IL
MEGAFONO
Settimanale on line dall'11 febbraio 2006
MARIA GRAZIA ARMONE
FAVOLA DELLA NOTTE
Quando
i folletti vennero a spiarmi era
improvvisamente
arrivato l’inverno.
Nel
silenzio di quella notte
indimenticabile
sentivo rotolare le bottiglie
vuote,
che i gatti avevano fatto cadere frugando nei bidoni della
spazzatura,
ed il fruscio del vento, che faceva mulinelli di foglie morte e
cartacce.
Io aspettavo ......
Avevo
visto nell’immobilità qualcosa di assoluto e,
come
colpita da un incantesimo, mi ero fermata: volevo a tutti i costi
rubare
quell’attimo all’eternità.
L’eternità arrivò;
vestita di ghiaccio, maestosa, più solenne e superba
della
morte. Era furiosa con me, voleva riprendersi
gli attimi che mi aveva concesso.
Il vento tacque: quel silenzio annunciava che qualcosa stava per accadere,
i
Il
mio istinto mi suggerì che, se volevo tenermi quegli attimi a me tanto
cari,
dovevo fuggire prima che l’eternità me li portasse
via.
Mentre
sulla notte cadeva una pesante coltre di silenzio
mi preparai per un
insolito
tiro alla fune.
Non
so dire per chi parteggiassero i folletti, ma li vedevo sorridere,
mentre
io lottavo caparbiamente contro la gelida figura.
Avevo
paura ed ero già stremata dallo sforzo, sapevo che presto avrei ceduto
perché
sentivo che le forze stavano per abbandonarmi;
non volevo arrendermi
anche
se lacrime di rabbia e delusione
solcavano il mio volto.
Così
decisi di vincere con l’astuzia.
Capii
che, se volevo tenermi quegli attimi, dovevo fuggire;
non
mi restava altro che scappare prima che l’eternità mi derubasse del mio
tesoro.
Slealmente finsi di cedere e, quando l’eternità si sentiva la vittoria in tasca,
diedi
uno strattone e la feci cadere, tirai la fune e fuggii con
l’attimo rubato.
Correvo
sicura, senza mai fermarmi, sapendo che l’eternità era vecchia e
lenta,
convinta che non mi avrebbe raggiunto.
Da
lì cominciò la mia fuga . . .
Intanto
che la mia inarrestabile corsa continuava, non mi accorgevo che il
tempo
passava, i miei capelli incanutivano e le
forze mi abbandonavano;
l’attimo
rubato era diventato un pesante fardello ed io vagavo senza
meta
trascinandomi e barcollando.
Mi
fermai a prendere fiato ed in
nascosta
dietro l’angolo di una strada, mi
si parò davanti a portarmi via
la
vita e tutto quello per cui ero fuggita.
Prima
di strapparmi il mio bottino mi
disse:
“Stupida,
da quando sei fuggita, non è passato nemmeno un
istante
dell’eternità”.
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