IL
MEGAFONO
Settimanale on line dall'11 febbraio 2006
FRANCO FEDELI
RIFIUTI
…rupto iacuit corpore.
Fedro
Non
è facile affezionarsi ad un lavoro, seppur inquadrato in una pianta organica,
quando si ha a che fare con i rifiuti solidi urbani; i sacchetti, lasciati ai
bordi delle strade per infingardia o maleducazione da
privati, negozi o condomini, d’estate emanano un fetore insopportabile
e quasi si sciolgono al calore del sole; colano a terra in liquami maleodoranti
su cui i gatti, con scientifica regolarità, compiono il colpo di grazia
sbranandoli e spargendo l’immondizia dappertutto.
Carlo Bernardis, netturbino presso un consorzio privato per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, stava compiendo il solito giro di raccolta, gettando nettezza urbana sul ribaltabile del suo furgonato; era pronto per muoversi con l’automezzo, quando notò un sacchetto nero appoggiato ad un cassonetto, da cui sporgeva, senza possibilità di equivoci, una gamba priva di indumenti e tagliata all’altezza dell’inguine.
Volle pensare si trattasse di un resto di manichino da modista o da supermercato, si guardò in giro per trovare negozi o botteghe che potessero confortarlo nella sua lettura dell’accaduto, ma non trovò niente che riuscisse a smontare quel senso forte ed improvviso di disgusto e sgomento che lo aveva preso alla gola da qualche secondo.
Capì che non avrebbe potuto impiegare tutto il turno di notte restando a guardare di sbieco quella “cosa” macabra; per scoprire, se mai, che si trattava davvero di un innocuo resto di celluloide affidato alla raccolta dei rifiuti da una qualunque bottega di sartoria. Si fece coraggio e tentò di ricacciare indietro sapori e sentori che rimandavano al pasto appena consumato in fretta al cambio di turno e alla paura atavica di ogni essere umano che si trovi solo, di notte, davanti ad un oggetto che non riesce a decifrare in maniera compiuta.
Allungò le mani inguantate per raccogliere il sacchetto, e porre fine a tutte le illazioni che non lo aiutavano certo ad andare avanti con il lavoro.Quando la luce del lampione gli permise di vedere meglio, un conato incontenibile di vomito salì rapidamente alla bocca e il panino ripieno, recentemente assunto e già contaminato dagli acidi digestivi, esplose in terra con un odore nauseabondo: Giacomo Bernardis si appoggiò al cassonetto e, scivolando con la schiena appoggiata allo sportello del furgonato, cercò di sedersi in terra; perché le gambe, le proprie, erano diventate intirizzite come due arti di legno, mentre i rumori intorno giungevano ovattati e filtrati da una specie di ronzio sordo come un televisore acceso su un canale senza immagini.
Dopo alcuni minuti, cercò un fazzoletto in tasca con le mani ancora protette dai guanti, ma il gesto, semplice in condizioni normali, adesso gli riusciva terribilmente complicato.
Ripresosi dallo svenimento, a operazione inversa tentò di rimettersi in piedi e di raggiungere la cabina telefonica dall’altra parte della strada; quindi chiamò la Polizia.
Dopo la prassi del verbale, il Bernardis riconsegnò il furgone al deposito tentando di rimuovere tutto l’accaduto.
Pensò ad Ylenia, avrebbe voluto averla in auto, accanto a lui; adesso, però, Ylenia non c’era, era partita per chissà quale concorso –l’ennesimo- nel tentativo di guadagnarsi un posto decente di lavoro in qualità di insegnante elementare; stranamente, non si era fatta viva dal giorno precedente.
Ylenia, quando non c’era, faceva sentire pesantemente la sua assenza; adesso, veniva a mancare in un momento particolare, perché quell’arto umano, infilato dentro un sacchetto e lasciato in terra proprio durante il suo turno di raccolta, avrebbe messo in crisi chiunque fosse dotato di un minimo di sensibilità.
Tre giorni dopo Carlo Bernardis riprese il lavoro, perché un consorzio privato non è un ente locale, la pianta organica è una formazione di calcio con panchina stretta, bisogna coprire i turni e le ferie vanno programmate con scrupolo quasi scientifico: problemi psicologici causati da una scoperta del genere -pur macabra che sia- durante lo svolgimento della propria mansione, non possono dare adito ad assenze prolungate dal lavoro: si rischia, senza tanti complimenti, di essere mandati a casa a cercarsi un altro mestiere.
Tre giorni dopo, Carlo Bernardis trovò, nello stesso punto accanto allo stesso cassonetto, un sacchetto nero per la raccolta dei rifiuti con un braccio intero di essere umano e la mano ancora attaccata che spuntavano fuori come un tragico destino calato sulla sua testa, all’improvviso, senza preannunci, senza una spiegazione logica cui fare riferimento.
La scientifica esaminò anche il secondo arto ed arrivò alla conclusione che il ritrovamento era da correlarsi senz’altro con il precedente, che in entrambe i casi “trattatavasi di membra ancora in buono stato di conservazione, appartenenti ad essere umano di sesso femminile, età compresa tra i ventidue e i ventiquattro anni; che la pelle, i nervi ed i tendini erano stati recisi con oggetto tagliente –probabilmente un bisturi- con un taglio abbastanza preciso, tale da supporre una competenza specifica di colui – o coloro- che avevano operato l’efferato delitto”; le ossa avevano anch’esse un taglio molto netto, segate con cura quasi maniacale, tanto che i monconi parevano le parti di un manichino adoperato nei negozi di confezioni e dalle sartorie per indossare ed esporre calze o altri indumenti tipicamente femminili.
“La titolare dei poveri resti era stata ammazzata il giorno antecedente il ritrovamento del primo arto, il secondo arto era stato conservato in luogo fresco ed asciutto, probabilmente un congelatore per alimenti”.
Questi dettagli, confidati al Bernardis dal graduato incaricato alle indagini, non aggiunsero né tolsero niente allo stato di profonda depressione in cui era caduto l’operatore ecologico.
Peraltro, dopo la seconda macabra scoperta, la Polizia consigliò l’interessato ed i responsabili del consorzio presso cui lavorava che, per motivi di sicurezza legate alle indagini, sarebbe stato meglio trasferire il Bernardis in una zona diversa da quella oggetto dei ritrovamenti.
Gli inquirenti volevano capire, insomma, se quei due sacchetti contenenti resti umani, avevano qualcosa a che vedere con il luogo, ma soprattutto con la persona del signor Bernardis; c’era qualcosa che non quadrava: diventava ipotesi indiziaria, per esempio, la “reiterazione dell’evento”: in sostanza, il fatto di aver messo sotto il naso della stessa persona, e in concomitanza precisa con quel turno di lavoro, i sacchetti neri “contenenti parti di un corpo umano ancora da identificare”.
Quindi, il Bernardis fu trasferito all’altro capo della città, con turno diverso dal precedente, operando la raccolta di pomeriggio invece che nelle ore notturne; le stesse, in cui aveva fatto la doppia agghiacciante scoperta.
Nel tardo pomeriggio del giorno successivo il Bernardis aveva quasi terminato il suo compito; non vedeva l’ora di tornarsene a casa, buttarsi sul letto e spegnere il mondo intero là fuori; magari ricevendo una telefonata di Ylenia che, probabilmente per il cambio di turno, non era ancora riuscita a mettersi in contatto con lui.
Stava per chiudere gli sportelli del furgone, quando si sentì rivolgere la parola: un uomo distinto, ben vestito, puntandole qualcosa di rigido alla schiena lo pregò di scusarlo per il disturbo, ma aveva un effetto personale da consegnargli.
- Non qui, signor Bernardis, dovrebbe seguirmi un attimo; chiuda a chiave il suo automezzo, la prego, ho la mia macchina proprio a due passi; non ci metteremo moltissimo !
Il Bernardis ebbe un sinistro presentimento; gli sembrò di rivedere una faccia conosciuta, ma non riusciva a mettere a fuoco.
Camminando a fianco dell’uomo, e poi a bordo della sua vettura, cercò disperatamente di inquadrare quel volto; voleva capire se doveva considerarsi in pericolo, se ciò che gli stava succedendo era il corollario, l’epilogo dei ritrovamenti che gli avevano avvelenato gli ultimi giorni, se c’era qualche cosa nel suo recente passato da condividere con quella faccia senza espressione che lo guidava verso chissà quale destino.
- Capisco se, dopo un po’ di tempo, non riesce a riconoscermi subito, signor Bernardis; oltretutto adesso ho la barba; allora non la portavo, a mia moglie dava fastidio …
Il netturbino ebbe un sussulto, ora la parola “moglie” evocava un lutto precedente, una brutta storia rimossa a malapena, una macchia nella sua esistenza “normale”.
- Sa, signor Bernardis, la sua ragazza ha studiato molto per quel concorso di maestra, ma non lo ha vinto; poverina, quando l’ho avvicinata per informarla del risultato, mi ha confidato che riponeva molte speranze in quel posto di lavoro, ma sa…in questo mondo malato persiste ancora la vecchia immarcescibile tara delle raccomandazioni esterne, capisce… dopo, mi ha anche confidato di sentirsi a pezzi…in un certo senso, mi ha dato un’idea grandiosa.
Adesso l’uomo fece segno di scendere; prendendolo sotto braccio, lo accompagnò davanti ad un cancello dietro il quale un grosso cane nero si era alzato per accogliere ospite e padrone.
Il Bernardis si accorse di trovarsi alla periferia della città; case a schiera con giardini uguali e ugualmente ben curati, un quartiere elegante di nuova costruzione, il silenzio composto degli ambienti che poco hanno a che spartire con il ritmo un po’ eccitato del centro urbano.
Entrarono in una stanza illuminata da una serie di candele, poste alla base di un grosso dipinto raffigurante una donna di mezza età: un viso cui, adesso, sapeva all’improvviso dare un nome: la signora Marialuisa Montegrossi.
-Vedo che adesso comincia a capire, signor Bernardis; la mia Malù era molto bella, ricorda? Non meritava la fine che le ha fatto fare.
Quando le schiacciò la testa con la ruota anteriore della sua stupida moto, stava per compiere trent’otto anni; Dio come mi è mancata, in questi mesi…!
Il Bernardis chiese di sedersi; il cane, entrato con loro, gli annusava una mano e le scarpe.
L’uomo parlava lentamente, mentre sfilava i guanti dalle mani, poi disse parole che il netturbino non era in grado di afferrare.
- Ut sementem feceris, ita metis…come avrai seminato, così raccoglierai.
Lo guardava torvo, mentre apriva lo sportello di un grosso congelatore.
-Io sono insegnante, signor Bernardis, ero nella commissione esaminante; ma da un po’ di tempo stavo sulle tracce della sua gentilissima fidanzata; noi vedovi, esaurite le incombenze quotidiane, abbiamo molto tempo per pensare, studiare, costruire, preparare; c’è voluta un bel po’ di pazienza per identificare nella giovane aspirante maestra la sua deliziosa e tenerissima fidanzata …
Eh,
caro lei, certe volte il destino è incredibile, fantasticamente imprevedibile;
ma ci pensa: chi cercavo, è
capitata da me in qualità di esaminanda, è entrata nella mia vita per il tempo
necessario a portare a termine quella certa piccola operazione chirurgica che
avevo in mente da tempo...
Il Bernardis ascoltava come un ebete quelle parole scandite con calma, con proprietà di lessico, condite da un sorriso maligno che lasciava intravedere il compiersi di una terribile scoperta, l’incipit di un lugubre presentimento.
-Haec nostra condicio est, ut
felices non simus…questa è la nostra sorte, signor Bernardis: non essere
felici; la non felicità, da questo momento, è una piccola dote della vita che
ci accomuna….
-Da giovane volevo essere medico, ho anche studiato medicina per diventare chirurgo, ma il destino non mi ha aiutato: quindi ho scelto di insegnare, fino ad oggi.
Estrasse un sacchetto dai vapori del congelatore, una busta per la spesa annodata per i manici di plastica.
- Lei, signor Bernardis, è uno stupido scapestrato esattamente come tutti i giovani d’oggi; forse la sua donna avrebbe meritato un uomo più maturo di lei, povera cara ragazza senza colpa…
L’ho portata a casa con la scusa più sciocca: conoscevo altre possibilità d’impiego, avevo qualche speranza di evitarle la noia di un altro concorso e darle quel lavoro che cercava così insistentemente; sa che mi ha fatto tenerezza…
Ecco … come minimo in questi casi, mi pare educazione ritornare agli interessati gli effetti che appartengono loro, quindi le restituisco ciò che le spetta di diritto…
Dimenticavo: la sua Ylenia si dispiaceva parecchio di non aver potuto farsi viva subito con lei; il fatto è, egregio signore, che la donna non lo era più; viva, intendo…
Adesso l’uomo aveva appoggiato con cura il sacchetto di plastica sgombrando un piccolo tavolo al centro della stanza stile Luigi XXIV, quindi azionò con un telecomando un piccolo stereo nascosto nella libreria.
-Nulli sua forma manebat, come diceva Ovidio…nulla riesce a mantenere la sua forma…
Mentre proferiva queste ultime parole, una musica ad alto volume invase la stanza, il cane prese ad agitarsi e a correre intorno al tavolo per tentare di azzannare il contenuto della borsa in plastica che l’uomo teneva ora in mano; quindi, estrasse una testa umana prendendola per i capelli .
La faccia di Ylenia aveva gli occhi aperti ed un’espressione dolce, quasi rassegnata pur nello stato incipiente della putrefazione.
Poco prima di perdere i sensi, il netturbino fece in tempo a vedere la faccia che le veniva offerta in affidamento, bianca di un pallore madreperlaceo, mentre una pistola a canna breve stava entrando nella bocca del suo interlocutore.
-Iesu, labantes respice- gridava l’uomo in piedi davanti al Bernardis, impietrito dal terrore; - et nos videndo corrige.
Il cane ringhiò contro il Bernardis mentre l’uomo, all’apice del crescendo mozartiano, urlava le frasi sbattendole come schiaffi feroci in faccia al netturbino.
-Si respicis, labes cadunt fletuque culpa solvitur.
L’uomo premette il dito sul grilletto.
Il cane tacque di botto, accucciandosi spaventato, mentre sangue, frammenti di osso e cervello schizzarono insieme al proiettile contro un mobile della sala, frantumando la testa del signore di bell’aspetto cui, qualche anno addietro e senza responsabilità diretta, il Bernardis aveva ucciso la moglie in un banale incidente automobilistico.
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