Acqua potabile grazie al grafene: opportunità anche per i Paesi più poveri

Se viene chiamato il materiale delle meraviglie un motivo ci sarà. Si tratta del grafene, materiale sottilissimo realizzato per la prima volta nel 2004, costituito da uno strato di atomi di carbonio ordinati in una struttura a celle esagonali, dalle capacità straordinarie: conduce ottimamente l’elettricità, è un eccezionale conduttore di calore e al tempo stesso flessibile ed estremamente robusto. Tutte caratteristiche che lo hanno reso versatile per diverse applicazioni, sia nel mondo dell’elettronica e della tecnologia, sia nella medicina.

L’ultima scoperta riguarda la possibilità di utilizzarlo per filtrare l’acqua in modo da renderla potabile ed è stata realizzata da un gruppo di scienziati dell’università di Manchester e del “National Graphene Institute”, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Nature Nanotechnology.

Già da tempo numerosi studi stanno analizzando le potenzialità dell’ossido di grafene, una variante ottenuta incorporando in uno strato di grafene molecole di ossigeno, e delle membrane di ossido di grafene, mettendo in evidenza la loro possibilità di sviluppare nuove tecniche di filtraggio dell’acqua. Quelle, infatti, realizzate dal National Graphene Institute sono già state sfruttate per filtrare nanoparticelle, molecole organiche e alcuni sali, anche se ancora non è stato setacciato in modo completo il sale da cucina.

Grazie a una precedente ricerca, infatti, era emerso che immergendole in acqua, le membrane di ossido di grafene si gonfiano leggermente dilatando i loro pori, bloccando in questo modo solo ioni e molecole di dimensioni relativamente grandi e lasciando, invece, sfuggire i sali più piccoli. Per evitare il rigonfiamento delle membrane quando sono esposte all’acqua, gli studiosi hanno posizionato una speciale resina su entrambi i lati, controllando così le dimensioni dei pori e, di conseguenza, riuscendo a far filtrare completamente il sale.

“La realizzazione di membrane con dimensioni uniformi dei pori, al di sotto della scala atomica – secondo Rahul Nair, co-autore dello studio – è un passo importante e apre nuove possibilità per migliorare l’efficienza delle tecnologie di desalinizzazione”. Questo potrebbe essere sicuramente un progetto importante per portare questo bene prezioso in quei Paesi in cui la mancanza di acqua potabile e pulita è uno dei problemi principali. L’obiettivo, infatti, è quello di sviluppare sistemi su piccola scala, per far sì che anche gli Stati più poveri possano accedere ugualmente a questi servizi, non potendo di certo permettersi di costruire grandi impianti di desalinizzazione. 

Veronica Nicotra -ilmegafono.org

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