una dura battaglia contro la criminalità e l'indifferenza delle istituzioni in favore della legalità e di un'educazione seria delle coscienze. La nostra redazione vuole ricordarlo per il suo esempio di coraggio ed amore per la giustizia e per i più deboli.

 

Spazzatura per le vie di Catania  (Fonte foto: repubblica.it)

CATANIA- Sono trenta i cassonetti dell'immondizia distrutti dalle fiamme la notte scorsa a Catania. Gli incendi si sono verificati in quasi tutti i quartieri della città. Da lunedì scorso, nella città etnea, sono in sciopero i dipendenti di diverse imprese e cooperative che si occupano della raccolta di rifiuti, i quali protestano per il mancato pagamento degli stipendi. Secondo alcune stime sarebbero 1.500 le tonnellate di immondizia che si sono accumulate sulle strade del capoluogo.

 

NUMERO DEL 26 LUGLIO

 

Marcello Dell'Utri  (Fonte foto: wikipedia.org)

REGGIO CALABRIA - In un'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, in collaborazione con i Ros dei Carabinieri, sono stati eseguiti 21 arresti nei confronti di affiliati e vertici delle cosche Piromalli e Molè di Gioia Tauro. L'operazione è stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha ricostruito, nel corso delle indagini, la storia delle due famiglie criminali (una volta molto coese, anche in virtù di rapporti di parentela) che controllano da anni gli affari nella piana di Gioia Tauro, in particolare il porto della località calabrese. Dall'inchiesta che ha portato al provvedimento di arresto per i 21 affiliati, sarebbero emersi particolari scottanti che riguarderebbero anche due politici di primo piano: l'ex ministro Mastella e il senatore Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi. Secondo quanto risulta dalle intercettazioni, infatti, sembra che i Piromalli si siano mossi per agganciare i due politici. Motivo: la richiesta di interventi per modificare il 41 bis, ammorbidendo il regime del carcere duro, vero cruccio dei mafiosi. In cambio, ovviamente, la 'ndrangheta offriva pieno sostegno elettorale. Mastella, all'epoca ministro, dopo aver ricevuto la prima telefonata, avrebbe chiuso ogni contatto con loro probabilmente per paura di essere intercettato, mentre Dell'Utri avrebbe incontrato i membri della cosca in almeno due occasioni: una prima volta nel dicembre 2007 a Milano, una seconda volta tre giorni prima delle politiche del 13 aprile scorso a Roma. In quell'occasione il clan Piromalli avrebbe promesso, in cambio di alcuni favori ai membri della cosca, voti e aiuto ai circoli del senatore nel territorio di Gioia Tauro. I magistrati della Dda stanno cercando ancora di chiarire il ruolo di Dell'Utri e la natura di tali incontri e il senatore sarà presto sentito come testimone.


Radovan Karadzic, il boia di Sarajevo (Fonte foto: rainews24.it)


BELGRADO - L'ex leader dei serbo-bosniaci, Radovan Karadzic, è stato arrestato, lunedì 21 luglio, a Belgrado. Karadzic è stato bloccato nella capitale serba dopo una latitanza lunga 13 anni. Era irriconoscibile grazie ad una fitta barba bianca, baffi e capelli lunghi. Viveva facendo il medico di periferia. Karadzic è accusato di genocidio per l'assedio di Sarajevo, durato oltre tre anni e mezzo e costato la vita a 12.000 persone, e per la strage di Srebrenica del 1995, che ha portato all'eccidio di 8.000 musulmani. Il boia di Sarajevo era ricercato dal 25 luglio del 1995, quando il Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi) aveva emesso un ordine di cattura nei confronti degli ex leader politico e militare dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic appunto e Ratko Mladic, secondi solo ai vertici del terrorismo mondiale nella lista dei grandi ricercati dalla comunità internazionale, con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità. Adesso Karadzic sarà estradato in Olanda, per essere giudicato dal Tribunale internazionale dell'Aja. Intanto emergono particolari sconcertanti sulla latitanza del boia serbo: fino al 2000 egli ha vissuto a Belgrado come un normale cittadino, andando allo stadio ogni domenica, mentre dopo l'avvento della democrazia nel paese balcanico ha addirittura trovato editori per alcune sue discusse opere, un libro di poesie e una sorta di romanzo autobiografico. Karadzic ha vissuto sotto falso nome (Dragan Dabic) e ha esercitato la professione medica, recandosi, come sembra, anche in Italia per intervenire su alcuni pazienti. A riferirlo è stata una donna di origine serba che ha raccontato di essersi rivolta a questo medico per riuscire ad avere un figlio. La notizia dell'arresto è stata salutata con soddisfazione dalla Bosnia e dalla comunità internazionale. 

 

Jolanda Occhipinti, uno dei tre cooperanti rapiti in Somalia  (Fonte foto: lastampa.it)


MOGADISCIO - Sono ancora vivi Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani dell'Ong Cooperazione Italiana Nord Sud (Cins), rapiti in Somalia, vicino Mogadiscio, il 21 maggio scorso, insieme ad un loro collega somalo, Abderahman Yusuf. A riferirlo è stato  il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il quale però chiede di mantenere il massimo riserbo, come stabilito sin dall'inizio e d'accordo con i familiari degli ostaggi. Già subito dopo il rapimento, infatti, la Farnesina aveva chiesto il silenzio stampa per non compromettere la situazione, già particolarmente delicata. Il ministero degli Esteri, quindi, ha rotto un silenzio durato due mesi per far sapere che gli ostaggi sono in buone condizioni, continuando però a chiedere la massima riservatezza. Il rapimento dei cooperanti sembra comunque non essere legato alla travagliata fase politica somala, come ha fatto intendere di recente il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha parlato di un sequestro a scopo esclusivamente ricattatorio. Nessuna notizia invece è stata fornita sulle condizioni del cooperante somalo Yusuf.

 

Bruno Contrada  (Fonte foto: repubblica.it)

NAPOLI - Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, ha ricevuto la sospensione della pena dal Tribunale di sorveglianza di Napoli, a causa delle sue cattive condizioni di salute. Per Contrada sono stati disposti gli arresti domiciliari, che avranno una "durata di sei mesi dalla data di esecuzione" e saranno a casa della sorella in provincia di Napoli. L'ex numero tre del Sisde così non potrà vedere la moglie, cardiopatica, residente a Palermo ed impossibilitata a raggiungere il marito a Napoli. Per tale ragione, Contrada, non ancora soddisfatto, tramite il proprio legale ha fatto sapere di voler lottare per ottenere anche il differimento della pena o lo spostamento dei domiciliari a Palermo, in caso contrario si dice pronto a tornare in carcere. Egli, infatti, sostiene che i domiciliari a casa della sorella lo danneggiano in quanto ciò non gli permetterebbe di vedere moglie e figli, che non si possono muovere da Palermo. Inoltre, l'ex funzionario del Sisde ha annunciato di voler combattere per dimostrare la sua innocenza e difendere il suo onore. Al di là delle presunzioni di innocenza, la decisione del Tribunale di sorveglianza di Napoli è più che discutibile, in quanto consente ad un condannato per mafia di godere di una misura che non gli spetta. E fa ancora più rabbia che il legale di Contrada definisca '"farneticanti e non meritevoli di ciascun commento" le dichiarazioni del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che aveva duramente commentato la concessione degli arresti domiciliari, e che Vittorio Contrada, fratello di Bruno, annunci l'intenzione di querelare il fratello del magistrato ucciso dalla mafia.  

 

Il luna park di Milano, teatro della squallida vicenda (Fonte foto: adnkronos.com)


MILANO - Uno spettacolo macabro e vergognoso in un paese che si dice civile e soprattutto che è da sempre in prima linea nella battaglia contro la pena di morte. All'interno del luna park dell'Idroscalo di Milano, fino a qualche giorno fa era possibile, con un euro, assistere alla simulazione di un'esecuzione capitale con un manichino in lattice posto su una sedia elettrica. Il macchinario, proveniente dagli Usa, è diventato una vera e propria attrazione: il manichino fissato alla sedia inizia prima a muoversi in maniera convulsa, poi a friggere e infine ad avvolgersi nel fumo, simulando con grande realismo come si muore su una sedia elettrica. Una vicenda incredibile, vergognosa. Uno scenario violento e macabro in un luogo di divertimento frequentato in maggioranza da bambini. Per fortuna, la magistratura, venuta a conoscenza del fatto, ha provveduto a sequestrare il macchinario incriminato, ai sensi dell'articolo 725 del codice penale. Il proprietario della giostra è stato infatti indagato per atti contro la pubblica decenza. Lo stesso proprietario ha difeso la sua scelta e si è detto fiero del suo manichino dando ottima dimostrazione di idiozia e di cattivo gusto, oltre che di reiterata offesa all'intelligenza ed al buon senso. Ma d'altra parte, se questo spettacolo di morte è diventato un'attrazione vuol proprio dire che nella testa della gente qualcosa si è davvero guastato irreparabilmente. Ci chiediamo perché movimenti che si dicono a tutela dei minori, come ad esempio il Moige, sempre pronti a bacchettare qualche battuta di spirito o qualche scena di sesso in tv, non abbiano usato la stessa indignazione per qualcosa che è di gran lunga peggiore.  

 

NUMERO DEL 19 LUGLIO

 

Ottaviano Del Turco  (Fonte foto: senato.it)

PESCARA - Scandalo nella sanità abruzzese: il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, è stato arrestato dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara. Le accuse sono: associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità. Insieme all'ex ministro sono finiti in carcere l'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzotta, il segretario generale alla presidenza, Lamberto Quarta, l'assessore Antonio Boschetti, l'ex assessore alla Sanità del centrodestra Vito Domenici e l'ex presidente della finanziaria regionale Giancarlo Masciarelli. Secondo l'accusa vi sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro, di cui 12,8 già consegnati. L'Abruzzo è una delle regioni italiane con il più alto debito nella sanità. Il governatore, in particolare, avrebbe ricevuto somme  per un totale di cinque milioni e ottocentomila euro. Durante il suo interrogatorio, presso il carcere di Sulmona, Del Turco si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha prodotto una dichiarazione spontanea in cui non ha fatto alcun riferimento alla vicenda che lo riguarda, preferendo lasciarsi andare, per 20 minuti, ad una digressione squisitamente politica sulla Regione e sul modo sano in cui è stata gestita. Del Turco si è anche auto-sospeso dal Pd.


Il giornalista Pino Maniaci (Fonte foto: liberapalermo.blogspot.com)


PALERMO - Ancora un'intimidazione nei confronti di Pino Maniaci, direttore di Telejato, un'emittente televisiva di Partinico, in provincia di Palermo. Nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 luglio ignoti hanno incendiato la sua auto, parcheggiata a pochi metri dalla sede dell'emittente tv. Maniaci si trova già sotto la tutela dei Carabinieri, dopo aver ricevuto numerose minacce dal figlio del boss Vito Vitale, che pochi mesi fa lo ha anche aggredito per strada. Il giornalista conduce un coraggioso telegiornale contro la mafia in un paese ad alta densità mafiosa come Partinico. Già nei mesi scorsi, le associazioni antimafia hanno espresso la propria solidarietà a Maniaci, con in testa Addiopizzo e Libera che hanno dato vita alla campagna "Siamo tutti Pino Maniaci", una staffetta televisiva antimafia condotta dalle associazioni. Un modo per non lasciare solo questo coraggioso giornalista finito nel mirino di "cosa nostra".

 

Omar al-Bashir, presidente del Sudan  (Fonte foto: lastampa.it)


L'AJA - Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha chiesto che la Camera della Corte chieda il mandato d'arresto per il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir per genocidio e crimini di guerra. Il procuratore infatti ha in mano le prove che mostrano che il presidente sudanese ha commesso genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur. Secondo l'accusa, al-Bashir "ha diretto e applicato un piano per distruggere in modo sostanziale i gruppi Fur, Masalit e Zaghawa, sulla base della  loro etnia". Gli uomini del presidente sudanese hanno ucciso almeno 35 mila civili e causato la  morte di un numero di persone compreso tra 80.000 e 265.000 che sono state sradicate dalle loro case. Interi villaggi sono stati distrutti. Il Sudan, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, Ali Al  Sadig, ha affermato di non riconoscere le decisioni della Corte penale internazionale.

 

Migranti sbarcano a Lampedusa (Fonte foto: repubblica.it)

LAMPEDUSA - Ancora tragedia nel mar Mediterraneo: all'alba di lunedì 14 luglio un gommone con a bordo almeno 76 persone si è ribaltato, a largo di Lampedusa, a causa delle cattive condizioni del mare e dell'agitazione scoppiata tra i passeggeri che hanno visto avvicinarsi la nave "Fenice" della Marina militare italiana. Tre i cadaveri recuperati dalla stessa "Fenice", 48 le persone tratte in salvo. Circa 25 i dispersi, per cui rimangono residue speranze vista la difficoltà dei soccorsi dovuta alle difficili condizioni del mare. Intanto proseguono gli sbarchi.

 

Una ragazza viene trasportata fuori dalla scuola Diaz durante il G8 di Genova  (Fonte foto: italy.indymedia.org)


GENOVA - Nell'ambito del processo sulle violenze commesse dalle forze di polizia all'interno della scuola Diaz, durante il G8 di Genova del 2001, i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno chiesto pene complessive per circa 110 anni nei confronti di 28 poliziotti, tra cui i vertici della Polizia, Francesco Gratteri (Direzione anticrimine centrale) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti). Per un solo poliziotto, Alfredo Fabbrocini, è stata chiesta l'assoluzione. Le richieste variano da cinque anni a tre mesi di reclusione. La pena più alta è stata chiesta per Pietro Troiani, all'epoca vicequestore, accusato di aver portato, insieme all'autista Michele Burgio (per il quale i pm hanno chiesto 4 anni di reclusione), due molotov nella scuola nel tentativo di farle passare come armi trovate in possesso ai no global. Per Luperi e Gratteri, accusati di falso ideologico, calunnia ed arresto illegale, i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno. "Non sono rimasti dietro la scrivania ad aspettare - ha sottolineato il pm Zucca - ma sono generali scesi in campo con casco e manganello a fianco della truppa". Zucca ha poi aggiunto: "Comportamenti come questi minacciano di più la democrazia che il lancio delle molotov". Interpellato dall'Ansa, Vittorio Agnoletto, eurodeputato, portavoce del "Genoa Social Forum" ai tempi del G8, ha commentato così la notizia: "Le richieste dei pm sembrano proporzionate all'estrema gravità dei fatti contestati ai rappresentanti delle forze dell'ordine". La sentenza è attesa per ottobre.

 

Gianfranco Funari  (Fonte foto: ilsole24ore.com)


MILANO - Gianfranco Funari, popolare presentatore ed autore televisivo romano, è morto sabato 12 luglio all'ospedale San Raffaele di Milano, dove si trovava ricoverato da cinque mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari. Aveva 76 anni. Funari aveva iniziato come cabarettista per poi approdare in tv nel 1970. La sua prima conduzione, però, risale al 1980, mentre l'approdo in Rai avviene nel 1984, con Aboccaperta, programma in onda su Raidue che gli darà la notorietà. Era un uomo ironico e intelligente, ma soprattutto libero e capace di parlare apertamente a tutti, dall'uomo della strada al politico potente. Memorabili le sue trasmissioni politiche, dove con il sorriso incalzava i politici, costringendoli a parlare in modo chiaro e diretto, senza troppi giri di parole.

 

NUMERO DEL 28 GIUGNO

 

Uno dei manifesti su Emanuela Orlandi ricomparsi a Roma in questi giorni  (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA - Svolta nelle indagini sul caso Emanuela Orlandi, la ragazza, figlia di un commesso del Vaticano, scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno 1983, all'età di 15 anni, e mai più tornata. Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l'amante del boss della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, ha rivelato che Emanuela fu prelevata da De Pedis, su ordine del discusso monsignor Marcinkus, all'epoca dei fatti presidente della Banca Vaticana, e successivamente uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. Stessa fine avrebbe fatto un bambino di 11 anni, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda. Il bambino sarebbe stato ucciso per vendetta. Nonostante alcune discrepanze sulle date, le dichiarazioni della Minardi sono dettagliate e circostanziate, a tal punto da spingere i magistrati ad aprire nuove indagini. La donna ha affermato di avere consegnato Emanuela ad un sacerdote ed ha poi tirato in ballo Marcinkus come regista del sequestro e dell'omicidio. Sulle ragioni del rapimento e dell'assassinio della Orlandi, la testimone precisa che si sia trattato di un sequestro a scopo di soldi, nell'ambito di una guerra di potere, un rapimento fatto per dare un messaggio preciso a qualcuno. La Minardi poi racconta di un Marcinkus invischiato nel riciclaggio di denaro sporco, in rapporti molto oscuri con la malavita. La teste ha tirato in ballo anche Andreotti, specificando che non è coinvolto nel caso Orlandi, ma che aveva rapporti stretti con Marcinkus e con Renatino De Pedis, il boss della Magliana. La polizia sta cercando riscontri alle parole della testimone e sta cercando i nascondigli in cui, secondo le dichiarazioni rese, veniva tenuta Emanuela prima della sua esecuzione. I magistrati chiederanno probabilmente anche la riapertura della tomba di De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant'Apollinare, per verificare se in quella tomba vi siano i resti della Orlandi. Il Vaticano ha reagito duramente alle rivelazioni della Minardi parlando di "accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi".

 

Silvio Berlusconi durante l'assemblea di Confesercenti  (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Ancora fango sulla magistratura, ancora attacchi durissimi che provengono da uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni statali, vale a dire il presidente del Consiglio dei Ministri. In occasione dell'assemblea annuale della Confesercenti, il premier Silvio Berlusconi ha messo in atto un vero e proprio comizio tutto incentrato su accuse e calunnie nei confronti dei magistrati. Dal palco, Berlusconi ha dichiarato di essere costretto ogni sabato mattina a preparare con i suoi legali udienze in cui egli è oggetto "dell'attenzione dei pm o di giudici politicizzati che sono la metastasi della democrazia". La platea, dopo aver udito queste gravissime e farneticanti parole, ha risposto con una caterva di fischi indirizzati al premier, il quale, ha reagito con un semplice: "Mi avete invitato voi". Se Marco Venturi, presidente di Confesercenti, ha difeso vergognosamente Berlusconi, dura è stata la reazione dell'Anm, che, per bocca del suo presidente, Luca Palamara, afferma: "Gli attacchi ingiustificati rischiano di creare una delegittimazione dell'intera istituzione. Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell'Anm che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa legittimazione da entrambe le parti". Siamo all'ennesimo scontro istituzionale prodotto dalla stoltezza e dalla volgarità politica e morale del presidente del Consiglio.

 

Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione in Zimbabwe  (Fonte foto: wikipedia.org)


HARARE - Situazione critica nello Zimbabwe, dove il governo del dittatore Mugabe si sta rendendo protagonista di violenze e intimidazioni nei confronti degli oppositori. Il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, in testa al primo turno delle presidenziali, ma costretto al ritiro vista l'impossibilità di svolgere la campagna elettorale a causa di violenze e intimidazioni, si è rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. Come lui, oltre 300 persone si sono rifugiate nell'ambasciata sudafricana, affermando di essere vittime della violenza politica. Si tratta di uomini, donne e bambini che dicono di provenire da varie località dello Zimbabwe e di essere state vittime dei sostenitori del presidente Robert Mugabe, dittatore del paese da 28 anni. La comunità internazionale, con in testa l'Onu e l'Unione delle nazioni africane, ha condannato il comportamento del presidente Mugabe, non riconoscendo l'esito delle elezioni presidenziali, che intanto vanno avanti con il ballottaggio che vede candidato il solo dittatore. Elezioni farsa che nessuno riconoscerà. Intanto, mentre la comunità internazionale, ascoltando le proposte del leader dell'opposizione, Tsvangirai, decide sulle misure da approntare, gli uomini di Mugabe, soprattutto nelle campagne, raccolgono la popolazione perché si rechi a votare, e votare  "bene": tanto osservatori veri non ce ne saranno.

 

Un identikit del boss Matteo Messina Denaro  (Fonte foto: repubblica.it)


TRAPANI - La Squadra Mobile di Trapani ha arrestato l'imprenditore edile Salvatore Di Girolamo, faccendiere al servizio del boss di "cosa nostra", Matteo Messina Denaro, con l'accusa di associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa di asta pubblica. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e del sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Piscitello. L'indagine della Squadra mobile di Trapani ha portato alla luce la "connessione" fra mafia ed imprenditoria a Trapani e il modo con il quale Di Girolamo avrebbe finanziato i boss. Dalle indagini è emerso che Di Girolamo si era accreditato come imprenditore affidabile per le famiglie mafiose della provincia di Trapani, rette dal boss latitante Matteo Messina Denaro, garantendo alle cosche, in cambio dell'appoggio di "cosa nostra", un pagamento in termini percentuali del 10% del valore dei lavori delle gare aggiudicate, corrompendo pubblici funzionari, al punto che l'indagato, secondo gli investigatori, era solito portare al seguito una valigetta 24 ore in cui custodiva le mazzette di denaro che dovevano essere utilizzate per le tangenti. L'imprenditore è stato rintracciato dagli agenti della mobile sull'isola di Favignana e, con un mezzo della squadra nautica della polizia, è stato trasferito a Trapani per essere rinchiuso nella casa circondariale di San Giuliano. Le presunte responsabilità di Salvatore Di Girolamo sono emerse da alcune intercettazioni, riscontrate con le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Mariano Concetto e da Vincenzo Laudicina, ex consigliere comunale ed esponente politico marsalese.

 

Marcello Lippi, il giorno della vittoria  al Mondiale (Fonte foto: lastampa.it)


ROMA - Marcello Lippi torna alla guida della nazionale italiana di calcio. Dopo il fallimentare Europeo di Donadoni, la Federcalcio non ha rinnovato il rapporto con il tecnico bergamasco (in virtù di una particolare clausola che prevedeva il rinnovo automatico solo in caso di raggiungimento delle semifinali) ed ha deciso di richiamare l'allenatore viareggino che ha portato l'Italia, due anni fa, alla vittoria del Mondiale. Lippi proverà, dunque, a replicare il trionfo iridato.

 

NUMERO DEL 21 GIUGNO

 

Un'immagine delle operazioni di soccorso in mare (Fonte foto: lastampa.it)

TRIPOLI - Si continua a morire nel Mediterraneo: in settimana, da fonti di sicurezza egiziane si è appresa la notizia di un tragico naufragio avvenuto il 7 giugno scorso al largo della Libia. A bordo del barcone, partito dal porto libico di Zuwarah, al confine con la Tunisia, c'erano circa 150 migranti, diretti in Italia. I morti sono 40 e almeno 100 sono i dispersi, mentre solo due migranti sono sopravvissuti: un cittadino del Bangladesh ed un egiziano. È stato proprio quest'ultimo a raccontare all'Ambasciata egiziana che sul barcone si trovavano circa 150 persone, una cinquantina di nazionalità egiziana e il resto originari di Marocco, Algeria e Bangladesh. I corpi delle 40 vittime sono stati riportati a terra dalle autorità libiche. Intanto, risulta che almeno quattro imbarcazioni siano partite da Zuwarah alla volta dell'Italia e soltanto due di queste risultano approdate. Il Mediterraneo continua ad inghiottire silenziosamente le vite di persone costrette a rischiar tutto pur di sperare in un futuro migliore.

 

Uno striscione del movimento contro l'ampliamento della base americana di Vicenza  (Fonte foto: repubblica.it)

VICENZA - Il Tar del Veneto ha sospeso l'ampliamento della base Usa di Vicenza, progettata presso l'aeroporto militare vicentino Dal Molin. Il Tar ha dunque accolto il ricorso presentato, nel settembre 2007, dal Codacons Veneto e dall'Ecoistituto "Alex Langer" di Mestre. Nell'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale si afferma che nessuna traccia documentale di supporto "è stata riscontrata" sull'atto di consenso "presentato dal Governo Italiano a quello degli Stati Uniti d'America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali. "Nel motivare la decisione - spiega il Codacons in una nota - il Tar Veneto sottolinea che è mancata la consultazione della popolazione interessata, nonostante fosse prevista dal memorandum Usa-Italia". L'associazione dei consumatori elenca poi "i danni gravi" che, con la richiesta di pronunciamento da parte del Tar, ha voluto impedire, a partire dal "forte impatto sulla situazione ambientale ed urbanistica e rischi di danneggiamento delle falde acquifere" che l'allargamento della base avrebbe potuto creare. Il Tar rileva anche che l'assenso del governo italiano "risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del Ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione e competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all'altissimo rilievo della materia". Nel procedimento per l'ampliamento della base Usa di Vicenza sussistono anche "altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea". Inoltre, l'autorizzazione è stata rilasciata "non solo per quanto riguarda l'insediamento delle nuove strutture della base militare, ma anche per la realizzazione delle relative opere, senza procedere alla verifica ex ante, del rispetto delle condizioni esplicitamente apposte". Insomma, il Tar ha fatto vincere la giustizia e ha dato ragione ad una battaglia lunga che ha coinvolto la quasi totalità della cittadinanza di Vicenza e non solo. Per il presidente Codacons, Carlo Rienzi, "é una vittoria di tutti i cittadini", per quello dell'Ecoistituto, Michele Boato, "Davide ha fermato Golia". Una sentenza "che difende la legalità più volte calpestata", questo il commento dei rappresentati del Presidio Permanente No Dal Molin.

 

Lo scrittore Roberto Saviano  (Fonte foto: wikipedia.org)


NAPOLI - I giudici della Corte d'Assise d'appello di Napoli, nell'ambito del processo "Spartacus" contro il clan dei casalesi, hanno inflitto sedici condanne all'ergastolo nei confronti dei massimi esponenti del clan. Ad essere condannati al carcere a vita sono stati i boss detenuti Francesco Schiavone, soprannominato "Sandokan", e Francesco Bidognetti, i due superlatitanti Antonio Iovine e Michele Zagaria, poi il cugino ominimo di "Sandokan", Giuseppe Caterino, Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Cipriano D'Alessandro, Raffaele Diana, Enrico Martinelli, Alfredo Zara, Mario Caterino, Sebastiano Panaro e Luigi Venosa. Ergastolo anche nei confronti di Giuseppe Diana, che in primo grado era stato condannato a 9 anni, mentre, rispetto al primo processo, Giuseppe Russo si è visto ridurre la pena dall'ergastolo a 30 anni di reclusione. Per altri tredici imputati condanne comprese tra i 2 e 30 anni di reclusione. Una sentenza esemplare. Lo scrittore Roberto Saviano, che con il suo libro "Gomorra" ha denunciato il sistema camorrista in Campania, era presente in aula. Dopo la lettura della sentenza Saviano ha dichiarato ai cronisti: "E' una bella vittoria dello Stato, ma è solo il primo atto di una partita da vincere fino in fondo. Bisognerà non far calare l'attenzione sui Casalesi e su quello che il loro potere criminale è riuscito a realizzare in questi anni...Dobbiamo soprattutto rendere omaggio, in queste ore, all'impegno di tanti magistrati e investigatori, e al lavoro oscuro di tanti cronisti che hanno raccontato queste cose esponendosi in prima persona".

 

Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu  (Fonte foto: unmultimedia.org)


NEW YORK - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, su proposta degli Usa, ha approvato all'unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l'Italia, che condanna fortemente l'uso dello stupro come arma di guerra, minacciando azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne.  Il testo, minacciando indirettamente di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L'Aja (Cpi), chiede "a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato". La risoluzione, definita dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch un "atto storico", chiede al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, di preparare un rapporto per individuare "i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili".

 

Nicola Calipari  (Fonte foto: calipari.it)


ROMA - La Prima sezione penale della Cassazione ha deciso che non ci sarà alcun processo, in Italia, per Mario Lozano, il marines americano accusato dell'omicidio di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso il 4 marzo 2005 a Baghdad nell'incidente in cui rimasero feriti la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, e un altro agente del Sismi. La magistratura italiana dunque non potrà chiarire, con un proprio processo, le circostanze dell'assassinio del nostro valoroso funzionario. Amara la reazione di Rosa Villecco, vedova di Nicola Calipari: "Sono profondamente addolorata e delusa: si è resa evidente l'impotenza delle nostre istituzioni. Questa sentenza riduce la morte di mio marito ad una vicenda e ad un dolore strettamente privati. Nicola era un funzionario dello Stato ed era in Iraq per svolgere un compito affidatogli dal Governo italiano. Che doveva difenderci mentre oggi l'Avvocato dello Stato, facendo marcia indietro rispetto alla precedente richiesta di processare Lozano in Italia, ha scelto una posizione agnostica rimettendosi ai giudici!".

 

Carlo Vizzini, uno dei due relatori del vergognoso emendamento "salva-premier"  (Fonte foto: senato.it)


ROMA - Il 18 giugno, l'aula del Senato ha approvato l'emendamento al decreto legge sulla sicurezza presentato dai senatori della maggioranza Vizzini e Berselli. L'emendamento è stato ribattezzato "salva-premier", in quanto sospende tutti i processi per reati commessi fino al 30 giugno 2002, tra cui quello in cui il premier è imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari. Dopo un dibattito infuocato, una parte dell'opposizione (Pd e Idv) ha abbandonato l'aula per protesta, mentre Udc e Radicali sono rimasti in aula per votare il loro no. Alla fine, i voti a favore sono stati 160, mentre 11 sono stati i contrari. Viene così approvata un'altra misura ad personam, introdotta per garantire al premier Berlusconi la possibilità di uscire indenne dall'ennesimo processo per corruzione. Dura la reazione del leader di Idv, Antonio Di Pietro: "L'emendamento congela-processi non c'entra nulla con la difesa della sicurezza. Cosa c'è di più pericoloso di un premier accusato di corruzione in atti giudiziari?". Intanto, finalmente, si ritorna a parlare proteste di piazza per difendere la democrazia, nuovamente e più seriamente minacciata dal tentativo di instaurare un nuovo regime.

 

NUMERO DEL 14 GIUGNO

 

Soccorritori e colleghi davanti al depuratore di Mineo  (Fonte foto: lastampa.it)

CATANIA - Un bollettino di guerra, una settimana tragica. Sei operai sono morti, mercoledì 11 giugno, all'interno di una vasca del depuratore di Mineo, in provincia di Catania. Un'altra terribile strage del lavoro, in una giornata che ha visto morire, oltre ai sei lavoratori di Mineo, altri quattro operai in diverse zone d'Italia. Ieri, poi, a due giorni dalla tragedia, altri tre incidenti mortali: all'interno della centrale Enel di Termini Imerese (Palermo), un operaio è deceduto cadendo da un'impalcatura; a Settimo Milanese due lavoratori edili egiziani sono morti allo stesso modo, dopo un volo di 15-20 metri, mentre un terzo è rimasto gravemente ferito e, al momento, si trova ricoverato in stato di coma, così come un altro lavoratore edile, caduto da un ponteggio all'Idroscalo di Milano quasi nello stesso momento in cui a Settimo Milanese i due egiziani morivano. Nel giro di due giorni, dunque, sono stati tredici i morti sul lavoro, più due in gravissime condizioni. Il bilancio totale, dall'inizio dell'anno, è salito a 373 vittime. Sul caso Mineo la magistratura sta indagando per capire la dinamica dell'incidente, mentre pare quasi certa la causa della morte: asfissia dovuta all'esalazione di sostanze tossiche. Dai primi accertamenti risulta la totale assenza di misure di sicurezza e di dispositivi di protezione individuale. Pare che due operai di una ditta di Ragusa, Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, si siano calati all'interno di una vasca di depurazione per controllare la presenza di un guasto o più probabilmente per svolgere attività di pulizia della vasca. I due sono stati i primi a trovarsi in difficoltà, mentre gli altri quattro, Giuseppe Zaccaria, Giovanni Natale Sofia, Giuseppe Palermo e Salvatore Pulici, tutti dipendenti del Comune di Mineo, sono scesi per cercare di salvare i colleghi. I sei sono stati completamente sommersi da fango e melma, forse fuoriusciti da un bocchettone del depuratore. Sette persone sono state indagate dalla Procura di Caltagirone per omicidio colposo plurimo: sono il sindaco di Mineo, il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale, quattro assessori comunali e il titolare della ditta Carfì srl, impegnata nella manutenzione dell'impianto. Alcuni di loro avevano detto che non è prevista alcuna attività all'interno di quella vasca, ma le indagini e le testimonianze contraddicono tali affermazioni. Un operaio, rimanendo in anonimo, ha raccontato a Repubblica la situazione terribile di illegalità all'interno del depuratore, con la totale inadempienza degli obblighi imposti dalla legge in materia di sicurezza, l'assenza di formazione e di specializzazione, le condizioni di lavoro disumane.

 

La disumana condizione dei prigionieri di Guantanamo (Fonte foto: articolo11.org)


WASHINGTON - La Corte Suprema degli Stati Uniti dà ragione ai detenuti di Guantanamo, riconoscendo che le modalità con cui Casa Bianca e Pentagono hanno deciso di custodire e processare i detenuti vanno contro la Costituzione e i valori stessi su cui sono fondati gli Stati Uniti. E' la terza volta in quattro anni che la Corte punisce la strategia di Bush e dei repubblicani e la loro idea assurda di derogare ad alcuni principi fondamentali in nome della guerra al terrorismo islamico, avviata dopo i fatti dell'11 settembre 2001. In passato, il governo Bush aveva reagito facendo passare una legge dal Congresso (all'epoca controllato dai repubblicani) per legittimare Guantanamo. Ma ora il Congresso è in mano ai democratici ed è improbabile che si possa ricorrere nuovamente ad una soluzione del genere. La Corte Suprema ha dunque sancito l'inviolabilità dei diritti civili ed umani dei detenuti di Guantanamo, al di là delle accuse che ricadono su di essi. Gli Usa dovranno garantire ai prigionieri un trattamento umano e tutte le prerogative necessarie per un giusto processo ed una giusta difesa. 

 

L'ingresso della clinica "Santa Rita" di Milano  presidiato dalla Guardia di Finanza  (Fonte foto: lastampa.it)


MILANO- La Procura di Milano e la Guardia di Finanza, dopo un'indagine durata un anno, hanno smascherato un sistema criminale all'interno della clinica privata convenzionata "Santa Rita" di Milano. Sedici le persone arrestate e circa una ventina quelle indagate. L'accusa è di truffa al Sistema Sanitario Nazionale e di omicidio volontario aggravato da crudeltà e lesioni personali gravissime. Si tratta di primari, ex primari, medici e anestesisti. Uno scenario terribile, squallido, spaventoso. Un sistema di potere criminale che lucrava sulla salute e sulla vita dei pazienti. Sono oltre novanta gli episodi contestati: operazioni non necessarie condotte solo per ottenere il rimborso dal SSN e dalla Regione Lombardia, pazienti sani operati, spesso senza il loro consenso e contro il parere del medico curante, polmoni e mammelle asportati senza motivo, tendini sinistri impiantati al posto di quelli destri, operazioni plurime nonostante ne bastasse una sola. In cinque casi, con persone anziane, questi interventi sarebbero stati fatali, provocando la morte dei pazienti. I particolari che emergono dall'inchiesta e dalle testimonianze dei pazienti sono agghiaccianti. Tutto questo orrore solo per denaro, per averne sempre di più e condurre stili di vita da nababbo. Fondamentale per il successo delle indagini il contributo delle intercettazioni, senza le quali la verità non sarebbe mai venuta a galla. Il governo rifletta, se ne è capace.

 

Un'immagine dello Stretto di Messina  (Fonte foto: wikipedia.org)


MESSINA - Gli agenti del commissariato di Capo D'Orlando, coordinati dalla Dda di Messina, hanno eseguito diciannove ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del clan Bontempo Scavo di Tortorici (Messina). Il clan agiva in piena simbiosi con la famiglia palermitana degli Aglieri-Rinella (che vanta legami con Bernardo Provenzano) e con la cosca catanese dei Santapaola. L'indagine, durata più di un anno e basata su un'intensa attività di intercettazione, ha consentito di scoprire decine di casi di estorsione e danneggiamento ai danni di imprenditori della provincia di Messina. Gli arresti sono stati eseguiti anche a Catania e Siracusa.

 

Una vecchia foto di Dino Risi durante le riprese di un film  (Fonte foto: ilsole24ore.com)


ROMA - Il grande regista italiano, Dino Risi, si è spento a Roma sabato scorso. Aveva 91 anni, era nato a Milano nel 1916. Regista e sceneggiatore, Risi è stato uno dei grandi maestri del cinema italiano, tra i padri della commedia all'italiana. Tanti i suoi film di successo. Ricordiamo "Pane, amore e fantasia" e "Pane, amore e gelosia", con protagonista un superlativo Vittorio De Sica, "Poveri ma belli", "Straziami ma di baci saziami", "In nome del popolo italiano", "Profumo di donna", con cui Risi, nel 1974, ottenne due nomination all'Oscar, "Una vita difficile" e, infine, i due capolavori interpretati da un leggendario Vittorio Gassman: "Il mattatore" e "Il sorpasso", film che hanno segnato un'epoca del nostro cinema. Risi è stato premiato con il Leone d'oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia nel 2002. 

 

NUMERO DEL 7 GIUGNO

 

Un barcone pieno di migranti  (Fonte foto: lastampa.it)

PALERMO - Ancora morte nel Canale di Sicilia. La notte tra venerdì e sabato, al largo delle coste libiche, a 150 miglia a sud di Lampedusa, un'imbarcazione piena di migranti è naufragata. Dodici i corpi senza vita recuperati da un pattugliatore della Marina militare italiana. I cadaveri sono stati trasportati a Porto Empedocle, in Sicilia. Sul pattugliatore si trovano anche altri 27 migranti, 20 uomini e 7 donne, sfuggiti alla tragedia e tratti in salvo dalla motopesca "Ariete" della marineria di Mazara del Vallo (Trapani). L'ennesima sciagura che si abbatte sul destino di uomini in cerca di un futuro migliore.

 

Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Fonte foto: repubblica.it)


ROMA - Il vergognoso decreto sicurezza approntato dal governo, oltre ad introdurre il reato di clandestinità, si "arricchisce" di un'altra norma crudele e ingiusta: un emendamento presentato dai presidenti delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, prevede infatti l'introduzione delle prostitute nella categoria dei soggetti "pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità", equiparandole così agli oziosi, ai vagabondi, ai delinquenti abituali, a coloro che praticano traffici illeciti, agli spacciatori e, cosa ancor più grave, agli sfruttatori della prostituzione e dei minori, vale a dire a quei soggetti di cui le prostitute stesse sono vittime. Decisa la reazione dell'Anm, con il presidente Luca Palamara che critica l'emendamento sottolineando come le vere piaghe siano lo sfruttamento, di cui sono le prostitute ad essere vittime, e il traffico di esseri umani. Per tale ragione, "obiettivo del legislatore e dei magistrati deve essere quello di individuare e colpire gli sfruttatori''. Palamara, nella sua relazione di apertura del Congresso dell'Anm, ha attaccato duramente le scelte del governo in materia di immigrazione, criticando particolarmente due aspetti: l'introduzione del reato di clandestinità, che porterebbe tra l'altro ad un intasamento dell'attività dei magistrati senza produrre poi "alcun reale beneficio in termini di effettività delle espulsioni e riduzione del fenomeno dell'immigrazione clandestina"; l'introduzione del principio dell'aggravante di clandestinità nel caso della commissione di un reato, misura che, secondo Palamara, è discriminatoria in quanto determina "un'incompatibilità con il principio di uguaglianza". Ovviamente il governo non tiene conto nemmeno di questa critica e continua a difendere il proprio decreto vergogna.

 

Una terribile immagine delle vittime civili della strage di Haditha, in Iraq  (Fonte foto: peacereporter.net)


LOS ANGELES- Una corte marziale californiana ha prosciolto il sottotenente Andrew Grayson, 27 anni, da tutti i capi d'accusa, cioè intralcio alla giustizia e falsa testimonianza, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Haditha, in Iraq. La strage, uno dei più delicati tra i crimini di guerra  attribuiti alle truppe Usa in Iraq, ebbe luogo il 19 novembre 2005 come atto di rappresaglia per l'uccisione di un caporale americano rimasto vittima di un ordigno rudimentale: alcuni marines statunitensi uccisero barbaramente 24 civili disarmati e inermi, tra cui donne e bambini, cercando poi di insabbiare tutto e di far credere che i civili iracheni fossero morti in seguito ad una bomba esplosa nelle vicinanze del villaggio, sito a circa 260 km da Baghdad. Alcuni reportage giornalistici però sconfessarono questa versione e fecero emergere un'altra atroce verità. Da lì, nacque un'inchiesta che ha visto imputati quattro soldati, presenti attivamente sulla scena del feroce crimine, e quattro ufficiali, tra cui Grayson, accusati di aver cercato di depistare le indagini e coprire la strage. Degli otto imputati, cinque hanno goduto del non luogo a procedere. Con il proscioglimento pieno di Grayson, a rimanere sotto processo sono soltanto in due, un soldato ed un ufficiale: il sergente Frank Wuterich e il colonnello Jeffrey Chessani. Un inaudito caso di ingiustizia e impunità, uno dei tanti crimini commessi dagli Usa per cui non vi è ancora alcun colpevole.  

 

Barack Obama  (Fonte foto: wikipedia.org)


WASHINGTON - Barack Obama è il candidato dei Democratici alle presidenziali americane del prossimo novembre. Le ultime due tappe delle primarie (Montana e South Dakota) non hanno cambiato gli equilibri. Il senatore dell'Illinois ha mantenuto un netto vantaggio, ricevendo anche il sostegno aperto dei superdelegati del suo partito, sconfiggendo così definitivamente la sfidante Hillary Clinton, la quale oggi annuncerà ufficialmente il proprio ritiro e il proprio appoggio ad Obama. Per la prima volta nella storia degli Usa, un afroamericano avrà la possibilità di conquistare la Casa Bianca e guidare la sua nazione. Il candidato repubblicano, McCain ha subito attaccato e sfidato Obama, proponendo dieci confronti in dieci settimane, in giro per gli Stati Uniti e con la formula del dibattito aperto, in cui il pubblico può porre le proprie domande direttamente ai due candidati. Queste le parole con cui Obama ha annunciato la sua vittoria: "Stanotte segna la fine di un viaggio storico e l'inizio di un altro: un cammino che porterà a un giorno nuovo e migliore per l'America. Stanotte, posso presentarmi di fronte a voi e dire che sarò il candidato dei democratici a presidente degli Stati Uniti".

 

Un poliziotto impegnato in un'operazione anticamorra  a Napoli  (Fonte foto: unita.it)


AVELLINO - Una maxi operazione anticamorra, denominata "Alleanza Nolana" e  condotta dalla Squadra Mobile di Napoli insieme alla Squadra Mobile di Avellino ed al Commissariato di Nola, ha azzerato il clan Cava di Quindici (Avellino). L'indagine, iniziata nel 2003, si è conclusa con l'emissione di 49 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di personaggi, a cui, secondo l'accusa, i boss Biagio e Antonio Cava (detenuti) hanno affidato la reggenza del clan e dei suoi affari sporchi. Le forze dell'ordine hanno eseguito 47 ordinanze (una decina anche nei confronti di persone già in stato di detenzione, tra cui il boss Biagio Cava), mentre due sono i latitanti sfuggiti all'arresto. Le accuse riguardano i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico facente capo alla famiglia Cava di Quindici, omicidio, estorsione, rapina, incendio, porto e detenzione di armi, detenzione, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti. Nel corso dell'operazione sono stati inoltre sequestrati beni immobili e società commerciali nelle province di Napoli, Avellino, Frosinone, Latina, L'Aquila, Piacenza e Parma, per un valore stimato complessivo di circa 160/180 milioni di euro. La Polizia ha anche setacciato le campagne del Vallo di Lauro, alla ricerca di nascondigli di armi.

 

Antonino Agostino, poliziotto ucciso dalla mafia nel 1989 insieme alla moglie Ida (Fonte foto: cadutipolizia.it)


PALERMO - Ancora una svolta nelle indagini sull'omicidio dell'agente scelto della questura di Palermo, Antonino Agostino, e della moglie Ida Castellucci, trucidati a Villagrazia di Carini (Palermo) il 5 agosto 1989, davanti casa dei genitori di Antonino, sotto i loro occhi. Erano appena tornati dal loro viaggio di nozze e Ida era in attesa del loro primo figlio. I sostituti procuratori della Dda di Palermo, Domenico Gozzo e Nino Di Matteo, hanno iscritto nel registro degli indagati un poliziotto, Guido Paolilli, con l'accusa di favoreggiamento aggravato e continuato: egli avrebbe depistato le indagini per favorire la mafia. La sua abitazione di Montesilvano, a Pescara, è stata perquisita dagli investigatori della Dia di Palermo. Una vicenda ingarbugliata, un processo lungo e travagliato, ostacolato dall'opposizione del segreto di Stato. Agostino, con molta probabilità, oltre al suo ruolo di agente scelto, stava svolgendo compiti molto delicati e coperti: pare, infatti, che stesse svolgendo attività antimafia molto importanti in collaborazione con i servizi segreti. Grazie alla tenacia del padre di Agostino, l'inchiesta è stata riaperta nel 2007 e nel febbraio di quest'anno ha già portato all'iscrizione sul registro degli indagati di un noto mafioso, Gaetano Scotto, condannato all'ergastolo per la strage di via D'Amelio. Ora l'inchiesta si concentra su un collega di Agostino, quel Paolilli che è accusato di aver fatto sparire dei fogli su cui Antonino avrebbe scritto della sua indagine e della sua delicata attività. E' in quei fogli che va ricercata la verità sulla morte del poliziotto e della moglie, uccisa perché sicuramente sapeva ogni cosa.  

 

Del Piero e Cassano scherzano sotto gli occhi di Roberto Donadoni  (Fonte foto: repubblica.it)


VIENNA E BERNA - Cominciano oggi, in Austria e Svizzera, i Campionati Europei di calcio. Sedici formazioni si affronteranno per 22 giorni con l'obiettivo di aggiudicarsi il prestigioso titolo continentale, di cui è detentrice la Grecia. Ad inaugurare il torneo sarà l'incontro tra Svizzera e Repubblica Ceca, in programma oggi, a Basilea, con inizio alle ore 18. In serata, saranno Portogallo e Turchia a scendere in campo, a Ginevra. L'altra nazione ospitante, l'Austria, debutterà domani pomeriggio, 8 giugno, a Vienna, contro la Croazia. I greci, detentori del trofeo, affronteranno la Svezia, giorno 10 giugno alle 20.45, a Salisburgo. La nostra nazionale, priva del suo capitano, Fabio Cannavaro, infortunatosi seriamente in settimana e sostituito dal fiorentino Gamberini (ma Cannavaro, dopo l'operazione subita, è rientrato in ritiro dove ha scelto ugualmente di rimanere), esordirà lunedì 9 giugno, alle 20.45, a Berna, contro la temibile Olanda, allenata da Marco Van Basten. Buona fortuna.

 

NUMERO DEL 24 MAGGIO

 

Un'immagine di Giovanni Falcone con la sua scorta (Fonte foto: libera.it)


PALERMO - Le 17.59 del 23 maggio 1992, esattamente 16 anni fa: sull'autostrada Trapani-Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci, una terribile esplosione uccide il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, ferendo altri quattro agenti, tra cui Giuseppe Costanza, che si trovava nell'auto del giudice, e una ventina di civili che transitavano in quel momento nei pressi dello stesso svincolo. E' la strage di Capaci, una delle due stragi che colpirono il cuore dello Stato nel 1992. Numerose le iniziative in tutta Italia per ricordare Falcone e tutte le vittime della mafia. Numerosi anche i messaggi delle autorità politiche (alcune delle quali presenti alla commemorazione presso l'aula bunker di Palermo) di cui non vogliamo citare né i nomi né le parole, perché la politica è stata la principale responsabile della sconfitta dello Stato in quel periodo. Soprattutto, stona troppo che a parlare di Falcone e di antimafia siano gli amici di Dell'Utri e gli ex soci di capimafia. Citiamo allora quanto detto da Maria Falcone, sorella del magistrato: "Da più di sei anni provo sempre una grande emozione nel trovarmi qui a ricordare Giovanni e Paolo, quest'aula rappresenta per tutti noi italiani la caduta del mito dell'invulnerabilità della mafia e dell'impunibilità dei mafiosi".

 

L'ingresso di San Luca, paese calabrese teatro della sanguinosa faida  (Fonte foto: lastampa.it)


REGGIO CALABRIA- Proprio nel giorno della commemorazione delle vittime di Capaci, le forze dell'ordine danno un altro duro colpo alla criminalità organizzata, nello specifico alla 'ndrangheta. Dopo gli arresti della scorsa settimana, il 23 maggio, i Carabinieri hanno arrestato il boss latitante Giuseppe Nirta, 68 anni, capo indiscusso del clan Nirta-Strangio, che da anni è protagonista della sanguinosa faida con il clan rivale dei Pelle-Vottari. Nirta, inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia, accusato di omicidio e coinvolto nella famigerata strage di Duisburg, in cui furono uccisi sei membri del clan rivale, è stato acciuffato a San Luca, presso l'abitazione di un parente, nel centro del paese. Una buona notizia, in un giorno importante.

 

Un immigrato in Italia  (Fonte foto: wikipedia.org)


ROMA - Non si placano le polemiche sul modo illiberale e razzista con cui il governo italiano ha deciso di affrontare la questione immigrazione. Il pacchetto sicurezza approvato a Napoli ha scatenato la reazione non solo della Spagna ma anche dell'Unione Europea, che ha discusso del provvedimento adottato dall'Italia esprimendo la propria contrarietà all'atteggiamento discriminatorio nei confronti dei Rom ed alla decisione di rendere la clandestinità reato. L'Ue ha anche stabilito che il pacchetto, una volta predisposto, dovrà essere visionato dall'Europa per verificarne la compatibilità con le norme comunitarie e con le convenzioni internazionali. Intanto, i rappresentanti di numerose Ong internazionali, impegnate nelle attività di sostegno e solidarietà ai poveri ed ai deboli del mondo, hanno bocciato il pacchetto sicurezza respingendo l'idea di usare fermezza e repressione contro i deboli e i disperati. Anche l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati si è lamentato della scelta di Berlusconi, manifestando preoccupazione soprattutto per quel che riguarda le conseguenze negative sui richiedenti asilo. Intanto, continuano gli sbarchi ed il cadavere di un migrante è stato ritrovato stamattina nel mare di Pozzallo (Ragusa).

 

Una centrale nucleare  (Fonte foto: wikipedia.org)


ROMA - Il neoministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, nel corso dell'assemblea di Confindustria, ha affermato che il nuovo governo, entro questa legislatura, getterà le basi per la realizzazione di diverse centrali nucleari di nuova generazione, sottolineando la necessità di definire un piano di azione per il ritorno al nucleare. Numerose le perplessità espresse dagli esperti, i quali sostengono che non c'è alcuna possibilità di adottare impianti di nuova generazione in così breve tempo, oltre al fatto che nei più grandi paesi industrializzati si sta puntando sempre meno su questa fonte energetica per concentrarsi su eolico e fotovoltaico. Ma questo Scajola lo ignora o finge di ignorarlo. Intanto, anche il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, muove i primi passi verso l'attuazione del nefasto modello di sviluppo scelto dal governo. Matteoli, infatti, ha scritto al presidente della Società Stretto di Messina, per sollecitarlo a mettere in atto nuovamente tutti gli adempimenti necessari per la ripresa del progetto "Ponte sullo Stretto", che viene definito un'infrastruttura di carattere "prioritario". Lo scempio ha inizio.

 

NUMERO DEL 17 MAGGIO

 

Un bambino viene estratto dalle macerie (Fonte foto: ilsole24ore.com)


PECHINO - Un terribile terremoto ha investito la regione del Sichuan, una delle aree più povere della Cina. Il bilancio ufficiale, secondo le ultime notizie, è di oltre ventiduemila morti accertati e di quattordicimila dispersi, ancora bloccati sotto le macerie. I senzatetto sono invece cinque milioni. Il sisma, con intensità pari a magnitudo 7.8 della scala Richter, ha avuto il suo epicentro nella piccola cittadina di Yingxiu, nella contea di Wenchuan. Centinaia di studenti sono stati travolti e uccisi dal crollo di diverse scuole, sulla cui adeguatezza strutturale sono sorte polemiche e su cui sarà aperta un'inchiesta non appena la situazione si normalizzerà. Intanto, il popolo cinese si sta dando da fare per cercare di salvare le tante persone ancora sotto le macerie. La situazione però è drammatica e, secondo stime del governo di Pechino, il bilancio dei morti potrebbe salire fino a quota cinquantamila. La comunità internazionale si è già mobilitata per prestare il proprio aiuto alla Cina, ricevendo, differentemente dal caso birmano, disponibilità.

 

Una drammatica immagine dell'attentato di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (Fonte foto: indicius.it)


BRESCIA - Il Gup di Brescia, Lorenzo Benini, ha rinviato a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di Piazza della Loggia, a Brescia, in cui il 28 maggio 1974 otto persone morirono e un centinaio rimasero ferite. A 34 anni dalla tragedia, dopo un iter giudiziario complesso che non è riuscito ad identificare i colpevoli, finalmente i sei imputati, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi e Pino Rauti (ex leader Msi e suocero del sindaco di Roma, Gianni Alemanno) saranno giudicati dalla Corte d'Assise a novembre prossimo. Al processo in Assise, difficilmente sarà presente l'ex ordinovista Delfo Zorzi, che vive in Giappone, nei cui confronti pende una richiesta d'estradizione. Ad ogni modo, si tratta di un risultato importante e doveroso nei confronti delle vittime e dei familiari che da oltre tre decenni attendono giustizia. L'attentato di Piazza della Loggia è uno dei tanti eccidi italiani per cui nessuno ha pagato. L'unica cosa certa è che, a far esplodere l'ordigno (nascosto dentro un cestino dell'immondizia), durante una manifestazione contro il terrorismo indetta dai sindacati, furono estremisti di destra appartenenti al gruppo neofascista "Ordine nuovo", fondato proprio da Pino Rauti. Adesso, tocca alla magistratura riportare un po' di giustizia in questo paese di impuniti.

 

Maria Teresa Fernandez  de la Vega, vice-premier spagnolo (Fonte foto: wikipedia.org)


MADRID - Dopo gli arresti di massa e le deportazioni di Rom eseguite dalle forze dell'ordine come segno tangibile della fermezza del nuovo governo in materia di immigrazione, scoppiano le polemiche in tutta Europa sul modo in cui l'Italia intende affrontare la questione dei migranti. La numero due del governo spagnolo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, ha reagito duramente alle azioni ordinate dal governo ed alle dichiarazioni di intenti espresse dal ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni. La Fernandez de la Vega ha affermato che "il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Dopo gli avvertimenti del governo rumeno sulla necessità di non costruire norme xenofobe e apertamente "etniche", arriva il duro giudizio del vice-premier spagnolo. Ma non solo, anche l'Unione Europea ha fatto sentire la sua voce, bocciando la proposta del centro-destra italiano, avanzata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, con cui si chiedeva la revisione del Trattato di Schengen ed il ripristino dei controlli alle frontiere. Nel frattempo, anche la Libia continua ad attaccare l'Italia. Insomma, per questo governo Berlusconi IV come inizio non c'è male...Promette davvero bene. Intanto, molte associazioni di Rom denunciano il cattivo trattamento ricevuto nel corso delle perquisizioni e dei controlli, mentre la ferocia idiota e primitiva degli italiani non si ferma: da Napoli a Milano continuano gli incendi e gli attentati a danno dei Rom. Ci auguriamo che le forze dell'ordine usino lo stesso zelo per individuare i responsabili di questi atti vili e ignobili.

 

Roberto Mancini, allenatore dell'Inter  (Fonte foto: lastampa.it)


MILANO - E' bufera all'Inter dopo che i nomi di diversi giocatori e componenti dello staff tecnico sono finiti al centro di un'indagine antidroga condotta dai Ros dei Carabinieri di Milano e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia. Dall'attività di intercettazione nei confronti di Domenico Brescia, pregiudicato titolare di una sartoria e indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso connessa al traffico di stupefacenti, sono venuti fuori contatti tra l'indagato, alcuni giocatori (il capitano Javier Zanetti, Materazzi, Ibrahimovic), il tecnico Roberto Mancini, il suo vice, Sinisa Mihajlovic, e l'assistente tecnico, Fausto Salsano, oltre ad un dipendente nerazzurro, al direttore del centro coordinamento dei tifosi dell'Inter, ad all'ex campione nerazzurro e della nazionale, Alessandro Altobelli. Nessuno di loro, comunque, risulta al momento indagato o implicato in atti penalmente rilevanti. Brescia era un assiduo frequentatore della Pinetina, il centro di allenamento dell'Inter, e intratteneva rapporti personali con molti giocatori e con il tecnico. A quanto pare egli, attraverso un amico, procurava beni di lusso a prezzi vantaggiosi ai giocatori del club milanese. Tra le intercettazioni, ce ne sarebbe in particolare una tra Roberto Mancini e Brescia, in cui si parla di un socio del sarto, Daniele Bizzozzero, latitante a Montecarlo e poi arrestato a Parigi: "Glielo avevo detto di stare lì ad aspettare l'indulto...", questa la frase attribuita all'allenatore dell'Inter in questa conversazione. Pare che i rapporti tra il pregiudicato e gli interisti non andasse al di là della compravendita di beni di lusso, anche se si sta cercando di capire meglio il significato di alcune conversazioni oscure, che lasciano pensare alla volontà di nascondere i reali significati delle affermazioni intercettate. L'Inter si è detta estranea e tranquilla, per bocca del presidente Moratti, ma la vicenda conserva lati molto oscuri, anche perché si è sparsa la voce perfino di un giro di scommesse sportive a Trento, relative alla stagione scorsa. Voce poi smentita. Intanto Brescia è stato arrestato per traffico di stupefacenti. L'arresto è stato motivato con il "pericolo di fuga specifico e concreto a seguito di notizie di stampa". Secondo il pm, "il gruppo di Domenico Brescia può certamente contare su appoggi all'estero e, comunque, ha esperienza di latitanza all'estero".

 

Un'immagine del boss Francesco Bidognetti (Fonte foto: lastampa.it)


CASERTA - Domenico Noviello, 65 anni, è stato ucciso in un agguato di camorra, a Castelvolturno, sul litorale casertano. I sicari gli hanno scaricato addosso una ventina di colpi di pistola di grosso calibro. Noviello, titolare di un'autoscuola, aveva denunciato un tentativo di estorsione subito da Domenico Bidognetti, esponente di punta dell'omonimo clan. Bidognetti era stato poi arrestato ed aveva deciso di collaborare con la giustizia, subendo per tale ragione la vendetta del cugino, il boss Francesco Bidognetti (oggi in carcere), il quale aveva ordinato l'assassinio del padre del collaboratore di giustizia. Noviello, incensurato, dopo aver denunciato gli estortori, fino al 2003 ha ottenuto una scorta, che poi gli è stata revocata. In assenza di protezione, per la camorra è stato facile sbarazzarsi di qualcuno che aveva deciso di non piegarsi, di rimanere con la schiena dritta. 

 

Oscar Pistorius, campione di atletica (Fonte foto: repubblica.it)


LOSANNA - Oscar Pistorius. l'atleta sudafricano che corre con due protesi in fibra di carbonio al posto delle gambe, potrà partecipare alle Olimpiadi, il suo grande sogno. Il Tribunale di Losanna, infatti, ha accolto il ricorso presentato da Pistorius contro la decisione della Iaaf (Associazione internazionale delle federazioni d'atletica), che aveva impedito al velocista sudafricano di partecipare ai Giochi. Nonostante il parere negativo Pistorius non si è arreso ed è andato avanti nella sua battaglia. Adesso, il Tribunale di Losanna ha sciolto ogni dubbio e Pistorius, primatista mondiale nei 100, nei 200 e nei 400 metri, nella sua categoria, per essere ammesso ufficialmente nella gara dei 400 dovrà cercare di realizzare il tempo minimo che è di 45,55 (il suo record è di 46,56), mentre per la staffetta basterà la semplice convocazione. "E' uno dei giorni più belli della mia vita", ha dichiarato il sudafricano. 

 

NUMERO DEL 10 MAGGIO

 

La Birmania messa in ginocchio dall'uragano Nargis (Fonte foto: lastampa.it)


RANGOON - Una tragedia mai vista, così è stata definita da Medici Senza Frontiere quella provocata in Birmania dal ciclone Nargis, che ha causato più di centomila morti e oltre un milione e mezzo di sinistrati, anche se ancora non esistono stime precise. Si sa soltanto che il bilancio ufficiale è di 23 mila morti e 40 mila dispersi, ma si teme che la cifra reale raggiunga quasi il doppio. Solo nella località di Labutta, infatti, nel cuore del delta del fiume Irrawaddy, la zona più colpita dall'uragano, sono ben 80 mila le vittime, come confermato dai militari. La situazione è gravissima, ovunque ci sono solo devastazione e morte. Il ciclone ha colpito un popolo già profondamente debole e stanco, oppresso da un regime sanguinario. In molte regioni, interi villaggi sono svaniti sotto l'acqua e non si conosce la sorte di migliaia di persone inghiottite dalla tempesta. Scarseggiano cibo ed acqua potabile, mentre è altissimo il rischio di epidemie. Unione Europea, Stati Uniti e organizzazioni umanitarie hanno già predisposto un consistente piano di aiuti, ma devono fare i conti con la crudele ottusità del regime birmano, che continua a vietare l'arrivo di aiuti e di personale di soccorso stranieri, mentre conferma lo svolgimento del referendum, previsto per il 10 maggio, sulla nuova costituzione imposta dal governo militare, con la sola eccezione delle aree direttamente colpite da Nargis, ed invita la popolazione a votare sì.

 

Il cadavere di Aldo Moro, ritrovato in via Caetani il 9 maggio 1978 (Fonte foto: repubblica.it)


ROMA - Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita di Aldo Moro, presidente della Dc dell'epoca, venne ritrovato in via Caetani, a Roma, tra piazza del Gesù, dove vi era la sede della Dc, e via delle Botteghe Oscure, dove si trovava la sede del Pci. L'onorevole Moro, dopo 55 giorni dal sequestro, avvenuto in via Fani, a Roma, dove morirono cinque agenti della scorta, venne giustiziato dalle Brigate Rosse e fatto trovare all'interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa. Fu uno dei momenti più tragici della storia italiana, la fase più difficile dei cosiddetti "anni di piombo", un attacco durissimo al cuore dello Stato da parte di un'organizzazione criminale, intrisa di una lucida follia ideologica, che eliminò un uomo politico illuminato, aperto, moderno e moralmente integro quale era Aldo Moro. Un uomo che, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, vogliamo ricordare come esempio di un'intelligenza e di una statura politica che oggi sono totalmente spariti dalla scena italiana.

 

Una celebre foto di Peppino Impastato (Fonte foto: peppinoimpastato.com)


PALERMO - Lo stesso giorno dell'uccisione di Aldo Moro, l'Italia perdeva uno dei suoi figli migliori: Peppino Impastato, giovane militante di sinistra che aveva sfidato la mafia, mettendola a nudo, ridicolizzandola, combattendola culturalmente proprio in uno dei suoi feudi più forti, quella Cinisi che era totalmente in mano al boss Tano Badalamenti, colui che ordinò l'assassinio di Peppino. Impastato venne ucciso la notte tra l'8 ed il 9 maggio a Cinisi da un gruppo di sicari che prima lo massacrarono di botte e poi lo legarono al binario della linea ferrata Palermo-Trapani con indosso una carica di tritolo. Peppino venne dilaniato dall'esplosivo ed inizialmente le indagini si orientarono sull'ipotesi di un attentato progettato dallo stesso Peppino o su quella di un suicidio "eclatante". Dopo anni di battaglie giudiziarie condotte dalla mamma, Felicita Bartolotta Impastato, dal fratello Giovanni e dai compagni ed amici di Peppino, la magistratura, nel 2002, ha condannato all'ergastolo Tano Badalamenti, mandante dell'omicidio insieme al suo vice Vito Palazzolo, anch'egli condannato a 30 anni di reclusione. I due mafiosi, poco tempo dopo la sentenza sono deceduti. La nostra redazione vuole ricordare Peppino, esempio di coraggio ed impegno per tutti i giovani, siciliani e non, che credono nella possibilità di cambiare il mondo.

 

Un'immagine degli scontri in Libano  (Fonte foto: apcom.net)


BEIRUT - Sono ventisette i morti e più di ottanta i feriti negli scontri tra le milizie sciite di Hezbollah e i filo-governativi antisiriani in Libano. Il bilancio delle vittime cresce con il passare delle ore. A determinare la situazione di scontro sono state alcune scelte del governo libanese, interpretate dagli Hezbollah come delle vere e proprie "dichiarazioni di guerra": soprattutto, a scatenare la reazione è stata la decisione del governo di dichiarare illegale il network di comunicazione di Hezbollah e di rimuovere il capo della sicurezza aeroportuale, vicino all'organizzazione filo-iraniana. Sono esplose così terribili violenze e per le strade di Beirut si è tornati a sparare.   

 

Una lettera ed un fiore a Verona sul luogo del pestaggio (Fonte foto: corriere.it)


VERONA - E' morto in settimana Nicola Tommasoli, il giovane veronese pestato a sangue da un gruppo di cinque balordi appartenenti a formazioni neofasciste e neonaziste, punito per essersi rifiutato di offrire una sigaretta. Verona è sotto choc ed ha reagito con una manifestazione antiviolenza ed antifascista, puntando il dito contro il sindaco Tosi, reo di aver creato un clima irrespirabile di odio in città. Accese polemiche, inoltre, sono seguite alle frasi irriguardose del neopresidente della Camera, l'ex camerata Gianfranco Fini, il quale ha definito l'uccisione di Tommasoli meno grave dell'incendio di un paio di bandiere israeliane a Torino, in occasione delle manifestazioni per il primo maggio. Un'uscita folle e gravissima, che viene da un ex fascista oggi a capo della terza istituzione italiana, che dovrebbe essere equilibrata e garante dei valori della democrazia. Intanto, i cinque criminali arrestati, tutti giovani e di famiglia benestante, si sono visti convalidare il fermo dal Gip di Verona, che ha respinto la richiesta di domiciliari presentata dai legali dei cinque assassini. L'accusa, sostenuta dal Procuratore della Repubblica, Francesco Rombaldoni, che coordina l'inchiesta, è di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi.

 

Carabinieri impegnati nel blitz in Calabria (Fonte foto: ilsole24ore.com)


REGGIO CALABRIA - I Carabinieri di Locri, coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, hanno eseguito nella mattinata di venerdì dieci ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti di spicco dei clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio, protagonisti della cosiddetta faida di San Luca, che, dal suo inizio (nel 1991), ha provocato la morte di oltre cinquanta persone e che ha raggiunto il suo momento massimo il 15 agosto dello scorso anno, con la strage di Duisburg, in Germania, dove le vittime di un feroce agguato furono sei. L'operazione si è svolta, oltre che nei paesini della Locride, anche a Bologna, Milano ed Udine. Otto le persone arrestate, due quelle risultate irreperibili. Tra gli arrestati figurano anche Maria Pelle ed Antonella Vottari, moglie e sorella del boss Francesco Vottari, capo dell'omonima cosca, finito in galera ad ottobre. Le due donne, secondo l'accusa, avrebbero avuto un ruolo attivo all'interno del gruppo. Le ordinanze di custodia cautelare hanno colpito anche Francesco Barbaro, già detenuto, e Giuseppe Pelle, reggente dell'omonima cosca e figlio di Antonio Pelle, boss inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia.

 

NUMERO DEL 3 MAGGIO

 

Il Dalai Lama, guida spirituale del popolo tibetano (Fonte foto: wikipedia.org)


LHASA - Attraverso un comunicato comparso sul suo sito ufficiale, il governo tibetano in esilio in India ha denunciato che la polizia cinese brucerebbe i corpi dei ribelli tibetani morti durante i moti di Lhasa. Secondo quanto sostenuto dagli esuli, il 28 marzo la polizia cinese avrebbe bruciato 83 corpi nel crematoio elettrico della città di Dhongkar Yabdha, che appartiene al distretto municipale di Lhasa. I membri del governo tibetano hanno affermato che la cremazione è dovuta alla necessità, da parte dei cinesi, di cancellare ogni prova relativa alle proteste in corso in Tibet. Pare che a confermare questo macabro rituale, siano stati diversi testimoni, i quali hanno visto diversi corpi di tibetani, morti durante gli scontri, caricati su camion militari e portati nella parte orientale di Lhasa. Inoltre, la famiglia di un tassista, scomparso durante le proteste, si è vista recapitare dalla polizia un sacchetto, con il nome dell'uomo, contenente le sue ceneri. Nel documento pubblicato sul sito del governo in esilio, si denuncia anche che molti tibetani, feriti negli scontri e trasferiti in ospedale, sono morti e stanno morendo senza cure. Intanto, due emissari del Dalai Lama incontrano alcuni diplomatici cinesi per discutere della crisi del Tibet.   
 

 

Un immagine della manifestazione del primo maggio a Torino, in piazza S.Carlo (Fonte foto: repubblica.it)


ROMA - Come ogni anno, in tutta Italia sono state numerose le iniziative organizzate in occasione della Festa del Lavoro del primo maggio. Sicurezza sul lavoro e aumento dei redditi: questi i temi principali della giornata. A Roma, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha celebrato la Festa del Lavoro presso la sede dell'Inail, da dove ha lanciato un nuovo appello affinché si garantisca più sicurezza nei posti di lavoro e si ponga fine al triste fenomeno delle morti bianche. A Torino, colpita a dicembre dal tragico incidente della ThyssenKrupp, migliaia di persone, con indosso i caschetti antifortunistici, hanno sfilato per le vie del centro, concludendo il corteo a piazza San Carlo: oltre al sindaco Chiamparino, erano presenti anche Bertinotti (duramente contestato) e Ferrero (applaudito). I leader dei tre sindacati confederali hanno parlato a Ravenna, città simbolo delle morti sul lavoro, in seguito alla tragedia della Mecnavi (la più grave mai avvenuta in Italia), in cui il 13 marzo 1987 tredici giovani operai persero la vita soffocati dentro la stiva di una nave. A Roma, al Colosseo, si sono radunati gli iscritti dell'Ugl, mentre a piazza San Giovanni migliaia di bandiere rosse, della pace e dei tre sindacati confederali hanno sfilato nel corso di una grande manifestazione che si è conclusa con il consueto "concertone", che ha fatto registrare la presenza record di circa un milione di persone. Intanto, proprio nella giornata del lavoro, si è verificato un altro terribile incidente: quattro lavoratori sono rimasti ustionati all'interno dello stabilimento siderurgico dell'Ilva di Taranto. Per fortuna, nessuno di loro è in condizioni critiche. 

 

Il ministro uscente della Salute, Livia Turco (Fonte foto: senato.it)


ROMA - Il ministro uscente della Salute, Livia Turco, ha firmato il decreto ministeriale che aggiorna le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Le nuove linee guida saranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto aggiorna la legge 40, a seguito dell'ultimo pronunciamento della magistratura, precisamente del Tar del Lazio, che aveva  annullato le linee guida della stessa legge, giudicate illegittime per eccesso di potere. In particolare, il Tar aveva bocciato i principi che obbligano il trasferimento di tutti gli embrioni generati e vietano la diagnosi genetica pre-impianto. Proprio su quest'ultimo aspetto intervengono le nuove linee guida sancite dal decreto Turco. Con il nuovo testo, infatti, si elimina il divieto della diagnosi pre-impianto degli embrioni, escluse le diagnosi a fini eugenetici, così come previsto dalla stessa legge.Viene meno così un divieto che, nonostante il testo originario della legge 40 non lo prevedesse, era stato ugualmente ed illegittimamente inserito nelle sue linee guida dal precedente governo di centro-destra, suscitando numerose polemiche, fino a quando la magistratura non ha dichiarato tale azione un abuso. Le novità introdotte, dunque, sono essenzialmente due: il sì alla possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto sull'embrione da impiantare in utero (prima vietata) e la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche per le coppie in cui l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, in particolare del virus HIV e di quelli dell' Epatite B e C, ritenendo tali condizioni assimilabili ai casi di infertilità per cui è consentito il ricorso alla fecondazione assistita.

 

Uno stampato per la dichiarazione dei redditi (Fonte foto: lastampa.it)


ROMA - Enormi polemiche sono sorte a seguito della pubblicazione on line, sul sito dell'Agenzia delle Entrate, delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani. Il provvedimento dell'Agenzia, firmato dal direttore generale, Massimo Romano, con il benestare del vice-ministro uscente dell'Economia, Vincenzo Visco, era motivato dalla necessità di rendere più trasparente la situazione fiscale degli italiani. In questo modo, sarebbe infatti possibile accorgersi di chi evade, facendo un confronto tra il reddito dichiarato ed il tenore di vita di ciascun contribuente. La pubblicazione on line dei redditi ha però scatenato un ciclone di reazioni, sia da parte della nuova maggioranza di governo, con l'ex comandante generale della Guardia di Finanza e adesso neo senatore del Pdl, Speciale, che parla di rischi per i cittadini e di incentivo alla delazione, sia da parte del Codacons, l'associazione dei consumatori, che ha presentato oltre cento denunce per violazione della privacy. Il garante della privacy è immediatamente intervenuto bloccando la pubblicazione, così l'Agenzia delle Entrate ha dovuto sospendere la pubblicazione, in attesa di saperne di più. E l'Italia si spacca tra chi è a favore della trasparenza, come Travaglio, e chi è contro, come il comico Beppe Grillo ed i suoi grillini. In mezzo a questa divisione, a meritare attenzione ed ascolto è Stefano Rodotà, il padre della legge sulla privacy, il quale, dalle colonne di Repubblica, chiarisce come nel nostro sistema, fin dal 1958, la legge prevede che l'amministrazione finanziaria (Agenzia delle Entrate) "predisponga la pubblicazione di quegli elenchi, depositandoli sia presso la stessa amministrazione, sia presso i comuni interessati". Insomma, gli elenchi sono già pubblici e consultabili presso gli uffici comunali, ed è addirittura possibile conservare copia dei dati, anche attraverso il trasferimento in file: l'unico nodo da sciogliere rimane, dunque, la legittimità della pubblicazione on line, che la legge non prevede.

 

 

SPECIALE 25 APRILE

 

IN OCCASIONE DEL 63°ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE  DEDICHIAMO QUESTA PAGINA AL MOVIMENTO PARTIGIANO. ABBIAMO SCELTO PER VOI ALCUNE IMMAGINI DELLA RESISTENZA

 

GLI ECCIDI

 

Fonte foto: associazioni.milano.it (Fototeca ISEC)

Milano, 10 agosto 1944: i cadaveri dei 15 partigiani fucilati e poi esposti al pubblico dai militi della Rsi agli ordini dei nazisti in piazzale Loreto. In risposta a tale strage, i partigiani, il 29 aprile 1945, esporranno nello stesso piazzale i corpi senza vita di Mussolini, Claretta Petacci e di 15 gerarchi fascisti giustiziati a Dongo (Como) dopo la cattura.

 

Fonte foto: regione.emilia-romagna.it

Casalecchio di Reno (Bologna), ottobre 1944: reparti delle SS naziste attuano la loro terribile azione di rappresaglia, uccidendo 16 persone, tra partigiani, russi e civili. Le esecuzioni avvennero in paese: le vittime vennero legate con filo spinato ai lampioni e alle recinzioni delle case e finite con colpi di mitraglietta. Terribile l'apposizione di cartelli (come mostra la foto) che "avvisavano" i cittadini di quale sarebbe stata la sorte di chi intendeva opporsi al fascismo ed al nazismo. Fu una strage frutto dell'azione "di rappresaglia" commessa dai nazisti tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 e che alla fine ebbe il tremendo bilancio di oltre 1.800 vittime innocenti. Il comune più colpito  fu quello di Marzabotto (Bologna). Il 12 agosto dello stesso anno, gli squadroni della morte del comandante Reder avevano iniziato la loro opera di massacro a Sant'Anna di Stazzema (Lucca), dove furono uccise 560 persone.

 

Fonte foto: wikipedia.org

Roma, 24 marzo 1944: le truppe naziste rastrellarono nelle strade e nel carcere di Regina Coeli, 335 persone, che vennero condotte nelle cave di via Ardeatina e lì uccise. Il tutto avvenne in segreto e fu reso noto soltanto dopo l'avvenuta esecuzione degli ostaggi. I plotoni della morte del comandante Kappler, dopo l'esecuzione, fecero esplodere delle mine per far crollare le cave e rendere meno facile la scoperta dell'eccidio. La strage fu ordinata dai nazisti per vendicare l'uccisione, avvenuta il giorno prima, in via Rasella, di 32 soldati tedeschi, da parte di un gruppo di partigiani. Il calcolo della rappresaglia fu tremendo: dieci italiani uccisi per ogni soldato tedesco morto nell'attacco di via Rasella.

 

LA RESISTENZA 

 

Fonte foto: storia900bivc.it

Masserano (Biella): una immagine storica che ha fatto il giro del mondo. Un gruppo di partigiani si apposta, all'alba, tra la neve della Baraggia in attesa di una giornata di sanguinosi scontri. Un'immagine eloquente della durezza dell'inverno e dell'eroismo dei partigiani che, con pochi mezzi, riuscirono a liberare molte città italiane, soprattutto al nord. Questa foto fu scattata dal partigiano Luciano Giachetti, detto "Lucien". 

 

 Fonte foto: archividellaresistenza.it

Carrara: un gruppo di partigiani sulle cave di marmo, sui monti attorno a Carrara.

 

 Fonte foto: storia900bivc.it

La resa di un reparto nazifascista nei pressi di Vercelli. La liberazione è ormai vicinissima, l'Italia sta per essere salvata.

 

 Fonte foto: storia900bivc.it

I partigiani marciano alla volta di Vercelli, pronti ad entrare nella città piemontese.

 

LA LIBERAZIONE 

 

 Fonte foto: wikipedia.org

Milano, aprile 1945: un gruppo di partigiani sfila dentro Milano appena liberata dall'oppressione nazifascista.

 

 Fonte foto: comune.torino.it

Torino, aprile 1945: un gruppo di partigiani nella centrale via Roma. Anche Torino è liberata.

 

Questo elenco di immagini è dedicato a tutti coloro combatterono contro il nazifascismo, per la libertà e per la democrazia, sacrificando la propria vita per migliorare quella delle generazioni future.

 

NUMERO DEL 19 APRILE

 

Silvio Berlusconi,  premier per la terza volta (Fonte foto: rainews24.it)


ROMA - Il centro-destra si aggiudica le elezioni con ampio margine sullo schieramento avversario, formato da Pd e Italia dei Valori. L'alleanza tra Pdl, Lega e Mpa ha prodotto un successo netto sia alla Camera che al Senato. Alla Camera, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ottiene il 46,8%, conquistando 340 seggi, mentre la coalizione avversaria guidata da Veltroni si ferma al 37,6%, con 239 seggi. Al Senato, il centro-destra ottiene 168 seggi (47,3%), contro i 130 seggi (38%) del centro-sinistra. Berlusconi si prepara così a guidare il suo terzo governo, dove un peso notevole lo avrà la Lega, vera trionfatrice di queste elezioni. Il partito di Bossi ha superato la soglia dell'8% sia alla Camera che al Senato, con percentuali incredibili nelle varie regioni e città del nord. A sinistra, bene l'Italia dei Valori, che ha raddoppiato i propri voti e superato il 4%, mentre crolla la Sinistra Arcobaleno, che non riesce ad ottenere nemmeno un seggio. Al centro, tiene l'Udc, nonostante l'uscita dallo schieramento di Berlusconi. Alla coalizione di centro-destra vanno anche le due regioni in cui si è votato: in Friuli, Tondo spodesta il governatore uscente Illy, mentre in Sicilia stravince Raffaele Lombardo, leader dell'Mpa. Comunali e Provinciali: si va al ballottaggio a Roma, dove il centro-sinistra parte in vantaggio sia al Comune, con Rutelli avanti di 5 punti di percentuale sullo sfidante Alemanno, sia alla Provincia, dove Nicola Zingaretti è nettamente avanti (quasi 10 punti) su Alfredo Antoniozzi.

 

La disperazione della moglie di una delle vittime di Cornate d'Adda  (Fonte foto: ansa.it)

MILANO E TRAPANI - Ancora morti sul lavoro, ancora vite finite in un triste bilancio senza fine. Mercoledì 16 aprile, a Cornate d'Adda, in provincia di Milano, due operai della Masterplast, ditta che produce materiali plastici, sono rimasti uccisi a causa dello scoppio di un macchinario che produce palline di plastica per imballaggi. Raimondo Casati, 47 anni, residente a Vimercate (Mi), e Moussa Compaore, 27 anni, originario del Burkina Faso, residente a Casatenovo (Lc), sono stati investiti dallo scoppio e dalla conseguente pioggia di viti, bulloni e frammenti di ferro. Un terzo operaio, figlio del titolare dell'azienda, è rimasto gravemente ferito, ma non è in pericolo di vita. Pare che uno dei due operai stesse cercando di riparare il macchinario, che si era inceppato. All'improvviso si è verificata l'esplosione che per Raimondo e Moussa si è rivelata fatale. Alcuni colleghi hanno affermato che già da qualche giorno la macchina non funzionava bene. La Procura ha aperto un'inchiesta. Il giorno successivo, un operaio rumeno, Vasile Craiu, 23 anni, è morto all'interno della cava di pietra della ditta "Crema Italia" di Custonaci (Tp) dopo essere stato schiacciato da una pesante lastra di marmo. Pare che il giovane si trovasse in cima ad un blocco di marmo che, all'improvviso, si è sgretolato. A quel punto, l'operaio è caduto ed è stato travolto e sepolto dai grossi frammenti della lastra che si era sgretolata. Anche in questo caso la Procura ha aperto un'inchiesta. E intanto, mentre si indaga, i lavoratori continuano a morire senza che nessuno riesca a fermare questa ecatombe. 

 

L'ingresso del circolo "Mario Mieli" di Roma (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - Un'ignobile aggressione di stampo fascista è stata attuata, nel pomeriggio di giovedì, ai danni del Circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli" di Roma. Un gruppo di neofascisti (o neonazisti) si è introdotto nella sede del Circolo, mettendo sottosopra l'ingresso e rovesciando divani, scrivania, estintori, quadri e documenti. Udendo il rumore, i soci del piano di sopra sono intervenuti e hanno messo in fuga i vandali, che sono andati via urlando offese pesanti, inneggiando a Mussolini e ai campi di sterminio. In un comunicato redatto dall'associazione, si collega questa vile aggressione al clima elettorale, esprimendo grande preoccupazione. Durissima la condanna dell'episodio da parte delle forze di sinistra, del candidato sindaco del centro-sinistra, Francesco Rutelli, e dei rappresentanti dell'Arcigay. Condanna è stata espressa, ma con colpevole ritardo, anche dal candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno. 

 

Uno scorcio di Casal di Principe (Fonte foto: narcomafie.it)

CASAL DI PRINCIPE (CE) - I Carabinieri del comando provinciale di Caserta, gli agenti della Squadra mobile della questura di Caserta e della Dia hanno eseguito 52 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone appartenenti allo spietato clan dei casalesi, nell'ambito di una maxi operazione, denominata "Domizia" e coordinata dalla Dda di Napoli, che si svolge nel territorio casertano tra Castelvolturno e Villa Literno. Nell'indagine sono coinvolti personaggi di spicco dei clan Bidognetti e Tavoletta. L'operazione delle forze dell'ordine ha portato all'arresto di oltre 50 affiliati, tra cui tre donne, diversi pregiudicati ed Aniello Bidognetti, figlio del boss detenuto Francesco Bidognetti, meglio noto come "Cicciotto 'e mezzanotte". Le ordinanze di custodia cautelare da eseguire erano 68, ma sedici degli indagati sono irreperibili e dunque latitanti. L'accusa riguarda i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi, traffico di droga, illecita concorrenza. Fondamentale per la riuscita delle indagini la collaborazione di Anna Carrino, 47 anni, moglie del boss Francesco Bidognetti. La Carrino, arrestata anch'essa per camorra, da alcuni mesi collabora con gli inquirenti. E finalmente sono arrivati i primi risultati.

 

NUMERO DEL 12 APRILE

 

Il fac-simile di una scheda elettorale (Fonte foto: unita.it)


REGGIO CALABRIA - La Dda di Reggio Calabria ha scoperto un tentativo di broglio per il voto all'estero, in cui sarebbero coinvolti esponenti della 'ndrangheta, nello specifico la cosca Piromalli di Gioia Tauro, un uomo d'affari siciliano residente in Sud America, Aldo Miccichè, legato strettamente a tale cosca, ed un parlamentare siciliano in carica e candidato alle elezioni, di cui inizialmente non era stata resa nota l'identità, risultata poi corrispondere al senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri. I magistrati, attraverso le intercettazioni, hanno smascherato un disegno mirato a falsare l'esito del voto estero, disegno basato su un accordo tra Dell'Utri e i clan della 'ndrangheta, grazie alla mediazione dell'imprenditore residente in Venezuela: in cambio di denaro (circa 200 mila euro), gli esponenti malavitosi garantivano la possibilità di controllare il voto, facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche. Sulla base di una serie di operazioni di corruzione, gli uomini del clan avrebbero avuto libero accesso alle schede bianche, su cui avrebbero apposto la preferenza a vantaggio del partito del numero due di FI. Il ministro Amato, avvisato dai magistrati di Reggio Calabria, ha allertato i consolati ed ha immediatamente avvisato "il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista". Amato ha garantito il massimo controllo sulla regolarità del voto. Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Francesco Scuderi, aveva affermato che dopo il voto sarebbe stata fornita qualche notizia in più, mantenendo così il riserbo sul nome del parlamentare coinvolto, dato che, aveva detto, "il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto è delicatissimo". Nella serata di venerdì, però, sono arrivate le prime indiscrezioni su Marcello Dell'Utri, il quale ha respinto le accuse, ammettendo però di aver sentito per telefono, più volte, l'imprenditore Aldo Miccichè.   

 

I corpi senza vita dei profughi birmani (Fonte foto: repubblica.it)

BANGKOK - Una fine orribile, un viaggio della speranza finito in tragedia: 54 birmani, in fuga dal proprio paese, martoriato da una dittatura feroce e sanguinaria, sono morti asfissiati dentro il cassone-frigo di un camion. Altri 67 si sono salvati, alcuni di loro sono stati ricoverati in ospedale, a Bangkok, in stato di semi-incoscienza. La scoperta è stata fatta in Thailandia, nella zona di Ranong, al confine con la Birmania. I poveri protagonisti di questa terribile tragedia avevano pagato i trafficanti di lavoratori per cercare di lasciare la Birmania e raggiungere Phuket, una località della Thailandia in cui decine di migliaia di birmani vengono impiegati nel lavoro illegale. I profughi (in prevalenza donne) sono rimasti chiusi per ore dentro il cassone del camion, con l'aria che scarseggiava sempre di più a causa di un guasto al sistema di ventilazione. Per 54 di loro, come detto, ciò si è rivelato fatale.

 

Le arance raccolte durante l'iniziativa antiracket "Arance pizzo free" (Fonte foto: addiopizzocatania.org)

CATANIA - Il casolare devastato e numerosi attrezzi da lavoro portati via: questo il bilancio dell'irruzione di ignoti dentro il casolare dell'imprenditore agricolo di Palagonia (Catania), Carmelo Pappalardo. Probabilmente, si tratta di una ritorsione per le denunce fatte da Pappalardo. Egli, infatti, aveva denunciato i suoi estortori e si era trovato in condizione di isolamento all'interno del suo paese di residenza, tanto da non trovare più manodopera disponibile alla raccolta delle sue arance, rischiando così un duro contraccolpo economico. Per sua fortuna, il Comitato Addiopizzo e l'associazione antiracket della Confesercenti di Catania, con il sostegno di altre associazioni, sono intervenute in suo aiuto, organizzando l'iniziativa "Arance pizzo free": numerosi volontari hanno raccolto le arance nei terreni di proprietà di Pappalardo e le hanno vendute ad un prezzo simbolico consegnando il ricavato all'imprenditore stesso. Adesso, qualcuno ha deciso di rispondere con un gesto inquietante su cui gli inquirenti stanno indagando. La nostra redazione esprime pieno sostegno a Carmelo Pappalardo.  

 

George W. Bush (Fonte foto: wikipedia.org)

WASHINGTON - La Casa Bianca avrebbe avallato, tra il 2002 ed il 2003, forme non legittime di interrogatorio, tra cui il cosiddetto "soffocamento simulato", definito una forma di tortura. Lo ha rivelato l'emittente televisiva Abc, che ha raccontato come esistesse un "gruppo di valutazione" che si riuniva segretamente per stabilire i particolari delle tecniche da impiegare, dopodiché dava l'autorizzazione agli interrogatori. Tale gruppo sarebbe stato composto dal vicepresidente Dick Cheney, dall'allora capo della Cia, George Tenet, e dai ministri, John Ashcroft, Donald Rumsfeld, Colin Powell e Condoleezza Rice. Le rivelazioni di Abc sono state confermate da una fonte anonima citata da Ap e dal Washington Post. L'amministrazione Usa non commenta.

 

NUMERO DEL 5 APRILE

 

Il dissidente cinese Hu Jia (Fonte foto: www.europarl.europa.eu)


PECHINO - Hu Jia, 34 anni, attivista dei diritti umani e tra i principali oppositori del regime e della politica cinese nei confronti del Tibet, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere, per aver criticato il partito-governo cinese e per aver pubblicato su internet alcuni articoli in cui ha denunciato gli abusi del regime. Questi comportamenti, in Cina, costituiscono il reato di istigazione a sovvertire i poteri dello Stato. Hu era già finito in prigione a dicembre, dopo aver trascorso quasi un anno agli arresti domiciliari. La sua colpa è quella di essere un convinto difensore dei diritti umani, sostenitore della democrazia e del diritto di autodeterminazione del popolo tibetano.

 

Massimo D'Antona (Fonte foto: repubblica.it)

ROMA - La seconda Corte di Assise di Appello di Roma ha condannato Federica Saraceni per l'omicidio del professor Massimo D'Antona, il giuslavorista ucciso dalle Br a Roma, il 20 maggio 1999. La Corte ha inflitto alla Saraceni, che era stata assolta in primo grado dall'accusa di omicidio, una pena complessiva di 21 anni e 6 mesi di carcere, oltre alla decadenza della potestà genitoriale. L'imputata, che in primo grado era stata condannata a 4 anni e 8 mesi per reati associativi, si verrà detrarre tale periodo (già scontato in carcere) dalla pena comminata. Per il reato di omicidio, tra gli imputati per il delitto D'Antona, oltre alla Saraceni, è già stato condannato all'ergastolo Marco Mezzasalma.

 

Giuliano Ferrara lancia un pomodoro dal palco (Fonte foto: lastampa.it)

BOLOGNA - E' finito in rissa il comizio di Giuliano Ferrara in piazza Maggiore, a Bologna. Il leader della lista "Aborto? No grazie" è stato duramente contestato da circa duemila persone, principalmente giovani e donne, accorse in massa per protestare contro la campagna antiabortista portata avanti dal direttore del Foglio. Dai fischi si è passati all'azione e così a Giuliano Ferrara, sul palco, sono stati lanciati anche pomodori, uova e monete; il giornalista antiabortista ha risposto lanciando a sua volta sulla platea le "primizie" ricevute. A questo punto, la situazione è degenerata e c'è chi ha cercato di salire sul palco, ma è stato prontamente fermato dalla polizia. Sono così iniziati gli scontri e le cariche, con un bilancio finale di 15 feriti. In maggioranza vi erano ragazze di vent'anni e, come riporta Repubblica, a loro sono andate le manganellate, con qualche poliziotto che si è lasciato andare subendo il severo rimprovero ed uno schiaffo dal suo dirigente. Ferrara ha dovuto abbandonare la piazza ed andare via sotto scorta, mentre i manifestanti si sono impadroniti del palco improvvisando un comizio a favore della legge 194. Durissime le critiche da parte del mondo politico nei confronti dei manifestanti, accusati di non rispettare il diritto di parola, sale della democrazia. A nostro giudizio, al di là del personaggio, irritante ed abile provocatore, è sempre sbagliato impedire a qualcuno di esprimere le proprie idee, anche se sono all'opposto delle nostre. 

 

Il "marchio" dell'Expo 2015 (Fonte foto: milanoexpo-2015.com)

MILANO - E' Milano la città prescelta per ospitare l'Expo 2015, la più grande esposizione internazionale di natura non commerciale. Questo è il verdetto del Bie (Bureau international des expositions), che ha preferito il capoluogo lombardo a Smirne, con 86 voti contro 65, su un totale di 151 paesi votanti. Problemi tecnici avevano ritardato il voto, tanto da paventarne l'annullamento e, dunque, il rinvio. Alla fine, però, il verdetto è arrivato ed è stato accolto con grande entusiasmo dal governo nazionale, dalla Regione Lombardia, dal Comune e dalla Provincia di Milano. A festeggiare, però, sono state tutte le forze politiche, contente per l'assegnazione di un evento che per almeno sei mesi potrebbe dar vita ad un indotto capace di creare circa 70 mila posti di lavoro. Qualche preoccupazione, però, è giunta da parte della Curia milanese, dopo l'immediata e violenta stretta sui rom, e da Adriano Celentano, il quale ha paura che, con la scusa dell'Expo, Milano possa essere coperta da altro cemento. Staremo a vedere.

 

NUMERO DEL 29 MARZO

 

Il parlamentare xenofobo olandese Wilders (Fonte foto: formiche.net)


ROMA - E' massima allerta dopo la messa in rete del film anti-Corano del deputato dell'estrema destra olandese Wilders. A dispetto degli appelli alla responsabilità dei dirigenti olandesi, Wilders ha diffuso sul web il controverso cortometraggio "Fitna" (in arabo "discordia in seno all'Islam"). Il sito su cui era stato offerto al pubblico il film ha, però, oscurato il documento dopo avere ricevuto esplicite minacce. Il premier olandese Balkenende si è subito dissociato da questo film che "associa Islam e violenza". Secondo la presidenza dell'Ue, invece, il film non ha altro obiettivo che fomentare l'odio.

 

Urna elettorale (Fonte foto: Voceditalia)

PALERMO - Due presidenti di seggio sono stati arrestati per brogli elettorali a Palermo in occasione delle consultazioni amministrative del maggio 2007, dagli agenti della Polizia di Stato. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip, Maria Pino, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Maria Forti, in base alle risultanze dell'attività investigativa dei poliziotti. Gli arrestati sono i palermitani Gaetano Giorgianni e Giovanni Maria Profeta. Entrambi rivestivano le funzioni di presidente di seggio in occasione delle consultazioni amministrative per l'elezione del sindaco e del Consiglio comunale di Palermo del maggio 2007. Sin dal 14 maggio 2007, la polizia aveva presentato alla procura della Repubblica un primo articolato rapporto in merito ad alcuni episodi registrati in sede di spoglio delle schede presso le sezioni elettorali 19 e 460. E' stato così possibile accertare, in entrambe le sezioni elettorali, la falsificazione di oltre 450 schede, con contraffazione della parte relativa all'espressione del voto di preferenza; la contraffazione del voto di preferenza in favore di uno dei candidati al Consiglio comunale e di due consiglieri circoscrizionali, entrambi inseriti nella medesima lista del candidato al Consiglio comunale; la falsificazione di numerosi atti elettorali, verbali e comunicazioni, al fine diretto di occultare la contraffazione delle schede. A seguito degli arresti a Palermo dei due presidenti di seggio, Leoluca Orlando, candidato sindaco alle amministrative 2007  sconfitto dal forzista Cammarata, ha dichiarato che il voto amministrativo dello scorso autunno, è stato prima controllato e poi comprato. Gli arresti sono una conferma alle centinaia di denunce presentate nei giorni successivi alle elezioni. Denunce dettagliate, che riportavano di verbali "sbianchettati", di voti scomparsi nel nulla, di moltissime schede elettorali fotocopia, scritte da un'unica mano. E la confusione a Palazzo delle Aquile, per la ricezione dei plichi elettorali, di cui non si accertava né l'autenticità né la provenienza. Secondo Orlando si è trattato di "elezioni così scientificamente disorganizzate che facilmente avrebbero potuto essere controllate dalla criminalità organizzata".

 

Il Dalai Lama (Fonte foto: Adnkronos)

NEW DELHI - Il Dalai Lama ha chiesto da New Delhi l'aiuto della comunità internazionale per risolvere la crisi del Tibet. In precedenza il capo spirituale dei buddhisti tibetani aveva pregato per le vittime degli scontri insieme ai rappresentanti di altre religioni in una cerimonia organizzata nella capitale indiana sul luogo della cremazione del Mahatma Gandhi. In una conferenza stampa il Dalai Lama ha detto che il suo popolo "non ha alcun potere salvo la giustizia, la verità, la sincerità ... E' per questo che chiedo alla comunità internazionale di aiutarci".

 

NUMERO DEL 15 MARZO


Incendi a Lhasa (Fonte foto: L'Unità)

LHASA- Dopo quattro giorni di cortei pacifici dei monaci buddisti, a Lhasa sono scoppiati gli scontri violenti dei manifestanti, contro il governo di Pechino, e la repressione la da parte delle forze dell’ordine. Ancora non è chiara l’intera dimensione della vicenda in corso nel capoluogo del Tibet, Lhasa, ma si parla di sparatorie, diversi feriti ed un numero imprecisato di morti. La città è stata chiusa agli stranieri. Intanto i tre principali monasteri buddisti sono stati accerchiati da migliaia di soldati e i monaci di Sera, il secondo monastero della regione, hanno cominciato uno sciopero della fame. La vergognosa repressione del governo cinese delle proteste pacifiche e legittime dei monaci buddisti per un Tibet libero è stata giustamente condannata da tutta la comunità internazionale.

 

Scontri a Genova durante il G8 (Fonte foto: italy.indymedia.org)

GENOVA- Al termine della lunga requisitoria per 44 imputati nel processo per le violenze e i soprusi nella caserma della Polizia di Bolzaneto, durante il G8 del 2001 a Genova, i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno chiesto complessivamente la condanna a 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Per uno solo dei 45 imputati,  è stata chiesta l'assoluzione. Quello che, però, lascia l'amaro in bocca è che nessuno degli imputati, tra ufficiali, funzionari, medici, poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria passerà un solo giorno in carcere in quanto la maggior parte dei reati, tranne il falso ideologico, saranno tutti prescritti nel 2009. In caso di condanna, inoltre, interverrà anche l'indulto che estinguerà le pene fino a tre anni. E' aberrante pensare che a Bolzaneto rappresentanti dello Stato praticarono la tortura, ma sono accusati solo di abuso d'ufficio e per questo non faranno neanche un giorno di carcere.

 

Manifestazione contro le mafie a Bari (Fonte foto: Corriere della Sera)

BARI- Sono oltre 100 mila, secondo gli organizzatori, le persone, adulti, ragazzi e bambini, che hanno preso parte alla manifestazione organizzata a Bari da Libera ed Avviso Pubblico, per ricordare tutte le vittime delle mafie. Striscioni, palloncini e volantini hanno colorato il  parco Punta Perotti, l'area riqualificata dopo l'abbattimento dei palazzoni abusivi, scelto non a caso per la partenza del corteo della XIII Giornata per l'impegno contro la mafia e per la memoria delle vittime innocenti.

 

Giuseppe Ciarrapico (Fonte foto: La Stampa)

ROMA- Dopo le critiche per la candidatura tra le fila del Pdl dell'editore Giuseppe Ciarrapico, Silvio Berlusconi ha confermato la sua scelta affermando che Ciarrapico ha giornali importanti non ostili al Pdl ed è assolutamente importante che questi continuino ad esserlo visto che tutte le grandi testate "stanno dall'altra parte". Non si può negare che il controverso imprenditore, con la sua discesa in campo, abbia agitato le acque nel centrodestra; infatti, la scelta di candidare l'editore non è stata ben digerita dal presidente di An, Gianfranco Fini né dalla Lega Nord. Una bocciatura è arrivata anche dal premier lussemburghese Jean Claude Juncker, massimo esponente del Ppe, il quale ha affermato che nel Partito popolare europeo non c'è posto per i fascisti.

 

NUMERO DEL 9 MARZO

 

Ingrid Betancourt, la donna politica colombiana in mano ai guerriglieri delle Farc  (Fonte foto: l'Unità.it)

COLOMBIA- Oggi 8 marzo 2007, in occasione della commemorazione del sacrificio di 129 operaie, morte per l'affermazione dei propri diritti, la nostra redazione vuole esprimere simbolicamente solidarietà verso Ingrid Betancourt, donna politica colombiana, militante nella difesa dei diritti umani e fondatrice del partito di centro-sinistra "Partido Verde Oxígeno", rapita il 23 febbraio 2002 dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.

 

Funerali dei 5 lavoratori di Molfetta (Fonte foto: repubblica.it)

MOLFETTA- Si sono svolti ieri, 7 marzo, i funerali dei cinque operai morti nella tragedia del lavoro di Molfetta, in provincia di Bari.  Guglielmo Mangano, Vincenzo Altomare, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepre e Michele Tasca sono deceduti a causa delle esalazioni di un’autocisterna nel cortile della "Truck Center" mentre svolgevano la loro attività di pulizia. L'ennesimo caso di morte sul posto di lavoro, che ormai è diventato un fenomeno dalle dimensioni allarmanti e che si sta tentando di arginare con provvedimenti legislativi di urgenza.

 

Giovani e sesso (Fonte foto: ilrifugio.net)

ROMA- E' allarmante il quadro offerto dal rapporto 2007 dell'Osservatorio nazionale sulla salute, presentato pochi giorni fa, in particolare per quanto riguarda l'aumento di malattie sessuali soprattutto tra i giovani. Il tutto sarebbe causato dall'enorme ignoranza a riguardo: per un giovane su tre (31 per cento) la sifilide altro non è che una malattia che colpiva i marinai del secolo scorso, mentre la candida sarebbe un tipo di eritema o, secondo altri, un parassita che si insinua sotto la pelle. Tra i ragazzi che hanno dichiarato di essere informati solo il 13 per cento ne ha parlato in famiglia, così come solo l'11 per cento ne ha sentito parlare a scuola. La maggior parte dei giovani ha letto qualcosa su giornali e riviste e soprattutto ne ha sentito parlare in televisione. E' evidente che non si può lasciare che sia la televisione a educare i giovani sulle malattie sessuali e sarebbe il caso di fare a scuola e anche in famiglia una corretta e seria informazione sui preservativi e sul sesso sicuro.

 

Clemente Mastella (Fonte foto: repubblica.it)

CEPPALONI- A poco più di un mese dalle elezioni, l'ex ministro della Giustizia e candidato premier dell'Udeur, Clemente Mastella, ha deciso di ritirare la sua candidatura alle prossime elezioni politiche. Lo ha riferito un portavoce della segreteria del partito. Colpito, infatti, dalla continua fuga di ex compagni di partito e sempre più politicamente isolato (non lo ha voluto né il Pd né Berlusconi, temendo di perdere per causa sua il 9% dei consensi), Mastella ha deciso di ritirarsi del tutto dalla competizione elettorale del mese prossimo, appena cinque giorni dopo aver annunciato la propria candidatura a premier.

 

NUMERO DELL' 1 MARZO

 

Francesco e Salvatore Pappalardi (Fonte foto: antennasud.com)

GRAVINA DI PUGLIA (BARI)- E' finita nel modo più tragico possibile la vicenda di Francesco e Salvatore Pappalardi, i due fratellini di Gravina di Puglia, scomparsi nel giugno del 2006: lunedì 25 febbraio, nel soccorrere un ragazzino del luogo, precipitato in fondo ad una cisterna per la raccolta dell'acqua, all'interno di un caseggiato nel centro di Gravina, un vigile del fuoco si è accorto della presenza di due piccoli corpi e ha dato l'allarme, convinto si potesse trattare dei due ragazzini scomparsi. Nelle ore successive, dopo aver tirato fuori i resti, è stato accertato che si trattava proprio di Ciccio e Tore. I due piccoli fratelli sono stati riconosciuti dalla madre, Rosa Carlucci. Ancora incerte le cause della morte, ma pare che i due ragazzini non siano morti sul colpo ed abbiano patito il freddo e la fame. Un'atroce, lunga agonia. Non si esclude l'ipotesi della disgrazia. Ciccio e Tore, così come gli altri bambini del paese, compreso il ragazzino precipitato nella cisterna lunedì scorso (e fortunatamente salvato), andavano spesso a giocare in quel caseggiato, denominato la "casa delle cento stanze". Intanto, rimane in carcere Filippo Pappalardi, il padre dei due bambini, il quale continua a professarsi innocente. La sua posizione, comunque, è meno grave e non si esclude una sua prossima scarcerazione. Le prime analisi dei medici legali dimostrerebbero che Ciccio e Tore sono caduti accidentalmente nella cisterna, cosa che scagionerebbe il padre dall'accusa di omicidio volontario. Inoltre, sono sorte numerose polemiche sul modo in cui gli inquirenti hanno condotto le indagini, mostrando superficialità e non controllando in maniera approfondita il caseggiato nelle ore successive alla scomparsa, quando Francesco e Salvatore erano probabilmente ancora vivi.

 

Una veduta del porto di Genova (Fonte foto: porto.genova.it)

GENOVA- Un bollettino di morte quotidiano ed infinito, una tragedia senza sosta: questo è il lavoro in Italia. Ancora un incidente mortale, questa volta al porto di Genova, dove un portuale della Culmv, Fabrizio Cannonero, 39 anni, è morto dopo essere precipitato dalla coperta di una nave, mentre era impegnato nelle operazioni di scarico di un container. Cannonero, padre di un bimbo di appena 4 anni, ha perso l'equilibrio ed è caduto sulla banchina del porto, dopo un volo di 20 metri. Per un crudele gioco del destino, anche il padre era morto in un incidente sul lavoro al porto di Genova, quando Fabrizio era piccolo. I portuali genovesi hanno sospeso le attività e indetto uno sciopero di 48 ore. I sindacati hanno proclamato lo sciopero in tutti i porti italiani, un rituale postumo che serve a poco e che non risolve il problema, né riporta in vita le tante, troppe vittime del lavoro.

 

Giuseppe Salvatore Riina esce dal carcere di Sulmona (Fonte foto: lastampa.it)

PALERMO- Giuseppe Salvatore Riina, detto "Salvuccio", terzogenito dell'ex numero uno della cupola mafiosa, è stato scarcerato su disposizione della Cassazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Riina junior era stato arrestato nel 2002 con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Condannato in primo grado a 14 anni e 6 mesi, la pena era stata ridotta in appello a 11 anni e 8 mesi, per poi essere annullata dalla Cassazione che aveva rinviato il processo per il reato di associazione mafiosa (quello per estorsione è stato annullato senza rinvio) ad un'altra sezione della Corte d'Appello di Palermo, la quale ha confermato la condanna a 8 anni e 10 mesi. La Cassazione, a questo punto, doveva pronunciarsi definitivamente entro un certo termine, ma le cose sono andate per le lunghe e la Cassazione stessa ha disposto la scarcerazione del pericoloso mafioso. Dura la reazione dei movimenti e delle associazioni antimafia, mentre Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, e l'Unione delle camere penali chiedono processi più rapidi. Intanto il rampollo di casa Riina è tornato a passeggiare per Corleone con i suoi familiari. Per fortuna, intanto l'attività delle forze dell'ordine va avanti e, nella stessa giornata della brutta notizia della scarcerazione di Riina junior, un duro colpo è stato inferto alla criminalità organizzata: i Carabinieri del Comando provinciale di Caserta hanno infatti arrestato Nunzio Di Lauro, figlio del boss Paolo Di Lauro, capo dello spietato clan camorrista di Secondigliano, oggi detenuto. Nunzio Di Lauro era l'ultimo dei figli ancora in libertà.

 

Giovanni Piscitelli, sindaco di Cervino (Fonte foto: repubblica. it)

CASERTA- Un omicidio terribile dal movente oscuro. Giovanni Piscitelli, 52 anni, sindaco di Cervino, piccolo comune in provincia di Caserta, è stato trovato morto, con il corpo semicarbonizzato, in una zona di campagna a pochi chilometri dal paesino. Secondo i primi rilievi degli investigatori, Piscitelli sarebbe stato legato con del fil di ferro e rinchiuso in un'auto; il veicolo è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme. Il sindaco è riuscito ad uscire dall'abitacolo, ma è poi deceduto a poca distanza dall'automobile per via delle profonde ustioni che coprivano il suo corpo. Piscitelli era a capo di una lista di centro-sinistra. Gli inquirenti escludono la mano della camorra, poiché il primo cittadino non era nell'orbita dei clan. Piuttosto aveva rapporti molto difficili e tesi con alcuni dipendenti del Comune, rapporti che lo avevano portato ad adottare provvedimenti di sospensione nei confronti di alcuni di essi. Pare che Piscitelli, la sera della sua morte, avesse lasciato il Comune in compagnia di una o due persone.

 

Gli effetti del riscaldamento globale sulla calotta polare (Fonte foto: greenpeace.org)

WASHINGTON- Un paesino eschimese dell'Alaska ha deciso di denunciare per "Global warming" le principali compagnie petrolifere del mondo, accusandole di essere le responsabili del riscaldamento del pianeta e dunque della lenta ma inesorabile scomparsa del villaggio stesso. Infatti, a causa del costante riscaldamento del clima, il villaggio di Kivalina, situato su un'isola lunga una decina di chilometri, sull'Oceano Artico, all'estremo nord dell'Alaska, a causa dell'erosione dei ghiacci rischia di scomparire. Per questo i legali, appoggiati da tre organizzazioni nonprofit, hanno deciso di procedere con la causa. Si tratta con tutta probabilità della prima causa in assoluto, intentata negli Stati Uniti per "Global warming".

 

NUMERO DEL 23 FEBBRAIO

 

L'assalto all'ambasciata americana a Belgrado (Fonte foto: repubblica.it)

BELGRADO- Domenica 17 febbraio, il Kosovo ha proclamato unilateralmente la sua indipendenza. La decisione è stata salutata con favore dagli Usa e da alcuni stati europei, come Germania, Francia, Inghilterra e Italia, che si sono espressi per l'immediato riconoscimento, mentre altri, tra cui la Spagna e la Russia, hanno espresso la propria contrarietà. Ovviamente, la reazione più dura è stata quella della Serbia che, per voce del presidente Tadic, ha affermato che "non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo". Escluso comunque il ricorso alla forza. La gente serba, invece, è scesa da subito in piazza per manifestare il suo dissenso, dapprima pacificamente. Negli ultimi giorni, però, la situazione è precipitata. Giovedì 21, la manifestazione di 150 mila serbi, a Belgrado, si è trasformata in un assalto all'ambasciata statunitense (che era chiusa e non difesa), con lanci di pietre, bandiere bruciate, e fiamme appiccate all'edificio. Un manifestante è morto carbonizzato, probabilmente è rimasto intrappolato nelle fiamme. Assaltate anche altre ambasciate, esercizi commerciali, banche, ecc. La Serbia ha condannato le violenze, definendole opera di estremisti, così come dura condanna è arrivata dall'Onu, dall'Ue e dagli Usa. La Russia, invece, minaccia l'Europa di ricorrere alla forza armata se non si raggiungerà una posizione comune e condivisa sul Kosovo.

 

Un'immagine del cantiere autostradale (Fonte foto: ilsecoloxix.it)

SIRACUSA- Ancora morti sul lavoro. Un operaio edile, che lavorava in un cantiere per la costruzione dell'autostrada Siracusa-Catania, all'altezza di Villasmundo, è morto dopo essere precipitato, per cause ancora da accertare, dall'impalcatura su cui si trovava. La vittima si chiamava Gaspare Maganuco, 32 anni, gelese, sposato e padre di due figli, dipendente della Igc, un'impresa edile di Gela. L'operaio stava lavorando alla realizzazione di una galleria. E' la seconda vittima nei lavori di costruzione della rete autostradale Siracusa-Catania. Già 20 mesi fa, nel giugno 2006, un altro giovane operaio, il messinese Antonio Veneziano, 25 anni, era deceduto dopo essere stato travolto, insieme ad altri colleghi, dal crollo del viadotto in costruzione all'altezza di Augusta, crollo che aveva fatto precipitare con sé anche il ponteggio su cui lavoravano gli operai.

 

Fidel Castro (Fonte foto: wikipedia.org)

L'AVANA- Il presidente cubano Fidel Castro ha annunciato di voler lasciare la carica di presidente del Consiglio di Stato e di comandante in capo. Il "leader maximo", che nel luglio 2006, a causa delle sue precarie condizioni di salute, aveva già rinunciato provvisoriamente al ruolo di presidente, affidato al fratello vicepresidente Raul Castro, dopo 49 anni al potere si ritira, abdica, attraverso un messaggio apparso sull'edizione on line del quotidiano Granma: "Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del Parlamento, che io non aspirerò né accetterò - ripeto - non aspirerò né accetterò la carica di presidente del Consiglio di Stato e di comandante in capo". Per Cuba si apre ora una fase nuova, con mille incertezze e con la consapevolezza che adesso bisognerà fronteggiare le mire storiche degli Usa, da sempre desiderosi di mettere le mani sulla "perla delle Antille". Fidel Castro, al termine del suo messaggio di commiato, ha comunque ribadito che il suo non è un addio: "Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee. Continuerò a scrivere sotto il titolo "Riflessioni del compagno Fidel". Sarà un'arma su cui poter contare: la mia voce forse verrà ascoltata, sarò prudente".

 

Fabio Mussi, ministro dell'Università e della ricerca (Fonte foto: camera. it)

ROMA- A partire dal 21 febbraio, grazie all'entrata in vigore del decreto legislativo 17/2008, i vincoli previsti dalla legge Bossi-Fini non saranno più applicabili nei confronti dei ricercatori extracomunitari. Lo ha annunciato il ministero dell'Università. In questo modo viene recepita la  direttiva europea sull'ammissione di cittadini di paesi terzi ai fini di ricerca scientifica. Gli istituti di ricerca, precisa il Ministero, potranno così "stipulare convenzioni di impegno per i cittadini stranieri e chiedere il visto per gli stessi, evitando spiacevoli trafile, che avranno validità per il tempo stabilito dal programma di ricerca".

 

Il boss Pasquale Condello nelle mani dei Carabinieri (Fonte foto: repubblica.it)

REGGIO CALABRIA- Pasquale Condello detto "Il supremo", 58 anni, superboss della ndrangheta, è stato arrestato dai Carabinieri, a Reggio Calabria, in un'abitazione del quartiere Pellaro. Condello, latitante dal 1988 e inserito nell'elenco dei trenta ricercati più pericolosi d'Italia, era il capo indiscusso dell'organizzazione criminale calabrese, tanto da essere considerato il "Provenzano della Calabria". L'operazione, eseguita dai Carabinieri e coordinata dalla Dda reggina, ha portato all'arresto anche di altre persone, trovate con Condello nell'abitazione in cui si nascondeva. Condello, capo dell'omonimo clan, boss spietato ma capace anche di mediare, esattamente come Provenzano, era l'ultimo dei capi "storici" della ndrangheta. Dopo l'arresto è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza, fuori dalla Calabria.

 

NUMERO DEL 16 FEBBRAIO

 

Uno dei cortei  delle donne in difesa della 194 e del proprio diritto di scelta (Fonte foto: lastampa.it)

NAPOLI- Gravissimo episodio al Nuovo Policlinico di Napoli, dove una donna di 39 anni, che aveva appena subito un intervento di interruzione di gravidanza terapeutica, ha trovato alcuni agenti di polizia ad attenderla nel proprio reparto. La donna, costretta ad abortire alla ventesima settimana a causa di una grave malformazione del feto (colpito dalla sindrome di Klinefelter), che avrebbe messo a rischio anche la salute della donna, è stata sottoposta, ancora sotto l'effetto dell'anestesia, ad un interrogatorio serrato da parte di un'ispettrice. La polizia si sarebbe recata in ospedale, su ordine del pm Rossi, in seguito ad una denuncia anonima, circa l'imminente effettuazione di un aborto fuorilegge. Nulla di tutto ciò. L'interruzione di gravidanza è stata eseguita secondo i termini di legge, per tutelare la salute della donna. L'azione della polizia è stata giudicata eccessiva dai medici, i quali a ragione sostengono che si poteva fare con più calma, rispettando il dolore terribile della donna, la quale era uscita da 20 minuti dalla sala operatoria ed era profondamente scossa per la perdita del proprio bambino. Roventi polemiche sono seguite all'episodio. Il ministro Turco ha parlato di un clima da "caccia alle streghe", mentre giovedì 14 febbraio migliaia di donne sono scese in piazza per difendere la legge 194, organizzando cortei in diverse città d'Italia. Intanto la Chiesa, attraverso il quotidiano "L'Avvenire", esprime il suo disappunto per le reazioni seguite alla vicenda di Napoli,   parlando di "isteria" e di una "campagna mediatica con punte di violenza verbale da lasciare senza fiato".

 

Il terribile incidente di Milano (Fonte foto: ilsole24ore.com)

MILANO- Un morto e ventisei feriti: questo il triste bilancio dello scontro di giovedì 14 febbraio tra un tram e un autobus, in Corso di Porta Vittoria, a Milano. La vittima è una donna, Giuliana Grossi, 52 anni, che si trovava seduta dietro il conducente dell'autobus. Tre delle persone ferite si trovano in gravi condizioni: si tratta dei due conducenti di tram e bus e di una donna, alla quale è stata amputata la gamba. Lo scontro è stato causato dalla manovra azzardata di un Suv, guidato da un uomo di 38 anni, il quale ha invaso la corsia preferenziale, costringendo l'autobus a sterzare violentemente e finire la sua corsa contro il tram. Il conducente del Suv ha dichiarato di aver invaso la carreggiata per evitare due pedoni che stavano attraversando con il rosso, ma testimoni smentiscono la sua versione, affermando che non c'erano pedoni e che il Suv si è reso protagonista di una manovra azzardata. La magistratura ha aperto un'inchiesta, mentre i mezzi pubblici, venerdì, si sono fermati simbolicamente per un minuto, alle 15.10 (orario dell'incidente), in segno di lutto.

 

Il maresciallo Giovanni Pezzulo (Fonte foto: rainews24.rai.it)

KABUL- Giovanni Pezzulo, maresciallo dell'esercito italiano, è morto in un attentato compiuto dalle milizie talebane, a pochi chilometri dalla capitale afgana. Pezzulo, in compagnia del maresciallo Enrico Mercuri, rimasto ferito, si è trovato coinvolto in uno scontro a fuoco con i talebani nei pressi dell'area di responsabilità italiana. Il maresciallo del "Cimic Group South" di Motta di Livenza (Treviso), residente ad Oderzo, nel trevigiano, ma di origine casertana, lascia la moglie ed una figlia di 18 anni. I funerali si sono svolti questa mattina ad Oderzo.

 

Michel "Misha" Seifert, in Canada (Fonte foto: deportati.it)

ROMA- Il Canada ha deciso di consegnare alle autorità italiane Michel "Misha" Seifert, il criminale nazista condannato all'ergastolo, nel 2002, dalla giustizia italiana per i crimini commessi nei confronti di migliaia di deportati nei campi di Fossoli e di Bolzano. Seifert, 84 anni, viveva a Vancouver, in Canada, dal 1951. Il mese scorso, l'Alta Corte canadese aveva respinto l'appello presentato dal "boia di Bolzano", decretandone così l'estradizione. Seifert arriverà a Roma entro domani e poi sarà trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Finisce così il lungo periodo di impunità per il nazista sanguinario che, insieme a Otto Stein (tuttora irrintracciabile), seminava il terrore nel lager di Bolzano.

 

Una piantina di cannabis (Fonte foto: adnkronos. com)

PALERMO- I Carabinieri di Palermo, coordinati dalla Dda, hanno scoperto e sequestrato un milione e mezzo di piantine di cannabis, nel corso di un'operazione frutto di un'indagine durata un anno, che ha portato all'emissione di sei ordinanze di custodia cautelare. L'accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. Le coltivazioni di cannabis si trovavano tra i paesi di San Giuseppe Jato, San Cipirello e Monreale.

 

L'urlo di dolore di Ronaldo (Fonte foto: repubblica.it)

MILANO- Nuovo gravissimo infortunio per il campione brasiliano del Milan, Ronaldo. Mercoledì sera, durante il recupero di campionato tra Milan e Livorno, a San Siro, il fuoriclasse verde-oro, appena entrato in campo, si è infortunato da solo, durante un'azione d'attacco. La diagnosi è impietosa: rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro, identico guaio che aveva colpito, otto anni fa, il suo ginocchio destro, costringendolo ad un lungo stop. Ronaldo, uscito dal campo in barella ed in lacrime, è stato operato giovedì sera, a Parigi, dalla stessa equipe che lo aveva seguito all'epoca dell'altro grave infortunio. I tempi di recupero sono previsti in 9-12 mesi, anche se, considerata l'età di Ronaldo (31 anni) e i troppi guai fisici che lo hanno tormentato, prende corpo l'ipotesi che il giocatore brasiliano possa smettere di giocare.

 

NUMERO DEL 9 FEBBRAIO

 

<B>Grasso: "Si ridà fiducia ai cittadini"<br>Prodi: "Sempre contro la malavita"</B>

Piero Grasso,  procuratore nazionale antimafia  (Fonte foto: repubblica.it)

PALERMO E NEW YORK- Una maxi-operazione antimafia tra Italia e Usa, coordinata dalla Dda di Palermo e dalla Procura distrettuale di New York e denominata "Old bridge", ha portato all'arresto di ottanta persone, appartenenti alle famiglie mafiose palermitane, in particolare gli "scappati", cioè i boss fuggiti in Usa negli anni '20 per sfuggire alla repressione o alla morte per mano dei corleonesi. Ad essere colpito è stato il clan storico della mafia italo-americana, quello dei Gambino, oltre al clan Inzerillo, sconfitto nella guerra di mafia di inizio anni '80 contro i corleonesi. L'operazione congiunta tra polizia italiana ed Fbi ha duramente spezzato la rete dei rapporti tra la mafia siciliana e quella americana, rapporti ricostituiti dopo un lungo periodo di pausa e legati all'attività di controllo del traffico internazionale di stupefacenti. In manette sono finiti boss di primo livello, tra cui l'emergente Frank Calì e il vecchio Filippo Casamento, oltre a Giovanni Inzerillo, figlio di Totuccio, ucciso per ordine di Totò Riina nel 1981. Tra le persone sfuggite all'arresto, figura il nome di Gianni Nicchi, latitante. Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, ha commentato così il successo dell'operazione: "Questi successi danno fiducia ai cittadini, danno speranza ed evitano la rassegnazione".

 

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano  (Fonte foto: quirinale.it)

ROMA- Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere parlamentari. Dopo che il tentativo di Marini di formare un governo istituzionale per le riforme è fallito, il capo dello Stato non ha potuto fare altro che decretare lo scioglimento delle Camere e indire nuove elezioni, fissate il 13-14 aprile. Intanto, il Cdm ha optato per l'election day, stabilendo che tutte le competizioni elettorali (nazionali, amministrative e regionali, escluse quelle a statuto speciale) si svolgano nello stesso giorno.

 

Barack Obama e Hillary Clinton (Fonte foto: newsitaliapress.it)

WASHINGTON- E' testa a testa, tra Barack Obama ed Hillary Clinton, nella corsa alla candidatura dei Democratici Usa per le elezioni presidenziali del prossimo novembre. Dopo il "Super martedì", con lo spoglio ancora in corso, la situazione è di sostanziale parità, anche se la Clinton sembra leggermente avvantaggiata, grazie anche al successo conseguito negli Stati più popolosi. Ad ogni modo regna ancora grande incertezza. Al contrario, tra i Repubblicani, lo scenario è più delineato: John McCain è nettamente in testa, mentre Mike Huckabee ha ottenuto un buon risultato. Ciò ha indotto l'altro candidato, Mitt Romney, ad annunciare il suo ritiro dalla competizione elettorale.

 

Il boss latitante della camorra, Vincenzo Licciardi, arrestato dalla polizia (Fonte foto: repubblica. it)

NAPOLI- Con un blitz alle 4 del mattino, la Squadra Mobile di Napoli e lo Sco di Roma hanno arrestato il superlatitante Vincenzo Licciardi, pericoloso boss della camorra ricercato dal 2004. Licciardi era a capo dell'omonima famiglia camorrista operante a Secondigliano ed era inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia. Egli era anche il capo dell'Alleanza di Secondigliano, potente cartello camorristico comprendente più gruppi criminali, ed era sfuggito più volte alla cattura. E' stato acciuffato dagli uomini delle forze dell'ordine in un villino a Cuma, sul litorale flegreo, a 15 chilometri da Napoli. Un altro importantissimo successo dello Stato.

 

La Menorah, uno dei simboli più antichi della religione ebraica  (Fonte foto: wikipedia.org)

ROMA- La comunità ebraica di Roma ha presentato una denuncia alla polizia postale e un appello ad istituzioni, atenei e rettori contro un blog che ha pubblicato on line una lista (black list) di 162 professori ebrei, impiegati alla Sapienza ed in altre università, accusati di costituire una lobby sionista. Dura condanna da parte degli esponenti del centro-sinistra e del governo uscente, oltre che del rettore dell'Università di Roma e del sindaco di Roma, Veltroni, che ha chiesto che il blog venga oscurato. Il ministro degli Interni, Amato, ha avviato una verifica attraverso la polizia postale. Si attendono dei provvedimenti.

 

Walter Veltroni, leader del Pd  (Fonte foto: espresso.repubblica.it)

ROMA- Il leader del Pd, Walter Veltroni, ha ufficialmente deciso che il suo partito si presenterà da solo alle prossime elezioni. Tramonta, dunque, definitivamente la possibilità di proporre agli elettori del centro-sinistra una "nuova" Unione, costituita dal Pd e dalla Sinistra Arcobaleno, senza i centristi che hanno tradito il patto con gli elettori. Veltroni ha ribadito la sua scelta, che sembra destinata a mutare lo scenario politico italiano: "L'Italia ha diritto ad avere qualcosa di nuovo per uscire da un periodo di conflitti, divisioni e immobilismo politico. Questa è la sfida che ci attende per i 65 giorni prima delle elezioni. Bisogna girare pagina e noi lo faremo". Possibile, invece, un accordo elettorale con l'Italia dei Valori di Di Pietro. La decisione del Pd e del suo leader ha scosso anche il centro-destra, con Berlusconi e Fini che annunciano una lista unica, sotto il nome di Partito del Popolo, a cui si collegherà la Lega (che però manterrà il suo simbolo), mentre l'Udc ha rifiutato di entrare nel "listone", vissuto da Casini come un'imposizione e non come un progetto condiviso. La situazione è fluida, come dice il saggio Sartori, e nei prossimi mesi il panorama politico potrebbe davvero subire una trasformazione storica.

 

NUMERO DEL 2 FEBBRAIO

 

L'ingresso di Auschwitz (Fonte foto: deportati.it)

ROMA- In tutta Italia, domenica scorsa, 27 gennaio, si è celebrato il "Giorno della Memoria", un giorno per non dimenticare i milioni di ebrei, rom, omosessuali, dissidenti, che furono vittime dello sterminio nazista. Manifestazioni in diverse parti della nazione, in una data simbolica ed importante, il 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 il lager di Auschwitz venne liberato ed il mondo cominciò a scoprire la tragica ed orrenda sorte toccata a milioni di persone. Da Milano a Roma, da Trento a Venezia, a Trieste (dove c'è l'unico lager italiano dotato di forni crematori) si è commemorata la Shoah. A Bolzano, invece, per il secondo anno consecutivo, l'amministrazione comunale ha privato gli ebrei della possibilità di prender parte alle commemorazioni: il "Giorno della Memoria", infatti, è stato anticipato a sabato 26, ignorando le richieste degli ebrei, per la cui religione il sabato è il giorno del riposo. Già l'anno scorso, quando il 27 gennaio cadeva di sabato, l'amministrazione comunale non aveva spostato le celebrazioni, impedendo così agli ebrei di parteciparvi. Un bel comportamento di indifferenza e di intolleranza, in una giornata che dovrebbe insegnare a tutti il valore delle memoria e della tolleranza.

 

Franco Marini  (Fonte foto: rainews24.it)

ROMA- Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine delle sue consultazioni ha conferito al presidente del Senato, Franco Marini, un mandato esplorativo per verificare la possibilità di formare un nuovo governo in grado di trovare un accordo per modificare le legge elettorale ed andare poi a nuove elezioni. Un tentativo di affrontare la crisi e rispondere alla richiesta, diffusa in tutti i settori del Paese, di predisporre una legge elettorale adeguata che assicuri una maggiore stabilità e, soprattutto, che permetta ai cittadini di scegliere i propri candidati, senza essere costretti a subire le scelte dei partiti. Marini ha già iniziato le consultazioni, nella speranza di trovare un'ampia disponibilità, pur nella consapevolezza di essere chiamato ad un'impresa quasi impossibile. Intanto, nervi tesi nei partiti del centrodestra: Tabacci e Baccini lasciano l'Udc, in contrasto con Casini, per dare vita ad una nuova formazione politica, "La rosa bianca". Due vanno via, due ne arrivano: Adornato e Sanza hanno lasciato Forza Italia per andare all'Udc.

 

Francesco Di Stefano, patron di Europa 7  (Fonte foto: repubblica.it)

BRUXELLES- La Corte di Giustizia europea, con la sentenza relativa alla causa che opponeva, dal 1999, l'emittente televisiva Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, ha condannato l'Italia per il sistema illegittimo di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva. La Corte ha riconosciuto il mancato rispetto, da parte del sistema radiotelevisivo italiano, del principio della libera prestazione dei servizi, nonché di criteri di selezione obiettivi, trasparenti e non discriminatori. La vicenda era sorta allorché Europa 7, nel 1999, aveva ottenuto dalle autorità italiane l'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in modalità analogica. L'emittente, una volta ottenuta tale autorizzazione, non ha potuto dare inizio alle trasmissioni in quanto non le sono state assegnate le radiofrequenze. Un caso paradossale e assurdo, che non conosce eguali al mondo. Da lì, l'azione legale intentata dal patron di Europa 7, l'imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano, che ha portato alla sentenza della Corte europea, la quale ha stabilito che l'emittente dovrà avere le frequenze che le spettano di diritto. Di Stefano, intervistato da Repubblica, ha detto: "Aspetto di essere risarcito dallo Stato per i danni che ho subito e poi di avere finalmente le frequenze per cominciare a trasmettere". L'unico problema è che adesso a qualcuno bisognerà togliere le frequenze ed a rischiare è Retequattro, che potrebbe finire sul satellite. Nonostante Mediaset si mostri tranquilla e affermi che la sua rete non rischia nessun trasferimento, sulla questione, il patron di Europa 7 è categorico: "Non mi interessa dove le deve prendere né a chi le deve togliere. In base a quello che hanno stabilito lo stesso ministero e la stessa Autorità sulle comunicazioni, so che alcune reti utilizzano frequenze eccedenti, cioè in esubero. E tra queste, c'è anche Retequattro che non ha neppure una concessione, ma un'autorizzazione transitoria". Il duopolio televisivo sembra finalmente vicino al suo tramonto.

 

Veduta di una zona industriale  (Fonte foto: girodivite.it)

BRUXELLES- Il commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas, ha espresso tutta la sua preoccupazione per la pessima situazione ambientale dell'Italia, in particolare per quel che concerne la questione dei rifiuti e quella dell'inquinamento atmosferico. L'Italia è all'ultimo posto in Europa, con la Spagna (per il numero di violazioni) e con la Grecia (per le inadempienze). Sono ben 82 le violazioni alle norme dell'Ue in materia ambientale, di cui 18 già pronte per essere tradotte in multe pesanti. Altri 17 dossier, relativi ai rifiuti ed allo smaltimento illegittimo, sono stati aperti e mettono l'Italia davanti al rischio concreto di sanzioni. Gravi violazioni ed inadempienze riguardano anche la valutazione d'impatto ambientale, il mancato rispetto della direttiva Seveso sulla prevenzione dei rischi industriali e la protezione del patrimonio naturale. Situazione difficilissima anche sul piano delle emissioni atmosferiche e del livello di sviluppo dell'energia da fonti rinnovabili.

 

Un operatore di Msf  (Fonte foto: medicisenzafrontiere.it)

NAIROBI- L'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere ha deciso di andare via dalla Somalia, nazione in cui Msf opera da 16 anni. La decisione scaturisce dall'attentato compiuto lunedì 28 gennaio, nel sud della Somalia, contro alcuni operatori dell'organizzazione, in cui hanno perso la vita cinque persone, tra cui tre membri di Msf. Di fronte a tale situazione inaccettabile, Medici Senza Frontiere ha comunicato di aver già iniziato il ritiro del proprio personale (87 persone) dal Paese africano, dove erano in corso 14 progetti umanitari. Il dottor Christophe Fournier, presidente del consiglio internazionale di Medici Senza Frontiere, ha affermato in una nota: "Troviamo questo attacco contro la nostra equipe assolutamente intollerabile. E' una grave violazione dell'azione umanitaria alla quale i nostri colleghi deceduti erano così dediti".

 

NUMERO DEL 26 GENNAIO

 

Romano Prodi (Fonte foto: lastampa.it)

ROMA- L'Italia, da giovedì 24 gennaio, è senza governo. Dopo l'uscita dell'Udeur dall'esecutivo, dopo la saggia decisione di Prodi di andare in parlamento a chiedere la fiducia (ottenuta alla Camera), il Senato, come era prevedibile, ha costretto il premier a dimettersi e ad aprire una crisi di governo, in un momento delicatissimo per il nostro Paese. 161 i no a Prodi, tra cui quelli di Mastella e Barbato (Udeur), Dini e Scalera (Liberaldemocratici), Fisichella (Misto) e il solito Turigliatto, mentre 156 sono stati i sì. Un solo senatore si è astenuto. Tensione altissima in aula e scene vergognose: il senatore Udeur, Barbato, ha aggredito con insulti e sputi il collega di partito Cusumano, il quale aveva liberamente deciso di votare sì contravvenendo alla linea stabilita da Mastella e i suoi; poi, dopo il voto, alcuni esponenti di An hanno addirittura tirato fuori bottiglie di champagne e mortadella per festeggiare la caduta del governo. Comportamenti da circo, da bar di quart'ordine. In serata Prodi ha rimesso il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica, il quale ha già cominciato le consultazioni. Difficile che si formi un governo istituzionale, più probabile che si torni alle urne, anche se bisogna cambiare prima la legge elettorale, altrimenti si dovrà attendere il referendum.

 

Totò Cuffaro, da oggi ex presidente della Regione Sicilia (Fonte foto: lastampa.it)

PALERMO- Totò Cuffaro non è più il presidente della Regione Sicilia. Proprio mentre stavamo impaginando il numero del nostro settimanale, abbiamo seguito in diretta l'annuncio delle sue dimissioni. Una scelta che la Sicilia onesta, quella che lotta per la legalità, aspettava dal giorno della condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento a "cosa nostra". L'ormai ex governatore, però, inizialmente ha pensato soltanto a festeggiare la sentenza, ritenendo (in maniera errata) che il favoreggiamento "semplice" alla mafia dimostra la sua estraneità a legami diretti con l'organizzazione criminale. Cuffaro ha affermato di non essersi dimesso prima "per senso di responsabilità", in quanto ha voluto attendere l'approvazione del bilancio regionale. In realtà, va detto che le dimissioni sono arrivate ora, perché probabilmente non ci si aspettava che il governo di Roma, su richiesta della Procura di Palermo, incaricasse gli uffici legislativi di Palazzo Chigi, del ministero degli Affari regionali e di quello degli Interni di valutare l'esistenza di elementi sufficienti a chiedere la sospensione dall'incarico del presidente della Sicilia. I pareri degli uffici legislativi erano tutti concordi riguardo alla necessità di disporre la sospensione di Cuffaro. Ecco perché la sua decisione non ha nulla a che vedere con il senso di responsabilità, ma riguarda piuttosto ragioni di opportunismo politico. Ad ogni modo, oggi è un gran bel giorno per la Sicilia e per i siciliani onesti, che sono la maggioranza assoluta in questa terra del profondo Sud.

 

L'esodo di palestinesi da Gaza  (Fonte foto: ilsole24ore.com)

GAZA- Continua ad essere altissima la tensione tra israeliani e palestinesi a Gaza. Dopo l'embargo e la chiusura della frontiera di Rafah da parte di Israele, in risposta agli attacchi missilistici sferrati dalle milizie palestinesi, la situazione nella parte palestinese della striscia di Gaza è diventata terribile e non solo per le incursioni aeree dell'esercito di Gerusalemme, che hanno provocato oltre venti morti. La popolazione è, infatti,  rimasta senza viveri, né acqua, né elettricità, con la fogna che si è riversata nelle strade e con l'impossibilità di curare i malati a causa del malfunzionamento delle attrezzature mediche. Dopo aver vanamente premuto per giorni sul valico di Rafah, grazie a diverse esplosioni (probabilmente opera di Hamas) che hanno aperto dei varchi sul muro di frontiera voluto da Israele, centinaia di migliaia di persone (350 mila circa) stremate e disperate hanno cercato di entrare in Egitto per rifornirsi di viveri, medicine e altri beni di prima necessità. Le autorità egiziane, che in un primo momento avevano respinto il tentativo di incursione, hanno poi deciso di lasciar passare i palestinesi, i quali sono riusciti a penetrare nel territorio egiziano. Nonostante le proteste del governo d'Israele, che ha ricevuto critiche anche da molti connazionali e dal ministro degli Esteri italiano, D'Alema, il presidente egiziano, Mubarak, ha affermato di non avere intenzione di fermare delle persone affamate che cercano solo di sopravvivere ad un assedio. Nella giornata di venerdì, però, l'Egitto fa dietrofront, chiude il valico, poi lo riapre, quindi lo richiude, scatenando la reazione dei palestinesi. La situazione rischia di degenerare.

 

Luigi De Magistris  (Fonte foto: ammazzatecitutti.org)

CATANZARO- Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro nei confronti del quale il Csm ha disposto il trasferimento dalla Procura calabrese e dalle funzioni di pubblico ministero, si è dimesso dall'Anm, come segno di protesta e disapprovazione per l'atteggiamento dell'associazione, ritenuta incapace "di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive". In una lettera, pubblicata in esclusiva dall'Espresso, il magistrato afferma che l'Anm "negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura 'normalizzata' non sapendo e non volendo 'stare vicino' ai tanti colleghi (sicuramente i più 'bisognosi') che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito - di fatto - a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge". Ed ancora: "L'Anm è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole". De Magistris  ha definito la sua condanna disciplinare "grave e infondata", annunciando l'intenzione di fare ricorso "alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti". Egli, infine, ha affermato di voler donare il suo impegno a quelle associazioni che "nell'impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l'indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell'associazionismo giudiziario".

 

Tonnellate di poste sono in giacenza nei magazzini  (Fonte foto: repubblica.it)

MILANO- L'Italia è finita nel caos, per effetto del malfunzionamento del servizio di distribuzione di Poste Italiane. Centinaia di tonnellate di posta, tra cui prioritarie, atti giudiziari, bollette, fatture ecc., si trovano in giacenza nei magazzini dei centri di smistamento, creando così disagi a catena. I cittadini non ricevono più la posta con puntualità e questo sta provocando contenziosi con le società di fornitura, le quali hanno provveduto (con poco senso di responsabilità, va detto) a tagliare luce, gas o telefono per il mancato pagamento delle bollette che, però, non sono mai giunte agli utenti. I consumatori sono infuriati e si stanno rivolgendo in massa alle associazioni di tutela, per rivalersi nei confronti di Poste Italiane. Il motivo di tale situazione è il sistema di riorganizzazione adottato dalla società di distribuzione, che però stenta a decollare, soprattutto in virtù del trasferimento di molti portalettere negli uffici, con l'assegnazione del servizio portalettere a nuovi postini assunti a tempo determinato o a "ricorsisti", i quali però sono chiamati a coprire zone molto ampie. Un sistema assurdo ed una situazione incredibile, specialmente se si pensa che Poste Italiane è una delle società più sane e con un fatturato in continua crescita. Intanto, la società ha inviato gli ispettori, in particolare a Milano e in Lombardia, dove la situazione appare più difficile.

 

 Embrioni  (Fonte foto: rainews24.it)

ROMA- Importantissima sentenza del Tar del Lazio, che ha annullato le linee guida della legge 40 sulla fecondazione, in quanto le ha giudicate illegittime per eccesso di potere. In particolare, il Tar ha bocciato i principi che obbligano il trasferimento di tutti gli embrioni generati e vietano la diagnosi genetica pre-impianto. Si tratta, infatti, di norme non previste esplicitamente dalla legge stessa, ma introdotte da un successivo decreto, che vanno contro il principio di ragionevolezza, poiché contrastano con il diritto alla salute della donna, tutelato dalla Costituzione. In questo modo, è stato accolto il ricorso delle associazioni che difendono il diritto delle donne e delle coppie malate di sperare di avere un figlio. Dunque, alla luce di questa sentenza, ovviamente criticata ottusamente dalle gerarchie ecclesiastiche e dai rappresentanti di partito più integralisti,  con in testa gli uomini dell'Udeur, la norma va cambiata per rimediare a tale vizio di costituzionalità e legittimità. E proprio per verificare la costituzionalità della legge 40, adesso la parola passa alla Consulta, che dovrà pronunciarsi in merito.

 

NUMERO DEL 19 GENNAIO

 

Totò Cuffaro  (Fonte foto: lastampa.it)

PALERMO- Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore "Totò" Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato alla mafia e per rivelazione di segreto d'ufficio, nell'ambito del processo sulle talpe alla Dda di Palermo, è stato condannato a 5 anni di reclusione più l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il pm aveva chiesto 8 anni, ma la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha emesso una sentenza di condanna più lieve, in quanto ha escluso il reato di favoreggiamento aggravato, riconoscendo quello di favoreggiamento semplice. Cuffaro, che ha assistito in aula alla lettura della sentenza, ha dichiarato: "Sono confortato, non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione. Da domani torno al lavoro". Nonostante la condanna, nessuna voglia di dimissioni. E nessuna coerenza. Imbarazzante.

 

Luigi De Magistris  (Fonte foto: ammazzatecitutti.org)

ROMA- Alla fine ce l'hanno fatta. I corvi, un ministro pluri-indagato, un governo vergognosamente complice, le frange potenti e conservatrici della magistratura: Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro che aveva "osato" toccare i poteri forti, coinvolgendo anche Mastella e Prodi, è stato fermato. E' una prima decisione, che per diventare esecutiva dovrà passare da diversi gradi, ma è già un segnale gravissimo. La sezione disciplinare del Csm ha disposto il trasferimento del magistrato da Catanzaro e dalle sue funzioni di pm. E' stata così in parte accontentata la richiesta fatta dal ministro Mastella (uno degli atti più importanti compiuti dal ministro della Giustizia, durante il suo mandato, insieme all'indulto...), che però aveva chiesto l'adozione di questa misura in via d'urgenza, il che avrebbe significato l'immediato allontanamento di De Magistris da Catanzaro e dalla Procura. Amaro il commento del giudice: "Il Csm ha scritto una pagina ingiusta nei confronti di un magistrato che non ha fatto altro che esercitare il proprio dovere". Noi stiamo con De Magistris e ci uniamo alla sua indignazione ed amarezza.

 

Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia  (Fonte foto: giustizia.it)

NAPOLI- Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si è dimesso dall'incarico, dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, insieme alla moglie, Sandra Lonardo, ed a numerosi esponenti di primo piano dell'Udeur campano. I capi d'accusa nei confronti dell'ormai ex ministro sono sette e comprendono i reati di concorso esterno in associazione a delinquere, concorso in concussione, tentata concussione, concorso in abuso d'ufficio e concorso in falso. Il reato più grave si riferisce alla tentata concussione ai danni del governatore della Campania, Antonio Bassolino, relativamente ad alcune nomine. Secondo gli inquirenti, il gruppo facente capo a Mastella aveva messo su un vero e proprio sistema illecito finalizzato "all'acquisizione e mantenimento di posizioni di potere e/o assegnazione di lavori pubblici e, più in generale, di profitti economici". La reazione di Mastella è stata durissima e si è concretizzata in un nevrotico attacco nei confronti della magistratura che ha trovato il plauso vergognoso e preoccupante dell'intero parlamento, ad eccezione di Di Pietro e del suo partito, i quali respingono le aggressioni e i tentativi di delegittimazione nei confronti dei giudici e del procuratore Maffei, titolare dell'inchiesta. Intanto, dopo aver ricevuto la solidarietà dell'intero mondo politico, il leader dell'Udeur ha subordinato l'appoggio al governo alla votazione di una mozione a suo sostegno. Oltre i limiti della decenza.

 

Silvio Berlusconi  (Fonte foto: camera.it)

NAPOLI- La Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, con l'accusa di corruzione. Il provvedimento riguarda l'inchiesta sulle segnalazioni fatte dall'ex premier ad Agostino Saccà, presidente di RaiFiction, per favorire l'impiego di cinque attrici. L'operazione, venuta fuori grazie alle intercettazioni, era finalizzata ad accontentare qualche senatore dell'Unione per ottenerne il voto contrario al governo Prodi e favorirne così la caduta. Come era logico attendersi, immediate le reazioni stizzite dell'entourage del Cavaliere, con Schifani e Bonaiuti in testa, e di altri esponenti del centro-destra, i quali hanno immediatamente attaccato la magistratura "politicizzata". Ancora una volta, si urla al complotto per nascondere le proprie magagne.

 

Gli operai di Porto Marghera chiedono più sicurezza sul lavoro (Fonte foto: rainews24.it)

VENEZIA - Ancora morti, ancora sangue versato sul lavoro. A Porto Marghera, il polo industriale veneziano, nella notte tra il 17 ed il 18 gennaio, due operai, Paolo Ferrara (47 anni) e Denis Zanon (39 anni), sono morti per asfissia all'interno della stiva della nave panamense "World Trader", che trasportava soia. I due erano stati calati nella stiva per raccogliere i rimasugli del carico, ma l'eccessivo livello di ossido di carbonio presente nell'aria all'interno della stiva ha fatto perdere i sensi prima ad uno dei due, quindi anche all'altro che stava cercando di soccorrere il collega. Anche un terzo operaio, un rumeno, ha cercato di soccorrere i due colleghi, ma è svenuto anch'egli. Ora è ricoverato per accertamenti all'ospedale di Mestre. Secondo quanto si è appreso, inoltre, pare che ai due operai deceduti siano stati prestati i primi soccorsi, allo scopo di rianimarli, attraverso l'utilizzo di una bombola di ossigeno, in dotazione alla nave per le emergenze, che però è risultata vuota. La Procura di Venezia ha aperto un'inchiesta, mentre i lavoratori continuano a chiedere più sicurezza. Altri due incidenti mortali, inoltre, si sono verificati, sempre giorno 17, ad Andria ed in provincia di Padova. Un quotidiano bilancio terribile di morte, dovuto al mancato rispetto delle norme di sicurezza. Dalla politica e dai sindacati nessun segnale concreto, solo tanta, troppa retorica.

 

NUMERO DEL 13 GENNAIO

 

L'esercito interviene a sedare gli scontri dei manifestanti (Fonte foto: Ansa)

NAPOLI- Dopo l'esplosione dell'emergenza rifiuti in Campania e le accese proteste di alcuni manifestanti sardi (con tutta probabilità appartenenti a movimenti di estrema destra) contro la decisione di accogliere i rifiuti provenienti dalla Campania, è adesso giunta in Sicilia la nave salpata dal porto di Napoli, con un carico di rifiuti solidi urbani. Il viaggio di questa nave è stato circondato da un alone di riservatezza dopo le violenze che si sono verificate in occasione del primo approdo in Sardegna. Sono, per ora, 11 le regioni italiane che hanno offerto il loro aiuto alla Campania, mettendo  a disposizione le proprie discariche. Intanto, il segretario nazionale del Codacons e leader del Movimento Politico Consumatori Italiani, Francesco Tanasi, ha annunciato che intende avviare "la più importante class action dei siciliani che mai si sia vista in Italia contro il governo regionale e quello nazionale, per il risarcimento dei danni all'ambiente e alle persone che ciò provocherà". Un intervento forse inopportuno, data l'assoluta necessità di solidarietà con questa regione colpita da un'emergenza di vastissima portata.

 

Il presidente della Camera, Bertinotti, in Perù (Fonte foto: Ansa)


LIMA- "Non esiste nel mondo un luogo, per quanto disperato o disagiato esso possa essere, nel quale sia impedita la costruzione di un futuro migliore se si investe sul valore della persona". Questo è il messaggio  di speranza lanciato dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in occasione della visita all'università cattolica "Sedes sapientiae" di Lima,  che si trova a Los Olivos, una delle zone degradate della città. Bertinotti, con questa sua seconda  visita ad una realtà di cooperazione e di assistenza in Sudamerica, fondata e gestita dal movimento ecclesiale creato da don Luigi Giussani (l'anno scorso aveva toccato con mano l'esperienza di riqualificazione urbana e sociale di una favelas nella città brasiliana di Salvador de Bahia da parte dell'Ong Avsi nell'ambito del progetto 'Ribeira Azul'), sottolinea la necessità di aiutare paesi come il Perù ad emergere dallo stato di miseria economica e sociale in cui versano, facendo leva sulle loro stesse potenzialità.

 

Le mappe stellari preistoriche individuate in Valle d'Aosta (Fonte foto: Ansa)


AOSTA - In Valle d'Aosta, nel Comune di Lillianes, nella Valle di Gressoney, è stato scoperto che, in due gruppi di coppelle incise in epoca preistorica su altrettanti massi situati nei pressi del Plan des Sorcières, è rappresentato l'ammasso aperto delle Pleiadi, le stelle della costellazione del Toro, le "sette sorelle" conosciute anche come M45 dal catalogo di Charles Messier, ispirate alle figure mitologiche delle compagne di Artemide, la dea della caccia. La scoperta, dopo un lungo ed articolato studio, è del professor Guido Cossard, presidente dell'Associazione ricerche e studi di archeoastronomia valdostana -Arsav. Queste potrebbero essere le più antiche mappe stellari note.

 

 

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