Oggi vi raccontiamo una bella realtà napoletana. Una realtà creativa che dura nel tempo, che resiste e convoglia talenti in una città come Napoli, di cui purtroppo si parla spesso per ragioni meno positive. Una città con i suoi problemi e nella quale strutture formative che si occupano di audiovisivi aprono e chiudono senza lasciare segni particolari, la scuola di cinema, televisione e fotografia Pigrecoemme, con i suoi quindici anni di vita, se non vecchia, può di diritto rientrare nella categoria dei centri di formazione “anziani”. E come tale, è una scuola che può offrire saggezza, conoscenza del territorio, dell’ambiente e dell’immaginario audiovisivo, o più specificamente cinematografico. Una realtà che ci ha colpito, sia per il settore (è una scuola di cinema), sia per la longevità in un contesto (e in una nazione) che rende molto complessa la durata nel tempo di questo tipo di attività. Abbiamo incontrato e intervistato i tre soci/docenti (in rigoroso ordine alfabetico per evitare che l’intervista diventi una disputa su chi meriti, tra loro, il posto più alto sul podio): Giacomo Fabbrocino, Rosario Gallone e Corrado Morra.

Nella vita normale di un individuo, 15 anni significa affacciarsi alla vita, per voi invece significa maturità ed esperienza.

C.M.:Significa soprattutto testimonianza di serietà. 15 anni di attività senza contributi pubblici non si celebrano senza un progetto serio e continuativo. Se fossimo stati cialtroni che intendono spillare soldi a chi pensa di sfondare nel mondo nel cinema, avremmo potuto andare avanti per due, massimo tre anni poi la voce si sarebbe diffusa. Invece la voce che si diffonde è quella che ci porta sempre più nuovi iscritti ed il nostro maggior veicolo pubblicitario è proprio il passaparola”.

G.F.: “Infatti alla voce “come ci hai conosciuto?” che c’è nella nostra scheda di iscrizione, spesso i neoiscritti rispondono con un inequivocabile ‘me ne hanno parlato ex studenti’”

Quindi Pigrecoemme è una scuola seria. In che modo lo è?

R.G.: “Non nel senso che ci si annoia, anzi a Pigrecoemme regna un’atmosfera piuttosto informale e friendly che ci avvicina alle factory creative più che alle accademie. Ci divertiamo molto, noi per primi, e così gli allievi imparano. Da sempre, per reazione a chi insegna l’arte cinematografica, ci siamo presentati come scuola di falegnameria cinematografica. Non c’è nessuna scuola o percorso didattico che possa insegnarti ad essere artista o autore, quello è un fuoco che hai dentro di te, ma una buona scuola può insegnarti ad essere un richiesto artigiano, che è appunto la nostra mission”.

Soddisfazioni?

C.M.: “Tantissime: ex allievi che hanno continuato il loro percorso didattico al Centro Sperimentale, alla Gian Maria Volontè di Roma, alla Zelig di Bolzano o che lavorano costantemente sui set, napoletani e no. Basti pensare che sul set di Gomorra – la serie c’erano almeno sei ex allievi ed altrettanti sul set del nuovo film di Giuseppe M. Gaudino, con Valeria Golino, le cui riprese stanno per partire in questi giorni”.

G.F.: “Il fatto è che col tempo e col lavoro ci siamo fatti stimare sì dagli allievi, ma anche dall’ambiente, ragion per cui spesso le produzioni ci chiamano per avere validi assistenti che vogliano fare un’esperienza sul set. In passato abbiamo anche mandato due studenti sul set sorrentino di All You Need Is Love di  Susanne Bier, regista che ha vinto il premio Oscar. Ed ora un nostro ex allievo è in Germania come primo assistente al montaggio di Tom Twyker per A Hologram for the King, film prodotto ed interpretato da Tom Hanks e tratto da un romanzo di Dave Eggers. E collaborerà anche a Sense 8, la serie tv che Twyker sta progettando coi fratelli Wachowski”.

R.G. : “È chiaro che tutti i risultati raggiunti sono merito della loro perseveranza e forza di volontà, ma credo che quella, insieme con la passione per il cinema, gliel’abbiamo instillata noi attraverso l’esempio. Perché se c’è una cosa che traspare qui a Pigrecoemme è la nostra passione per ciò che insegniamo”.

Pigrecoemme è solo scuola di cinema?

R.G.: “È principalmente scuola di cinema, ma, da un po’, anche in virtù del fatto che non recidiamo mai il nostro legame cogli allievi, abbiamo cominciato a co-produrre. Abbiamo co-prodotto dei documentari, di cui uno ha vinto il NapoliFilmFestival, abbiamo co-prodotto un lungometraggio, insieme alla Pablo di Gianluca Arcopinto, “Un consiglio a Dio” di Sandro Dionisio, oltre a realizzare altri video ed un’interessante incursione nella videoarte per una mostra su Città della Scienza della celebre fotografa Raffaela Mariniello, a firma di Giacomo Fabbrocino”.

15 anni significa anche aver attraversato diversi cambiamenti tecnologici. Cosa pensate possa essere il lavoro sull’audiovisivo nel futuro?

C.M.: “Da formatori, ma anche da appassionati, abbiamo sempre cercato di stare al passo coi tempi. Noi abbiamo lavorato sulle webseries e sulla viralità quando non lo faceva nessuno ed ora, per esempio, troviamo che il web stia vivendo una fase di implosione molto simile alla tv (ovvero overdose di offerta e di qualità non eccelsa). Il panorama è decisamente cambiato e c’è una certa industria che tende a sostituire i prosumer con i professionisti, ragion per cui certi mestieri, tipo operatore tv e fotogiornalista, tendono a scomparire per volontà degli editori che pagano sempre meno e cercano di convogliare in una figura diverse competenze. Crediamo, che nonostante si tenda a veicolare il messaggio che l’autodidattismo sia sufficiente, in realtà ci sarà sempre bisogno di formazione”.

R.G.: “Io, infatti, sono solito dire…”

G.F.: “Ora dice la cosa della BIC”

R.G.: “Sì, appunto, non è che l’invenzione della penna Bic ha fatto sì che automaticamente tutti sapessero scrivere”.

G.F.: “La maggior accessibilità ai mezzi di produzione, intendo telecamere e software di montaggio, può far illudere che basti fare pratica da soli, ma visto il numero di richieste che riceviamo, ci rendiamo conto che le persone sentono comunque la necessità di essere guidate”.

Ed è quello che fa la Pigrecoemme, da 15 anni.

C.M.: “E speriamo per tanti altri ancora”.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org