Jacobs-Kusama: quando la moda incontra lâarte
Prendete un marchio importante come Louis Vuitton, capeggiato da uno dei mostri sacri della moda dâoggi, e per ancora molto tempo di domani, quale Marc Jacobs; prendete poi un monumento vivente dellâarte contemporanea come Yayoi Kusama, unâartista questa che, negli stessi periodi in cui il mondo occidentale, e non solo, era scosso dalle rivolte degli anni â60 e dalle finalmente decisive campagne a sostegno del femminismo, dava vita ad opere dâarte dai nomi, e anche dai contenuti, a dir poco provocatori come âSex Obsessionâ, o caratterizzate da corpi nudi, a volte osĂŠ, dipinti di pois, questâultima vera grande ossessione dellâartista che lâha resa celebre in tutto il mondo, e lasciateli scontrare. Il risultato vi lascerĂ senza ombra di dubbio a bocca aperta.
Il 10 luglio di questâanno, due giorni prima della mostra che vedrĂ protagonista lâeclettica artista giapponese presso il Whitney Museum di New York, Louis Vuitton presenterĂ unâanteprima di abiti e accessori nati dalla collaborazione dello storico stilista Marc Jacobs con Yayoi Kusama. Il marchio francese non è nuovo alle collaborazioni con artisti di fama mondiale dimostrando cosĂŹ di possedere unâidentitĂ forte che non ha paura di confrontarsi con le novitĂ , di rompere gli schemi, atteggiamento questo che gli ha regalato, nel tempo, enormi successi.
Nel 2001 infatti Louis Vuitton, sempre sotto la direzione di Jacobs, avvia una interessante collaborazione con Stephen Sprouse, collaborazione riproposta poi nel 2009 e concretizzatasi in una collezione suddivisa in pelletteria, accessori e calzature a dir poco innovativa. In particolare, le classiche borse della maison vedono il tradizionale canvas monogram âsporcatoâ con disegni street-style, rose e scritte fluo. Nel 2003, è la volta poi di Takashi Murakami, il piĂš influente esponente dellâarte giapponese dâoggi che, colorando il monogramma âLVâ, ottiene un successo planetario, tanto da far sĂŹ che quella che doveva nascere come una âedizione limitataâ entra a far parte della collezione permanente della maison.
Richard Prince, invece, accetta nel 2007 lâinvito avanzatogli da Marc Jacobs, ideando una linea di accessori che, giocando sui colori, su scritte âpoliticamente scorretteâ e volumi improbabili, divide la critica tra consensi e chi invece lâha ritenuta âtroppo eccessivaâ. E adesso, Kusama. Le prime foto dei capi dâabbigliamento e degli accessori della nuova capsule collection, che da luglio sarĂ messa in vendita nei 461 stores sparsi in tutto il mondo per poi arricchirsi della pelletteria a partire da ottobre, ha da subito riscosso grande condivisione dalla vasta clientela del brand. Si spazia dai trench ai raffinatissimi pigiami in seta, dalle minigonne ai leggins, ai pendenti: tutto, o quasi tutto, rigorosamente a pois. Le stesse borse, dimenticando per una stagione le scritte monogram, si riempiono di sfere di varie dimensioni. I colori sono principalmente bianco su magenta, nero su giallo, bianco su blu.
 Marc Jacobs ha voluto in questo modo riproporre la dolorosa ossessione che la pittrice, ma anche scultrice, poetessa e scrittrice giapponese, trasmette in ogni sua opera, cercando di aprire una prospettiva inedita sul mondo, che dimentica le debolezze in esso insite, o meglio le riconosce e le fa proprie, trasformando la vita in una storia che non ha mai fine. Ă proprio il concetto di infinitĂ che Yayoi Kusama cerca di sintetizzare nel punto, nei pois, ad aver attratto lo stilista e aver fatto sĂŹ che egli cercasse, e ci riuscisse, di consegnare alla moda lâeternitĂ che, in quanto moda, dunque passeggera, non gli spetta per definizione.
Di certo questa collezione non si può definire anonima, nel vero senso della parola, nĂŠ è adatta a chi, in giro per la cittĂ , vuole passare inosservato. Ma diciamoci la veritĂ , chi di noi non vorrebbe essere vestito di una vera e propria opera dâarte?
Mattia Filippo Baldassarra -ilmegafono.org










